Le Loup Garou - Addestramento e Sport cinofili

Le Loup Garou - Addestramento e Sport cinofili Un'area verde, in centro città, dedicata alla cultura, all'addestramento e agli sport cinofili.

Elena Latella
Addestratore Cinofilo ENCI
Presidente e Direttore Tecnico dell'Associazione "Le Loup Garou". SERVIZI:

- Consulenze pre e post adozione
- Educazione di base
- Addestramento avanzato
- Educazione e gestione urbana
- Puppy School
- Preparazione CAE-1 ENCI
- Preparazione gare di obbedienza Cinowork FIDASC
- Lezioni di tricks
- Discipline olfattive
- Rally-O
- Rieducazione
- Risoluzione dei problemi comportamentali
- Area sgambamento
- Dog Sitter Cerimonia ..e molto altro!

Buon inizio settimana a tutti e benvenuti al consueto appuntamento sulla biologia del comportamento canino. Una rubrica ...
31/08/2026

Buon inizio settimana a tutti e benvenuti al consueto appuntamento sulla biologia del comportamento canino. Una rubrica che ritengo fondamentale per ogni proprietario, poiché comprendere il perché e da dove nascono i comportamenti del nostro cane è il primo passo per conoscerlo davvero ed evitare errori

Quando il cane “esplode”: la neurobiologia della soglia comportamentale

«Ma fino a un attimo prima era tranquillo!»

È una delle frasi che sentiamo più spesso quando un cane, apparentemente all'improvviso, abbaia, tira al guinzaglio, ringhia, morde, fugge o manifesta una reazione che definiamo “eccessiva”.

Ma il comportamento di un cane raramente nasce dal nulla.

Quello che noi osserviamo è spesso soltanto l'ultimo anello di una lunga catena di eventi biologici, fisiologici ed emotivi. La reazione visibile può essere improvvisa ai nostri occhi, ma il sistema nervoso del cane potrebbe essere in uno stato di progressiva attivazione già da tempo.

Per comprenderlo dobbiamo parlare di un concetto fondamentale: la soglia di stimolo.

La soglia non è un interruttore che passa semplicemente da acceso a spento. È il punto oltre il quale un determinato stimolo, o più frequentemente l'insieme di diversi stimoli, supera momentaneamente la capacità dell'individuo di elaborare e gestire quella situazione.

Ed è proprio qui che la biologia diventa fondamentale.

▶️ Il cervello non aspetta che il cane “decida” di avere paura

Quando un cane percepisce qualcosa di rilevante nel proprio ambiente, il suo sistema nervoso deve innanzitutto valutarne il significato.

Quello stimolo è innocuo? È interessante? È prevedibile? Rappresenta una possibile minaccia? Richiede un'azione?

In questa elaborazione entrano in gioco numerosi sistemi e strutture cerebrali. Tra queste, un ruolo importante è svolto dall'amigdala, coinvolta nell'elaborazione della rilevanza emotiva degli stimoli e nell'organizzazione delle risposte di paura e difesa.

Accanto ad essa intervengono anche altre strutture, come l'ippocampo, importante per la memoria e per l'elaborazione del contesto, e diverse aree corticali coinvolte nella modulazione delle risposte e nella flessibilità comportamentale.

Il punto importante è che il cervello non si limita a registrare ciò che sta accadendo in quel preciso istante.

Un cane che vede arrivare un altro cane non sta elaborando soltanto l'immagine che ha davanti agli occhi. Sta integrando quel momento con le proprie esperienze precedenti, con il contesto nel quale si trova e con il proprio stato fisiologico ed emotivo in quel preciso momento.

Lo stesso stimolo, quindi, può produrre risposte completamente diverse in momenti diversi.

Un cane può incontrare un altro cane al mattino e riuscire a mantenere una buona capacità di regolazione. Lo stesso cane, qualche ora dopo, può incontrare un soggetto simile e reagire in maniera molto più intensa.

Non necessariamente perché il secondo cane fosse “peggiore”.

Ma perché il primo incontro non è stato cancellato dal suo sistema nervoso semplicemente perché era terminato.

▶️ Il sistema nervoso autonomo: quando il corpo si prepara prima ancora della reazione

Quando uno stimolo viene percepito come rilevante o potenzialmente minaccioso, l'organismo può attivare rapidamente il sistema nervoso autonomo, in particolare la componente simpatica.

Il corpo si prepara all'azione.

