APS Agribizzarra

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💚 Satispay APS AgriBizzarra Onlus è un'associazione no profit, nata nel 2013, che gestisce un Rifugio nel quale vivono in libertà animali provenienti da allevamenti, a fine carriera sportiva/riproduttiva oppure salvati da maltrattamenti o a rischio abbandono e macello. È inoltre un centro di "educazione alla natura e agli animali", un luogo di incontri "magici" in cui non si sa bene "chi aiuti chi"
Incoraggiare la comprensione degli animali "da reddito", non solo quella degli animali cosiddetti "da affezione" e mostrare i benefici di una vita cruelty-free, è uno degli scopi che si prefigge Agribizzarra Onlus. Qui ogni interazione con gli animali è un'occasione unica per scoprire che di fronte abbiamo individui con personalità singolari, esseri senzienti che provano emozioni e ci fa comprendere che di fronte a noi abbiamo qualcuno e non qualcosa. Ad oggi ho il privilegio di convivere con 10 cavalli, 2 pony, 2 asinelle, 2 mucche, 1 toro, 1 vitellino, 2 maiali, 3 cani, gatti, oltre a diversi animali selvatici che ogni tanto passano a trovarci

�Come sostenere il Rifugio�

Ogni singola forma di AIUTO è preziosa e permette ad ogni individuo, ospite del Rifugio, di vivere libero, curato ed amato!

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oggetto : ADOZIONE A DISTANZA

17/10/2026

[...] Nei boschi che costeggiano l’AltroveCapovolto ho scoperto cosa fosse davvero, per me, la gratitudine, un’emozione così intensa da commuovermi e farmi vibrare il cuore fino a percepirne fisicamente il calore all’altezza del petto.
L’amore, in tutte le sue forme, è diventato la linfa vitale di questo luogo.
Qui ho imparato anche ad apprezzare la lentezza.
La mia testa è quasi sempre accesa. Un pensiero ne richiama immediatamente un altro, poi un altro ancora.
Collego cose lontanissime tra loro, anticipo, progetto, immagino, apro continuamente nuove strade. Anche
quando il corpo è fermo, dentro posso essere già dieci passi più avanti. È una mente veloce, curiosa e creativa, ma anche faticosa da abitare quando non riesce mai davvero a rallentare.
All’Altrovecapovolto la lentezza è ovunque. È nel ruminare quieto dei bovini, nel branco che pascola senza fretta, nel silenzio che non è mai davvero vuoto, negli ulivi che scandiscono l’anno attraverso le loro fasi, dalla fioritura alla crescita dei frutti fino alla raccolta.
Le olive le raccolgo rigorosamente a mano. Mi piace quel ritmo fatto di gesti ripetuti, ore trascorse tra gli alberi e una mente che, finalmente, non deve correre da nessuna parte. Mentre raccolgo non devo ordinare ai miei pensieri di fermarsi, semplicemente rallentano.
Accade anche quando osservo il branco, ascolto il silenzio o mi fermo davanti ai tramonti che ridisegnano continuamente il paesaggio della Maremma.
Rallentando ho cominciato a vedere di più. Un movimento quasi impercettibile di un animale, una postura che cambia, il vento tra le foglie, un suono che nella fretta probabilmente non avrei nemmeno sentito e, inevitabilmente, anche qualcosa di me."
~L'amore che libera
👉🏻 https://amzn.eu/d/0e2xx4yH

Prezzemolino mio! 😍❤️Controllo qualità a suon di musate nella schiena, che più di una volta mi hanno spostata di un metr...
12/10/2026

Prezzemolino mio! 😍❤️

Controllo qualità a suon di musate nella schiena, che più di una volta mi hanno spostata di un metro, e raspate con gli zoccoli sulla rete perché, a quanto pare, stavo occupando il suo posto preferito... 🤬🤣

"Questo libro nasce da una domanda che negli anni ha continuato a cambiare forma: che cosa significa amare lasciando l’a...
11/10/2026

