Cane da Guardia Allevamento Pastore del Caucaso

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Cane da Guardia Allevamento Pastore del Caucaso Allevamento della Leggenda del Castello di Monte Acuto, Eccellenti Cani da Guardia e Protezione.

Ciccio della Leggenda del Castello di Monte Acuto 🏰4 mesi di età !Struttura corretta e tipicità del vero Pastore del Cau...
30/09/2026

Ciccio della Leggenda del Castello di Monte Acuto 🏰
4 mesi di età !
Struttura corretta e tipicità del vero Pastore del Caucaso.
Exclusive natural and wild genetics

Che stile, Sonny !Sonny della Leggenda del Castello di Monte Acuto, tre anni. Nato nel mio allevamento, è uno di quei so...
18/09/2026

Che stile, Sonny !

Sonny della Leggenda del Castello di Monte Acuto, tre anni. Nato nel mio allevamento, è uno di quei soggetti che, crescendo, confermano ciò che cerco nel Pastore del Caucaso: struttura, sostanza, presenza e soprattutto carattere.
È esattamente come lo immaginavo quando aveva due mesi e l’ho ceduto al caro Matteo Silvestri.

Un Cane, quando lascia l’allevamento, non smette di far parte della storia da cui proviene: continua a raccontare il lavoro fatto sui genitori, le scelte di selezione e il rapporto costruito con chi lo ha accolto nella propria vita.

Sonny è un vero guardiano: forte, deciso, efficace, con nervi alti. È sempre vigile e prende posizione con sicurezza.
Bello, con una struttura importante ma funzionale, sostanza e potenza, asciutto ed espressivo. Ma la sua qualità più importante resta il carattere: quello forte e deciso che, per me, un vero Pastore del Caucaso non può perdere.
Perché il Pastore del Caucaso, se perde carattere, può anche restare bello da vedere, ma perde ciò che è.

Grazie Matteo per il lavoro che stai facendo con lui.

Non seleziono Pastori del Caucaso per tutti. Seleziono soggetti per chi non cerca l’ordinario e sa riconoscere carattere, presenza e identità.
I Cani della Leggenda possono cambiare casa, ma non cambiano storia.

DOPO “UN CANE SENZA PEDIGREE NON È DI RAZZA ?”: IL CASO DOBERMANN FINLANDESE FA RIFLETTEREQualche giorno fa ho pubblicat...
11/09/2026

