22/10/2026
Ci sono movimenti che, se imposti e ripetuti in modo eccessivo, possono sottoporre il corpo del cane a sollecitazioni importanti, soprattutto a livello di ginocchia, anche, collo e schiena.
Con il tempo, il cane può sviluppare un’ottima efficienza cardiorespiratoria e una notevole capacità di reazione. Tuttavia, il miglioramento della condizione atletica non significa che tutte le strutture del corpo siano in grado di recuperare con la stessa rapidità.
Muscoli, tendini, legamenti e articolazioni hanno tempi e modalità di recupero differenti. Se il carico di lavoro è eccessivo rispetto alla capacità di recupero del cane, il rischio di sovraccarichi, infortuni e dolore può aumentare.
Un cane può anche essere in grado di sostenere allenamenti frequenti dal punto di vista cardiovascolare, ma questo non significa che sia opportuno sottoporre ogni giorno le sue strutture muscolo-scheletriche a sollecitazioni intense e ripetute.
Allenare un cane significa anche saper gestire i carichi di lavoro, riconoscere i segnali di affaticamento e rispettare i tempi di recupero.
L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto ottenere prestazioni elevate nel presente, ma preservare la salute e la qualità di vita del cane nel lungo periodo.
Sarebbe un controsenso se un cane, dopo anni di attività sportiva, si ritrovasse a soffrire di problemi fisici che ne limitano la mobilità e il benessere proprio negli anni in cui dovrebbe poter continuare a vivere pienamente.
Per questo è importante riflettere su due concetti fondamentali:
MOVIMENTI INNATURALI ED ECCESSIVITÀ.
Non si tratta di demonizzare lo sport, né di impedire al cane di correre, saltare o esprimere le proprie capacità. Si tratta di valutare quali sollecitazioni gli vengono richieste, con quale frequenza e intensità, e se il suo corpo è in grado di sostenerle e recuperare adeguatamente.
Lo sport dovrebbe migliorare la vita del cane, non comprometterne il futuro.
Marco De Paola, esperto cinofilo certificato
UNI 11790:2020
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📍 Via di Torricola, Roma