Riccardo Calligaris - Veterinario

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Riccardo è un veterinario di Trieste, sempre pronto ad aiutare i suoi assistiti e gli animali questo sito è un tributo al suo operato.

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30/09/2026

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Anteprima
“Curare un animale oggi è diventato un lusso.”

Lo leggo sempre più spesso.

Visite costose. Esami su esami. Terapie che possono durare tutta la vita. E quando arriva una diagnosi importante, magari in un animale giovane, ci si può trovare davanti a cifre che una famiglia non è in grado di sostenere.
È un problema reale. E nessuno dovrebbe vergognarsi di non avere migliaia di euro disponibili per un'emergenza.

Però c'è una cosa che mi piacerebbe raccontare.

Quando sento dire che tutto questo dipende dai prezzi “messi dai Veterinari”, mi viene da pensare a quanto sia cambiata la Medicina Veterinaria negli ultimi quarant'anni.
Negli anni '80 il Veterinario era spesso quello che curava le vacche e, se passava in stalla, gli si chiedeva magari un consiglio per il cane.
Il cane andava dal Veterinario principalmente per il vaccino antirabbico. Se stava male, c'era sempre un amico cacciatore disponibile a fa r cessare le sofferenze.
Il gatto viveva in cortile, cacciava i topi e, se si ammalava, molto spesso non veniva curato. Il coniglio, la gallina, il maiale...erano semplicemente cibo.
Non perché la gente fosse necessariamente cattiva, era quella la normalità. Qualcuno poteva permettersi di più, ma la Medicina Veterinaria aveva possibilità enormemente inferiori rispetto a oggi: molte malattie non si conoscevano, molte non avevano una terapia. Le possibilità diagnostiche erano limitatissime.
E quando un animale moriva, per quanto potesse essere doloroso, era considerato parte della vita.

Poi qualcosa è cambiato.

Gli animali sono entrati sempre più nelle nostre famiglie. Abbiamo iniziato a considerarli per quello che sono: individui con una propria dignità, capaci di provare dolore, paura, piacere, affetto.
E abbiamo iniziato a pretendere — giustamente — che venissero curati. Abbiamo smesso di accettare, finalmente, che la loro morte fosse sempre un fatto inevitabile.
Oggi vogliamo sapere che cosa ha il nostro animale, perché lo ha e se può essere curato. Vogliamo fare una TAC, un'ecografia, un esame del sangue completo; vogliamo la chirurgia specialistica, la terapia oncologica, la gestione del dolore, la riabilitazione.
Non perché, come leggo spesso, oggi non siamo più capaci di fare diagnosi come una volta, quando “non c'era tutta questa tecnologia”.
È solo che, una volta, molte diagnosi erano basate su quello che si poteva osservare e sull'esperienza del medico. Potevano essere corrette, ma potevano anche essere incomplete o sbagliate. Il problema è che spesso non esistevano strumenti per verificarlo.
Si osservavano i sintomi, si formulava un'ipotesi diagnostica e si iniziava una terapia. Se l'animale migliorava, la diagnosi sembrava confermata.
Ma non sempre era così: a volte la diagnosi era sbagliata e la terapia funzionava comunque, perché la malattia reale era diversa, ma rispondeva allo stesso trattamento.
In altre parole, non è che una volta si sbagliasse meno: molto spesso non avevamo gli strumenti per accorgercene.

Oggi abbiamo la possibilità di andare oltre l'ipotesi, di cercare conferme, di distinguere malattie che possono avere sintomi molto simili e, soprattutto, di scegliere una terapia sulla base di una diagnosi sempre più precisa.

Vogliamo che il nostro animale viva più a lungo possibile e, soprattutto, che viva bene, ed è una cosa bellissima.
Ma c'è un piccolo dettaglio che a volte dimentichiamo: tutto questo costa; dietro un esame, un'anestesia, una chirurgia o una visita non c'è soltanto il Veterinario che entra in una stanza per il tempo necessario. Ci sono macchinari da acquistare, mantenere e controllare, strutture da gestire, personale da pagare, formazione e aggiornamento continui, tempo e competenze.
Ci sono bollette, manutenzioni, assicurazioni, formazione, smaltimento dei rifiuti sanitari, software, controlli e una quantità di altre spese.
E soprattutto c'è un professionista che oggi deve sapere infinitamente più di quanto sapesse un Veterinario trent'anni fa, ma neanche questo basta: deve essere competente, aggiornato, preciso, disponibile, empatico, paziente, comunicativo.
Deve spiegare tutto, essere reperibile, gestire la sofferenza dei proprietari. Deve avere doti manageriali che nessuno gli ha mai insegnato.
E, possibilmente, dovrebbe ricordarsi che anche lui ha una famiglia, una vita e un limite, perché il Veterinario non è Dio.

E allora forse dovremmo cambiare leggermente la domanda.
Non soltanto:
“Perché curare un animale costa così tanto?”
Ma anche:
“Che cosa stiamo chiedendo oggi alla Medicina Veterinaria?”

