17/06/2026
IL PROBLEMA NON SONO GLI EVENTI E LE ALTE TEMPERATURE MA IL SENSO DI RESPONSABILITÀ CHE MANCA TROPPO SPESSO.
I cani deceduti nel corso dello svolgimento del World Dog Show non sono morti perché partecipavano a una manifestazione cinofila, né semplicemente a causa del caldo. Sono morti perché sono stati lasciati chiusi in un furgone con temperature elevate. Dire che “i cani sono morti a causa delle alte temperature durante lo svolgimento del World Dog Show" non è la stessa cosa.
Cambiare la forma significa spostare la percezione reale dei fatti e l’attenzione dalla vera causa della tragedia, offrendo spazio a interpretazioni e strumentalizzazioni che poco hanno a che vedere con quanto realmente accaduto, e che nulla c’entrano con l’evento in sé, ma non solo.
L'obiettivo di certe narrazioni sembra essere sempre più spesso quello di attaccare gli eventi e le competizioni cinofile, gli organizzatori, i giudici, i concorrenti, gli handler e, più in generale, il lavoro svolto con i cani. La responsabilità, invece, dovrebbe essere attribuita a chi ha commesso l'errore che ha causato questa tragedia, senza trasformare un fatto grave in un pretesto per colpire un intero settore.
Ma davvero qualcuno pensa che un organizzatore possa controllare costantemente ogni singola persona e ogni singolo veicolo per verificare come venga gestito ciascun cane durante le lunghe ore di attesa?
Un organizzatore ha certamente il dovere di predisporre regole, informazioni, misure di sicurezza e, nei limiti del possibile, effettuare controlli, ma esiste anche una responsabilità individuale che non può essere delegata né sostituita.
Un organizzatore non può preve**re ogni comportamento negligente di centinaia o migliaia di partecipanti, perché ciò porterebbe ad ignorare un principio fondamentale ovvero: il primo responsabile del benessere del cane è sempre chi lo ha in custodia.
Se una persona decide di lasciare un cane chiuso in un veicolo sotto il sole e con temperature elevate, la responsabilità di quella scelta ricade innanzitutto su chi l'ha compiuta.
Sia chiaro: non sto giustificando nessuno e non intendo minimizzare un episodio di negligenza gravissima. Sto solo dicendo che sarebbe ora di smetterla di piegare la realtà dei fatti ai propri interessi e di etichettare automaticamente come maltrattamento qualsiasi attività e forma di lavoro svolto con un cane.
È vero: il calendario cinofilo è sempre più fitto, con eventi di ogni tipo nel corso di tutto l’anno, anche grazie all’elevato numero di discipline che oggi si possono praticare con il cane. Allo stesso tempo, però, cresce l’attenzione verso condizioni che possono risultare più o meno proibitive, che si tratti di caldo, freddo o persino pioggia, e su questo sfido chiunque a dire e dimostrare il contrario.
E, laddove non intervenga l’organizzatore, certamente lo farà un conduttore responsabile, valutando se le condizioni siano o meno favorevoli per far gareggiare il proprio cane. Perché chi lavora e compete con i cani può avere tutti gli interessi di questo mondo, tranne uno: quello di mettere volutamente a rischio il proprio cane o quello che è chiamato a condurre.
Ovviamente ognuno è libero di esprimere la propria opinione ed essere d'accordo o in disaccordo.
Personalmente ritengo che la responsabilità del proprio cane, o di un cane affidato alla nostra custodia, ricada esclusivamente su di noi. Aspettarsi che siano gli altri a farci notare certi problemi oppure a sperare che sia qualcun’altro ad aprirci gli occhi su determinate situazioni, significa ve**re meno a questa responsabilità, con il rischio di peggiorare ulteriormente una situazione che per il cane è già delicata e critica, con il rischio, per quanto esagerato possa sembrare, addirittura di comprometterla più di quanto non lo sia già.
(FOTO INDICATIVA: PIRATA AL SOLE)