Gattini

Gattini Cerchi un amico a 4 zampe? C’è un peloso in cerca di casa? Sei sulla pagina fb giusta!!!

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20/03/2026

II piccione è l animale che troviamo nelle nostre città.
E quasi nessuno si ferma quando è ferito.

Perché non vengono soccorsi?
Perché si pensa che "i piccioni portano malattie"...."sono troppi, uno in più o uno in meno non conta".

Ma in realtà il rischio sanitario per una persona sana è minimo, paragonabile a quello di qualsiasi altro uc***lo urbano.
Un contatto occasionale non trasmette nulla.
Se vuoi aiutarlo, usa dei guanti, ma non lasciarlo lì nell indifferenza totale.

COSA FARE SE NE TROVI UNO:
👉Se non vola via quando ti avvicini a meno di un metro, è ferito o malato (quelli sani si allontanano già a 2-3 metri)
👉Avvicinati lentamente e coprilo con un panno leggero: si calmerà subito
👉Mettilo in una scatola di cartone chiusa, con piccoli fori per laria
👉Offri un po' d'acqua in un tappo di bottiglia: molti sono gravemente disidratati
👉Contatta il centro di recupero fauna selvatica più vicino

💔Un piccione con un filo alle zampe o un'ala rotta, se ignorato, può soffrire per giorni prima di morire.

A volte basta un piccolo gesto per salvare una vita.

Immagine presa dal web

Questi mici si trovano a Caserta❤️Se interessati lasciate un messaggio
14/03/2026

Questi mici si trovano a Caserta❤️
Se interessati lasciate un messaggio

❤️
16/02/2026

❤️

Alle 2:28 del mattino, su una strada ghiacciata del Manitoba, una telecamera di sicurezza ha catturato una scena che sembra uscita da un film… ma era tutto reale.

La neve non scendeva leggera.
Colpiva.
Il termometro era ben sotto lo zero.
E nel cuore di quell’oscurità tagliente, un cane era fermo nello stesso punto da oltre quattro ore.

Le auto sfrecciavano accanto a lui.
Fari che squarciavano la nebbia.
Clacson impazienti.
La solita fretta che ci trasciniamo dietro ogni giorno.

Lui, però, non si muoveva.

Non era ostinazione.
Non era paura.
Era amore.

Quando gli agenti sono arrivati, pensavano di trovare un animale smarrito o ferito. Si preparavano al peggio.
Ma quello che hanno visto li ha lasciati senza parole.

Sotto il suo corpo, nascosto e protetto dal calore che lui stesso stava sacrificando, c’era un cucciolo minuscolo. Un soffio di vita che stava lottando contro il gelo.

Il cane adulto non ha abbaiato.
Non ha ringhiato.
Non è scappato.

Ha fatto una cosa che pochissimi riescono a fare quando tutto diventa insopportabile:
è rimasto.

È diventato tetto quando il cielo sembrava crollare.
È diventato casa quando il mondo era solo ghiaccio.

Raccontano che quando i paramedici hanno preso il cucciolo per portarlo sull’ambulanza, il cane grande non è saltato subito dietro. È rimasto fermo, con la coda bassa, lo sguardo fisso.

Aspettava un segnale.
Una certezza.

Solo quando ha visto che il piccolo era davvero al sicuro, al caldo… si è concesso di salire anche lui.

Sono sopravvissuti entrambi.

Perché a volte, per salvarsi, basta qualcuno che scelga di non andarsene.

Ci hanno insegnato che l’amore è un sentimento.
Quella notte ha dimostrato che l’amore è una decisione.
Una scelta che fai anche quando il freddo ti entra nelle ossa e ti dice di mollare.

La lealtà non è sempre rumorosa.
Non sempre fa scena.
A volte è un silenzio ostinato nel mezzo della tempesta.

Adesso fermati un attimo.
Quante volte qualcuno è rimasto accanto a te quando stavi per crollare?
E quante volte sei stato tu a restare, anche quando sarebbe stato più facile voltarti e andare via?

Il mondo non ha bisogno di eroi perfetti.
Ha bisogno di chi resta.

Perché il vero amore non scappa quando tutto si congela. Resta lì, tremante magari… ma presente. E a volte, è proprio quella presenza a salvare una vita.

Usiamo le trappole e liberiamoli in zone verdi🙏❤️
09/12/2025

Usiamo le trappole e liberiamoli in zone verdi🙏❤️

La cosa più crudele di queste trappole non è come catturano… e’ così che lasciano morire.
Un animale cade lì perché sente odore di cibo, perché cerca qualcosa da mangiare.
Non capisce il pericolo . Quando tocca la colla, il suo corpo si attacca all’istante. Prova a muovere una zampa e l’altra affronta di più: prova a girare la testa e anche il muso rimane incastrato. Ad ogni tentativo di liberare una parte del corpo, un’altra rimane immobilizzata.

