10/06/2026
L’ESTETICA È FUNZIONE
Ogni tanto qualcuno mi chiede perché porto i miei cani alle esposizioni canine. La domanda è spesso accompagnata da un’espressione tra il perplesso e l’indignato.
La mia risposta è molto semplice: perché l'estetica è funzione. Una struttura corretta non è una questione di vanità. È movimento, efficienza, resistenza, salute. Un cane costruito bene è un cane che può svolgere meglio il lavoro per cui la sua razza è stata selezionata e che, spesso, riuscirà a farlo più a lungo. Dietro una spalla ben angolata, una linea dorsale corretta o un'andatura armoniosa non c'è il culto della bellezza, ma il rispetto della funzione.
Per questo partecipiamo alle esposizioni. Non per vincere una coppa, ma per sottoporre il nostro lavoro a una valutazione esterna. Per confrontarci con altri allevatori, per ascoltare il giudizio di esperti che studiano razze e morfologia da una vita, per verificare se il progetto allevatoriale che abbiamo in mente sta davvero prendendo forma nella direzione giusta.
E quando dico "nostro" intendo il progetto che condivido con Donata. Donata è la migliore handler che conosca. Non solo perché sa presentare un cane nel modo migliore, ma perché sa leggerlo, capirlo e rispettarlo. E soprattutto perché, come me, vive con questi cani ogni giorno. Non sono cani che esistono soltanto nel weekend delle esposizioni. Dormono nelle nostre case, lavorano con noi, viaggiano con noi, condividono la nostra quotidianità e le nostre scelte. Conosciamo ogni loro pregio e ogni loro difetto, ogni loro punto di forza e ogni loro fragilità.
Forse è anche per questo che la recente vicenda dei cani morti durante il trasporto verso una manifestazione cinofila ci ha colpito profondamente. Ha colpito tutti, giustamente.
Esistono persone che sacrificano il benessere animale in nome della competizione? Certamente. Esistono in cinofilia come esistono nello sport, nella politica, nell'università e praticamente in qualsiasi attività umana. Ma il fatto che qualcuno lo faccia non significa che lo facciano tutti.
Io non affido i miei cani a nessuno. Non vivo le esposizioni come una corsa al trofeo. Le vivo come uno strumento di verifica. Certo, vincere fa piacere. Sarebbe ipocrita dire il contrario. E quando torni a casa con un titolo mondiale, come è successo a noi, il viaggio di ritorno ha sicuramente un sapore speciale. Ma il valore di quel risultato non sta nella coppa. Sta nella conferma che anni di studio, selezione, lavoro e sacrifici stanno andando nella direzione che avevamo immaginato.
Del resto, ho sempre avuto una certa inclinazione a cercare di cambiare le cose dall'interno. Mi fido poco di chi osserva tutto dalla tribuna distribuendo sentenze e molto di più di chi entra in campo, si mette in discussione e accetta il confronto.
Per questo studio. E studio tanto. Studio all'università, frequento seminari, seguo corsi per educatori e addestratori, leggo articoli scientifici, ascolto chi ne sa più di me e cerco di imparare qualcosa ogni giorno.
E continuo a pensare che sia meglio studiare che rifugiarsi negli slogan. Perché il mondo cinofilo è pieno di slogan spesso molto popolari.
"Non comprare, adotta." Io adotto. E compro anche da allevatori seri. Le due cose non si escludono affatto.
"Il cane deve fare il cane." Benissimo. Ma quale cane? Esiste davvero un cane universale, identico a tutti gli altri? Un Pastore Olandese, un Barboncino e un Levriero sono uguali? E soprattutto, chi stabilisce che cosa significhi davvero "fare il cane"?
La realtà è quasi sempre più complessa degli slogan, e proprio per questo continua ad affascinarmi. Perciò continuerò a studiare, a confrontarmi, a farmi giudicare e a mettermi in discussione. Non perché voglia avere ragione, ma perché voglio allevare cani migliori, vivere meglio con loro e rendere migliore anche il mondo cinofilo.