15/08/2026
Abbiamo letto il post pubblicato nelle ultime ore e, soprattutto, le numerose reazioni che ne sono seguite.
Comprendiamo il dolore per la perdita di una gattina. Dispiace profondamente anche a noi. Chi dedica ogni giorno tempo, energie e risorse agli animali non può certamente considerare la morte di un piccolo randagio qualcosa di normale o irrilevante.
Ciò che però troviamo profondamente ingiusto è assistere, ancora una volta, a un processo pubblico nel quale persone che non conoscono direttamente i fatti, la storia clinica dell’animale, le condizioni nelle quali è arrivato né quanto è stato fatto durante la permanenza, si sentono autorizzate ad attribuire colpe, parlare di incuria, chiedere la chiusura della struttura o invitare a diffonderne il nome affinché non possa più lavorare.
È molto facile giudicare attraverso una fotografia e poche righe pubblicate sui social. È molto più difficile conoscere cosa significhi realmente occuparsi ogni anno di moltissimi animali provenienti dalla strada, spesso fragili, non vaccinati, infestati da parassiti o portatori di problematiche sanitarie che possono manifestarsi anche improvvisamente.
In questi anni *NON SOLO FUSA ha accolto, assistito, recuperato e accompagnato verso l’adozione tantissimi gatti randagi.*
Sono animali che oggi hanno una casa, una famiglia e una vita diversa proprio perché qualcuno ha scelto di farsene carico quando erano soli.
Di questi casi, però, raramente nasce un processo sui social.
Non fanno rumore le notti trascorse ad allattare un neonato, le quarantene, le terapie, le pulizie, le visite veterinarie, le ore dedicate alla socializzazione o le adozioni riuscite.
Quando invece, purtroppo, un animale non ce la fa, tutto questo sembra improvvisamente non essere mai esistito.
Eppure la realtà è semplice: *chi lavora con animali fragili può fare tutto ciò che è nelle proprie possibilità, ma non può garantire l’esito di ogni singola situazione.*
Nessuno fa miracoli.
L’irreparabile, purtroppo, può essere dietro l’angolo anche quando un animale viene seguito, alimentato, trattato e monitorato.
Questo non significa minimizzare quanto accaduto. Una vita resta una vita e una perdita resta dolorosa.
Significa però rifiutare l’equazione secondo cui un esito negativo debba automaticamente trasformarsi in una condanna per negligenza.
La nostra struttura, inoltre, negli anni è stata sottoposta a verifiche da parte delle Autorità sanitarie competenti e anche del *N.A.S. dei Carabinieri.* Tali controlli non hanno evidenziato anomalie riguardanti la gestione sanitaria degli animali o le condizioni igienico-sanitarie della pensione.
Questo per noi vale più di qualsiasi giudizio formulato da chi non è mai entrato nella struttura e non conosce il nostro lavoro.
*Accettiamo le critiche. Accettiamo il confronto. Accettiamo anche che qualcuno possa decidere, dopo un’esperienza negativa, di non rivolgersi più a noi.*
Quello che non possiamo più accettare sono offese, accuse presentate come fatti certi da persone estranee alla vicenda, inviti a “far girare il nome”, richieste di chiusura dell’attività o affermazioni che possano compromettere ingiustamente la reputazione della struttura e delle persone che vi lavorano.
Prima di giudicare bisognerebbe conoscere.
Prima di accusare bisognerebbe verificare.
Prima di scrivere bisognerebbe ricordare che dietro una tastiera esistono comunque responsabilità.
Da questo momento ogni contenuto che dovesse oltrepassare i limiti della legittima critica sarà conservato e sottoposto ai nostri consulenti per le opportune valutazioni e, quando necessario, per la tutela della struttura e delle persone coinvolte nelle sedi competenti.
Noi continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto.
Occuparci dei gatti.
Di quelli che stanno bene, di quelli che arrivano malati, di quelli che nessuno vuole e, soprattutto, di quelli che grazie al lavoro di tante persone riescono finalmente a trovare una famiglia.
Sono loro, più di qualsiasi commento sui social, a raccontare chi siamo.
*NON SOLO FUSA – Pensione Felina*