La colla non solo lo ferma: gli tira il pelo, gli allunga la pelle, gli rende difficile respirare e gli impedisce di muoversi, mangiare, bere o difendersi. E’ qui inizia la vera sofferenza. Prima e’ paura, poi disperazione, poi stanchezza… e in fine silenzio. Non perché non le faccia più male, ma perché non ha più la forza di chiedere aiuto. Tutto questo dolore - che nessuno vede, che nessuno sente- dura ore, a volte un giorno intero.

Ecco perché queste trappole non risolvono nulla:
provocano solo una lenta agonia che nessuno essere vivente merita di vivere. E la cosa più triste è che esistono alternative che non causano dolore: cattura umanitaria, liberazione e distanza, metodi che non distinguono vite con la strada più crudele. Nessuno ti chiede di vivere con loro; solo dí scegliere qualcosa che non ti faccia soffrire così.

Perché anche l’animale più piccolo sente paura, sente dolore, sente vita. A volte l’amore che diamo - o il danno che evitiamo - si nuota di più nel modo in cui trattiamo coloro che non possono difendersi.
Dio ci ha chiesto di prenderci cura della creazione… non farle del male.

❤️‍🩹
20/11/2025

❤️‍🩹

Aveva solo un anno quando la crudeltà del mondo gli ha spezzato l’innocenza.
Nella foresta di Rumuruti, in Kenya, il piccolo Simotua — un cucciolo di elefante — è rimasto intrappolato in un laccio di bracconieri. Solo, ferito, in piedi nel silenzio. Nessuna madre a proteggerlo. Nessuno a consolarlo. Solo la paura e il dolore. E il tempo che scorreva come una condanna.
Ma qualcuno lo ha trovato. Qualcuno ha scelto di non voltarsi dall’altra parte.
Il David Sheldrick Wildlife Trust lo ha salvato, strappandolo all’orlo della morte. Hanno rimosso il laccio con mani gentili. Hanno curato le sue ferite con pazienza. Lo hanno trasportato con urgenza al rifugio nel Parco Nazionale di Nairobi, dove è iniziata la sua seconda nascita.
Simotua era debole. Spaventato. Ma non era solo.
Intorno a lui, altri piccoli orfani come lui — vittime anch’essi della ferocia umana — lo hanno accolto, gli hanno insegnato a fidarsi, a giocare, a camminare di nuovo. Ogni giorno era una conquista. Ogni passo, una sfida vinta. Ogni carezza, un nuovo inizio.
Il suo corpo ha guarito. Ma è stato il calore degli altri elefanti a guarirgli l’anima.
Oggi, Simotua cresce forte. I suoi occhi brillano. Il suo spirito non si è spezzato. È diventato un simbolo. Di resistenza. Di speranza. Di ciò che accade quando la compassione vince sulla violenza.
Ma la sua storia è anche un grido.
Ogni 15 minuti, un elefante cade per mano del commercio dell’avorio. Ogni ora, la bellezza viene uccisa per il profitto. Eppure, ci sono mani che ancora si tendono. Cuori che ancora si battono per proteggere. Uomini e donne che ogni giorno combattono per salvare queste creature meravigliose.
Simotua è vivo grazie a loro.
E finché esisteranno storie come la sua, ci sarà una speranza anche per il resto del branco.

💔
19/11/2025

💔

Di lui ormai non si parla quasi più.
Il tempo scivola via, porta con sé nuove storie, nuovi dolori, nuove gioie… ed è normale.
Ma cos’è davvero il tempo, se non un ladro silenzioso che ruba ricordi e voci?

Io però gli avevo fatto una promessa: non dimenticarlo mai.
Non lui, né tutti gli altri che hanno lasciato un vuoto così grande.

Ogni tanto chiudo gli occhi e torno a lui, gli mando un pensiero, una carezza invisibile.
Perché l’amore non muore, rimane sospeso, anche quando il mondo ha smesso di ricordare.

Leone ❤️

Carne? No, grazie (o almeno limitiamo)
17/11/2025

Carne? No, grazie (o almeno limitiamo)

Ecco Torella oggi, quando ci avviciniamo non si alza più di scatto, ed è già meno guardinga. In pochissimo tempo questo è un ottimo risultato”.

