Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario

Dott. Cristiana Maghenzani  -  Medico Veterinario Medico Veterinario
Medicina integrata
Consulenze nutrizionali
Operatore in Bioenergetica- Med Quantistica
Linguaggio animale
Consulti Telefonici

Medico Veterinario . Consulenze on line

Ripropongo questo post perché c’è una frase che continuo a sentire, soprattutto nei cani enteropatici, allergici o con p...
08/09/2026

Ripropongo questo post perché c’è una frase che continuo a sentire, soprattutto nei cani enteropatici, allergici o con prurito cronico:
“Dottoressa, ho provato tutto.”
E ogni volta penso: tutto? Sicuri?

Perché poi, quando si ricostruisce bene la storia, spesso viene fuori altro.
È stato cambiato alimento tante volte.
Sono stati usati farmaci.
Integratori.
Esami.
Altre terapie.
Altri cambi di dieta.

Ma quasi mai trovo un vero piano nutrizionale, una gestione intestinale fatta con criterio e un percorso costruito sulla modulazione del sistema immunitario.

Quindi no: spesso non avete provato tutto.
Avete provato tante cose.
Che è diverso.

Poi arriva anche l’altra frase:

“Abbiamo speso migliaia di euro.”

Migliaia di euro?

E allora qualche domanda bisogna farsela.
Dove sono finiti?
In terapie?
In alimenti cambiati continuamente?
In indagini?
In tentativi?

Perché quando si spendono cifre importanti e il paziente continua a girare nello stesso cerchio, qualcosa nella gestione va rivalutato.
Non significa che non siano state fatte cose utili.

Significa che forse è mancata una strategia.

Per me il punto è proprio questo:
provare tutto non significa fare tutto bene.
Nei pazienti cronici serve un filo conduttore.

Intestino.
Alimentazione.
Microbiota.
Barriera mucosale.
Infiammazione.
Sistema immunitario.

Non una sequenza infinita di tentativi.

Perché a un certo punto bisogna smettere di chiedersi:

“Cos’altro posso provare?”

e iniziare a chiedersi:

“Qual è il percorso giusto per questo animale?”

Mi spiace leggere spesso che il cane è malato e non ne uscira' mai. Purtroppo la medicina allopatica non aiuta ad uscire dal cronico. IL cortisone che spesso leggo essere usato su lungo periodo non fa altro che peggiorare l eventuale gastrite e lo stato immunitario del soggetto che spesso viene considerato un nemico e invece è il piu potente alleato che abbiamo. se il sist immunitario si allerta significa che qualcosa non è andato come doveva. quindi il sistema immunitario che attacca qualcosa che non dovrebbe ai nostri occhi in realta ci sta allertando e noi che facciamo? lo mettiamo a tacere: cortisone, ciclosporina etc et.... una cascata di farmaci con effetto immunosoppressore e tanti tanti effetti collaterali. cosa si ottiene? potete immaginare da soli. Il piu potente sistema di difesa e di modulazione anche del cancro viene inibito. potrei concludere qui. e cosi faro' . esistono tanti altri modi per gestire un sistema immunitario iperreattivo, in primis la sua modulazione e di farmaci che lo fanno ne abbiamo tanti. basta conoscerli e affidarsi ad un veterinario che abbia una visione della medicina di tipo integrato, olistico, piu volto alla risoluzione dei problemi e non alla cronicizzazione degli stessi.
PS buona parte del sistema immunitario risiede nell'intestino. capite che se non ci si alimenta in modo idoneo ed etologico, si scatena quello che da tanti proprietari viene definito : INFERNO

07/09/2026

Molto spesso le resistenze sono nostre, non dell’animale.
Sono le nostre paure, le nostre ansie, le nostre aspettative, il bisogno di controllare tutto a condizionare il loro modo di reagire.

A volte stiamo così tanto addosso ai nostri animali da non lasciare loro nemmeno lo spazio per provare.
Vorremmo proteggerli da tutto, evitare ogni difficoltà, anticipare ogni possibile problema.
Ma siamo sicuri che sia davvero questo il modo migliore per aiutarli?

Iniziamo a rispettare gli Animali per quello che sono, senza caricarli continuamente delle nostre manie, delle nostre ansie, dei nostri stress e dei nostri blocchi.

Lasciamoli un po’ più liberi di essere. Senza stare loro addosso in modo morboso, intervenire sempre, pensare in anticipo che avranno paura, che non ce la faranno, che staranno male, che “tanto non possono”.

Perché anche questo, in qualche modo, è tifare contro.

Gli animali ci osservano, ci sentono, percepiscono il nostro stato d’animo molto più di quanto immaginiamo.

