Dott. Gianluca Barbato

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Dott. Gianluca Barbato La leishmaniosi canina non è una condanna. Telemedicina veterinaria, ovunque nel mondo. Grazie per il vostro continuo sostegno.
📚 La divulgazione non si ferma.

📣 Un aggiornamento importante per chi mi segue

Da oggi sono ufficialmente iscritto all’Ordine dei Medici Veterinari del Portogallo (OMV).

💼 Continuerò con passione il mio lavoro di divulgazione scientifica, un’attività che svolgo da anni per aiutare famiglie, professionisti e colleghi a comprendere meglio le malattie che colpiscono i nostri animali, con un’attenzione particolare alle malattie tropicali e mediterranee, tema su cui proseguo il mio impegno di ricerca e approfondimento.

🇪🇺 Questo passaggio si inserisce all’interno di un percorso internazionale, pienamente conforme alle normative europee, che mi consente di continuare a fare ciò che amo: studiare, comunicare e offrire strumenti utili a chi combatte ogni giorno accanto ai propri animali. Anzi, da oggi si arricchisce di una prospettiva ancora più ampia.

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16/10/2026

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IL CANE NON SI FA PIÙ FARE LE PUNTURE. E ADESSO?

«Siamo al tredicesimo giorno di Glucantime su quaranta. All’inizio filava tutto liscio, ma ora il mio cane si ribella con tutte le sue forze. Ha tantissima ansia anticipatoria e non guarda nemmeno il cibo super appetitoso che gli offro durante la puntura. Avete qualche consiglio?»

Ragazzi, qui la situazione è seria. Quando un cane non si lascia più fare le punture e si difende con tutte le sue forze, non possiamo pensare di risolvere tutto trattenendolo meglio o insistendo. Un cane spaventato può mordere e, puntura dopo puntura, si rischia di compromettere anche il rapporto con la persona che si prende cura di lui.

La prima cosa che dobbiamo sapere è quanto Glucantime sta ricevendo. Molto spesso vediamo dosaggi altissimi, a volte anche diluiti con soluzione fisiologica: in questo modo aumenta il volume da iniettare e può aumentare il disagio del paziente. Il dolore e l’infiammazione nella sede dell’iniezione sono effetti possibili della meglumina antimonato.

Ma attenzione: non potete ridurre il dosaggio arbitrariamente. Una terapia va impostata con criterio, perché dosi inadeguate o trattamenti ripetuti senza una corretta valutazione possono compromettere la risposta e favorire problemi di resistenza.

I dosaggi utilizzati dal Centro Studi sulla Leishmaniosi Canina CTMVET sono il risultato di studi e di un lavoro clinico durato decenni: l’obiettivo è individuare il dosaggio minimo efficace e tollerato dal paziente. Nella mia esperienza non ho mai osservato resistenze nei pazienti trattati con i nostri piani di cura; ho invece visto più volte cani arrivare da noi dopo terapie impostate arbitrariamente, con un parassita che non rispondeva più come avrebbe dovuto.

Poi c’è il comportamento. Il cane associa quello che succede alla puntura: il nostro atteggiamento, il modo in cui lo prendiamo, la tensione che sente e ciò che avviene dopo. Se ogni volta trova agitazione, paura e costrizione, può anticipare il momento e opporsi sempre di più. Il premio può aiutare, ma se l’ansia è già molto alta il cane può non riuscire nemmeno a mangiare.

Per questo non si parte dal “come faccio a tenerlo fermo?”. Si parte da quanto farmaco sta facendo, da come viene somministrato e da come sta vivendo quel momento. Se il cane si divincola o c’è il rischio che morda, fermatevi e confrontatevi con il veterinario che lo segue: non modificate la dose e non trasformate ogni puntura in una lotta.