"Questo libro nasce da una domanda che negli anni ha continuato a cambiare forma: che cosa significa amare lasciando l’altro libero di essere ciò che è?
Quando ho iniziato a condividere così profondamente la mia vita con gli animali, credevo di avere già molte risposte. Avevo esperienza, avevo studiato, avevo osservato e soprattutto pensavo di sapere cosa significassero parole come cura, protezione, benessere e amore.
Poi sono arrivati loro, con i loro sì e i loro no, i tempi che non coincidevano con i miei, le relazioni che sceglievano senza chiedermi il permesso, le preferenze, le paure, le incompatibilità e comportamenti che hanno messo, e continuano a mettere, in discussione ciò che avevo letto, studiato o semplicemente creduto di sapere.
Vivere con loro mi ha insegnato che conoscere una specie è indispensabile, ma non basta per sapere chi sia l’individuo che abbiamo davanti.
Mi ha insegnato anche qualcosa di più difficile: possiamo amare sinceramente qualcuno e, nello stesso tempo, portare dentro quella relazione i nostri bisogni, le nostre ferite emotive, le aspettative e il desiderio di sentirci scelti, utili o necessari.
Molte delle pagine che seguono raccontano proprio questo incontro tra due percorsi.
Da una parte ci sono gli animali dell’AltroveCapovolto, ciascuno con la propria storia, il proprio carattere e il proprio modo di stare al mondo.
Animali che hanno trovato uno spazio nel quale poter esprimere più liberamente ciò che sono, costruire relazioni, scegliere distanze e vicinanze e sorprendermi continuamente con la loro individualità.
Dall’altra ci sono io, con la mia storia e il mio bagaglio emotivo, arrivata qui cercando un luogo nel quale riuscire finalmente a respirare e ritrovatami, negli anni, a mettere in discussione molte delle cose che credevo di sapere anche su me stessa."

~ L'amore che libera

❤️
10/10/2026

❤️

➡️🔴🦔🌳BOSCO OSPIZIO di Reggio Emilia
🐾il Consiglio di Stato si esprime dicendo che ci sono animali all’interno e che si riteneva opportuno bloccare abbattimento di altri alberi!

🦇🔴ABBIAMO LOTTATO PER LUI E PER TUTTE LE VITE ANIMALI CHE LO ABITANO

❗️IL CONSIGLIO DI STATO HA BLOCCATO temporaneamente il cantiere all’interno della SENTENZA PERCHÈ VIVONO GLI ANIMALI CHE SI RIPARANO!!‼️
CHI HA DATO MODO DI OPERARE ALLE RUSPE NON HA RISPETTATO CIÒ.
Lo avevamo detto mille volte.
Abbiamo
↘️fatto sopralluoghi, ➡️condotto studi sul campo,
↔️censito le colonie di ricci presenti, ↪️verificato la presenza di chirotteri (pipistrelli), abbiamo
➡️redatto relazioni tecniche Veterinarie forensi, veterinarie specializzate, etologiche, faunistiche e agronomiche.
✅Abbiamo diffidato il
comune di Reggio Emilia e Conad diverse volte.
⚠️La settimana scorsa non siamo potute rimanere a guardare in silenzio e siamo tornate proprio lì al
Bosco documentando il tutto.
Abbiamo telefonato alla prefettura e richiesto di intervenire urgentemente.
Abbiamo trasmesso con URGENZA diffida e richiesta di interruzione del cantiere, abbiamo informato anche il Tribunale di competenza.
Conad in accordo con il Comune di Reggio Emilia non hanno atteso fosse resa nota la sentenza che avrebbe dovuto arrivare l’8 ottobre!
E noi lo abbiamo documentato!
Abbiamo lottato a lungo per le vite del bosco che qualcuno dichiarava non esistessero.
🔴✅Al BOSCO OSPIZIO ABITANO ANIMALI VIVI CHE NON DEVONO MORIRE!

Che i nostri studi e le nostre relazioni condotte e diffide volino ovunque e lottino per ottenere giustizia.
Continuiamo a farlo insieme

Insieme a tutte e tutti dalle cittadine e cittadini che fanno sempre la differenza con grande impegno, GRAZIE a Reggio Emilia,
Oasi Desirée
L'Altra Scuderia
APS Agribizzarra
AVI Associazione Vegani Internazionale
La Casa di Duca e Pippi Odv
le associazioni intervenute nel corso degli anni che lottano per difendere il bosco e le vite

Grazie a chi dell’assemblea del bosco,e a chiunque abbia fatto un pezzo per il bosco e chiunque continuerà a lottare con noi.
CONTRO CHI DI ANIMALI ALBERI E SENTENZA SE NE FREGA!