E se davanti a ogni situazione nuova noi siamo già preoccupati, tesi, pronti a proteggerli, spesso trasmettiamo proprio quella preoccupazione che vorremmo evitargli.

Amarli non significa tenerli sotto una campana di vetro.
Lasciamo che facciano esperienza. Che provino una due o tre o altre volte.
Lasciare che trovino le loro strategie, che facciano gli
animali, prima ancora di essere “i nostri animali”.

Forse, qualche volta, prima di chiedere a loro di cambiare, dovremmo chiederci quanto siamo noi a non riuscire a lasciarli andare.

Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario

𝐕𝐀𝐂𝐂𝐈𝐍𝐈, 𝐄𝐂𝐂𝐈𝐏𝐈𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐄 𝐒𝐎𝐆𝐆𝐄𝐓𝐓𝐈 𝐈𝐌𝐌𝐔𝐍𝐎𝐑𝐄𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈: 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐈𝐀 𝐏𝐑𝐀𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐕𝐀𝐂𝐂𝐈𝐍𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐔𝐓𝐎𝐌𝐀𝐓𝐈𝐒𝐌𝐎𝐸𝑐𝑐𝑖𝑝𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑖𝑛𝑒...
05/09/2026

𝐕𝐀𝐂𝐂𝐈𝐍𝐈, 𝐄𝐂𝐂𝐈𝐏𝐈𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐄 𝐒𝐎𝐆𝐆𝐄𝐓𝐓𝐈 𝐈𝐌𝐌𝐔𝐍𝐎𝐑𝐄𝐀𝐓𝐓𝐈𝐕𝐈: 𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐍𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐈𝐀 𝐏𝐑𝐀𝐓𝐈𝐂𝐀 𝐍𝐎𝐍 𝐕𝐀𝐂𝐂𝐈𝐍𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐀𝐔𝐓𝐎𝐌𝐀𝐓𝐈𝐒𝐌𝐎

𝐸𝑐𝑐𝑖𝑝𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑝𝑟𝑜𝑡𝑒𝑖𝑛𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑖𝑑𝑢𝑒, 𝑟𝑒𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑒 𝑠𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑖𝑚𝑚𝑢𝑛𝑜𝑟𝑒𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖: 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑑𝑜𝑣𝑟𝑒𝑚𝑚𝑜 𝑣𝑎𝑙𝑢𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑟𝑖𝑐ℎ𝑖𝑎𝑚𝑜.

Parto da una premessa chiara:

Nella mia pratica clinica non considero la vaccinazione un atto da eseguire automaticamente perché “è arrivato il richiamo”.

E questa prudenza diventa ancora maggiore quando mi trovo davanti a un cane o a un gatto con una storia di RAC, allergie alimentari, dermatiti, ipersensibilità multiple, patologie immunomediate o precedenti reazioni vaccinali.

Un vaccino è un medicinale biologicamente attivo. Ha un obiettivo preciso: indurre una risposta del sistema immunitario.

Proprio per questo credo che debba essere valutato come qualsiasi altro intervento medico: sul singolo individuo e sulla base del rapporto tra beneficio e rischio.

IL VACCINO NON È SOLTANTO L'ANTIGENE

Quando diciamo “vaccino contro il parvovirus”, “contro la leptospira” o “contro la rabbia”, tendiamo a pensare esclusivamente all'antigene contro cui vogliamo ottenere protezione.

Ma quello che inoculiamo può essere una formulazione molto più complessa.

A seconda del prodotto e del processo produttivo possono essere presenti:

adiuvanti;
stabilizzanti;
conservanti;
residui dei terreni di coltura;
proteine provenienti dai sistemi biologici utilizzati per la produzione;
tracce di albumina sierica bovina;
componenti del siero fetale bovino;
gelatina;
caseina;
in alcune formulazioni, composti dell'alluminio o conservanti come il tiomersale.

È importante precisarlo: non tutte queste sostanze sono presenti in tutti i vaccini e non tutte sono propriamente “eccipienti”; alcune sono residui del processo produttivo.

E la loro presenza non significa automaticamente tossicità.

Significa però una cosa importante:

ciò che inoculiamo può essere immunologicamente più complesso del solo antigene vaccinale.

PERCHÉ QUESTO MI INTERESSA NEI SOGGETTI CON RAC E ALLERGIE?

RAC significa reazione avversa al cibo.

È un termine molto ampio: esistono reazioni non immunologiche, ma esistono anche vere forme di ipersensibilità alimentare immunomediata.

Ed è soprattutto in questi ultimi soggetti che ritengo importante conoscere ciò che stiamo inoculando.