Se non siete ancora seguiti dal nostro centro, potete scriverci per capire come funziona il percorso di telemedicina per la leishmaniosi.

www.ctmvet.com

«Aiuto, mi sono iscritta a questo gruppo perché il mio cane ha appena contratto la leishmaniosi».Ragazzi, questo è uno d...
04/10/2026

«Aiuto, mi sono iscritta a questo gruppo perché il mio cane ha appena contratto la leishmaniosi».

Ragazzi, questo è uno dei post che riceviamo più spesso. Molto spesso sono tre righe, scritte da una famiglia impaurita e frustrata.

È logico che leggere il nome di un gruppo come “Dalla leishmaniosi canina si può guarire” rappresenti una consolazione e una speranza.

In questo post voglio darvi delle fondamenta per capire la malattia.

La leishmaniosi è una malattia cronica: non nasce da un giorno all’altro. Se trovate un cane positivo oggi, probabilmente l’infezione risale all’anno scorso, se non addirittura all’anno prima o, nella media dei casi, a quattro anni prima.

Questo succede perché il corpo attraversa una fase di equilibrio con il parassita. Inizialmente, dopo l’infezione, il cane non presenta sintomi. Questa situazione può durare anni, finché le sue barriere non riescono più ad arginare la malattia e iniziano a comparire i sintomi.

Ricordatevi che più del 50% dei pazienti a cui viene diagnosticata la malattia, in realtà, non l’ha mai avuta.

Questo perché i test anticorpali possono reagire e risultare positivi quando il paziente ha altre infezioni, come quelle da Trypanosoma, Babesia o alcune rickettsie.

Spesso questi cani fanno la terapia e muoiono per gli effetti collaterali dei farmaci, senza aver mai avuto l’infezione.

La stessa cosa può succedere quando, per esempio, il cane ha un’infezione renale e risulta positivo al test anticorpale. Molto spesso la situazione viene confusa e il paziente riceve cure inappropriate, che possono portarlo alla morte.

Quindi stiamo attentissimi alle false diagnosi.

Ma arriviamo al punto critico: il cane ha una diagnosi confermata di leishmaniosi.

Il problema non è che il cane ha la leishmania. Il problema è che il cane è stato esposto all’infezione.

Se questo aspetto non viene affrontato e compreso fin dall’inizio, il cane, anche ricevendo le cure migliori, tende a ricadere continuamente perché tenderà a reinfettarsi.

Quindi, pilastro numero uno: capire dove si è infettato.

È il primo modo per evitare che questo riaccada e che il cane si riammali.

Il lavoro del centro studi è anche spiegare alla famiglia come evitare in maniera sicura la reinfezione, cercando di capire insieme a lei dove sia avvenuto l’inoculo.

Se non si capisce questo, non se ne viene fuori.

Secondo punto: la terapia.

La terapia standard, cioè quella prevista dai piani europei o dalle linee guida, non permette la guarigione del paziente.

Questo gruppo non segue le linee standard.

Con le linee standard, il cane sarà costretto a fare terapie su terapie. Gli esiti sono due: o raggiunge un equilibrio e la malattia non si ripresenta, caso molto raro, oppure morirà per gli effetti collaterali della terapia. Tra questi, per esempio, quelli dell’allopurinolo a vita, che gli cristallizzerà i reni.

Nel gruppo trovate tutto il materiale che vi serve per inquadrare la malattia.

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Post serio, particolare, da non sottovalutare. Lo riceviamo molte volte nel gruppo e quello che la famiglia scrive è fon...
04/10/2026

Post serio, particolare, da non sottovalutare. Lo riceviamo molte volte nel gruppo e quello che la famiglia scrive è fondamentale: ansia anticipatoria. Il cane anticipa il momento della puntura.

Qui il lavoro della famiglia diventa fondamentale fin dall’inizio, dalle prime punture.

Qual è la cosa da fare assolutamente prima di iniziare qualunque trattamento? Bisogna fare in modo che il cane pensi di fare un gioco, anziché una terapia.