DOPO “UN CANE SENZA PEDIGREE NON È DI RAZZA ?”: IL CASO DOBERMANN FINLANDESE FA RIFLETTERE

Qualche giorno fa ho pubblicato un post nel quale cercavo di distinguere concetti che troppo spesso vengono sovrapposti: pedigree, ascendenza biologica, tipicità, selezione e riconoscimento ufficiale.
La notizia proveniente dalla Finlandia sul progetto di outcross del Dobermann offre, secondo me, un esempio molto interessante per continuare quel ragionamento.
Nel 2026 il Finnish Kennel Club ha approvato un progetto ufficiale di incrocio del Dobermann con quattro razze differenti — Hovawart, Gordon Setter, Lapinporokoira e Bracco Tedesco a pelo corto — con l’obiettivo dichiarato di migliorare la salute e aumentare la diversità genetica della razza, oggi caratterizzata da un pool genetico estremamente ristretto e da una gravissima incidenza della cardiomiopatia dilatativa.
Fermiamoci un momento sul significato di tutto questo.
Qui non stiamo parlando di un accoppiamento accidentale o di qualcuno che decide autonomamente di incrociare due Cani. Stiamo parlando di un programma ufficiale, pianificato e controllato, nel quale viene deliberatamente introdotto patrimonio genetico proveniente da altre razze allo scopo di migliorare quella originaria. Il Kennel Club finlandese considera infatti il crossbreeding uno strumento di selezione da utilizzare quando la variabilità genetica interna alla razza non è più sufficiente a risolvere determinati problemi di salute.
E qui torna la distinzione che avevo cercato di fare nel mio precedente post.
Il pedigree documenta una genealogia. Non crea biologicamente una razza.
La cosa diventa particolarmente evidente quando è lo stesso sistema cinofilo ufficiale a introdurre volontariamente geni appartenenti a un’altra razza e, attraverso successive generazioni di selezione e ritorno alla popolazione originaria, a ricondurre quei discendenti al Dobermann.
Il Finnish Kennel Club lo spiega con grande chiarezza: nella prima generazione abbiamo la progenie di due razze differenti;successivamente gli accoppiamenti vengono effettuati nuovamente con la razza originaria e, nel corso delle generazioni, si può tornare a parlare di individui di razza.
Questo dimostra ulteriormente che il pedigree non va confuso con una sorta di certificato metafisico di “purezza genetica”.
La realtà è complessa. Chi ha bisogno di categorie rigide per comprenderla, leggendo questi contenuti, rischia di andare nel pallone proprio quando genetica, selezione e burocrazia smettono di coincidere.
Emerge infatti un paradosso interessante: possiamo avere un Cane con genealogia perfettamente documentata, all’interno di un progetto ufficiale, sapendo con certezza che alcuni suoi ascendenti appartenevano a un’altra razza.
E possiamo avere, al contrario, un Cane senza pedigree del quale semplicemente non conosciamo documentalmente l’ascendenza, senza che ciò ci consenta di affermare automaticamente che tra i suoi ascendenti vi siano razze differenti.
Sono due situazioni completamente diverse, ma mostrano la stessa cosa:
ciò che sappiamo documentalmente di un Cane e ciò che biologicamente quel cane è non sono concetti sovrapponibili al 100%.
Naturalmente questo progetto non dimostra che qualsiasi Cane senza pedigree possa essere dichiarato appartenente a una razza. Sarebbe l’errore opposto.
Dimostra però quanto sia povera la formula:
“ha pedigree = geneticamente puro; non ha pedigree = biologicamente meticcio”.
La realtà della selezione animale è molto più complessa.
Ed è interessante che proprio uno dei Kennel Club più avanzati sul piano della gestione genetica dica apertamente che, quando il patrimonio genetico di una razza diventa troppo ristretto, preservare la razza può significare anche introdurre deliberatamente geni provenienti dall’esterno. Il Finnish Kennel Club ricorda inoltre che quasi tutte le razze canine moderne sono state storicamente sviluppate anche attraverso incroci e che l’obiettivo dei programmi moderni non è “incrociare tutta la razza”, ma introdurre una quantità limitata e controllata di nuova variabilità genetica.
Ed è forse qui che la discussione diventa davvero interessante.
Che cosa significa conservare una razza?
Conservare soltanto una genealogia chiusa?
Conservare un determinato aspetto esteriore?
Oppure conservare salute, carattere, funzionalità e caratteristiche proprie della popolazione, utilizzando anche gli strumenti genetici che la scienza oggi mette a disposizione?
Il progetto finlandese non dà ancora la risposta: è precisamente un esperimento destinato a verificarla nel corso delle generazioni.
Ma una cosa la dimostra già molto bene: pedigree, genetica e selezione sono strumenti e concetti diversi. Confonderli non aiuta a capire che cosa sia realmente una razza.
Nel progetto finlandese sappiamo con certezza che viene introdotto sangue di altre razze, eppure lo scopo dichiarato dell'istituzione è preservare e migliorare il Dobermann, non cancellarlo. È un esempio molto più interessante di cento discussioni astratte sulla parola “meticcio”.

In foto Betty, 8 mesi. Una delle giovani su cui punto per il futuro dell’allevamento: tanta sostanza, tanta forza e una struttura da piccolo carro armato. È un autentico Pastore del Caucaso, una razza che oggi non si trova davanti alla stessa emergenza genetico-sanitaria che ha imposto al Dobermann finlandese una riflessione così radicale. Proprio per questo la responsabilità è nelle nostre mani: accoppiare e selezionare con criterio, senza inseguire soltanto l’estetica o la facilità di gestione, per continuare a mantenere la razza forte, sana, funzionale e fedele al carattere che l’ha resa ciò che è.

UN CANE SENZA PEDIGREE NON È DI RAZZA ?Su questo argomento leggo e noto molta disinformazione e confusione perché vengon...
23/08/2026

UN CANE SENZA PEDIGREE NON È DI RAZZA ?

