23/08/2026
LEISHMANIOSI: STIAMO CURANDO IL CANE O STIAMO INSEGUENDO L’ELETTROFORESI?
Scrivo questo post partendo da una storia clinica che mi ha profondamente colpita.
Un cane anziano, positivo per Leishmania, trattato per anni con allopurinolo 10 mg/kg due volte al giorno.
Dopo circa tre anni, l’elettroforesi mostrava un quadro fortemente alterato: albumina molto ridotta in percentuale e una marcata ipergammaglobulinemia.
A quel punto viene effettuato un ciclo di miltefosina per 28 giorni.
Clinicamente il cane sta meglio.
Ma subito dopo il trattamento l’elettroforesi non si è ancora normalizzata.
E allora si decide di trattare ancora: un ulteriore mese di meglumina antimoniato, Glucantime, per via iniettiva.
Qualche tempo dopo quel cane svilupperà un danno renale gravissimo e acuto, dal quale non riuscirà a riprendersi.
Non sto affermando che sia stato un singolo farmaco a determinarlo. Sarebbe scientificamente scorretto.
Sto ponendo però una domanda che credo noi veterinari dobbiamo porci:
quanto possiamo basare la decisione di ripetere una terapia antileishmania sull’elettroforesi eseguita immediatamente dopo il primo trattamento?
Le linee guida LeishVet attuali danno indicazioni piuttosto precise.
La miltefosina viene somministrata per 28 giorni, ma questo NON significa che al ventottesimo giorno anticorpi, gammaglobuline ed elettroforesi debbano essere tornati normali.
Anzi.
La serologia quantitativa non viene raccomandata prima di 3 mesi dall’inizio del trattamento.
La riduzione significativa degli anticorpi può richiedere 6–12 mesi e alcuni cani, pur migliorando clinicamente, possono rimanere sieropositivi molto a lungo.
Quindi:
elettroforesi ancora alterata dopo 28 giorni ≠ fallimento terapeutico.
E soprattutto:
elettroforesi ancora alterata + cane clinicamente migliorato ≠ automaticamente peggioramento della leishmaniosi.
La clinica conta.
L’andamento del peso conta.
L’appetito conta.
La vitalità conta.
Le lesioni cutanee, i linfonodi, l’anemia, la proteinuria e la funzionalità renale contano.
E conta moltissimo capire COSA sta producendo quell’alterazione delle proteine.
Nella leishmaniosi grave possiamo avere una situazione immunologicamente quasi paradossale.
Il sistema immunitario non è semplicemente “debole”.
Può essere fortemente attivato, ma nella direzione sbagliata.
La stimolazione antigenica persistente induce un’enorme attivazione dei linfociti B, produzione di immunoglobuline e quindi ipergammaglobulinemia.
Ma gli anticorpi, da soli, non riescono a eliminare efficacemente Leishmania, che è un parassita intracellulare.
Per controllarla serve soprattutto una risposta cellulare competente, con attivazione macrofagica e un’adeguata risposta Th1.
Nei soggetti che sviluppano malattia possiamo avere contemporaneamente:
iperproduzione anticorpale
+
persistenza del parassita
+
formazione di immunocomplessi
+
risposta cellulare inefficiente o progressivamente esausta.
E quegli immunocomplessi possono depositarsi anche a livello glomerulare.
Ecco perché, nella leishmaniosi, il rene non si valuta semplicemente guardando se la creatinina è ancora nel range.
Un profilo ematochimico parziale può tranquillamente non raccontare tutta la storia.
LeishVet raccomanda nel follow-up del cane trattato:
emocromo completo, biochimico completo, esame delle urine e rapporto UPC, oltre all'eventuale elettroforesi.
Perché un cane può avere creatinina apparentemente normale e contemporaneamente avere già una proteinuria glomerulare significativa.
Poi c’è l’allopurinolo.
Le linee guida attuali riportano 10 mg/kg due volte al giorno per 6–12 mesi, modulando la durata in funzione dello stadio clinico e degli effetti collaterali.
Non significa che dopo 12 mesi debba sempre essere sospeso.
Significa però che un cane che lo assume continuativamente per anni deve essere rivalutato e monitorato, soprattutto dal punto di vista urinario.
L’allopurinolo può provocare:
xantinuria;
cristalli e calcoli di xantina;
nefrolitiasi;
mineralizzazione renale.
E oggi abbiamo anche evidenze di possibile selezione di Leishmania resistente all’allopurinolo dopo trattamenti molto prolungati.
Quello che invece non attribuirei direttamente all’allopurinolo è l’ipergammaglobulinemia: quella è molto più coerente con la persistente stimolazione immunitaria indotta dalla malattia.
Ed è proprio qui che entra in gioco un altro concetto che troppo spesso dimentichiamo:
nella leishmaniosi non dobbiamo occuparci soltanto di ridurre il parassita. Dobbiamo occuparci dell’ospite.
Le stesse linee guida contemplano strategie immunomodulanti/immunopotenzianti.
Tra queste compare il domperidone, indicato a 0,5 mg/kg una volta al giorno per un mese secondo protocollo, e vengono contemplati anche nucleotidi associati ad AHCC in determinate situazioni cliniche.
Il domperidone non sostituisce miltefosina o antimoniato quando questi sono realmente indicati.