Possono aumentare l'attivazione fisiologica, la frequenza cardiaca, la vigilanza e la disponibilità di energia. L'organismo, in altre parole, comincia a prepararsi alla possibilità di dover fare qualcosa.

Fuggire.

Allontanare.

Difendersi.

Affrontare.

Questa risposta non è necessariamente patologica. È un normale sistema biologico di adattamento.

Il problema nasce quando la quantità, l'intensità o la durata degli stimoli supera le capacità di recupero e regolazione dell'individuo.

Parallelamente può essere coinvolto anche l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, conosciuto come asse HPA.

In termini molto semplificati, l'ipotalamo segnala l'attivazione dell'organismo attraverso mediatori neuroendocrini che stimolano l'ipofisi; questa, a sua volta, contribuisce all'attivazione delle ghiandole surrenali e alla liberazione di glucocorticoidi, tra cui il cortisolo.

Il cortisolo viene spesso raccontato come “l'ormone cattivo dello stress”, ma anche questa è una semplificazione.

Il cortisolo non è il nemico.

Fa parte di un sistema biologico che permette all'organismo di mobilitare risorse e adattarsi alle richieste dell'ambiente.

Il problema non è la sua presenza.

Il problema può essere rappresentato dalla qualità, dall'intensità e dalla persistenza dell'attivazione, oltre che dalla capacità dell'organismo di recuperare una condizione di equilibrio dopo l'esposizione agli stimoli.

▶️ Arousal, stress e paura non sono la stessa cosa

Uno degli errori più comuni nella divulgazione cinofila è utilizzare queste parole come se fossero sinonimi.

Non lo sono.

L'arousal indica un livello di attivazione dell'organismo. Un cane può avere un arousal elevato perché è spaventato, ma anche perché è eccitato, frustrato, impegnato in un'attività altamente motivante o fortemente interessato a ciò che sta accadendo.

Lo stress è una risposta dell'organismo a richieste o sfide che richiedono adattamento. Può essere acuto, cronico, prevedibile, imprevedibile e può avere conseguenze molto diverse a seconda dell'intensità, della durata e delle capacità individuali.

La paura, invece, è uno stato emotivo specifico legato alla percezione di una minaccia o di un pericolo.

Un cane può quindi avere un elevato livello di attivazione senza avere paura.

Può essere stressato senza manifestare immediatamente un comportamento aggressivo.

Può avere paura senza abbaiare.

E può essere apparentemente immobile mentre, biologicamente, il suo organismo sta affrontando una situazione estremamente impegnativa.

Ecco perché guardare soltanto il comportamento più evidente può essere fuorviante.

▶️ Il famoso “trigger stacking”: quando non è mai soltanto quell'ultimo cane

Immaginiamo un cane che, durante la giornata, ha affrontato una serie di situazioni apparentemente insignificanti.

Un rumore improvviso.

Un viaggio in automobile.

Una notte in cui ha dormito male.

Un incontro sociale poco gradito.

Una passeggiata in un ambiente molto rumoroso.

Una visita veterinaria.

Un altro cane che lo fissa.

Una persona che cerca di toccarlo.

Nessuno di questi eventi, preso singolarmente, potrebbe essere sufficiente a provocare una reazione evidente.

Ma il sistema nervoso non vive gli eventi come episodi completamente isolati.

Se non esiste un adeguato recupero, gli effetti di più stimoli possono accumularsi.

È quello che, nel linguaggio divulgativo, viene spesso definito trigger stacking, cioè un accumulo di fattori stressanti o attivanti senza un sufficiente ritorno alla condizione di base.

E allora arriva l'ultimo stimolo.

Un cane.

Una bicicletta.

Un rumore.

Una mano che si avvicina.

E il proprietario dice:

«È impazzito per niente!»

Ma probabilmente quel “niente” era soltanto l'ultimo elemento.

La famosa goccia.

Il comportamento osservabile non nasce necessariamente dalla gravità dell'ultimo stimolo, ma può essere il risultato dell'interazione tra quello stimolo e tutto ciò che lo ha preceduto.

▶️ La soglia non è uguale per tutti

Uno degli aspetti più importanti è che non esiste una soglia universale.

Quello che per un cane rappresenta un'esperienza facilmente gestibile può essere estremamente impegnativo per un altro.

Età, genetica, esperienze precedenti, apprendimento, stato di salute, dolore, qualità del sonno, ambiente, prevedibilità degli eventi e caratteristiche individuali possono modificare la capacità di un soggetto di affrontare una determinata situazione.

La soglia, inoltre, è dinamica.