Su questo argomento leggo e noto molta disinformazione e confusione perché vengono sovrapposti concetti che, invece, devono rimanere distinti: ascendenza, selezione, tipicità e riconoscimento ufficiale.
Partiamo da un punto fermo.
L’art. 5 del D.Lgs. 529/1992 stabilisce che la commercializzazione degli animali come animali di razza è consentita con riferimento a soggetti iscritti ai libri genealogici o registri previsti e accompagnati dalla relativa certificazione genealogica.
Questo significa una cosa molto concreta: non è corretto commercializzare un Cane come “Pastore del Caucaso di razza” se quella qualifica non è supportata dalla documentazione genealogica prevista.
Su questo non dovrebbe esserci discussione.
Ma da qui a sostenere che “un Cane senza pedigree è automaticamente un meticcio a tutti gli effetti” c’è un passaggio che merita molta più precisione.
Il pedigree è un documento.
Un documento che rende verificabile una genealogia, ma la sua presenza o assenza non modifica retroattivamente il DNA di un animale.
Se un Cane discende realmente da soggetti appartenenti a una determinata razza, la mancata registrazione della cucciolata non introduce improvvisamente geni appartenenti a un’altra popolazione.

Anche la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Veterinari Italiani (FNOVI) ha affrontato espressamente la questione.
Nel proprio Position Paper sull’iscrizione dei Cani in anagrafe, FNOVI ha sottolineato che l’art. 5 del D.Lgs. 529/1992 ha una finalità commerciale, diversa dalle finalità sanitarie e identificative dell’anagrafe degli animali d’affezione.
FNOVI ha osservato che, per le finalità sanitarie e identificative dell'anagrafe, i caratteri morfologici fondamentali di un cane possono essere ricondotti a una razza anche indipendentemente dalla presenza del pedigree, quando questo è utile ai fini dell’identificazione, della valutazione di determinate caratteristiche e, soprattutto, degli aspetti sanitari e delle patologie correlate alla razza.

Questo conferma la necessità di distinguere la realtà biologica e fenotipica di un animale dalla sua certificazione genealogica ufficiale.

C’è poi un altro elemento, spesso dimenticato, che merita attenzione: lo stesso Libro Genealogico ENCI prevede il RSR – Registro Supplementare Riconosciuti.
Un Pastore del Caucaso privo di una genealogia può essere presentato ai raduni o alle mostre speciali per ottenere l’iscrizione all’RSR come capostipite, previo conseguimento del Certificato di Tipicità (C.T.) rilasciato da un esperto giudice.
Questo aspetto è significativo perché dimostra che lo stesso sistema del Libro Genealogico distingue, nei casi previsti, la genealogia già documentata dalla valutazione della tipicità del soggetto.
Un cane che entra nell’RSR come capostipite non possiede infatti una genealogia precedente certificata: è proprio da quel soggetto che prende avvio una nuova genealogia registrata.
Persino il sistema ufficiale quindi contempla la possibilità che un soggetto senza una genealogia precedentemente certificata venga riconosciuto come sufficientemente tipico della razza da diventare capostipite di una linea registrata.

Bisogna allora separare e non confondere tre concetti fondamentali.
1)IL PEDIGREE DOCUMENTA L’ASCENDENZA.
Ci dice chi sono gli ascendenti registrati del cane e permette di ricostruire una genealogia. Non certifica automaticamente che quel soggetto sia sano, equilibrato, funzionale, tipico o degno di essere utilizzato in riproduzione.
2)LO STANDARD DESCRIVE LA TIPICITÀ.
Ci dice quali caratteristiche morfologiche, funzionali e comportamentali devono contraddistinguere idealmente quella razza.
Un cane può avere pedigree ed essere più o meno aderente allo standard.
3)LA SELEZIONE VALUTA IL VALORE DEL SOGGETTO.
È l’allevatore che, valutando salute, carattere, morfologia, attitudini, funzionalità, genetica, e conoscendo le linee e i risultati prodotti nelle generazioni precedenti, decide se un soggetto possieda caratteristiche che meritano di essere trasmesse.
Pedigree, standard e selezione non sono sinonimi.
Per questo una frase come: “ha il pedigree, quindi è necessariamente un ottimo soggetto di razza” è sbagliata.
Ma è altrettanto sbagliato pensare che: “non ha il pedigree, quindi è necessariamente un incrocio, un meticcio.”
L’assenza del pedigree significa che non disponiamo della certificazione genealogica ufficiale necessaria a documentarne l’ascendenza come soggetto di razza.
Non significa che un certificato abbia il potere di creare o cancellare la genetica di quell’animale.

Ed ecco il concetto fondamentale:
NON È IL PEDIGREE A “FARE” BIOLOGICAMENTE UN CANE DI RAZZA.
Il pedigree documenta un’ascendenza.
Non genera quella discendenza.
Non crea il DNA del cane.
Non crea il suo carattere.
Non crea le doti caratteriali.
Non crea le sue attitudini.
Non crea la sua morfologia.
Non crea la qualità della selezione che c’è stata alle sue spalle.
Non si tratta di svalutare il pedigree ma di attribuire la funzione che realmente possiede.