Sembrerà assurdo, ma è così. Marta, la nostra Marta, è esperta in questo. Considerate che la maggior parte dei pazienti che fanno le terapie con noi ama farsi fare le punture. Sembrerà strano, ma è proprio così.

Bisogna innescare un gioco: puntura finta, croccantino; puntura finta, prosciutto; puntura finta, carezza.

Ogni cane, proprio come ogni essere umano, vuole la sua coccola preferita.

E poi la puntura diventerà un gioco, perché il dolore provocato dall’ago è veramente pochissimo rispetto a quello che il cane riesce a sopportare.

Se però la puntura è dolorosa, magari perché la somministrazione è eccessiva, il cane può cercare di sottrarsi.

Quello che posso consigliare a chi si trova in questo percorso è di interrompere immediatamente quel momento di lotta e rivalutare con il veterinario un piano di cura più adatto a lui, perché continuando così lo stress potrebbe diventare insopportabile.

Aiuto, il mio cane ha perso la vista.Questa è una delle cose più gravi e frustranti che possano accadere a una famiglia ...
03/10/2026

Aiuto, il mio cane ha perso la vista.

Questa è una delle cose più gravi e frustranti che possano accadere a una famiglia che vive con un cane, specialmente se il cane ha la leishmaniosi. Nel 90% dei casi, la colpa o la responsabilità viene attribuita all’infezione.

Sicuramente per il cane è meno drammatico che per la famiglia, perché i cani si abituano rapidamente alla cecità. Chi vive con un cane cieco sa che non è un dramma come può esserlo per un essere umano.

Per la famiglia, però, può essere un’esperienza sconvolgente: bisogna riorganizzare le routine e accudire l’animale in modo diverso. Molto spesso, l’empatia e il transfert verso il proprio cane rendono questa situazione ancora più difficile da affrontare.

Ma che cosa succede quando il cane perde la vista? Quali processi possono portarlo a perderla?

Negli occhi esiste una trama vascolare, cioè una rete di capillari che serve a nutrire la parte esterna dell’occhio e, indirettamente, anche quella interna, oltre a proteggerla, favorirne la rigenerazione e guarire le lesioni.

Questa parte può infiammarsi. Immaginate i macrofagi pieni di leishmanie che si rompono e disperdono i parassiti nei vasi sanguigni. Il sistema immunitario li attacca, ma, nel tentativo di distruggerli, finisce per infiammare e danneggiare anche il tessuto vascolare che porta il sangue agli occhi.

Il risultato è l’infiammazione della tunica vascolare dell’occhio, chiamata uveite.

L’uveite porta, di conseguenza, a uno squilibrio nell’apporto di acqua all’occhio. Immaginate l’occhio come un palloncino che si riempie d’acqua da una parte e si svuota dall’altra. Se, a causa dell’infiammazione, arriva troppa acqua, si verifica una condizione chiamata edema.

L’eccesso di acqua porta a un aumento della pressione: questa condizione si chiama glaucoma e distrugge le strutture visive dell’occhio. Oltre a essere molto dolorosa, porta inesorabilmente alla cecità.

Questo può succedere per diversi motivi. Coinfezioni come quelle da Babesia, Rickettsia, Ehrlichia e Anaplasma, insieme alla leishmania, possono aumentare questo tipo di risposta immunitaria e, di conseguenza, il danno.

L’utilizzo di colliri a base di ciclosporina è associato, almeno nella nostra casistica, a un aumento delle complicanze che possono portare alla perdita dell’occhio, con risposte immunitarie innate esagerate contro i parassiti, tra cui la leishmania.

Che cosa bisogna fare?

Per prevenire questa situazione, se ci sono problemi oculari, specialmente alterazioni della lacrimazione, che rappresentano i primi segni, bisogna cercare di evitare colliri a base di tacrolimus o ciclosporina, perché favoriscono la penetrazione delle leishmanie a livello oculare e, secondariamente, la perdita dell’occhio.