La letteratura veterinaria ha documentato, in alcuni cani che avevano sviluppato reazioni allergiche immediate dopo vaccinazione, IgE dirette non soltanto contro il prodotto vaccinale nel suo complesso, ma anche verso componenti quali:

siero fetale bovino, albumina bovina, gelatina e caseina.

In uno studio, sette degli otto cani con maggiore reattività IgE verso il vaccino presentavano IgE contro componenti del siero fetale bovino; un altro soggetto mostrava invece reattività verso gelatina e caseina.

Questo NON significa:

“cane allergico al bovino = cane allergico al vaccino”.

Sarebbe una conclusione che i dati non permettono.

Ma significa che, davanti a un animale con una storia di forte reattività immunologica, non considero irrilevante conoscere anche stabilizzanti, proteine residue e modalità produttive del vaccino che sto valutando.

GLI EVENTI AVVERSI ESISTONO

E sono documentati.

Possono comprendere:

dolore e infiammazione locale;
febbre;
abbattimento;
vomito e diarrea;
orticaria;
edema facciale;
reazioni di ipersensibilità;
fino, raramente, all'anafilassi.

In un grande studio condotto su oltre 1,2 milioni di cani, furono registrati circa 38 eventi avversi ogni 10.000 cani vaccinati nei tre giorni successivi.

Un dato per me particolarmente interessante è che il rischio aumentava con il numero di vaccini somministrati nella stessa seduta ed era maggiore nei cani di piccola taglia.

Questo significa che la maggior parte degli animali non manifesta eventi avversi gravi.

Ma significa anche che:

il rischio non è zero e, soprattutto, non è necessariamente uguale per tutti.

GLI ADIUVANTI NON SONO UN DETTAGLIO

Gli adiuvanti vengono aggiunti proprio perché devono aumentare l'immunogenicità del vaccino.

Devono cioè favorire l'attivazione della risposta immune e, attraverso diversi meccanismi, anche una risposta infiammatoria locale.

È la loro funzione.

Per questo non li definisco genericamente “tossici”: sarebbe scientificamente scorretto.

Ma non posso nemmeno considerarli biologicamente neutri.

Nel gatto questo ragionamento assume particolare importanza quando parliamo di FISS, Feline Injection-Site Sarcoma.

È un evento raro, ma reale e documentato.

La sua patogenesi è complessa e multifattoriale, ma l'infiammazione cronica persistente nel sito di inoculo rappresenta uno dei meccanismi maggiormente studiati.

Per questo, soprattutto nel gatto, per me non sono dettagli:

il tipo di vaccino, la presenza di adiuvanti, la sede di inoculo e la reale necessità di ripetere quella vaccinazione.

“MA SE NON VACCINO, COME PROTEGGO IL SOGGETTO?”

È una domanda legittima.

La prima cosa da chiarire è che immunocompetenza e immunità specifica non sono la stessa cosa.

Il sistema immunitario viene continuamente costruito, modulato e regolato attraverso:

integrità delle mucose;
microbiota;
nutrizione;
disponibilità di aminoacidi e micronutrienti;
immunità innata;
contatto con l'ambiente;
memoria immunologica;
capacità di regolare l'infiammazione;
stato metabolico;
età;
stress;
condizioni cliniche generali.

Un intestino sano, un microbiota equilibrato e una nutrizione corretta sono quindi fondamentali per un sistema immunitario competente.

Ma questo non significa che possano sostituire una memoria immunologica specifica nei confronti di un determinato patogeno.

Sono due concetti diversi e confonderli non sarebbe corretto.

Un animale può essere perfettamente immunocompetente e non possedere una protezione specifica verso un agente infettivo che non ha mai incontrato.

VACCINATO NON SIGNIFICA AUTOMATICAMENTE PROTETTO

Anche questo viene spesso dimenticato.

Il vaccino viene inoculato.
La risposta deve costruirla l'organismo.

Esistono:

interferenza degli anticorpi materni;
soggetti non-responder;
immunosenescenza;
immunosoppressione;
fallimenti vaccinali;
esposizione al patogeno prima dello sviluppo di una risposta efficace.

Per questo:

vaccinato e protetto non sono sinonimi.

E allo stesso modo:

essere protetto nei confronti di uno specifico patogeno non significa necessariamente essere immunologicamente sano.

PRIMA DI RIVACCINARE POSSO CHIEDERMI: ESISTE GIÀ IMMUNITÀ?

Per alcuni vaccini core abbiamo questa possibilità.

Nel cane possiamo valutare gli anticorpi verso:

CDV – cimurro
CAV – adenovirus
CPV – parvovirus

e nel gatto verso:

FPV – panleucopenia.