Il pedigree ci dice da dove proviene ufficialmente un Cane.
Lo standard ci dice quanto quel cane rappresenta la tipicità della razza.
La selezione ci dice se quel soggetto abbia caratteristiche che meritano di essere trasmesse alla generazione successiva.
Un pedigree senza selezione rimane una genealogia documentata.
Una buona morfologia senza genealogia non dimostra automaticamente l’ascendenza.
E una genealogia eccellente non rende automaticamente eccellente il singolo Cane.
Allevare seriamente significa mettere insieme salute, carattere, morfologia. Tipicità e attitudini derivano da un buon lavoro di selezione.

In foto, i miei figli trent’anni fa con i miei Pastori del Caucaso di allora.
Erano anni diversi. Si parlava meno di carte, sigle, titoli e pedigree, si facevano meno polemiche e, forse, si guardavano di più i Cani.
Si osservavano e si tenevano in grande considerazione il carattere, l'equilibrio e la capacità di lavorare,
cercando in ogni soggetto ciò che questa straordinaria razza doveva realmente esprimere.

Fonti:
D.Lgs. 30 dicembre 1992 n. 529, art. 5.
FNOVI – Position Paper “Inserimento dati segnalamento cani in Anagrafe”, 2023.
ENCI – Norme tecniche del Libro genealogico del cane di razza, in vigore dal 1° settembre 2023, artt. 3, 4 e 5: disciplina del RSR – Registro Supplementare Riconosciuti, iscrizione dei capostipiti mediante Certificato di Tipicità.
Libro genealogico / Registro Supplementare Riconosciuti (RSR).

16/08/2026

Parma, ladro Intrappolato da due cani da guardia dopo un tentato furto: è stato incastrato dalle tracce di sangue lasciate sul posto

11/07/2026

"Una volta i Cani erano tutti migliori" Davvero ?
Il mondo di allora era certamente più duro. Le condizioni ambientali, sociali e culturali erano molto diverse da quelle attuali e anche i Cani erano chiamati ad affrontare
un contesto molto più difficile di quello odierno, dove ogni giorno la realtà metteva alla prova il loro carattere e la loro funzionalità. Lavoravano, proteggevano e venivano giudicati dai fatti, non dalle mode. Questo favoriva una selezione più severa. Ma da qui a dire che tutti i Cani fossero migliori ce ne passa.
Anche allora esistevano soggetti mediocri, paurosi o privi delle qualità desiderate.
Ho vissuto la cinofilia di quegli anni e so quanto sia importante distinguere i fatti dagli slogan. La nostalgia, quando sostituisce l'analisi, finisce per deformare la realtà.
Nel 1988 avevo vent'anni e, di lì a poco, avrei acquistato il mio primo Pastore del Caucaso.
In questo video, girato durante la mostra canina di Dnepropetrovsk proprio nel 1988, si vedono alcuni Pastori del Caucaso sottoposti a prove caratteriali. Alcuni affrontano il figurante con decisione, altri pizzicano appena la manica, altri ancora evitano il confronto o si allontanano.
Questo dimostra una cosa molto semplice: i Cani deboli non sono un'invenzione moderna. Sono sempre esistiti.
La differenza, ieri come oggi, la fanno il singolo soggetto e il lavoro di selezione che c'è alle sue spalle.
Non tutto ciò che è antico è automaticamente migliore. Non tutto ciò che è attuale è automaticamente peggiore. Non tutti i Cani provenienti dalla Russia, dalla Georgia o dall'Ucraina sono eccellenti, così come non lo sono tutti quelli allevati in Italia. Allo stesso tempo, in tutti questi Paesi sono nati Cani straordinari.
Qualche anno dopo sarebbe emerso il grande Varlay, uno dei migliori Pastori del Caucaso che siano mai esistiti sotto il profilo caratteriale, proclamato "Miglior cane da lavoro dell'Ucraina" nel 1997.
Sono particolarmente orgoglioso che quel Cane e i suoi discendenti siano ancora oggi presenti nelle linee del mio allevamento.
Esistono grandi allevatori e cattivi allevatori. Esistono selezioni costruite con competenza, passione, esperienza e onestà, ed esistono selezioni dettate dall'interesse, dall'improvvisazione o dalla superficialità.
Ma esiste anche qualcosa che non appartiene né a un'epoca né a una nazione: la saggezza, la competenza e il buon senso.
Nascono dall'osservazione della realtà. Nascono dall'esperienza di chi ha vissuto accanto a questi Cani per una vita. Nascono dalla conoscenza tecnica, dall'osservazione rigorosa dei fatti e dalla capacità di mettere continuamente alla prova le proprie convinzioni davanti alla realtà, invece di piegare la realtà alle proprie convinzioni.
Esiste la verità. Ed esiste anche la menzogna.
In ogni ambiente, accademico, sportivo, allevatoriale o pastorale, si incontrano persone autentiche e persone che costruiscono narrazioni. Ci sono uomini che parlano poco, ma ogni loro parola pesa perché nasce dall'esperienza e dalla concretezza dei fatti. E ci sono uomini che parlano molto, riempiendo il silenzio con parole prive di sostanza.
La cinofilia non dovrebbe scegliere tra antico e moderno, tra Oriente e Occidente. Dovrebbe scegliere tra verità e apparenza, tra competenza e improvvisazione, tra chi osserva i fatti e chi costruisce miti.
Perché un grande Cane non ha passaporto e ha alle spalle una selezione seria, fatta da uomini capaci di osservare la realtà con umiltà, di imparare dall'esperienza e di avere il coraggio di distinguere i fatti dalle favole.
La vera saggezza non consiste nel ripetere che "una volta era tutto migliore". La vera saggezza consiste nel riconoscere ciò che è vero, ieri come oggi.
Ho avuto la fortuna di allevare diversi soggetti straordinari, dotati di grande carattere e coraggio. Eppure continuo a pensare che il miglior Cane del mio allevamento sia quello che deve ancora nascere. Perché la selezione non è nostalgia: è un percorso. Se un allevatore smette di credere che il meglio debba ancora arrivare, significa che ha smesso di selezionare e diventa soltanto un custode di ricordi.
La natura, alla fine, prevarrà sulle mode, sugli standard, sugli uomini, sulle leggi, sui regolamenti miopi, sugli interessi meschini, sulle illusioni e sulle ideologie. Perché la realtà, prima o poi, presenta sempre il conto.

