30/05/2026
Un mio articolo del 2019 ✔️
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È possibile comparare l’intelligenza umana a quella del cane?
Autore: Massimo Visintin
Fonte: Consulpets
Spesso mi sono imbattuto in discussioni su questo argomento e cioè sul fatto che il cane sia dotato o meno di intelligenza. A volte il peloso di turno ci stupisce e non poco, con certi suoi comportamenti, per le capacità dimostrate nello svolgere determinati compiti o per le sue abilità comunicative. Ma si può però parlare di intelligenza canina raffrontandola a quella umana? Non si corre il rischio di confondere la velocità di apprendimento, che può essere influenzata da cose come l’efficacia delle ricompense utilizzate nella formazione, o di adattamento alle condizioni sociali in cui vive, con la vera intelligenza? Degli studiosi ritengono che non si possa attribuire l’intelligenza dell’uomo al cane.
Una definizione di intelligenza umana che trovo interessante è: “una generale funzione mentale che, tra l’altro, comporta la capacità di ragionare, pianificare, risolvere problemi, pensare in maniera astratta, comprendere idee complesse, apprendere dall’esperienza” (cit. Mainstream Science of Intelligence). In riferimento a quanto sopra, dal mio punto di vista e per certi aspetti quali: capacità di ragionamento, problem solving, apprendere dalle sue esperienze, il cane secondo me può definirsi intelligente.
Un’altra definizione più scarna è: “la capacità di adattare il proprio pensiero e condotta di fronte a condizioni e situazioni nuove” (cit. William L. Stern). Anche da questa spiegazione ricaviamo qualcosa per poter paragonare le due intelligenze (umana e canina), in particolare con il termine “adattare”.
Sostanzialmente il cane dimostra grosse capacità di apprendimento, ma soprattutto enormi qualità di adattamento all’ambiente circostante. Le prime derivano dalla loro particolare abilità associativa nel considerare due esperienze differenti come causa ed effetto, se intervengono in successione rapida (è questione di secondi); le seconde sono dettate dalla legge della natura e portano a dei comportamenti differenziati e idonei alla situazione, legate alla sopravvivenza. Di conseguenza, al cane possiamo anche attribuire delle capacità di ragionamento (l’apprendimento per prove ed errori ne è una dimostrazione, dove il cane risolve dei problemi per giungere alla ricompensa), ma trovo scorretto assegnargli condizioni emotive puramente umane (gelosia, egocentrismo e molte altre ancora). A mio avviso prevale l’atteggiamento istintivo adattato ad una particolare situazione, che lo porta a delle “scelte” molto rapide, che nel suo schema della vita lo spingono alla sopravvivenza. Ci sono come risaputo, ovviamente delle razze più abili di altre nell’apprendere, o forse semplicemente più disponibili ad adattarsi al padrone e alla famiglia in cui vive. I cani da pastore conduttori, si dimostrano più collaborativi rispetto ad altre razze più individualiste. Ci sono anche dei soggetti appartenenti alla stessa razza che si dimostrano meno intelligenti rispetto ad altri, ma forse sono semplicemente meno vivaci, meno docili e socievoli. La differenza secondo me, a questo punto la fa il carattere del cane, le skills naturali più sviluppate ed in equilibrio tra loro e le sue caratteristiche di razza. Si potrebbe azzardare quindi che un cane più abile nello svolgere certi compiti è più intelligente di un altro meno idoneo? Il Dr. John Pilley, professore del Wofford College, documenta nel suo libro (Chaser: Unlocking the Genius of the Dog who knows a Thousand Words) le capacità intellettuali del suo Border Collie, per l’appunto Chaser. Il testo è incentrato sul fatto che il suo cane (un Border Collie) è capace di associare oltre mille parole tra loro.
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