Torella si riposa tranquilla sul prato del rifugio Jill Phipps ad Albugnano, in provincia di Asti. I suoi occhi non sono più quelli spaventati di quando correva per le strade di Leini, nel torinese, cercando di sfuggire al macello.

Sono passati solo quattro giorni dal suo arrivo e sembra aver capito che non deve più avere paura. Per lei inizia una nuova vita.

La sua storia è iniziata l’11 ottobre. Scambiata per un toro, Torella era fuggita mentre la portavano al macello. Ha corso tra le strade di Leini, ma la libertà è durata poco: è stata ripresa e riportata indietro.

L’episodio ha colpito molti, tra cui Luca Torella, sindaco di Leini. Sui social ha chiesto la “grazia” per l’animale: “In molti, in moltissimi, hanno visto in quella fuga il tentativo estremo di salvarsi la vita, e in molti, in moltissimi, vorrebbero sapere che quel tentativo, disperato, è stato coronato da successo”.

Il sindaco si è rivolto all’azienda agricola: “Posso evidenziare che una decisione che vada in tal senso, ovviamente con modalità e problemi cui bisognerà trovare soluzioni (anche in maniera congiunta laddove necessario), non potrebbe che ingenerare un moto di simpatia nei confronti suoi e della sua attività, nonché - inutile negarlo - una grande pubblicità del tutto gratuita. Confidando che si possa concretizzare un tale proposito, Le porgo i miei più sentiti saluti”.

Dopo la cattura, Torella ha atteso alcune ore prima che il suo destino fosse deciso, per via delle norme sui farmaci anestetici.

Grazie a una donazione anonima, la sua vita è cambiata. Il rifugio Jill Phipps, dove vivono già altri bovini, si è accordato con il sindaco e l’allevatore per accoglierla.

Il nome Torella nasce anche per la coincidenza con il cognome del sindaco e perché era stata scambiata per un toro.

Il trasferimento non è stato semplice: “Non è stato facile caricarla sul camion in quanto spaventata com’era ha saltato tre recinti, uno dietro l’altro, dall’allevatore – scrivono dal rifugio – . Pensava di andare nuovamente al mattatoio”.

Una volta arrivata al rifugio, gli operatori hanno scelto per lei il recinto degli adolescenti, per farla sentire più al sicuro tra altri bovini.

Dopo pochi giorni, Torella ha iniziato a fidarsi. In un video, il giorno dopo l’arrivo, era ancora nervosa. Ora invece la si vede coricata a terra, serena. “Ormai è fatta! ” scrivono dal rifugio. “Ormai è salva, nella sua nuova casa, con nuovi amici, in cui il passato diventerà solo un vecchio e brutto ricordo”.

Il pensiero va anche agli altri animali rimasti nell’azienda agricola. Gli operatori del rifugio ricordano: “Resta il grande dispiacere per tutti gli altri. Se la storia di Torella ha smosso qualcosa in voi, ricordate che potete scegliere di non contribuire allo sfruttamento e l’uccisione di esseri senzienti”.

Parentesi canina❤️
08/11/2025

Parentesi canina❤️

Baxter è il mio cane adottato, un’anima dolce ma segnata. Da quando è entrato nella mia vita, ha sempre avuto il terrore dei fuochi d’artificio. Ogni Capodanno si trasformava in un incubo: lui tremava sotto il letto, ansimava così forte che temevo per il suo cuore, e per giorni non toccava cibo. Gli occhi terrorizzati, il corpo rigido, il silenzio rotto solo dal suo respiro affannoso. Una scena che mi spezzava l’anima.

L’anno scorso è stato il peggiore. Preso dal panico, ha sfondato la zanzariera di una finestra cercando una via di fuga. Una corsa dal veterinario, 280 euro di conto, farmaci che lo hanno reso un’ombra di sé. E io, per sei ore, seduta sul pavimento del bagno con lui tra le braccia, cercando di trasmettergli un po’ di pace. Inutile. Solo paura e impotenza.

Così, quest’anno, aspettavo quella notte con il cuore stretto. Mi sentivo già sconfitta in partenza. Ma due giorni prima, ho letto un consiglio che mi è sembrato assurdo: mettere delle palline da tennis nell’asciugatrice per creare un rumore bianco, capace di coprire i botti. Sembrava una follia. Ma quando sei disperato, provi tutto.

La sera di Capodanno, ho preso sei palline da tennis, una vecchia scarpa e un asciugamano annodato. Ho impostato l’asciugatrice senza calore, acceso il programma a freddo, e lasciato che il ritmo sordo del tamburo iniziasse a riempire la casa.