Perché vogliamo una Medicina Veterinaria sempre più simile a quella umana, vogliamo diagnosi sofisticate, terapie avanzate, specialisti, chirurgia, oncologia, cardiologia, diagnostica per immagini, terapia del dolore, medicina comportamentale.

Vogliamo che i nostri animali vivano più a lungo e meglio.

Ed è giusto volerlo.

Ma non possiamo contemporaneamente pretendere tutto questo con un metro di giudizio vecchio di decenni, con costi della vita, contesti sociali e concezioni completamente diverse.
Non sto dicendo che ogni tariffa sia automaticamente giusta o che chi non può permettersi una determinata terapia sia una persona che ama meno il proprio animale, o che il sistema attuale sia perfetto.

Sto dicendo una cosa molto più semplice:

la Medicina Veterinaria che oggi consideriamo normale, pur con tutti i suoi limiti, è una Medicina complessa, tecnologica e altamente specializzata. E la complessità ha un costo e personalmente, non credo che vorremmo davvero tornare indietro, quando tutto era più "semplice".
Foto: Copyright: damedeeso, Ringraziamenti: Getty Images, Autore: damedeeso

21/09/2026

La formazione definita dal DM 3 aprile 2025 è obbligatoria anche per proprietari e detentori di specie esotiche e selvatiche "da compagnia". La Direzione G

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18/09/2026

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18 settembre 2026 - ore 15:20 - Il Comune di Trieste informa che, a partire dalle ore 03:00 fino alle ore 05:30 dei giorni 20, 21 e 22 settembre 2026, la zona prossimale a via Pasquale Revoltella alta per un raggio di metri 200, sarà interessata da misure preventive di disinfestazione adulticida ra...

07/09/2026

e non è lunedì se l'ultimo gatto di domenica notte non ha disattivato la linea telefonica! 😤

Attenzione diffondete! Notizia da Asugi, via ciotole dell'acqua all'aperto, svuotare sottovasi, via i cani da pozzangher...
28/08/2026

Attenzione diffondete! Notizia da Asugi, via ciotole dell'acqua all'aperto, svuotare sottovasi, via i cani da pozzanghere! 😉
Disinfestazione porta a porta il 29 agosto!

13/08/2026

LEGGETE BENE anche se lungo e diffondete queste notizie, allegerite il lavoro ai vostri veterinari e loro travasi di bile! 😉

Post di una collega:
ANATOMIA DELLA RICETTA ELETTRONICA VETERINARIA

Viste le vicende, tra l’ilarità e lo spiacevole, passando talvolta per l’assurdo, che possono verificarsi con le prescrizioni elettroniche, allego un esempio di ricetta e qualche indicazione utile per comprenderne il funzionamento.

Vengono richieste quotidianamente moltissime ricette che, in diversi casi, potrebbero essere evitate semplicemente controllando la prescrizione già emessa.

Non tutte le ricette sono ripetibili e, sulla ricetta stessa, è indicato il periodo entro il quale può essere utilizzata. Per quelle non ripetibili è quindi fondamentale controllare la data di validità. Sulla stessa è indicata anche la posologia, non è necessario telefonare per chiedere come dare il farmaco, è scritto.

Un esempio importante riguarda gli antibiotici: la ricetta ha una validità di 5 giorni, compresi sabato e domenica. Questo significa che il farmaco deve essere acquistato in tempi relativamente brevi e non è possibile aspettare settimane per utilizzarla.

Per evitare incomprensioni e, soprattutto, per rendere più efficiente il lavoro di tutti, lascio quindi un piccolo decalogo per la richiesta delle ricette. Molti Colleghi condividono infatti le stesse spiacevoli esperienze quando si tratta di gestire prescrizioni a distanza.

1. Informarsi sulle modalità di richiesta

Chiedete al vostro Veterinario quale sia la modalità preferita per richiedere una ricetta.

Le richieste possono essere decine ogni giorno e ogni struttura ha la propria organizzazione: c’è chi preferisce la mail, chi WhatsApp, chi una telefonata. Attenersi alla modalità indicata dalla struttura aiuta a evitare che le richieste vadano p***e o vengano gestite con ritardo.

2. Non aspettare che il farmaco sia finito

Evitate di richiedere una ricetta quando il farmaco è appena terminato o state già entrando in farmacia.

Per una terapia cronica o salvavita è buona norma richiedere la prescrizione con qualche giorno di anticipo.

Non è realistico aspettarsi che, dopo un’ora dall’invio della mail, il Veterinario possa necessariamente rispondere, né chiamare dalla farmacia chiedendo una ricetta “subito”: il Veterinario potrebbe essere in visita, in sala operatoria, impegnato con un’urgenza o semplicemente non avere la possibilità di mettersi al computer per diverse ore.