In questi casi è meglio preferire i cortisonici e intraprendere il prima possibile una terapia mirata alla negativizzazione parassitologica.

Capisco quanto sia grave la situazione. Attraverso i post possiamo divulgare queste informazioni, ma, quando si presenta un problema del genere, rivolgetevi a uno specialista esperto, che sappia cosa sta facendo.

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Domanda molto seria e interessante. Complimenti a chi l’ha fatta.Una volta raggiunta la negatività midollare, come si ma...
02/10/2026

Domanda molto seria e interessante. Complimenti a chi l’ha fatta.

Una volta raggiunta la negatività midollare, come si mantiene?

Che cosa bisogna fare e quali analisi servono?

Partiamo da una cosa fondamentale: la negatività midollare va confermata con una seconda PCR midollare.

La prima negatività indica che abbiamo raggiunto un risultato importantissimo, difficile da ottenere, addirittura quasi impossibile con i protocolli di cura tradizionali. Ma non significa ancora aver raggiunto l’assenza dei parassiti.

Se questi diventano pochissimi e scendono sotto il limite di rilevazione, potrebbe non essere possibile verificarne la presenza in quel momento.

Il midollo è un organo immunotollerante nei confronti della leishmania. Quindi, se rimangono poche leishmanie, queste ricresceranno rapidissimamente al suo interno, per ripresentarsi alcuni mesi dopo.

Per questo è fondamentale ripetere la PCR midollare dopo tre mesi. Se anche la seconda è negativa, allora si può dire di aver raggiunto un’eradicazione parassitologica.

C’è però un altro aspetto fondamentale. Guardando alcune foto pubblicate da chi ha fatto il post, ho visto cose che mi hanno preoccupato: troppo spesso non si tiene conto dell’esposizione che ha permesso alla leishmania di attecchire.

Cosa voglio dire?

La leishmania deve entrare nel cane e ci sono delle porte che glielo permettono. Come sapete, salvo la trasmissione in utero, l’insetto vettore è la prima porta d’ingresso.

Se non si modificano le condizioni in cui il cane l’ha presa la prima volta, il rischio rimane. Essendo una malattia per cui non si raggiunge l’immunità, è frequentissima la reinfezione, che viene scambiata per una recidiva.

Si pensa che la leishmania non sia mai andata via, quando invece viene fatta rientrare per molti mesi all’anno. Finché il corpo ha un minimo di resistenza, riesce a difendersi. Quando questa viene a mancare, o non c’è mai stata, come nel caso del cane che ha fatto terapia, il paziente si riammala.

Quindi, cosa bisogna fare per mantenere la negatività midollare?

Punto uno: verificare che sia stata realmente raggiunta, facendo il secondo controllo.

Punto due: evitare che il cane si reinfetti, intervenendo sulle condizioni di esposizione.

Punto tre: fare prevenzione attiva e passiva, con prodotti repellenti per i flebotomi e immunoregolatori, affinché il corpo possa combattere autonomamente eventuali parassiti residui.

Punto quattro: modificare le abitudini di vita del cane. Un cane che ha fatto terapia non può vivere all’esterno.

Servono inoltre controlli periodici dei fattori infiammatori, almeno una volta l’anno, prima del periodo infettante, perché possono verificarsi riattivazioni.

È fondamentale il lavoro di medici specialisti esperti di questa malattia, capaci di prevenire i focolai. Perché cure ripetute e recidive possono essere pericolose anche per la vita del cane.

Siamo entusiasti di partecipare alla sfida   di , insieme a  e  🌿Noi di .es, una piccola impresa familiare di Tijarafe, ...
30/09/2026

Siamo entusiasti di partecipare alla sfida di , insieme a e 🌿

Noi di .es, una piccola impresa familiare di Tijarafe, recuperiamo terreni abbandonati per coltivare piante medicinali e riportare la vita nelle campagne di La Palma.

