26/07/2026
SU CERTE NOTTI IN CUI LA TRADIZIONE MUORE DUE VOLTE
Mr. Rain, Patty Pravo, Raf, Clementino, Baby K, Le Bambole di Pezza, Antonia e Gabriele Cirilli sono tutti apprezzabilissimi protagonisti dello spettacolo, che insieme o individualmente potrebbero anche incontrare i gusti di pubblici più o meno vasti, nonché approvazione e consensi su larga scala, essendo volti e nomi di grande notorietà.
Quale relazione possano però avere con la tradizione orale dell’Abruzzo lo può sapere solo l’ideatore nonché direttore artistico di questa kermesse, Enrico Melozzi, che, per colmare la misura e rendere ancora tutto più chiaro, ha chiamato alla conduzione Elettra Lamborghini e per ravvivare ulteriormente l’aria ha richiesto anche l’intervento della Banda dell’Esercito e la squadra nazionale di ginnastica ritmica, le Farfalle Olimpiche.
La Regione Abruzzo, nelle sue più alte cariche, si è espressa in termini entusiastici su questa iniziativa, "La notte dei serpenti", peraltro del tutto derivativa, fin dal titolo, da un’altra ben più nota “notte” che si realizza in un’altra regione con esiti infinitamente superiori in termini di pubblico e di risonanza mediatica oltre che di distribuzione sul territorio provinciale delle iniziative e di ricadute sull’economia locale.
Ovviamente sono liberissimi di pensare ogni bene di questa e ogni altra manifestazione che decidono di sostenere, anche con molta generosità come succede in questo caso: ma perché giustificarsi con il mondo facendo finta che serva alla promozione del dialetto, della musica popolare e addirittura della cultura pastorale abruzzese, come sembrerebbero suggerire anche alcuni capitoli di spesa del bilancio da cui hanno attinto le risorse?
Non è un insulto all’intelligenza del pubblico oltre che uno sfregio all’indirizzo di una miriade di iniziative, associazioni, artisti e studiosi che a questi temi dedicano tempo ed energie – e in modo serio!- senza godere mai di un benché minimo conforto e sostegno regionale?
Assieme a molti altri appassionati, "non ci resta che piangere" su queste notti in cui la tradizione muore due volte, ignota, vilipesa e trascurata prima e poi mistificata e grossolanamente massacrata, fino a renderla del tutto irriconoscibile nel momento stesso in cui si dichiara di volerne celebrare l’importanza e la grandezza.
Oppure si pensa davvero che sia sufficiente far cantare in abruzzese a Mr. Rain la sua canzone più nota, “Supereroi”, che per l’occasione diventerà “Nu semu nu”?!?