21/10/2026
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Ci chiamavano Alan e Larry. E siamo morti oggi. Ammazzati, per la verità. Legalmente, dicono. Ci avevano tolto tutto, la foresta, le nostre madri, il calore della nostra terra, il diritto stesso di essere vivi. Ci avevano ridotto a strumenti, confinandoci per anni in un limbo di luce artificiale e silenzio interrotto solo dai passi degli scienziati in quel di Parma. Ci avevano tenuti immobili, con la testa bloccata e gli elettrodi conficcati nel cervello, cercando di studiare i nostri occhi per restituire la vista agli esseri umani. Ma come si può pensare di accendere la luce negli occhi di qualcuno spegnendo la vita in quelli di qualcun altro? Questa è l'ingiustizia più profonda che abbiamo subito, un paradosso che nessuna formula scientifica potrà mai giustificare. Non si guarisce una ferita creandone un'altra. Non si salva una vita distruggendone un'altra che non ha nessuna colpa, se non quella di essere nata sotto un'altra pelle. Avete avuto il coraggio di chiamare tutto quello che ci avete fatto, progresso, invece era solo un riflesso della paura umana che si fa scudo del corpo degli innocenti. E la ferita brucia ancora di più perché un'alternativa c'era. Il mondo fuori era pronto ad accoglierci. C'era un santuario, una casa fatta di terra, alberi e silenzio, dove le nostre mani stanche avrebbero potuto finalmente toccare l'erba. Sarebbe bastato un gesto di pietà, un solo istante di autentica compassione, per lasciarci vivere gli ultimi anni, o anche solo gli ultimi respiri, in un santuario. Lì avremmo potuto ricordare cosa significa essere liberi. Avremmo potuto riprenderci quel briciolo di dignità che ci spettava per il solo fatto di esistere. Invece, l'egoismo umano ha deciso che il nostro destino doveva compiersi fino in fondo dietro le sbarre, decretando la nostra fine in un laboratorio. Voi umani celebrate continuamente la vostra "umanità" come la virtù più nobile, il segno della vostra superiorità morale e spirituale. Invece no, dovevate dimostrare di essere forti voi, dovevate vincere, non cedere, non creare un precedente, sarebbe stato un affronto alla vostra arroganza. Sarebbe stato dimostrare che un'alternativa c'era. Ma di quale umanità parlate, se per proteggere voi stessi siete capaci di calpestare il diritto più sacro degli altri esseri senzienti? Finché la vostra empatia si fermerà dove comincia la vostra utilità, finché giustificherete il sacrificio dei più deboli in nome del vostro benessere, la parola "umanità" sarà solo una menzogna, una parola vuota pronunciata per nascondere il peso di una colpa. Noi siamo morti, i nostri occhi li avete chiusi per sempre, non abbiamo potuto salvare i nostri corpi, ma la nostra storia urla per scuotere le vostre coscienze. Scegliete se continuare a essere la specie che distrugge per sopravvivere o se diventare, finalmente, quella capace di salvare senza uccidere.
Alan ed Harry
ZARA rifiuta l'idea che il progresso umano debba essere lastricato dal dolore degli innocenti e gridiamo al mondo i principi di questo cambiamento necessario:
1. Nessuna vita vale meno di un'altra
Una scienza che acceca e tortura per curare la vista e le malattie degli uomini non è progresso: è un paradosso morale che offende l'intelligenza e la coscienza umana.
2. La sperimentazione animale è un passato da superare
Non serve essere scienziati, né definirsi animalisti, per comprendere che la sperimentazione sui modelli viventi è una pratica superata, fallace e crudele. Il futuro della ricerca appartiene alle tecnologie avanzate, ai modelli digitali, cellulari e umanizzati. Chiediamo una transizione totale e immediata verso una scienza che sia davvero utile, sicura ed etica per tutti.
3. Il diritto al Santuario e alla dignità del fine vita
Nessun animale che ha subito la prigionia della ricerca medica dovrebbe morire dietro le sbarre. Esigiamo un cambio normativo radicale: lo Stato e le università hanno l'obbligo morale di garantire a queste creature il diritto alla riabilitazione presso un santuario. Anche solo un mese, una settimana o un giorno passati con i piedi sull'erba e gli occhi rivolti al cielo vero valgono il riscatto di una dignità sottratta.
4. Riconoscere la vera Umanità
La specie umana millanta la propria "umanità" come segno di superiorità spirituale e morale. Finché la compassione si fermerà davanti alla porta di un laboratorio, finché misureremo il diritto alla vita in base alla sua utilità economica o scientifica, la parola "umanità" rimarrà un guscio vuoto.