24/08/2026
In un’epoca in cui la selezione del cane da caccia sembra essere sempre più affidata al solo valore del pedigree, spesso a discapito di quella selezione concreta, essenziale e propedeutica rappresentata dalle femmine, la filosofia Heartless nasce dalla volontà di riportare la funzione al centro della selezione.
Selezionare una femmina significa, prima di tutto, sottoporla alla prova del terreno e della selvaggina. Significa verificarne le stigmate della predazione, la solidità dell’assetto meccanico e la capacità di conservarne efficacia e continuità per ore, nella vera caccia cacciata, dove il selvatico rappresenta il giudice più severo e inattaccabile.
Le nostre femmine vengono validate su terreni e condizioni differenti, affinché possano dimostrare la propria capacità di adattamento alla variabilità del vento e, soprattutto, alla sua assenza; la capacità di leggere il terreno, modulare la cerca, interpretare l’emanazione e perseverare là dove il cane ritiene plausibile la presenza del selvatico.
Cerchiamo voglia di soffrire, tenacia, resistenza fisica e mentale, ma soprattutto quella ricerca spasmodica e ossessiva che non si limita a percorrere il terreno: lo esplora, lo interpreta e insiste, guidata dalla convinzione che proprio lì possa celarsi la selvaggina.
E infine lo stile, inteso nella sua accezione più autentica: non un ornamento della funzione, ma il modo attraverso cui la funzione stessa si manifesta. La forma diventa così espressione della sostanza: equilibrio, intensità, plasticità, temperamento e qualità venatorie che si fondono in un’unica identità.
Questa è la filosofia Heartless: una selezione che non si affida alla sola genealogia, ma pretende dalla genealogia una conferma sul terreno.
Queste sono le giovani femmine Heartless.
In video: Heartless Nemea e Heartless Nefele.