Poi ho aspettato. Il primo fuoco d’artificio ha squarciato il cielo. Ho trattenuto il respiro.

Baxter ha alzato la testa, ha guardato intorno… e si è riaddormentato.

Ho iniziato a piangere. Dopo tre anni, il mio cane stava finalmente dormendo tranquillo, proprio mentre il mondo fuori esplodeva di luci e rumori. Nessuna fuga, nessun tremore. Solo pace.

Ora è sul divano, profondamente addormentato da due ore, come se nulla potesse toccarlo.

A volte, le soluzioni più semplici sono quelle che ti salvano. Se anche il tuo cane soffre per i fuochi d’artificio, prova questo piccolo trucco. Potrebbe cambiargli la vita. E anche la tua.

Piccole Storie.

Ogni vita ha valore
01/11/2025

Ogni vita ha valore

Si chiamava Luna.
Una piccola gattina tricolore, fragile e minuta, che aveva trascorso la maggior parte della sua vita a vagare per le strade, cercando qualche briciola di cibo e un angolo sicuro dove dormire. La vita non era mai stata gentile con lei, ma Luna aveva sempre mantenuto una forza silenziosa. Era solo un’anima dimenticata tra tante, che sopravviveva giorno dopo giorno in un mondo che non la vedeva.

Poi, un giorno, Luna cominciò a rallentare. Il suo ventre si arrotondò — non per il cibo, ma per la vita che cresceva dentro di lei. Era incinta. Nonostante il suo corpo magro e indebolito, portava con coraggio i suoi piccoli non ancora nati. Di notte, si accoccolava attorno al suo ventre, come per proteggere già quei cuccioli che non aveva ancora conosciuto.

Ma partorire per strada non è come nei film. Non c’è un letto caldo, né un veterinario, né una mano tesa ad accompagnare il dolore. Luna cercò di partorire sotto una panchina di legno, vicino a un piccolo mercato. Ma qualcosa non andava. Il travaglio durava troppo. Il dolore era troppo forte. E i cuccioli… non uscivano.

Chiamò aiuto, ma solo il silenzio rispose. I passanti andavano e venivano, alcuni lanciando uno sguardo, altri addirittura filmando la scena — ma nessuno si fermò. Finché una ragazza, Aira, non notò il corpo tremante di Luna e il suo pelo macchiato di sangue. Corse a casa e implorò suo padre, un veterinario locale, di aiutarla. Senza esitare, tornarono con un trasportino e sollevarono delicatamente il corpo quasi privo di vita di Luna.

Alla clinica, il tempo era prezioso. Luna era in stato di shock. Il suo corpo era freddo, il cuore batteva appena. Un cesareo d’urgenza era l’unica speranza. Il veterinario lavorò rapidamente, incidendo una carne già troppo martoriata, mentre Aira restava lì, pregando in silenzio. Furono estratti tre gattini — silenziosi, immobili.

Due non poterono essere salvati. I loro polmoni minuscoli non ebbero mai occasione di respirare. Il terzo, appena vivo, emise un debole gemito… poi si spense. Aira pianse mentre suo padre tentava tutto per rianimarli, ma non c’era più nulla da fare. E Luna… non si svegliò mai più.

La flebo continuava a gocciolare lentamente nella sua zampetta inerte, mentre il suo corpo riposava accanto ai cuccioli che non aveva potuto conoscere. Il suo pelo era arruffato, ma il suo viso sembrava sereno — come se avesse finalmente trovato pace. Aveva dato tutto ciò che aveva per proteggere i suoi piccoli, e alla fine, aveva dato la sua vita per loro.

Aira insistette per dare loro un vero addio. Li avvolse in un asciugamano morbido, li depose sotto un albero in fiore nel suo giardino e posò una piccola pietra con scritto:
«Tu eri importante.»
Perché Luna era importante. Era importante per il mondo, anche se il mondo se n’era accorto troppo tardi.

Aira condivise la storia di Luna online, implorando le persone di preoccuparsi prima che sia troppo tardi. Di sterilizzare e castrare. Di adottare. Di vedere gli animali randagi non come fastidi, ma come anime che cercano solo di sopravvivere. Migliaia furono toccati. Alcuni piansero. Altri fecero una donazione. Alcuni adottarono il loro primo randagio quella stessa notte.

La storia di Luna non è rara — ma è reale. E forse, se abbastanza persone si interesseranno, meno madri come Luna moriranno nel silenzio.
Lascia che questa storia ti spezzi il cuore — perché solo i cuori spezzati mettono in moto le mani.

Dal WEB

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Naples

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