05/06/2026
La storia di Dominick "Tony" Galento, o meglio, quella di "Two Ton", è quella di un pugile che incarna l’essenza di una boxe selvaggia, rustica, ma incredibilmente pericolosa.
Immaginate un uomo che mangia e beve senza freni, non per fame, ma per un'insaziabile voglia di vivere, che si porta dietro una massa di carne da 106 a 112 chili, distribuiti su un metro e settantacinque scarso di altezza. Quella che doveva essere una dieta d'atleta era, nella sua vita, solo una scusa per mangiare come se non ci fosse un domani...
Tony non faceva sport come un professionista, no, era il “fusto di birra in movimento”. Un uomo che rifiutava le convenzioni, che definiva “professionale” mangiare cinquantadue hot dog in una scommessa con gli amici. Il suo allenamento? Non correva, non si preoccupava dei dettagli. Ma ogni notte, quando il Nut Club di Orange, New Jersey, abbassava le serrande, Galento tirava al sacco pesante faceva sparring con chiunque fosse disposto a svegliarsi alle due del mattino per un allenamento che sembrava più una punizione che un’opportunità.
Ma nonostante le sue abitudini e il suo comportamento sopra le righe, Tony Galento ha dimostrato di essere un pugile pericoloso...
Nel 1939, si presenta al suo incontro più importante della carriera, quello con il grande Joe Louis per il titolo mondiale dei pesi massimi. Ma, come al solito, l’approccio di Tony alla preparazione era… poco ortodosso. Prima del match con il “Brown Bomber”, si fa un paio di birre, mangia un piatto di spaghetti con polpette e si presenta sul ring con un alito che avrebbe fatto vomitare chiunque. Ma Galento non si preoccupava di questo. Sapeva di poter combattere con la sua spinta primitiva e il suo gancio sinistro, che stese Louis per un breve, ma memorabile, momento...
Per tre secondi, il mondo della boxe si fermò. Galento aveva messo a terra Joe Louis. Un colpo che lo fece entrare nella storia, non per il trionfo, ma per il coraggio e la follia di un pugile che non aveva paura di niente e nessuno. Louis, comunque, si rialzò e chiuse i conti al quarto round, ma quell’istante bastò a farlo entrare di traverso nella storia.
Non solo pugile, Tony era anche attore, wrestler, e addirittura combatteva contro animali come un orso di 250 chili, un canguro e una piovra. La sua vita fuori dal ring era fatta di gesti assurdi, ma forse anche per questo è diventato un personaggio che non si dimentica facilmente.
A 69 anni, dopo aver combattuto la sua battaglia più difficile contro il diabete, morì dopo aver subito l’amputazione di entrambe le gambe. La sua carriera finì tra le braccia di un’umanità complessa, dove il talento, la follia e la sregolatezza si sono mescolati in una storia unica e straordinaria.
Un combattente che trasformava ogni incontro in una prova di sopravvivenza. Colpiva duro, incassava più di molti altri e trovava sempre un modo per andare avanti.
Fonte dal Web