In questi casi la titolazione anticorpale può fornire informazioni utili sulla persistenza della risposta immunitaria.

Non funziona allo stesso modo per tutte le vaccinazioni e non sostituisce eventuali obblighi normativi, come quelli relativi alla rabbia.

Ma nei soggetti nei quali voglio evitare uno stimolo immunitario non necessario rappresenta, quando indicato, uno strumento che considero molto interessante.

E I SOGGETTI MAI VACCINATI?

Esistono nella letteratura scientifica, soprattutto come gruppi di controllo negli studi vaccinali.

Quello che invece abbiamo molto meno sono grandi studi prospettici che confrontino nel lungo periodo popolazioni di:

animali mai vaccinati
versus
animali vaccinati con differenti protocolli

seguendoli per anni e valutando sistematicamente l'incidenza di:

allergie, dermatiti, RAC, enteropatie croniche, patologie immunomediate, endocrinopatie, neoplasie e longevità.

Questa è una lacuna della ricerca.

Non significa che i vaccini provochino queste patologie.

Ma significa anche che non possiamo affermare che ogni possibile conseguenza immunologica a lunghissimo termine sia già stata studiata e definitivamente esclusa.

Per me anche questo significa fare scienza:

distinguere ciò che sappiamo da ciò che non sappiamo ancora.

QUINDI, PERCHÉ IO NON VACCINO ROUTINARIAMENTE?

Perché preferisco partire dall'individuo e non dal calendario.

Prima di decidere mi chiedo:

Qual è il rischio infettivo reale di questo animale?

Qual è la sua storia clinica?

Ha già avuto reazioni?

È un soggetto allergico o fortemente immunoreattivo?

Possiede già immunità?

È realmente necessario inoculare nuovamente?

Quale prodotto verrebbe utilizzato?

Quali adiuvanti, stabilizzanti e proteine residue contiene?

Esiste un'alternativa?

Non considero quindi la vaccinazione un automatismo.

Quando viene presa in considerazione, per me deve essere una decisione medica con un'indicazione precisa.

E nei pazienti con RAC, allergie o una storia di marcata reattività immunologica questa valutazione deve essere ancora più attenta.

1. Squires RA, Crawford C, Marcondes M, Whitley N. 2024 Guidelines for the Vaccination of Dogs and Cats. Journal of Small Animal Practice. 2024;65(5):277–316.

2. Ellis J. et al. 2022 AAHA Canine Vaccination Guidelines. Journal of the American Animal Hospital Association. 2022.

3. Ohmori K. et al. IgE reactivity to vaccine components in dogs that developed immediate-type allergic reactions after vaccination.
Veterinary Immunology and Immunopathology. 2005;104:249–256.

4. Ohmori K. et al. Immunoblot analysis for IgE-reactive components of fetal calf serum in dogs that developed allergic reactions after non-rabies vaccination. Veterinary Immunology and Immunopathology. 2007;115:166–171.

5. Moore GE, HogenEsch H. Adverse vaccinal events in dogs and cats. Veterinary Clinics of North America: Small Animal Practice. 2010;40:393–407.

6. Moore GE et al. Adverse events diagnosed within three days of vaccine administration in dogs. Journal of the American Veterinary Medical Association. 2005;227:1102–1108.

Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario

**MATATABI: PERCHÉ IL GATTO SEMBRA “SBALLARE” QUANDO LO ANNUSA?**Lo annusa, si strofina, si rotola, lo mordicchia. A vol...
31/08/2026

**MATATABI: PERCHÉ IL GATTO SEMBRA “SBALLARE” QUANDO LO ANNUSA?**

Lo annusa, si strofina, si rotola, lo mordicchia. A volte corre, gioca e sembra improvvisamente euforico.

No, il Matatabi non è una “droga per gatti”: dietro questa reazione c’è un meccanismo biologico interessante.

Il **Matatabi**, o Silver Vine (*Actinidia polygama*), contiene diverse sostanze volatili, tra cui il **nepetalactolo**. Quando il gatto lo percepisce attraverso l’olfatto, può attivarsi anche il suo **sistema oppioide endogeno**, che utilizza sostanze prodotte naturalmente dall’organismo, come le **β-endorfine**.

In alcuni studi sperimentali, l’esposizione al nepetalactolo ha aumentato le β-endorfine; inoltre, bloccando i recettori μ-oppioidi, la tipica risposta di sfregamento si riduceva.

In parole semplici, il gatto non è “drogato”: **sta attivando un proprio circuito naturale di gratificazione**. Per questo può strofinarsi con il muso, rotolare, leccare la pianta e cercare nuovamente il contatto.