Grazie ai tecnici della nostra equipe
Dott. Enrico Moriconi Medico Veterinario Etologo forense,
Dott. Medico Veterinario Massimo Vacchetta,
Dott. Biologo faunista Fabio Helleon

Siamo pronte anche a depositare il prossimo esposto con documenti importanti alla mano

E ora andiamo avanti

🐾UTI per tutti Unione Tutela Individui
InPrimoPiano

Nota bene
Le fotografie presenti in questa comunicazione sono riferibili a un nostro post che riguardava Bosco Ospizio e le vite.
Le vite che abbiamo documentato e per le quali abbiamo lottato insieme.
Per loro, come abbiamo detto otterremo giustizia!

In primo piano Allegra. Dietro, quasi nascosta, si intravede Cincia, la sua mamma trentaquattrenne.Entrambe sulla rete m...
08/10/2026

In primo piano Allegra. Dietro, quasi nascosta, si intravede Cincia, la sua mamma trentaquattrenne.
Entrambe sulla rete ma, soprattutto, sulle olive. 😅
Un attimo prima c’era Ettore, il loro gigantesco compagno equino, mentre le due figlie di Satana, le pony, stanno ancora prendendo le misure alla situazione per capire bene dove e come intervenire per fare danni.
Io la prendo con filosofia e rido.
Perché, alla fine, meno male che ci sono loro. ☺️😅

C’è voluto un anno per riuscire a riprendere in mano questo libro."L’amore che libera" l’ho scritto due anni fa. L’anno ...
29/09/2026

C’è voluto un anno per riuscire a riprendere in mano questo libro.

"L’amore che libera" l’ho scritto due anni fa. L’anno scorso decisi di affidarlo a una casa editrice e iniziò una campagna di prevendita: se avessimo raggiunto le 200 copie, il libro sarebbe stato pubblicato e distribuito nelle librerie.

Quelle 200 copie non le raggiungemmo.

Ma più di sessanta sì.

E dietro quelle sessanta copie ci fu un lavoro enorme. Scrissi, raccontai, contattai persone, parlai del progetto ovunque potessi. Ci misi la faccia ogni giorno, perché credevo in quel libro e nella possibilità che potesse arrivare in libreria.

E soprattutto perché molte delle persone che lo acquistarono lo fecero sapendo che, attraverso quel progetto, stavano dando una mano agli animali di Agribizzarra.

La prevendita e i pagamenti erano gestiti dalla casa editrice. Io avevo portato le persone fin lì, fidandomi a mia volta di ciò che sarebbe accaduto dopo.

Non avendo raggiunto l’obiettivo delle 200 copie, il libro non fu distribuito nelle librerie, ma le copie acquistate dovevano comunque essere stampate e consegnate a chi le aveva pagate.

Quando arrivò la mia, rimasi senza parole.

Il libro era stato impaginato praticamente così com’era, senza il lavoro editoriale che mi aspettavo, con parti del testo tagliate e caratteri talmente piccoli da renderne difficile la lettura.

Poi scoprii che alcune persone non avevano ricevuto neppure quella copia.
ed è stato quello, forse, a farmi più male.
Perché i soldi non li avevo raccolti io, non avevo impaginato io quel libro e non ero io a occuparmi delle spedizioni.

Ma la faccia ce l’avevo messa io.

Quelle persone erano arrivate fin lì perché avevano creduto alle mie parole e si erano fidate di me.
Mi sono sentita in colpa. Molto più di quanto probabilmente avrei dovuto. Al punto che per quasi un anno non sono riuscita a riprendere in mano il manoscritto originale e ricominciare a lavorarci.

Poi l’ho fatto.

Ho ripreso il testo e questa volta gli ho dedicato il lavoro che meritava. È stato fatto un editing accurato, ho rivisto ciò che andava rivisto, aggiunto le fotografie che nella precedente edizione erano completamente assenti e curato ogni dettaglio della nuova edizione.
E, finalmente, ho potuto realizzare anche la copertina che avevo immaginato per racchiudere tutte quelle parole.

"L’amore che libera" è finalmente disponibile su Amazon, sia in versione cartacea sia in versione Kindle.

