Dott. Gianluca Barbato

Dott. Gianluca Barbato La leishmaniosi canina non è una condanna. Telemedicina veterinaria, ovunque nel mondo. Grazie per il vostro continuo sostegno.
📚 La divulgazione non si ferma.

📣 Un aggiornamento importante per chi mi segue

Da oggi sono ufficialmente iscritto all’Ordine dei Medici Veterinari del Portogallo (OMV).

💼 Continuerò con passione il mio lavoro di divulgazione scientifica, un’attività che svolgo da anni per aiutare famiglie, professionisti e colleghi a comprendere meglio le malattie che colpiscono i nostri animali, con un’attenzione particolare alle malattie tr

opicali e mediterranee, tema su cui proseguo il mio impegno di ricerca e approfondimento.

🇪🇺 Questo passaggio si inserisce all’interno di un percorso internazionale, pienamente conforme alle normative europee, che mi consente di continuare a fare ciò che amo: studiare, comunicare e offrire strumenti utili a chi combatte ogni giorno accanto ai propri animali. Anzi, da oggi si arricchisce di una prospettiva ancora più ampia.

03/09/2026
Ieri si è tenuto il primo modulo del corso di formazione a numero chiuso dedicato ai medici veterinari.Abbiamo avuto il ...
03/09/2026

Ieri si è tenuto il primo modulo del corso di formazione a numero chiuso dedicato ai medici veterinari.

Abbiamo avuto il piacere di accogliere anche un medico di medicina umana.

Abbiamo approfondito le basi scientifiche della leishmaniosi: ciclo biologico, modalità di trasmissione, ruolo epidemiologico del cane e responsabilità sanitaria e sociale del medico veterinario.

Prima di parlare di diagnosi e terapia, è necessario comprendere la malattia.

Tu c’eri?

Dott. Gianluca Barbato
CTMVET

MANGIME RENAL: È DAVVERO LA SCELTA MIGLIORE PER IL CANE CON PROBLEMI RENALI?Leggi il post di ctmvethttps://m.facebook.co...
23/08/2026

MANGIME RENAL: È DAVVERO LA SCELTA MIGLIORE PER IL CANE CON PROBLEMI RENALI?

Leggi il post di ctmvet

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=122110810713416789&id=61592503693721

MANGIME RENAL: È DAVVERO LA SCELTA MIGLIORE PER IL CANE CON PROBLEMI RENALI?

Quando viene diagnosticato un problema renale, una delle prime indicazioni è quasi sempre la stessa:

“Passiamo a un mangime renal.”

Ma cosa rende realmente “renal” questo alimento?

I mangimi commerciali renal non sono il male assoluto. Nascono per offrire un alimento pronto e standardizzato anche ai pazienti con malattia renale.

Molti pensano che la loro caratteristica principale sia avere poche proteine.

In realtà, uno degli obiettivi nutrizionali più importanti è ridurre l’apporto di fosforo.

Ed è proprio qui che nasce il problema.

Negli alimenti disidratati, una parte importante del fosforo deriva dagli ingredienti proteici. Per ottenere un mangime con poco fosforo si finisce quindi spesso per ridurre anche le proteine.

Ecco perché molti mangimi renal sono relativamente poveri di proteine.

Ma se il cane è proteinurico, e quindi sta già perdendo proteine attraverso le urine, una restrizione proteica eccessiva può diventare controproducente, soprattutto quando porta a perdita di massa muscolare e peggioramento dello stato nutrizionale.

C’è poi un altro problema: l’appetibilità.

Molti pazienti renali hanno già difficoltà a mangiare. Se il mangime viene consumato malvolentieri, l’assunzione di calorie e nutrienti può ridursi ulteriormente.

Quindi il punto non è demonizzare il mangime renal.

Il punto è capire che “renal” non significa automaticamente “alimentazione migliore per ogni paziente renale”.

Una famiglia, però, spesso non ha gli strumenti per capire quanto fosforo, quante calorie o quante proteine debba assumere il proprio cane. Questi valori non possono essere stabiliti in modo generico: dipendono dal peso, dallo stadio della malattia renale, dalla presenza di proteinuria, dalla massa muscolare, dall’appetito e dagli esami del sangue e delle urine.

Un pasto fresco formulato specificamente da un veterinario nutrizionista permette invece di controllare il fosforo, modulare l’apporto proteico e garantire un apporto calorico adeguato, adattando la dieta alle reali necessità del singolo paziente.

La scelta dovrebbe quindi essere personalizzata e verificata nel tempo, non basata soltanto sulla scritta “renal” riportata sulla confezione.

Raccontaci la tua esperienza: il tuo cane ha accettato subito il mangime renal oppure hai dovuto provare diverse soluzioni per trovare un’alimentazione che mangiasse volentieri?

Se hai bisogno di aiuto:

www.ctmvet.com

E se il cane non sopporta la cura?È una delle frasi che sentiamo più spesso quando si parla di terapia della Leishmanios...
22/08/2026

E se il cane non sopporta la cura?

È una delle frasi che sentiamo più spesso quando si parla di terapia della Leishmaniosi.

Ma la vera domanda è un’altra:

esiste davvero una particolare intolleranza ai farmaci utilizzati contro la Leishmaniosi?

Per chi non ha voglia di leggere tutto il post e vuole fermarsi qui, la risposta breve è:

non più di quanto accada con molti altri farmaci e probabilmente non con la frequenza con cui comunemente si crede.

Per chi invece vuole capire meglio, continuiamo.

Il Glucantime è un farmaco a base di antimoniato di meglumina, appartenente alla famiglia degli antimoniali pentavalenti.