Torino, 28 aprile 1955.Alcune bambine giocano sulle rive della Dora, vicino al ponte Rossini. Una di loro scivola in acq...
19/06/2026

Torino, 28 aprile 1955.

Alcune bambine giocano sulle rive della Dora, vicino al ponte Rossini. Una di loro scivola in acqua e viene trascinata dalla corrente in un punto pericoloso, dove il fondo si infossa e si formano vortici. La piccola scompare sott'acqua, poi riemerge gridando aiuto.
I passanti accorrono, ma nessuno trova il coraggio di tuffarsi.
Allora si lancia lui: un grosso Cane randagio, anziano, sporco, senza collare e senza padrone. Fino a pochi istanti prima stava cercando qualcosa da mangiare tra i rifiuti. In pochi secondi raggiunge la bambina, le afferra il vestito con i denti e la trascina verso riva. Lei si aggrappa al suo dorso. La salva !
Quel Cane non aveva nemmeno un nome. Da quel giorno tutti lo chiameranno Lupo.
Si scopre che un tempo apparteneva a un anziano pensionato paralitico e che gli tirava la carrozzella. Alla morte del padrone era rimasto solo, abbandonato a sé stesso.
Dopo il salvataggio viene affidato a Giuseppe Maggiora, un suonatore ambulante. Ma una settimana dopo scappa. Quando Maggiora riesce a rintracciarlo e corre al canile municipale, è troppo tardi: Lupo è stato soppresso perché nessuno lo aveva reclamato entro i termini previsti dal regolamento dell'epoca.
La legge degli uomini...
La sua morte provoca un'ondata di indignazione in tutta Italia. Migliaia di persone scrivono lettere, protestano e chiedono che casi simili non si ripetano. La vicenda di Lupo diventa uno dei simboli della battaglia per una maggiore tutela degli animali randagi.
Oggi, a più di settant'anni da quel gesto eroico, Torino vuole ricordarlo con una targa nei pressi del ponte Rossini, proprio nel luogo dove un Cane senza padrone salvò una bambina.
Lupo cambiò la storia con un solo gesto. Senza parole, senza interessi, senza tornaconto.
Vide una vita da salvare e la salvò.