Ma c’è una cosa che per me viene prima di tutto il resto.
Vorrei ritrovare quelle oltre sessanta persone perché, terminata la campagna, non ho più avuto accesso all’elenco completo degli acquirenti. Per questo non posso essere io a cercarvi uno per uno.

Se l’anno scorso avete acquistato L’amore che libera in prevendita, scrivetemi.
Scrivetemi se avete ricevuto la vostra copia e, a maggior ragione, se l’avete pagata e non vi è mai arrivata.

Voglio farvi avere questa nuova edizione a mie spese.

Perché quella faccia che avevo messo allora è la stessa che ci metto oggi.
E se più di sessanta persone hanno scelto di fidarsi di me e di sostenere, attraverso questo libro, gli animali di Agribizzarra, per me quella fiducia vale ancora.
Questa volta voglio che nelle vostre mani arrivi il libro che avrei voluto consegnarvi fin dall’inizio.

E voglio dirvi, finalmente, grazie.

19/09/2026

La cosa più difficile, quando pensiamo di conoscere un animale, è accorgerci di quante volte lo stiamo descrivendo attraverso il posto che occupa nella nostra vita.

Del cavallo abbiamo raccontato per secoli soprattutto ciò che poteva fare insieme a noi o per noi. Abbiamo costruito attorno a lui parole, categorie, aspettative, modi di leggerne il comportamento.

Ma prima di qualunque ruolo c'è un individuo.

Un individuo che sceglie, costruisce legami, evita alcune situazioni e ne cerca altre, cambia nel tempo, sviluppa preferenze, reagisce alla propria storia e al contesto in cui vive.

Può sembrare un'osservazione ovvia. Eppure cambia molto.

Perché conoscere ciò che un animale fa in relazione a noi non equivale necessariamente a conoscere chi è.

È da questa differenza, apparentemente piccola, che nasce "Cambiare Sguardo – Il cavallo, oltre le nostre certezze"
(disponibile su Amazon https://amzn.eu/d/06lWbXEH )

Non per aggiungere un'altra definizione del cavallo, ma per provare a togliere qualcuna delle nostre.

"Quando scopriamo quanto una relazione con un animale possa mostrarci di noi, esiste il rischio di trasformare l’animale...
16/09/2026

"Quando scopriamo quanto una relazione con un animale possa mostrarci di noi, esiste il rischio di trasformare l’animale in uno strumento.
Il cavallo che ci guarisce, che sente le nostre ferite, che sa ciò di cui abbiamo bisogno.
Sono immagini affascinanti, ma rischiano di raccontare più noi che lui.
Un cavallo non esiste per curarci. È un individuo con propri bisogni, proprie esperienze, proprie preferenze e propri limiti.
Eppure, mentre noi osserviamo lui, anche lui sta osservando noi.
Per questo la metafora del cavallo come specchio non mi basta.
Uno specchio restituisce ciò che gli mettiamo davanti, un cavallo no.
Un cavallo osserva, apprende, ricorda, sceglie e reagisce attraverso la propria storia.
L’incontro avviene tra due individui."

Questo è un brano di
"Quando la ferita decide per noi"
Un libro sulle ferite emotive, ma anche sul modo in cui ciò che abbiamo vissuto modifica il nostro sguardo, le nostre relazioni e quello che crediamo di vedere negli altri.
Anche quando l’altro è un cavallo.

✨ Disponibile su Amazon

In questi giorni tutti hanno scritto di Varenne.Ippici, animalisti, appassionati e persone che forse non saprebbero dire...
22/08/2026

In questi giorni tutti hanno scritto di Varenne.

Ippici, animalisti, appassionati e persone che forse non saprebbero dire quante gambe o quanti occhi abbia un cavallo. E sono nate furiose discussioni: Varenne schiavo oppure atleta? Correva perché costretto o perché amava gareggiare e vincere? Era consapevole di essere un campione?

Il mondo dell'ippica lo conosco, l'ho vissuto per tanti anni e da dentro. Non rinnego il mio passato, ma oggi la mia scelta è una gestione etica degli animali, libera da sfruttamento e il più possibile rispettosa delle loro scelte.

Non mi interessa aggiungere un'altra voce allo scontro tra mondo ippico e animalismo. Vorrei spostare lo sguardo altrove.