# # # Perché si spalma il Matatabi addosso?

Strofinandosi, il gatto trasferisce alcune molecole sul pelo, soprattutto su testa e muso. Il nepetalactolo ha mostrato anche un’azione repellente contro alcune zanzare, tra cui *Aedes albopictus*, la zanzara tigre.

Questo comportamento potrebbe quindi avere un antico significato biologico: una forma di **self-anointing**, cioè l’applicazione sul corpo di sostanze naturali potenzialmente protettive.

Naturalmente, **il Matatabi non può sostituire gli antiparassitari**.

# # # Funziona su tutti i gatti?

No. In uno studio condotto su 100 gatti, quasi **l’80% rispondeva al Silver Vine**. Molti soggetti indifferenti alla classica erba gatta reagivano invece al Matatabi.

Probabilmente entrano in gioco differenze individuali, anche a livello dei **recettori olfattivi**. Il vostro gatto potrebbe quindi ignorare completamente il catnip e reagire intensamente a un bastoncino di Matatabi.

# # # A cosa può servire?

Soprattutto come forma di **arricchimento ambientale**. Può favorire esplorazione, gioco, interazione con l’ambiente, attività spontanea e gratificazione olfattiva.

Può essere utile per gatti che vivono in casa, soggetti poco interessati al gioco o gatti anziani, perché non richiede necessariamente un grande sforzo fisico. Si può usare anche per rendere più interessanti tiragraffi, cucce e giochi.

Non è però automaticamente un calmante: alcuni gatti si rilassano, mentre altri diventano più attivi ed eccitati. Durante la prima esposizione, soprattutto nelle case con più gatti, osservate quindi attentamente la risposta individuale.

# # # E l’appetito?

Il Matatabi **non è un vero stimolante dell’appetito**. Può aumentare temporaneamente motivazione, esplorazione e attività, ma un gatto che non mangia per nausea, dolore o malattia deve essere valutato dal veterinario.

# # # Come usarlo in sicurezza?

Offritelo inizialmente per pochi minuti e osservate sempre il comportamento del gatto. In assenza di indicazioni specifiche del veterinario, è prudente limitarne l’uso a una o due volte alla settimana, riponendolo poi fuori dalla sua portata.

Scegliete prodotti destinati ai gatti, integri e privi di additivi. Controllate che bastoncini e giochi non presentino schegge o parti ingeribili. Non lasciate il gatto senza supervisione mentre lo mordicchia. Nelle case con più gatti, valutate esposizioni separate per evitare competizione o conflitti.

Interrompete l’uso in caso di agitazione intensa, aggressività, vocalizzazioni insolite, ansimazione, vomito, diarrea, difficoltà respiratoria, perdita di equilibrio o altri comportamenti anomali. Se i sintomi persistono o il gatto ingerisce una quantità significativa di prodotto, contattate il veterinario.

---

MATATABI, ERBA GATTA E VALERIANA SONO LA STESSA COSA?

No.

**Erba gatta – *Nepeta cataria***
Il composto più conosciuto è il **nepetalattone**. Circa due gatti su tre mostrano la tipica risposta fatta di sfregamenti, rotolamenti e gioco.

**Matatabi – *Actinidia polygama***
Contiene diversi iridoidi, tra cui il **nepetalactolo**, e sembra attirare una percentuale ancora maggiore di gatti.

**Valeriana – *Valeriana officinalis***
La radice contiene sostanze volatili attrattive, tra cui l’**actinidina**. Nel gatto, il suo odore non va confuso con l’effetto sedativo noto nella fitoterapia umana: alcuni gatti diventano invece più attivi.

Tre piante diverse, molecole diverse e risposte individuali diverse.

Tutte ricordano quanto il comportamento del gatto sia guidato dall’olfatto e quanto siano sofisticati i rapporti tra **olfatto, cervello, comportamento ed evoluzione**.

Il Matatabi non è semplicemente “un bastoncino che fa impazzire i gatti”, ma un piccolo esempio della complessità della biologia felina.

Dott.ssa Cristiana Maghenzani
Medico Veterinario

**LA CREATININA SCENDE.MA ANCHE IL MUSCOLO.**Ed è proprio qui che la dieta del paziente nefropatico diventa più compless...
30/08/2026

**LA CREATININA SCENDE.

MA ANCHE IL MUSCOLO.**

Ed è proprio qui che la dieta del paziente nefropatico diventa più complessa del semplice “riduciamo le proteine”.

Nel paziente renale bisogna guardare anche la massa muscolare.

Se il cane o il gatto perde muscolo, può produrre meno creatinina. Quindi un valore più basso non significa automaticamente che il rene stia funzionando meglio.

