25/06/2026
𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗴𝗶𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗮 𝗩.𝗜.𝗩.𝗔, 𝗰𝗼𝗻 𝗹’𝗮𝗱𝗲𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗔𝗦𝗘𝗧𝗥𝗔 e 𝗔𝗩𝗘𝗖, 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 𝘁𝗲𝗹𝗲𝘃𝗶𝘀𝗶𝘃𝗮 “𝗖𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗮 𝗜𝗻𝗰𝘂𝗯𝗼”
[nota: al momento, tardo pomeriggio del 22.06, sembra che la trasmissione non sia più disponibile su Amazon Prime Video, ma riteniamo comunque importante diffondere questo comunicato, già pubblicato da VIVA sul proprio sito nella giornata di oggi]
V.I.V.A, assieme ad altre associazioni, ritiene necessario prendere posizione relativamente alla trasmissione "Cani da incubo", disponibile su Amazon Prime Video. Atti, procedure e strumenti che vengono mostrati in questa serie, basata su "training" di cani che manifestano comportamenti problematici, risultano violare il benessere psicofisico dei cani coinvolti. Inoltre il programma diffonde una idea distorta e semplificata di realtà complesse, quali la riabilitazione di cani con comportamenti problematici, comportamenti aggressivi/reattivi e difficoltà emotive e relazionali.
Pubblichiamo di seguito il comunicato, con preghiera di diffusione, con l'obiettivo di contrastare la violenza sugli animali, diffondere informazioni corrette per i professionisti e il pubblico e disincentivare la visione di tali programmi.
Le Associazioni sottoscriventi esprimono forte preoccupazione in merito alla serie TV “Cani da incubo”, attualmente disponibile su Amazon Prime Video.
Considerato che:
𝟭. Il comportamento animale è una realtà complessa, sia nell’ambito della normalità sia, ancor più, quando si entra in un contesto di patologia o disturbo. In tali situazioni è imprescindibile la presa in carico del caso da parte di un team multidisciplinare e multiprofessionale costituito da figure adeguatamente preparate, con competenze riconosciute e certificate (Medico Veterinario Esperto in comportamento animale, Medico Veterinario curante, Istruttore cinofilo/EsCAC, eventuali Medici Veterinari specialisti, ecc.).
Sono infatti necessarie:
• un’anamnesi e indagini mediche approfondite da parte del Medico Veterinario, finalizzate alla valutazione di eventuali problematiche organiche sottostanti alle manifestazioni comportamentali (quali dolore, disturbi neurologici, disendocrinie, ecc.);
• un’anamnesi comportamentale, relazionale e ambientale approfondita, nonché una valutazione dei rischi connessi alla sicurezza del soggetto e di chi lo circonda;
• la pianificazione di un percorso terapeutico e riabilitativo personalizzato, strutturato sulla base delle specifiche problematiche del soggetto, delle sue caratteristiche individuali e del contesto familiare di riferimento.
𝟮. In presenza di comportamenti aggressivi, è necessario attenersi a quanto previsto dalla normativa vigente, riservando ai Medici Veterinari Esperti in comportamento animale e ai Medici Veterinari impiegati nel Servizio Pubblico l’inquadramento diagnostico del soggetto, la valutazione del rischio e le conseguenti prescrizioni in termini di sicurezza e tutela dell’incolumità pubblica.
𝟯. Nell’attuale contesto storico e culturale, l’animale è riconosciuto come essere senziente ed è considerato a tutti gli effetti un membro della famiglia, meritevole di tutela, rispetto e protezione. Inoltre, la letteratura scientifica offre numerose evidenze sugli effetti nocivi degli strumenti e delle tecniche coercitive, punitive e avversative, sia in termini di benessere psicofisico sia in relazione all’aumento della frequenza e dell’intensità dei comportamenti aggressivi, nonché degli stati di paura, ansia e stress.
Riteniamo pertanto che dalla trasmissione Cani da incubo emergano le seguenti criticità:
• Banalizzazione di concetti, procedure e tempi dei percorsi comportamentali. Viene infatti affermato, per tutti i cani protagonisti degli episodi, che i comportamenti ritenuti “errati” siano esclusivamente la conseguenza di una gestione inadeguata da parte dei familiari oppure di caratteristiche individuali predeterminate. Inoltre, vengono applicate ai diversi soggetti le medesime procedure (ad esempio il flooding, ossia l’immersione forzata nello stimolo stressante; le strattonate attraverso il collare) e gli stessi strumenti (collare a strozzo e guinzaglio). Viene presentato come raggiungibile in tempi rapidi il miglioramento di situazioni complesse che, nella realtà, richiederebbero presumibilmente percorsi molto più lunghi e articolati, considerato che è auspicabile porsi come obiettivo il miglioramento dello stato emotivo del cane e non l’inibizione dello stesso.
• Assenza di competenze relative alla lettura, alla comprensione e al rispetto dei segnali comunicativi del cane, in particolare dei segnali di stress, evitamento e inibizione. I cani ripresi nelle puntate manifestano, durante il “lavoro” svolto, importanti e ripetuti segnali di stress e disagio emotivo, quali postura bassa e raccolta durante l’interazione con il trainer, leccamento del naso e delle labbra, evitamento visivo (guardare altrove), sollevamento di un arto anteriore, riduzione dei comportamenti esplorativi (non annusare, non guardarsi intorno) e di urinazione, aumento frequenza respiratoria, tentativi di evitare la situazione allontanandosi dalla fonte del disagio. Molti cani appaiono disorientati quando allontanati dai referenti e durante gli “esercizi”. Nonostante ciò, viene affermato che i cani siano tranquilli e abbiano imparato a comportarsi correttamente. L’inibizione o l’assenza di reazione vengono considerate indicatori di miglioramento, anziché possibili manifestazioni di disagio.
• Assenza delle figure professionali necessarie e specificamente formate (e non autoreferenziate) per la presa in carico di soggetti che presentano problematiche comportamentali, in particolare quando associate a manifestazioni di aggressione.
• Creazione, durante il “lavoro”, di situazioni potenzialmente pericolose per l’animale, per le persone coinvolte e per la sicurezza pubblica, come far avvicinare terze persone o altri cani al soggetto oppure richiedere interazioni fisiche dirette. Il pubblico potrebbe essere indotto a riproporre o emulare autonomamente tali comportamenti e procedure, con possibili conseguenze dannose.
Infine, riteniamo particolarmente grave che vengano menzionati con superficialità e disinvoltura atti medici, quali terapie e procedure chirurgiche, definendoli inutili, da chi non possiede un titolo di studio o competenze professionali che consentano simili affermazioni.
Si sottolinea pertanto che il programma diffonde un’idea distorta della realtà, non rispettosa né del cane, né dei professionisti che operano seriamente nel settore, né dell’impegno delle famiglie che ogni giorno dedicano tempo, energie e risorse alla gestione e alla risoluzione dei problemi comportamentali dei propri animali.
Per concludere, si auspica, così come già proposto da altri enti, l’avvio di un confronto diretto con le società di produzione, le emittenti e tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione e diffusione di programmi dedicati agli animali, con l’obiettivo di promuovere contenuti realistici, scientificamente fondati e rispettosi del benessere psicofisico degli animali, in linea con le conoscenze e le normative attualmente vigenti.
Le Associazioni
V.I.V.A. Veterinari Italiani contro la Violenza sugli Animali
ASETRA Associazione di Studi Etologici e Tutela della Relazione con gli Animali
AVEC Associazione Veterinari Esperti in Comportamento
(documento in pdf disponibile sul sito di VIVA: https://sites.google.com/view/vivavets/news-ed-eventi)
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