Mi permetto di parlare di questa Leggenda dell'ippica perché la sua storia può aiutarci a riflettere su qualcosa di cui, in questi giorni di dibattito e scontri, non si è parlato, che riguarda molti altri animali e a cui, secondo me, continuiamo a non dare la giusta importanza: i legami.

Per diciassette anni, quando Varenne viveva a Vigone (TO), Annamaria Crespo è stata una presenza costante nella sua vita. Per un cavallo atleta di quella levatura, per di più intero, la cui vita era fortemente gestita e trascorsa in gran parte separato dai suoi simili, una presenza stabile come Annamaria assumeva un'importanza enorme. Le cronache dell'epoca parlavano di loro come di due esseri che vivevano “in simbiosi”.

Poi, per questioni e rivendicazioni esclusivamente umane, Varenne fu trasferito.

Ricordo che allora partecipai anch'io, sul web, alle richieste perché non venisse allontanato da Annamaria. Non perché potessi sapere cosa provasse, ma perché mi sembrava inconcepibile considerare irrilevante un legame costruito attraverso diciassette anni di quotidianità.

A farne le spese furono due esseri viventi.

Varenne arrivò a Villanterio (PV) e dovette ricostruire la propria quotidianità. Daniela Zilli divenne la sua nuova presenza umana costante e Minnie, una piccola pony, un altro riferimento importante.

Si adattò e costruì nuovi legami ma la capacità di un animale di adattarsi non rende irrilevanti i legami che noi decidiamo di recidere.

Poi, quasi trentenne, un anno fa, Varenne fu trasferito ancora, questa volta a Eboli (SA), per volontà del suo proprietario, morto purtroppo poco dopo.

Una top scuderia, pascoli, attenzioni, trattato anche qui da re... ed è proprio questo che rende interessante la domanda : quanto pesano i legami nella vita di un essere sociale, anche quando appartiene a una specie diversa dalla nostra? e aggiungerei : quanto peso attribuiamo noi a quei legami quando siamo noi a decidere della sua vita?

Perché se siamo disposti a raccontare che Varenne amava gareggiare, voleva vincere, conosceva il pubblico e sapeva di essere un campione, perché diventiamo improvvisamente prudentissimi quando si tratta di chiederci cosa possa significare perdere qualcuno?

Non serve umanizzarlo, era un cavallo.

Ed essere un cavallo significa anche essere un animale sociale e da branco, per il quale i legami non sono un vezzo affettivo, ma una necessità biologica profonda. Un bisogno vitale che in lui, essendo un cavallo intero e vivendo in gran parte separato dai suoi simili, rendeva ancora più importanti le poche figure che facevano stabilmente parte della sua vita. Significa essere capace di riconoscere individui, costruire preferenze, relazioni e riferimenti.

Questo pensiero non riguarda soltanto Varenne. Riguarda ogni volta in cui spostiamo un animale, in questo caso un cavallo, separiamo due individui, vendiamo uno dei due, cambiamo una scuderia o decidiamo che un compagno può essere sostituito perché tanto “si abituerà”. Riguarda il nostro stesso concetto di benessere.

Partendo da condizioni oggettivamente buone, per un essere sociale cosa pesa di più? Un trattamento da re oppure la possibilità di vivere accanto a qualcuno con cui ha costruito un legame?

Tendiamo a considerare le relazioni qualcosa di importante, sì, ma in fondo sacrificabile davanti alle nostre necessità. E quando qualcuno prova ad attribuire alla perdita un peso maggiore, arriva spesso una frase:

“D'amore non si muore.” Io non ne sarei così sicura...
Non sto dicendo che si muoia per forza di crepacuore, sebbene abbiamo visto persone spegnersi dopo la perdita del compagno di una vita e animali lasciarsi andare dopo una separazione. Sto dicendo che forse non abbiamo ancora compreso fino in fondo quanto la perdita di un legame possa incidere sul benessere psicofisico di un essere sociale. E, soprattutto, quanto facilmente decidiamo che quel prezzo possa essere pagato da lui, quando la necessità è nostra.

Forse cambiare sguardo significa anche cominciare a considerare un legame non come un accessorio del benessere, ma come parte del benessere stesso.



in foto: Varenne ~ scatto di Letizia Spina

Indirizzo

Piombino
57025

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