30/09/2026
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Anteprima
“Curare un animale oggi è diventato un lusso.”
Lo leggo sempre più spesso.
Visite costose. Esami su esami. Terapie che possono durare tutta la vita. E quando arriva una diagnosi importante, magari in un animale giovane, ci si può trovare davanti a cifre che una famiglia non è in grado di sostenere.
È un problema reale. E nessuno dovrebbe vergognarsi di non avere migliaia di euro disponibili per un'emergenza.
Però c'è una cosa che mi piacerebbe raccontare.
Quando sento dire che tutto questo dipende dai prezzi “messi dai Veterinari”, mi viene da pensare a quanto sia cambiata la Medicina Veterinaria negli ultimi quarant'anni.
Negli anni '80 il Veterinario era spesso quello che curava le vacche e, se passava in stalla, gli si chiedeva magari un consiglio per il cane.
Il cane andava dal Veterinario principalmente per il vaccino antirabbico. Se stava male, c'era sempre un amico cacciatore disponibile a fa r cessare le sofferenze.
Il gatto viveva in cortile, cacciava i topi e, se si ammalava, molto spesso non veniva curato. Il coniglio, la gallina, il maiale...erano semplicemente cibo.
Non perché la gente fosse necessariamente cattiva, era quella la normalità. Qualcuno poteva permettersi di più, ma la Medicina Veterinaria aveva possibilità enormemente inferiori rispetto a oggi: molte malattie non si conoscevano, molte non avevano una terapia. Le possibilità diagnostiche erano limitatissime.
E quando un animale moriva, per quanto potesse essere doloroso, era considerato parte della vita.
Poi qualcosa è cambiato.
Gli animali sono entrati sempre più nelle nostre famiglie. Abbiamo iniziato a considerarli per quello che sono: individui con una propria dignità, capaci di provare dolore, paura, piacere, affetto.
E abbiamo iniziato a pretendere — giustamente — che venissero curati. Abbiamo smesso di accettare, finalmente, che la loro morte fosse sempre un fatto inevitabile.
Oggi vogliamo sapere che cosa ha il nostro animale, perché lo ha e se può essere curato. Vogliamo fare una TAC, un'ecografia, un esame del sangue completo; vogliamo la chirurgia specialistica, la terapia oncologica, la gestione del dolore, la riabilitazione.
Non perché, come leggo spesso, oggi non siamo più capaci di fare diagnosi come una volta, quando “non c'era tutta questa tecnologia”.
È solo che, una volta, molte diagnosi erano basate su quello che si poteva osservare e sull'esperienza del medico. Potevano essere corrette, ma potevano anche essere incomplete o sbagliate. Il problema è che spesso non esistevano strumenti per verificarlo.
Si osservavano i sintomi, si formulava un'ipotesi diagnostica e si iniziava una terapia. Se l'animale migliorava, la diagnosi sembrava confermata.
Ma non sempre era così: a volte la diagnosi era sbagliata e la terapia funzionava comunque, perché la malattia reale era diversa, ma rispondeva allo stesso trattamento.
In altre parole, non è che una volta si sbagliasse meno: molto spesso non avevamo gli strumenti per accorgercene.
Oggi abbiamo la possibilità di andare oltre l'ipotesi, di cercare conferme, di distinguere malattie che possono avere sintomi molto simili e, soprattutto, di scegliere una terapia sulla base di una diagnosi sempre più precisa.
Vogliamo che il nostro animale viva più a lungo possibile e, soprattutto, che viva bene, ed è una cosa bellissima.
Ma c'è un piccolo dettaglio che a volte dimentichiamo: tutto questo costa; dietro un esame, un'anestesia, una chirurgia o una visita non c'è soltanto il Veterinario che entra in una stanza per il tempo necessario. Ci sono macchinari da acquistare, mantenere e controllare, strutture da gestire, personale da pagare, formazione e aggiornamento continui, tempo e competenze.
Ci sono bollette, manutenzioni, assicurazioni, formazione, smaltimento dei rifiuti sanitari, software, controlli e una quantità di altre spese.
E soprattutto c'è un professionista che oggi deve sapere infinitamente più di quanto sapesse un Veterinario trent'anni fa, ma neanche questo basta: deve essere competente, aggiornato, preciso, disponibile, empatico, paziente, comunicativo.
Deve spiegare tutto, essere reperibile, gestire la sofferenza dei proprietari. Deve avere doti manageriali che nessuno gli ha mai insegnato.
E, possibilmente, dovrebbe ricordarsi che anche lui ha una famiglia, una vita e un limite, perché il Veterinario non è Dio.
E allora forse dovremmo cambiare leggermente la domanda.
Non soltanto:
“Perché curare un animale costa così tanto?”
Ma anche:
“Che cosa stiamo chiedendo oggi alla Medicina Veterinaria?”
Perché vogliamo una Medicina Veterinaria sempre più simile a quella umana, vogliamo diagnosi sofisticate, terapie avanzate, specialisti, chirurgia, oncologia, cardiologia, diagnostica per immagini, terapia del dolore, medicina comportamentale.
Vogliamo che i nostri animali vivano più a lungo e meglio.
Ed è giusto volerlo.
Ma non possiamo contemporaneamente pretendere tutto questo con un metro di giudizio vecchio di decenni, con costi della vita, contesti sociali e concezioni completamente diverse.
Non sto dicendo che ogni tariffa sia automaticamente giusta o che chi non può permettersi una determinata terapia sia una persona che ama meno il proprio animale, o che il sistema attuale sia perfetto.
Sto dicendo una cosa molto più semplice:
la Medicina Veterinaria che oggi consideriamo normale, pur con tutti i suoi limiti, è una Medicina complessa, tecnologica e altamente specializzata. E la complessità ha un costo e personalmente, non credo che vorremmo davvero tornare indietro, quando tutto era più "semplice".
Foto: Copyright: damedeeso, Ringraziamenti: Getty Images, Autore: damedeeso