Dalla terra al vasetto, con le mani e con il cuore. 💚

Sostienici con un ❤️ prima del 4 ottobre!

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Ragazzi, quando si parla di insufficienza renale nel cane, la prima cosa che sentiamo dire è: “Bisogna ridurre le protei...
26/09/2026

Ragazzi, quando si parla di insufficienza renale nel cane, la prima cosa che sentiamo dire è: “Bisogna ridurre le proteine”.

Ma perché? La spiegazione che spesso manca riguarda il fosforo. In molti alimenti commerciali le proteine e il fosforo arrivano insieme dalle stesse materie prime; ridurre le prime è un modo semplice per abbassare anche il secondo. Questo, però, non significa che il cane possa fare a meno delle proteine.

Finco e colleghi hanno studiato cani con insufficienza renale indotta confrontando diete con diversi livelli di fosforo e proteine. La sopravvivenza migliorava con meno fosforo. Tra i due livelli di proteine esaminati, invece, non è emersa una differenza significativa nella sopravvivenza. (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov⁠)

È una distinzione fondamentale, che ai proprietari viene spiegata troppo poco. Il cane deve continuare a ricevere proteine in quantità adeguata, a mangiare e a mantenere la massa muscolare. Allo stesso tempo, il fosforo va controllato in base alla sua situazione clinica.

Quindi, se rifiuta il cibo renal, non lasciamolo davanti a una ciotola che non toccherà. Cerchiamo un’alimentazione adatta a lui, che riesca a mangiare e che permetta di gestire il fosforo. Perché la dieta deve nutrire il cane, prima ancora di convincerci con la scritta sulla confezione.

Finco DR et al. Effects of dietary phosphorus and protein in dogs with chronic renal failure. American Journal of Veterinary Research. 1992;53:2264–2271.

22/09/2026

Il titolo anticorpale potrebbe mentire
Molti pensano che un titolo alto significhi malattia grave, ma non è così. 🐾 La realtà è più complessa. Se hai dubbi, parla con il tuo veterinario. Salva o condividi se hai trovato utile questo consiglio! E tu, cosa ne pensi?

IL CANE SI RIBELLA ALLE INIEZIONI DI GLUCANTIME: COSA FARE?Un Bolognese di 12 anni, positivo alla leishmaniosi, dopo ven...
20/09/2026

IL CANE SI RIBELLA ALLE INIEZIONI DI GLUCANTIME: COSA FARE?

Un Bolognese di 12 anni, positivo alla leishmaniosi, dopo venti iniezioni ha iniziato a ribellarsi con tutte le sue forze.

Questo caso unisce tre aspetti importanti: gestione delle iniezioni, terapia e prevenzione.

Le terapie con antimoniali possono essere lunghe. Anche il cane più collaborativo può associare la puntura a un momento di stress.

Per questo è utile creare una routine positiva: tranquillità, premio, gioco e poi iniezione. Prima di continuare, però, bisogna verificare con il veterinario che non siano presenti dolore, infiammazione o reazioni nei punti di inoculo.

Ma il problema non riguarda soltanto le iniezioni.

Il protocollo standard di 28–45 giorni di Glucantime può ridurre la carica parassitaria, ma nei pazienti sintomatici bisogna comprendere perché l’infezione sia riuscita a svilupparsi.

Non tutti i cani esposti si ammalano. La terapia deve quindi essere personalizzata in base alla carica parassitaria, allo stato clinico e alle caratteristiche immunitarie del paziente.

Non può essere semplicemente: «Ventotto giorni di Glucantime per tutti e chi è fortunato guarisce».

Con protocolli costruiti sul singolo paziente, nella nostra casistica la percentuale di guarigione arriva vicino al 99%. E per guarigione intendiamo la scomparsa del parassita, non soltanto dei sintomi.

Infine, la prevenzione: se il cane guarisce ma viene nuovamente infettato, si riparte da capo.

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