Ecco perché nella malattia renale non basta inseguire i numeri.

Bisogna valutare insieme creatinina, SDMA, fosforo, urine, proteinuria, pressione, appetito, peso e soprattutto massa muscolare.

Lo stesso vale per la dieta.

“Rene malato = meno proteine” è una semplificazione eccessiva.

Le proteine vanno modulate in base allo stadio della CKD e al singolo paziente, senza perdere di vista un obiettivo fondamentale: evitare malnutrizione e perdita muscolare.

Il controllo del fosforo resta uno dei cardini della nutrizione renale, insieme a un adeguato apporto energetico, idratazione e monitoraggio costante dello stato nutrizionale.

Per questo nel nefropatico non guardo soltanto quanto pesa.

Guardo quanto muscolo gli è rimasto addosso.

Perché possiamo proteggere il rene senza dimenticare il resto del paziente.

La creatinina è un numero.
Il paziente è molto di più.

Dott.ssa Cristiana Maghenzani
Medico Veterinario

Non è mai facile.Soprattutto quando hai a che fare con quei personaggi a quattro zampe un po’ strampalati, un po’ assurd...
28/08/2026

Non è mai facile.

Soprattutto quando hai a che fare con quei personaggi a quattro zampe un po’ strampalati, un po’ assurdi, quei giullari che riescono a restarti dentro come un marchio a fuoco.

Non puoi ignorarli.
Non puoi non ricordarli.
E alla fine, inutile raccontarsela, non riesci nemmeno a non affezionarti.

Sì sì, sei un professionista.

Devi mantenere il distacco.
Essere lucido, asettico più di una lama da bisturi, asciutto come un fico lasciato sei mesi sotto il sole del Salento.

Certo.

Poi però sei anche una persona.

E sei fatto di emozioni, di ricordi, di simpatia, di affetto.
Anche quando sai benissimo che non dovresti lasciarti coinvolgere troppo.

E allora, quando arriva quel momento, provi a pensare alle cose buffe.

Alle facce assurde.
Alle espressioni improbabili.
Alle scene che ti facevano ridere.

A quel piccolo teppista a quattro ruote che riusciva sempre, in qualche modo, a farsi notare.

Provi a sorridere.

Ma niente.

L’emozione arriva prima.

E allora vai via facendo finta di essere seria, composta, professionale.

Solo che nel frattempo la corazza ti è già caduta dalle spalle e te la ritrovi praticamente in mano.

Occhi gonfi.

Voce un po’ storpia.

Cerchi di ricomporti alla meglio.

Perché intanto la giornata continua.

Fuori c’è qualcuno che aspetta.

E tu devi tornare a fare il tuo lavoro.

Quindi sistemi la faccia, ingoi il nodo, provi a rimettere la voce al suo posto e vai avanti.

Avanti il prossimo paziente.

Che poi è questa la parte che nessuno ti spiega davvero.

Che alcuni animali li curi.

Altri li accompagni.

E qualcuno, senza chiederti il permesso, si prende un pezzo di te e se lo porta via.

Cristiana
Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario

LEISHMANIOSI: STIAMO CURANDO IL CANE O STIAMO INSEGUENDO L’ELETTROFORESI?Scrivo questo post partendo da una storia clini...
23/08/2026

LEISHMANIOSI: STIAMO CURANDO IL CANE O STIAMO INSEGUENDO L’ELETTROFORESI?

Scrivo questo post partendo da una storia clinica che mi ha profondamente colpita.

Un cane anziano, positivo per Leishmania, trattato per anni con allopurinolo 10 mg/kg due volte al giorno.

Dopo circa tre anni, l’elettroforesi mostrava un quadro fortemente alterato: albumina molto ridotta in percentuale e una marcata ipergammaglobulinemia.

A quel punto viene effettuato un ciclo di miltefosina per 28 giorni.

Clinicamente il cane sta meglio.

Ma subito dopo il trattamento l’elettroforesi non si è ancora normalizzata.

E allora si decide di trattare ancora: un ulteriore mese di meglumina antimoniato, Glucantime, per via iniettiva.

Qualche tempo dopo quel cane svilupperà un danno renale gravissimo e acuto, dal quale non riuscirà a riprendersi.

Non sto affermando che sia stato un singolo farmaco a determinarlo. Sarebbe scientificamente scorretto.

Sto ponendo però una domanda che credo noi veterinari dobbiamo porci:

quanto possiamo basare la decisione di ripetere una terapia antileishmania sull’elettroforesi eseguita immediatamente dopo il primo trattamento?

Le linee guida LeishVet attuali danno indicazioni piuttosto precise.