La storia dell’antimonio in medicina è antichissima e precede di secoli la scoperta degli antibiotici. Composti dell’antimonio sono conosciuti e utilizzati dall’uomo da millenni, anche se naturalmente le formulazioni moderne sono tutt’altra cosa.

Gli antimoniali pentavalenti sono stati per decenni uno dei cardini della terapia della Leishmaniosi umana nel mondo.

Quindi arriviamo al punto interessante.

Perché, quando passiamo alla Leishmaniosi canina, la percezione cambia completamente?

In medicina veterinaria il Glucantime è infatti considerato da molti proprietari un farmaco difficile da tollerare e, nei racconti che circolano tra le famiglie, viene talvolta persino indicato come responsabile di gravi peggioramenti o della morte del cane.

Ma cosa ci dicono realmente i dati?

Uno studio pubblicato nel 2024 ha analizzato retrospettivamente 87 cani trattati con antimoniato di meglumina.

Il 29,8% ha manifestato almeno un evento avverso durante il trattamento, mentre nel 14,9% dei casi è stato necessario interrompere la terapia.

Gli effetti indesiderati più comuni possono essere relativamente modesti, come dolore nel punto di inoculo, vomito o diarrea.

Ma esistono anche eventi decisamente più importanti.

Tra quelli segnalati durante la terapia troviamo peggioramento della funzione renale, pancreatite e alterazioni epatiche, fino a quadri clinici potenzialmente molto seri.

Ed è proprio qui che nasce la domanda più importante.

Siamo sicuri che sia sempre il farmaco a essere “non tollerato”?

Quello che abbiamo imparato attraverso la casistica del nostro Centro è che molto spesso esiste un altro problema: il momento in cui viene iniziata la terapia e il modo in cui viene impostata.

Un paziente può arrivare al trattamento mentre presenta già un’insufficienza renale, un’epatopatia preesistente o una pancreatite.

In queste condizioni iniziare una terapia senza aver prima valutato e stabilizzato adeguatamente il paziente può cambiare completamente la sua capacità di tollerarla.

Ma c’è un secondo elemento altrettanto importante:

il dosaggio.

Il cane non è semplicemente un numero di chilogrammi.

Taglia, conformazione corporea, età e caratteristiche individuali possono modificare la risposta al trattamento.

Una casistica clinica sufficientemente ampia permette di individuare protocolli e dosaggi che risultano meglio tollerati in determinate tipologie di pazienti, cercando contemporaneamente di mantenere l’efficacia terapeutica.

E questo ultimo punto è fondamentale.

Ridurre arbitrariamente il dosaggio perché il cane “non lo sopporta” non è necessariamente la soluzione.

Un trattamento sottodosato può infatti risultare meno efficace e, potenzialmente, favorire la selezione di parassiti meno sensibili al farmaco.

Per questo la domanda corretta non dovrebbe essere semplicemente:

«Il mio cane è intollerante al Glucantime?»

Ma:

«Il farmaco è stato utilizzato nel momento giusto e con un protocollo realmente adatto a quel paziente?»

Perché sono due problemi completamente diversi.

L’antibiotico può falsare il test della Leishmaniosi?È una domanda che ricevo spesso.La risposta è no: una terapia antib...
18/08/2026

L’antibiotico può falsare il test della Leishmaniosi?

È una domanda che ricevo spesso.

La risposta è no: una terapia antibiotica non rende positivo un test per la Leishmaniosi.

Ma allora perché un cane può risultare positivo anche se apparentemente sta bene?

Le possibilità principali sono due.

1. Cross-reazione

Diverse malattie infettive croniche possono determinare una falsa positività ai test sierologici per Leishmania.

Ed è proprio qui che bisogna fare attenzione.

Nelle fasi iniziali queste infezioni possono dare pochissimi segni clinici. Successivamente, però, possono evolvere in quadri anche molto importanti e talvolta essere confuse persino con malattie immunomediate.

2. Leishmaniosi in fase asintomatica

Un cane infetto può attraversare una fase nella quale non presenta sintomi evidenti.

Asintomatico, però, non significa necessariamente sano.

Significa semplicemente che in quel momento non vediamo manifestazioni cliniche della malattia.

Se successivamente interviene un’alterazione dell’equilibrio immunitario, la situazione può cambiare e la malattia può manifestarsi.

Per questo davanti a una sierologia positiva la domanda non dovrebbe essere soltanto:

“Il cane ha sintomi?”

La domanda più importante è:

“Questa positività indica realmente un’infezione da Leishmania oppure stiamo osservando una cross-reazione?”

Ed è qui che entra in gioco una diagnosi corretta.

Un risultato positivo, da solo, non racconta tutta la storia del paziente.

Sognavi di fare il veterinario?Poi magari la vita ha preso un’altra strada.Ma se ami davvero gli animali, quel desiderio...
11/08/2026

Sognavi di fare il veterinario?

Poi magari la vita ha preso un’altra strada.

Ma se ami davvero gli animali, quel desiderio di fare qualcosa per loro forse non è mai andato via.

In CTMVET cerchiamo persone che vogliano trasformare questa sensibilità in un lavoro concreto, accanto alle famiglie e ai loro cani nei momenti in cui hanno più bisogno di essere ascoltate e accompagnate.

Non serve essere veterinari.
Serve amare gli animali.
Saper ascoltare.
Avere empatia.

E sentire che aiutare qualcuno può dare un significato diverso al proprio lavoro.

Forse non sei diventato veterinario.
Ma puoi ancora fare qualcosa di importante per gli animali.

Entra nel team CTMVET.
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08/08/2026

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Pachino

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