Ma il principio è importante:
Leishmania è anche una malattia dell’equilibrio immunitario.
Continuare semplicemente ad aggiungere pressione farmacologica perché le gammaglobuline non sono diminuite immediatamente significa rischiare di confondere un tempo biologico di risposta con un fallimento terapeutico.
Il meglumina antimoniato rimane un farmaco fondamentale nella terapia della leishmaniosi.
Ma nelle stesse linee guida viene indicata una potenziale nefrotossicità.
Questo non significa che Glucantime “distrugga i reni”.
Significa che, soprattutto quando abbiamo davanti un cane anziano, precedentemente trattato, con ipergammaglobulinemia importante e possibile malattia da immunocomplessi, prima di sottoporre il paziente a un nuovo ciclo terapeutico il rene deve essere studiato davvero.
Non soltanto creatinina e urea.
Urine.
Peso specifico.
Sedimento.
UPC.
Proteinuria.
Pressione arteriosa.
Imaging quando indicato.
E nel cane sottoposto per molto tempo ad allopurinolo: ricerca della xantinuria e valutazione dell'apparato urinario.
Perché il punto non è demonizzare miltefosina, Glucantime o allopurinolo.
Sono farmaci importanti e, quando correttamente utilizzati, possono salvare la vita a un cane con leishmaniosi.
Il punto è un altro:
non possiamo curare un’elettroforesi.
Dobbiamo curare un organismo.
E prima di concludere, dopo soli 28 giorni, che una terapia non abbia funzionato perché le gammaglobuline sono ancora alte, dobbiamo ricordare che i tempi del sistema immunitario non coincidono con la durata della confezione del farmaco.
Se il cane sta clinicamente meglio, quel dato ha un significato.
Se invece qualcosa non torna, prima di aggiungere un altro antileishmania dobbiamo chiederci se dietro quell’elettroforesi ci siano ancora parassiti in attività, una glomerulopatia da immunocomplessi, una complicanza urinaria, un’altra patologia concomitante o una risposta immunitaria profondamente disregolata.
Perché a volte il problema non è utilizzare troppo poco un farmaco.
È non fermarsi abbastanza a lungo per capire cosa sta realmente accadendo al paziente.
Dott.ssa Cristiana Maghenzani
Medico Veterinario
Medicina di Regolazione – Nutrizione Veterinaria – Medicina Low Dose – Micoterapia – Fitoterapia – Bioenergetica
Ciao Luna.
Non potrò dimenticare la tua espressione.
Quello sguardo che chiedeva aiuto e che, nello stesso tempo, sembrava attonito quanto il mio.
Credo che in quei momenti ci siamo capite.
Non ho potuto fare altro che cercare di comprendere cosa stesse accadendo, starti vicino e stare vicino ai tuoi umani, fino alla fine.
E oggi posso almeno fare in modo che quello che ti è successo non rimanga soltanto dolore.
Posso trasformarlo in una domanda, in una riflessione, in una causa. Posso usare ciò che hai vissuto perché serva a guardare con più attenzione altri cani, a fermarsi prima, a chiedersi qualcosa in più prima di procedere.
Forse questo è l’unico modo che ho per dare un senso al tuo esserti, tuo malgrado, immolata.
Ciao Luna.
1. Saridomichelakis MN et al.
World Association for Veterinary Dermatology Consensus Statement for Diagnosis, and Evidence-Based Clinical Practice Guidelines for Treatment and Prevention of Canine Leishmaniosis.
Veterinary Dermatology, 2025.
doi: 10.1111/vde.70006
2. Solano-Gallego L, Miró G, Koutinas A, Cardoso L, Pennisi MG, Ferrer L, Bourdeau P, Oliva G, Baneth G.
LeishVet guidelines for the practical management of canine leishmaniosis. Parasites & Vectors. 2011;4:86. doi: 10.1186/1756-3305-4-86
3. LeishVet. Practical Management of Canine Leishmaniosis – Clinical Staging, Treatment and Prognosis.
Aggiornamento LeishVet, Special Edition 2024–2025.
Indicazioni su stadiazione, monitoraggio, miltefosina, meglumina antimoniato, allopurinolo, domperidone e valutazione renale.
4. Jesus L, Arenas C, Domínguez-Ruiz M, Silvestrini P, Englar RE, Roura X, Oliveira Leal R. Xanthinuria secondary to allopurinol treatment in dogs with leishmaniosis: Current perspectives of the Iberian veterinary community.
Comparative Immunology, Microbiology and Infectious Diseases. 2022;83:101783. doi: 10.1016/j.cimid.2022.101783
5. Baxarias M et al. A blinded, randomized and controlled multicenter clinical trial to assess the efficacy and safety of Leisguard® as an immunotherapeutic treatment for healthy Leishmania infantum-seropositive dogs.
Parasites & Vectors. 2023;16:344. doi: 10.1186/s13071-023-05903-0
6. Sabaté D, Llinás J, Homedes J, Sust M, Ferrer L. A single-centre, open-label, controlled, randomized clinical trial to assess the preventive efficacy of a domperidone-based treatment programme against clinical canine leishmaniasis in a high prevalence area.
Preventive Veterinary Medicine. 2014;115:56–63.
doi: 10.1016/j.prevetmed.2014.03.010