Gli uomini, la massa, impiegarono quasi mezzo secolo per arrivare dove lui era già arrivato quel giorno: capire che ogni vita ha valore.
Il coraggio e la generosità non hanno bisogno di leggi. Le leggi servono quando il cuore non basta.

Oggi c'è chi sostiene, con assoluta convinzione, che siano i Cani a dover essere educati al contesto urbano.
Ma siamo davvero sicuri che il problema siano sempre loro?
Lupo era randagio, sporco, senza padrone, senza addestramento, senza medaglie. Eppure si "comportava bene" e, nel momento decisivo, fece ciò che molti esseri umani non ebbero il coraggio di fare.
Forse l'educazione serve anche ai Cani. Ma guardando la storia di Lupo viene da chiedersi se, a volte, non siano soprattutto gli uomini ad avere ancora qualcosa da imparare. 🐾❤️

Umiltà. Sempre. Non basta una vita.

In foto la mia Felichita

Pallina… ci avviciniamo ai 13 anni 🖤🐾Spesso si esaltano i soggetti giovani.Io guardo con orgoglio risultati come questo....
26/05/2026

Pallina… ci avviciniamo ai 13 anni 🖤🐾
Spesso si esaltano i soggetti giovani.
Io guardo con orgoglio risultati come questo.
Perché la vera qualità di una selezione si vede col tempo.
Si vede quando un cane arriva a questa età con dignità: salute, carattere e bellezza.
Perché a 13 anni non ci si arriva per caso.
Ci si arriva grazie a genetica, selezione, scelte rigorose e cura quotidiana.
Allevare non significa produrre cani belli da vedere per qualche anno.
Significa creare soggetti che vivano bene, a lungo e con qualità.
Ed è proprio questo il tipo di allevamento in cui credo.
E per me, vedere un cane nato da me arrivare a questa età ancora presente, fiero e sereno, è una delle soddisfazioni più grandi 🖤

28/04/2026

Funzione contro apparenza: un video che può aprire gli occhi a chi crede di sapere tutto.

“Linea russa...”
“Campione...”
“Figlio di campioni...”
“Linea aborigena...”
“So tutto io…”
Frasi da social.
Non da selezione.
La selezione non si misura solo dalle coppe, dalle foto o dai titoli ma da struttura, carattere, movimento e funzionalità.
Negli ultimi anni troppe selezioni hanno preso una direzione chiara:
creare Cani che non rispettano più l’essenza del Cane.
Cani che perdono ciò che conta davvero: salute, carattere, resistenza, funzione, insomma l'equilibrio naturale.
Cani non più adattati a un compito.
Un Cane corretto deve infatti avere:
ossatura proporzionata e non appesantita,
angolazioni posteriori funzionali non chiuse o rigide,
movimento fluido ed economico, non trascinato, soprattutto
respirazione libera, non compromessa da eccessi morfologici,
testa tipica ma funzionale, non esasperata.
Quando vediamo: pelo eccessivo, masse sproporzionate, posteriori deboli o rigidi, struttura pesante…
non è “più bello”.
È piuttosto selezione fuori funzione.

Guardate bene questo video: il primo un Cane gonfiato e costruito per stupire, selezione spinta all'estetica da esposizione. Dall'altra un soggetto di vera straordinaria bellezza, asciutto e funzionale con struttura, movimento e forza evidenti.
Un vero Cane da lavoro, che sia Pastore del Caucaso o Mastino Tibetano, deve muoversi con potenza, lavorare e proteggere vivendo in equilibrio con il suo ambiente.
Questa è la differenza.
Io non allevo per stupire chi guarda una foto.
Non cerco il Cane da vetrina.
Cerco il Cane autentico !
Allevo per chi sa leggere un Cane.
E quella… non è una lingua che si impara sui social.

Nel mondo degli allevatori c’è sempre chi sa tutto…e chi continua a imparare.Noi abbiamo scelto da che parte stare: dall...
05/04/2026

Nel mondo degli allevatori c’è sempre chi sa tutto…e chi continua a imparare.

Noi abbiamo scelto da che parte stare: dalla parte dell’umiltà, del rispetto e della ricerca continua della qualità, lontano dalle mode e forti di oltre trent’anni di esperienza.

Perché l’eccellenza non è mai un punto di arrivo, ma un percorso che porta a risultati davvero esclusivi.

Buona Pasqua dai Pastori del Caucaso “Della Leggenda”.

🐾🐣🕊️

Indirizzo

Contrada Vallonica 22
Treia

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