03/09/2026
Mentre ti scrivo c'è una vecchia ciotola di plastica gialla consumata nella periferia di Napoli.
Non vale un c***o, se la capovolgi, sul fondo c'è ancora l'etichetta scolorita del discount: un euro e cinquanta centesimi.
Non vale un c***o. Eppure per Rocky, un bastardino di 13 anni, rappresentava il mondo. La sopravvivenza.
Dentro c'era una volta un dito d'acqua tiepida.
Un altra volta delle frattaglie.
Qualche volta delle crocchette.
Dipende da quanti soldi c'erano in quel momento. Da quanti volontari lavoravano. Da quanto generose erano state le persone quel mese.
Funzionava così nel rifugio "La Fenice". Ognuno si rimboccava le maniche, perché lì dentro - uomini e cani - in fondo erano tutti la stessa cosa: meravigliosi animali.
Mani lunghe e nasi umidi. Tutto qui.
Ti pare poco?
L'11 agosto, mentre mezza città caricava i trolley e cercava un parcheggio al mare, dal Comune di Napoli è partito un foglio.
Una notifica amministrativa, di quelle stampate con l'inchiostro freddo dei toner delle stampanti.
C'è scritto che l'associazione La Fenice deve lasciare l'area "libera e vuota da persone e cose".
Venti giorni per sgomberare.
Venti giorni. In pieno agosto.
Quando in giro non trovi aperto nemmeno un ferramenta, figuriamoci un tetto per 30 cani senza una casa!
Si, hai letto bene: TRENTA CANI SBATTUTI FUORI DALLA LORO UNICA SALVEZZA.
Trenta cani definiti "cose" da un foglio A4.
Solo che quelle trenta "cose" hanno un cuore che batte.
Hanno paura dei tuoni.
Hanno cicatrici di vecchie botte sulla schiena.
Hanno nomi: c'è il meticcio che zoppica perché qualcuno lo ha lanciato da un'auto, c'è la c***a anziana che mangia solo se sente la voce di Melina, la donna che manda avanti questa trincea da vent'anni, senza chiedere nulla a nessuno.
20 anni di sacrifici privati, di domeniche passate a pulire la m***a dalle gabbie e medicare ferite, mentre le istituzioni guardavano altrove.
Perché guardano sempre altrove.
In una città dove ogni cosa è in ritardo: dal rattoppo della buca sull'asfalto al più sfigato degli autobus, l'avviso di sfratto per il rifugio La Fenice è arrivato con una puntualità eccellente
La puntualità vigliacca di chi aspetta che gli uffici chiudano per non farsi rompere i co****ni da nessuno.
Questo è il volto più ottuso ed infame della burocrazia: quando qualcuno si mette in gioco per dare salvezza, il potere interviene non per aiutare, ma per cancellare con un timbro.
Trattando la vita come un rifiuto. Chiamando trenta vite delle "cose".
Che aspettano una carezza.
Che guaiscono nel silenzio di periferia.
Che tremano quando vedono gli sconosciuti.
Cose che ti guardano con occhi che sanno perdonare l'uomo persino quando l'uomo decide di buttarli in mezzo a una strada.
Ma chi riduce l'amore a una pratica burocratica non ha mai guardato dentro quegli occhi.
Perché la dignità non si sgombera con un'ordinanza.