3. Controllare la validità della ricetta

Prima di richiedere una nuova prescrizione, controllate sempre la data di validità della precedente.

Se la ricetta è ancora utilizzabile, non è necessario richiederne una nuova.

4. Fare richieste cumulative

Se avete bisogno di più farmaci, richiedeteli tutti insieme.

Se servono quattro farmaci, è molto più efficiente fare un’unica richiesta con tutti e quattro i medicinali piuttosto che inviare quattro richieste separate in giorni consecutivi.

5. Se il Veterinario è assente, fornire la documentazione necessaria

Se il vostro Veterinario è assente e non può emettere una prescrizione, la richiesta a un altro Veterinario dovrebbe essere accompagnata almeno da una prescrizione precedente o dalla documentazione clinica disponibile.

Ancora meglio sarebbe effettuare una visita, soprattutto quando non si tratta di una semplice prosecuzione di una terapia già conosciuta.

Prescrivere un farmaco è infatti una responsabilità professionale: un Veterinario non può limitarsi a “firmare la solita ricetta” senza avere elementi sufficienti per assumersi tale responsabilità. L’utilizzo improprio di medicinali può inoltre comportare conseguenze anche sul piano sanzionatorio.

6. Non chiedere “la solita ricetta”

La ricetta non è un drink al bar: “la solita” non è una prescrizione sufficientemente precisa.

Quando fate una richiesta, indicate sempre tutti i dati necessari, ad esempio:

nome dell’intestatario;
nome dell’animale;
specie;
nome del farmaco;
quantità richiesta, specificando il numero di confezioni o, quando necessario, il numero di compresse;
posologia, soprattutto nel caso di terapie croniche.

Può sembrare una perdita di tempo fornire nuovamente queste informazioni, ma per il Veterinario recuperare una prescrizione effettuata mesi prima, ricostruire quale fosse il farmaco, la confezione e la posologia corretta e verificare che la situazione clinica sia ancora la stessa può richiedere molto tempo.

Se questa operazione deve essere ripetuta per decine di richieste, il tempo necessario diventa facilmente quello di un’intera mattinata.

Se volete che la ricetta venga emessa rapidamente, aiutateci a essere efficienti.

7. La ricetta è il completamento di una visita o di una terapia conosciuta

La prescrizione dovrebbe essere il completamento di una visita o riguardare un paziente conosciuto e seguito dal Veterinario.

Non è quindi possibile pretendere il rilascio di ricette non urgenti per animali mai visitati oppure che non vengono controllati da dieci anni.

Il Veterinario deve avere elementi sufficienti per poter valutare l’appropriatezza della terapia che sta prescrivendo.

8. Il farmacista può proporre un equivalente

Il farmacista può, nei casi previsti dalla normativa, sostituire il medicinale prescritto con un equivalente, senza che sia necessario emettere una nuova ricetta e senza dover necessariamente richiedere una nuova autorizzazione al Veterinario.

Anche per questo motivo, prima di chiedere una nuova prescrizione perché “in farmacia non hanno esattamente quel prodotto”, è opportuno chiedere al farmacista quali alternative siano disponibili.

9. Non chiedere una ricetta per un farmaco già acquistato

Se avete acquistato un farmaco prima di avere una prescrizione veterinaria, non è possibile chiedere successivamente al Veterinario di emettere la ricetta semplicemente per regolarizzare l’acquisto.

Il fatto che l’animale abbia già avuto in passato lo stesso sintomo o una patologia simile non significa necessariamente che la situazione attuale sia la stessa.

Lo stesso sintomo può avere cause completamente diverse e la scelta di un farmaco deve essere basata sulla situazione clinica attuale.

10. Evitare di fare scorte di farmaci

Evitate di chiedere ricette per tenere in casa farmaci “nel caso servissero”, soprattutto quando si tratta di antibiotici.

Non è consentito prescrivere indiscriminatamente medicinali da conservare come scorta per eventuali necessità future.

Esistono naturalmente situazioni particolari nelle quali il Veterinario può ritenere opportuno che il proprietario abbia a disposizione determinati farmaci. Un esempio può essere quello di alcuni pazienti epilettici, per i quali può essere necessario avere in casa un farmaco da utilizzare tempestivamente in caso di crisi a grappolo.

In questi casi è il Veterinario a stabilire cosa sia necessario avere a disposizione e come utilizzarlo.

In sintesi

Una richiesta di ricetta fatta con anticipo, completa di tutte le informazioni necessarie e secondo le modalità organizzative della struttura permette di ridurre notevolmente i tempi di attesa e gli equivoci.

La ricetta elettronica non è una semplice formalità amministrativa: dietro ogni prescrizione c’è una responsabilità professionale e, quando possibile, dovrebbe essere il naturale completamento di una valutazione clinica e di una terapia già impostata.

Un po’ di collaborazione da entrambe le parti rende tutto molto più semplice. :)

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Strada Per Vienna 10
Opicina
34151

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+39040215455

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