La miltefosina viene somministrata per 28 giorni, ma questo NON significa che al ventottesimo giorno anticorpi, gammaglobuline ed elettroforesi debbano essere tornati normali.

Anzi.

La serologia quantitativa non viene raccomandata prima di 3 mesi dall’inizio del trattamento.

La riduzione significativa degli anticorpi può richiedere 6–12 mesi e alcuni cani, pur migliorando clinicamente, possono rimanere sieropositivi molto a lungo.

Quindi:

elettroforesi ancora alterata dopo 28 giorni ≠ fallimento terapeutico.

E soprattutto:

elettroforesi ancora alterata + cane clinicamente migliorato ≠ automaticamente peggioramento della leishmaniosi.

La clinica conta.

L’andamento del peso conta.

L’appetito conta.

La vitalità conta.

Le lesioni cutanee, i linfonodi, l’anemia, la proteinuria e la funzionalità renale contano.

E conta moltissimo capire COSA sta producendo quell’alterazione delle proteine.

Nella leishmaniosi grave possiamo avere una situazione immunologicamente quasi paradossale.

Il sistema immunitario non è semplicemente “debole”.

Può essere fortemente attivato, ma nella direzione sbagliata.

La stimolazione antigenica persistente induce un’enorme attivazione dei linfociti B, produzione di immunoglobuline e quindi ipergammaglobulinemia.

Ma gli anticorpi, da soli, non riescono a eliminare efficacemente Leishmania, che è un parassita intracellulare.

Per controllarla serve soprattutto una risposta cellulare competente, con attivazione macrofagica e un’adeguata risposta Th1.

Nei soggetti che sviluppano malattia possiamo avere contemporaneamente:

iperproduzione anticorpale
+
persistenza del parassita
+
formazione di immunocomplessi
+
risposta cellulare inefficiente o progressivamente esausta.

E quegli immunocomplessi possono depositarsi anche a livello glomerulare.

Ecco perché, nella leishmaniosi, il rene non si valuta semplicemente guardando se la creatinina è ancora nel range.

Un profilo ematochimico parziale può tranquillamente non raccontare tutta la storia.

LeishVet raccomanda nel follow-up del cane trattato:

emocromo completo, biochimico completo, esame delle urine e rapporto UPC, oltre all'eventuale elettroforesi.

Perché un cane può avere creatinina apparentemente normale e contemporaneamente avere già una proteinuria glomerulare significativa.

Poi c’è l’allopurinolo.

Le linee guida attuali riportano 10 mg/kg due volte al giorno per 6–12 mesi, modulando la durata in funzione dello stadio clinico e degli effetti collaterali.

Non significa che dopo 12 mesi debba sempre essere sospeso.

Significa però che un cane che lo assume continuativamente per anni deve essere rivalutato e monitorato, soprattutto dal punto di vista urinario.

L’allopurinolo può provocare:

xantinuria;
cristalli e calcoli di xantina;
nefrolitiasi;
mineralizzazione renale.

E oggi abbiamo anche evidenze di possibile selezione di Leishmania resistente all’allopurinolo dopo trattamenti molto prolungati.

Quello che invece non attribuirei direttamente all’allopurinolo è l’ipergammaglobulinemia: quella è molto più coerente con la persistente stimolazione immunitaria indotta dalla malattia.

Ed è proprio qui che entra in gioco un altro concetto che troppo spesso dimentichiamo:

nella leishmaniosi non dobbiamo occuparci soltanto di ridurre il parassita. Dobbiamo occuparci dell’ospite.

Le stesse linee guida contemplano strategie immunomodulanti/immunopotenzianti.

Tra queste compare il domperidone, indicato a 0,5 mg/kg una volta al giorno per un mese secondo protocollo, e vengono contemplati anche nucleotidi associati ad AHCC in determinate situazioni cliniche.

Il domperidone non sostituisce miltefosina o antimoniato quando questi sono realmente indicati.

Ma il principio è importante:

Leishmania è anche una malattia dell’equilibrio immunitario.

Continuare semplicemente ad aggiungere pressione farmacologica perché le gammaglobuline non sono diminuite immediatamente significa rischiare di confondere un tempo biologico di risposta con un fallimento terapeutico.

Il meglumina antimoniato rimane un farmaco fondamentale nella terapia della leishmaniosi.

Ma nelle stesse linee guida viene indicata una potenziale nefrotossicità.

Questo non significa che Glucantime “distrugga i reni”.

Significa che, soprattutto quando abbiamo davanti un cane anziano, precedentemente trattato, con ipergammaglobulinemia importante e possibile malattia da immunocomplessi, prima di sottoporre il paziente a un nuovo ciclo terapeutico il rene deve essere studiato davvero.

