20/09/2026
Quanta verità…
Il veterinario deve (com)piacere?
Ogni giorno il veterinario si trova davanti a un carico enorme di aspettative. Deve essere un medico impeccabile, un comunicatore empatico, un volto social e tante altre cose. Il proprietario arriva con dubbi, paure, incertezze, e deposita tutto sul professionista, ma anche il professionista è una persona: ha giornate buone e giornate meno buone e ha un carico emotivo proprio. Non è una lastra di marmo, è un essere umano.
Questa umanità non deve ricadere sul cliente, ma la consapevolezza e il rispetto devo essere reciproci. Il veterinario non è un terapeuta, non è un guru, non è un super eroe. Può modulare la comunicazione, può sostenere il proprietario, ma il suo compito resta uno: curare l’animale. E l’efficienza si misura su questo, non sulla simpatia, non sull’aderenza alle aspettative, non sulla capacità di dire ciò che il proprietario vuole sentirsi dire.
Sui social piace il professionista che conferma ciò che il pubblico vuole sentire. Ma la deontologia è il fondamento della nostra professione. Non possiamo dire che un alimento è buono perché ai follower piace, no. Non si può dire che un alimento, o una pratica, fanno bene solo perché il lettore vuole leggerlo.
Anche nella clinica quotidiana proprietario arriva spesso con una risposta già in testa: vuole aggiungere snack, vuole cambiare alimento, vuole modificare una terapia. Ma il veterinario non è una macchina a cui esprimere desideri, il suo compito è stare dalla parte dell’animale, anche quando questo significa dire no. Anche quando questo crea attrito. Anche quando questo rende il professionista “meno simpatico”.
È una posizione scomoda, sì. Ma è l’unica che permette al veterinario di dormire sonni tranquilli, sapendo di aver fatto ciò che era giusto per il paziente, non ciò che era comodo per il proprietario.