09/07/2026
"𝘽𝙚𝙙𝙞𝙣𝙫𝙚𝙩𝙢𝙖𝙗 (𝙇𝙞𝙗𝙧𝙚𝙡𝙖/𝘽𝙚𝙧𝙖𝙣𝙨𝙖) 𝙣𝙚𝙞 𝙘𝙖𝙣𝙞 𝙨𝙤𝙡𝙡𝙚𝙫𝙖 𝙥𝙧𝙚𝙤𝙘𝙘𝙪𝙥𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙥𝙚𝙧 𝙡𝙖 𝙨𝙞𝙘𝙪𝙧𝙚𝙯𝙯𝙖, 𝙞𝙣𝙘𝙡𝙪𝙨𝙖 𝙡'𝙤𝙨𝙩𝙚𝙤𝙖𝙧𝙩𝙧𝙞𝙩𝙚 𝙞𝙣 𝙧𝙖𝙥𝙞𝙙𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙜𝙧𝙚𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙚 𝙧𝙞𝙘𝙝𝙞𝙚𝙙𝙚 𝙪𝙣𝙖 𝙨𝙚𝙜𝙣𝙖𝙡𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙖𝙩𝙩𝙚𝙣𝙩𝙖 𝙙𝙚𝙜𝙡𝙞 𝙚𝙫𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙖𝙫𝙫𝙚𝙧𝙨𝙞" :
https://avmajournals.avma.org/view/journals/javma/aop/javma.26.03.0170/javma.26.03.0170.xml?rskey=Dyr92S&result=1&tab_body=fulltext
Il recente lavoro pubblicato su JAVMA sul bedinvetmab, principio attivo di Librela (Enomoto et al., 2024), offre spunti rilevanti per una valutazione approfondita del suo impiego clinico, evidenziando sia l’efficacia nel controllo del dolore sia la necessità di monitorare attentamente gli effetti a lungo termine.
Il NGF (Nerve Growth Factor) non è coinvolto esclusivamente nella percezione del dolore, ma svolge anche un ruolo in diversi processi biologici che interessano osso, cartilagine e tessuto nervoso (Seidel et al., 2013; McNamee et al., 2010).
Il suo blocco può determinare un miglioramento della sintomatologia dolorosa e della mobilità; tuttavia, un miglioramento clinico della deambulazione non implica necessariamente un’evoluzione favorevole della patologia articolare sottostante. Studi sull’uomo con anticorpi anti-NGF (Lane et al., 2010; Schnitzer et al., 2015) hanno evidenziato, in alcuni casi, una progressione accelerata dell’artrosi nonostante il miglioramento del dolore.
Questo aspetto merita particolare attenzione.
Prima di ricorrere a farmaci di questo tipo, soprattutto nei cani anziani affetti da artrosi cronica, è opportuno considerare l’ampia gamma di opzioni terapeutiche disponibili.
Approcci multimodali che includono medicina integrata e di regolazione, fitoterapia, micoterapia, supporto nutrizionale mirato, gestione del peso, fisioterapia, osteopatia, fotobiomondulazione, terapia manuale, lavoro fasciale, laserterapia e agopuntura possono contribuire in modo significativo alla gestione dell’artrosi e dell’artrite.
Non dimentichiamo anche la bioenergetica.
Ad esempio, studi clinici indicano che programmi strutturati di fisioterapia associati al controllo del peso possono ridurre significativamente il dolore e migliorare la funzionalità articolare nei cani artrosici già dopo 8-12 settimane di trattamento (Marshall et al., 2010; Impellizeri et al., 2000).
Analogamente, l’agopuntura ha mostrato in diversi studi una riduzione del dolore cronico e un miglioramento della qualità del movimento (Xie & Preast, 2013; Kapatkin et al., 2006), con effetti comparabili a quelli di alcuni analgesici nei casi lievi-moderati.
Anche nella pratica clinica, l’adozione di un approccio combinato — che includa nutrizione mirata, integrazione con acidi grassi omega-3 (Roush et al., 2010), fisioterapia e terapia manuale — è frequentemente associata a un miglioramento della mobilità e della qualità di vita nei cani anziani con artrosi cronica, talvolta consentendo di posticipare l’impiego di terapie farmacologiche più invasive.
Non esiste un’unica strategia terapeutica valida per tutti i pazienti.
La gestione dell’artrosi richiede un approccio individualizzato.
Un cane artrosico necessita di una valutazione complessiva che consideri 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐚𝐦𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 , stato muscolare, peso corporeo, alimentazione, 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞, compensi posturali e qualità del movimento.
L’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐜𝐜𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐢 può contribuire a ridurre il ricorso a trattamenti farmacologici più impegnativi, mantenendo un profilo di sicurezza generalmente favorevole quando tali interventi sono applicati in modo appropriato e sotto supervisione veterinaria.
Un aspetto critico nella gestione dell’artrosi è rappresentato dal 𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐝𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐨: spesso il trattamento viene avviato quando la patologia è già in fase avanzata, limitando le possibilità di intervento conservativo.
L’’𝐚𝐫𝐭𝐫𝐨𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐨𝐜𝐞, 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐞 𝐦𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨𝐝𝐚𝐥𝐞
Una valutazione completa delle opzioni disponibili consente di impostare strategie terapeutiche più efficaci e sostenibili nel tempo.
Dott.ssa Cristiana Maghenzani
Medico Veterinario