Non soltanto creatinina e urea.

Urine.

Peso specifico.

Sedimento.

UPC.

Proteinuria.

Pressione arteriosa.

Imaging quando indicato.

E nel cane sottoposto per molto tempo ad allopurinolo: ricerca della xantinuria e valutazione dell'apparato urinario.

Perché il punto non è demonizzare miltefosina, Glucantime o allopurinolo.

Sono farmaci importanti e, quando correttamente utilizzati, possono salvare la vita a un cane con leishmaniosi.

Il punto è un altro:

non possiamo curare un’elettroforesi.

Dobbiamo curare un organismo.

E prima di concludere, dopo soli 28 giorni, che una terapia non abbia funzionato perché le gammaglobuline sono ancora alte, dobbiamo ricordare che i tempi del sistema immunitario non coincidono con la durata della confezione del farmaco.

Se il cane sta clinicamente meglio, quel dato ha un significato.

Se invece qualcosa non torna, prima di aggiungere un altro antileishmania dobbiamo chiederci se dietro quell’elettroforesi ci siano ancora parassiti in attività, una glomerulopatia da immunocomplessi, una complicanza urinaria, un’altra patologia concomitante o una risposta immunitaria profondamente disregolata.

Perché a volte il problema non è utilizzare troppo poco un farmaco.

È non fermarsi abbastanza a lungo per capire cosa sta realmente accadendo al paziente.

Dott.ssa Cristiana Maghenzani
Medico Veterinario
Medicina di Regolazione – Nutrizione Veterinaria – Medicina Low Dose – Micoterapia – Fitoterapia – Bioenergetica

Ciao Luna.

Non potrò dimenticare la tua espressione.
Quello sguardo che chiedeva aiuto e che, nello stesso tempo, sembrava attonito quanto il mio.

Credo che in quei momenti ci siamo capite.

Non ho potuto fare altro che cercare di comprendere cosa stesse accadendo, starti vicino e stare vicino ai tuoi umani, fino alla fine.

E oggi posso almeno fare in modo che quello che ti è successo non rimanga soltanto dolore.

Posso trasformarlo in una domanda, in una riflessione, in una causa. Posso usare ciò che hai vissuto perché serva a guardare con più attenzione altri cani, a fermarsi prima, a chiedersi qualcosa in più prima di procedere.

Forse questo è l’unico modo che ho per dare un senso al tuo esserti, tuo malgrado, immolata.

Ciao Luna.

1. Saridomichelakis MN et al.
World Association for Veterinary Dermatology Consensus Statement for Diagnosis, and Evidence-Based Clinical Practice Guidelines for Treatment and Prevention of Canine Leishmaniosis.
Veterinary Dermatology, 2025.
doi: 10.1111/vde.70006

2. Solano-Gallego L, Miró G, Koutinas A, Cardoso L, Pennisi MG, Ferrer L, Bourdeau P, Oliva G, Baneth G.
LeishVet guidelines for the practical management of canine leishmaniosis. Parasites & Vectors. 2011;4:86. doi: 10.1186/1756-3305-4-86

3. LeishVet. Practical Management of Canine Leishmaniosis – Clinical Staging, Treatment and Prognosis.
Aggiornamento LeishVet, Special Edition 2024–2025.
Indicazioni su stadiazione, monitoraggio, miltefosina, meglumina antimoniato, allopurinolo, domperidone e valutazione renale.

4. Jesus L, Arenas C, Domínguez-Ruiz M, Silvestrini P, Englar RE, Roura X, Oliveira Leal R. Xanthinuria secondary to allopurinol treatment in dogs with leishmaniosis: Current perspectives of the Iberian veterinary community.
Comparative Immunology, Microbiology and Infectious Diseases. 2022;83:101783. doi: 10.1016/j.cimid.2022.101783

5. Baxarias M et al. A blinded, randomized and controlled multicenter clinical trial to assess the efficacy and safety of Leisguard® as an immunotherapeutic treatment for healthy Leishmania infantum-seropositive dogs.
Parasites & Vectors. 2023;16:344. doi: 10.1186/s13071-023-05903-0

6. Sabaté D, Llinás J, Homedes J, Sust M, Ferrer L. A single-centre, open-label, controlled, randomized clinical trial to assess the preventive efficacy of a domperidone-based treatment programme against clinical canine leishmaniasis in a high prevalence area.
Preventive Veterinary Medicine. 2014;115:56–63.
doi: 10.1016/j.prevetmed.2014.03.010

Indirizzo

Taviano

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare