08/10/2026
Sala d' attesa veterinaria. C'é una signora anziana con al guinzaglio un piccolo Terrier che non supera i 10kg. Un meticcio che ricorda molto un Jack Russell misto a un West Highland.
Un cane con temperamento, energico, ormai impaziente della lunga attesa che inizia a mostrare segnali di noia e di stress: inizia ad abbaiare, si sdraia ma poi si rialza, sbadiglia ripetutamente , si lecca le labbra , salta addosso alla proprietaria per poi riprendere ad abbaiare.
La signora palesemente a disagio per il comportamento del proprio cane, pensa di ristabilire la calma strattonando il cane di volta in volta chiedendo uno, due, tre , quattro volte il seduto al proprio cane con tono sempre più alto, che viene puntualmente disatteso.
Le mie riflessioni sono state le seguenti :
- AMO IL MIO CANE, FINTANTO CHE..
L' intervento ( vano) della signora , non è stato mosso dal desiderio di voler aiutare il proprio cane, bensi da uno stato di disagio che lei stessa stava provando di fronte alle altre persone, essendo l' unico cane ad abbaiare ripetutamente.
Mi ha ricordato tutte le volte che ho lavorato con cani ad esempio che abbaiavano ininterrottamente una volta lasciati da soli a casa, che mi sono stati portati al campo non già quando è sorto il problema, ma solo quando i condomini iniziavano a lamentarsi.
A quel punto allora, il focus della questione non era " Perché il mio cane si dispera quando esco?" MA il mio cane sta diventando un problema per me e per le altre persone che vivono nel mio palazzo.
Una visione alquanto egoriferita.
Lavori, percorsi attuati con estremo ritardo.
Manifestazioni di disagio volutamente ignorati e non attenzionati fintanto che non rappresentano un problema per la persona stessa.
- MANCANZA DI COMPRESIONE E INCAPACITÀ DI LETTURA DEL CANE.
Con questo, non voglio additare nessuno.
Non siamo tutti Cinofili , ognuno svolge il proprio lavoro e se esiste la nostra figura professionale é proprio per aiutare a comprendere un linguaggio completamente diverso dal nostro.
Il problema però é che ad oggi sono moltiplicati i cani nelle nostre abitazioni ma la conoscenza che ha il proprietario medio non va di paro passo con questa " moda" degli ultimi decenni di vivere con un cane.
É come se ci fosse un Jet Lag culturale.
Aumentano i cani ma non l' informazione a riguardo e temo che difficilmente si possa allineare.
A quel cane in sala d' attesa sarebbe bastata una brevissima e semplice passeggiata fuori per strada , fargli mettere il naso a terra, magari farlo pure sporcare e indubbiamente sarebbe rientrato con più calma.
Continuare a pretendere un seduto quando il cane sta comunicando che si sta terribilmente stressando e annoiando , non serve assolutamente a nulla e difatti il cane ne ha dato prova.
Dov' é l' ascolto qui?
In tutti questi anni di lavoro, si possono contare sulle dita di una mano , le persone venute al campo non per risolvere un problema ma perché volessero imparare a leggere lo straordinario mondo dei cani.
- I CANI DA COMPAGNIA NON ESISTONO.
Se la signora fosse stata una mia cliente, mai le avrei consigliato di prendere un cane del genere.
Il cane é un animale.
Il processo dell' addomesticamento é avvenuto in forma autonoma nei soggetti più docili.
Potremmo parlare per ore delle razze, di selezione e di derive genetiche ma resta il fatto che il cane non é un qualcosa che é stato creato in laboratorio come un prototipo per fare da dama di compagnia a una persona o da test di responsabilizzazione per il figlio minorenne.
Non nasce nemmeno per colmare le nostre lacune emotive o affettive, né tanto meno per farci sentire amati incondizionatamente o meno soli.
Siamo noi che ne traiamo questi vantaggi, ma la sua esistenza non si appaga con i nostri bisogni.
“Cane da compagnia”, infatti, può essere un termine per indicare il ruolo che un cane svolge nella vita di una persona, ma non significa che esista un cane che abbia smesso di essere cane. Anche il cane che vive in appartamento ha bisogno di: movimento e attività fisica adeguata, esplorazione e possibilità di annusare; comunicazione e interazione con altri cani, quando appropriato; regole e limiti coerenti;stimolazione mentale; possibilità di esprimere comportamenti naturali e
un rapporto con il proprietario basato sulla comprensione, non soltanto sull'affetto.
Il rischio dell'umanizzazione è pensare: “Se lo amo, devo trattarlo come una persona.” In realtà, è il contrario: rispettare un cane significa imparare a leggerlo come cane e trattarlo da cane.
Riconoscerne l' animalitá é l' atto d' amore più grande nei suoi confronti.
E in ultimo, lo ripeterò sempre.
PICCOLO NON VUOL DIRE SEMPRE POCO IMPEGNATIVO.
É proprio per questo che per il cane delle signora sarebbe stata più opportuna una persona più dinamica e giovane e per la signora un cane con meno temperamento e diverse doti naturali.
( Foto dei miei cani da compagnia 😂🤭)