Non possiamo pensare:

“Il mio cane normalmente tollera questa situazione, quindi la tollererà sempre.”

Un cane che normalmente riesce a gestire l'incontro con altri cani può avere una soglia più bassa dopo una giornata particolarmente impegnativa.

Un cane che normalmente tollera il contatto fisico può reagire diversamente se prova dolore.

Un cane che normalmente affronta serenamente un ambiente rumoroso può avere una minore capacità di regolazione dopo un periodo di stress prolungato.

Questo non significa che il cane sia diventato improvvisamente “cattivo”, “instabile” o “imprevedibile”.

Significa che il comportamento è il prodotto di un organismo che interagisce continuamente con il proprio ambiente.

▶️ E quando la soglia viene superata?

Quando l'attivazione aumenta oltre la capacità di gestione dell'individuo, il sistema comportamentale può orientarsi verso risposte più rapide e maggiormente funzionali alla situazione percepita.

Fuga.

Evitamento.

Immobilizzazione.

Minaccia.

Aggressione.

La risposta dipenderà dal soggetto, dal contesto, dalle possibilità di allontanamento e dalla storia di apprendimento.

È proprio per questo che chiedere a un cane di “ragionare” quando è già oltre soglia può essere estremamente difficile.

Non perché il cane abbia deciso di ignorarci per dispetto.

Ma perché la sua capacità di elaborare informazioni, mantenere l'attenzione e utilizzare comportamenti appresi può essere compromessa da uno stato di intensa attivazione.

Pretendere da un cane oltre soglia lo stesso livello di controllo che dimostra quando è in uno stato di equilibrio è un po' come pretendere che una persona in preda al panico risolva con calma un problema complesso semplicemente perché normalmente ne sarebbe capace.

Le competenze non scompaiono.

Ma l'accesso a quelle competenze può diventare più difficile.

▶️ La vera prevenzione inizia prima dell'esplosione

Per questo, lavorare esclusivamente sul comportamento finale è spesso insufficiente.

Se interveniamo soltanto quando il cane abbaia, affonda o ringhia, stiamo guardando la parte più evidente di un processo che potrebbe essere iniziato molto prima.

La prevenzione dovrebbe concentrarsi anche sulla capacità di riconoscere l'accumulo dell'attivazione.

Osservare.

Leggere il contesto.

Conoscere il proprio cane.

Riconoscere quando ha bisogno di distanza.

Quando ha bisogno di recuperare.

Quando una situazione sta diventando troppo difficile.

E, soprattutto, imparare che non sempre l'obiettivo deve essere insegnare al cane a sopportare di più.

A volte l'intervento più intelligente consiste semplicemente nel ridurre le richieste.

Ridurre l'esposizione.

Aumentare la distanza.

Permettere il recupero.

Perché un sistema nervoso costantemente impegnato a difendersi o ad adattarsi non diventa necessariamente più competente soltanto perché continuiamo a esporlo agli stessi stimoli.

▶️ Quindi, il cane “è esploso all'improvviso”?

Probabilmente no.

Forse il comportamento è stato improvviso.

Ma il processo biologico che lo ha reso possibile potrebbe essere iniziato molto prima.

E questa è, forse, una delle cose più importanti che dovremmo imparare quando osserviamo il comportamento di un cane: quello che vediamo è soltanto la parte finale di un processo molto più complesso.

Dietro un ringhio, un affondo, una fuga o un morso non esiste semplicemente un cane che “ha deciso di comportarsi male”.

Esiste un organismo.

Un sistema nervoso.

Una storia.

Uno stato fisiologico.

Un ambiente.

E una soglia che, in quel preciso momento, è stata superata.

La domanda, allora, forse non dovrebbe essere:

«Perché è esploso proprio adesso?»

Ma:

«Cosa stava accadendo nel suo sistema nervoso prima che noi ce ne accorgessimo?»

Ed è proprio qui che la biologia del comportamento diventa uno strumento straordinario: ci insegna che, prima di correggere ciò che vediamo, dovremmo provare a comprendere *come e perché quel comportamento è diventato possibile.

📚 Riferimenti scientifici per approfondire

La risposta allo stress nel cane coinvolge l'interazione tra sistema nervoso autonomo, asse ipotalamo-ipofisi-surrene e strutture cerebrali implicate nell'elaborazione emotiva e nella regolazione comportamentale; la letteratura sottolinea inoltre quanto l'interpretazione dello stress richieda sempre di considerare insieme fisiologia, comportamento e differenze individuali. ([PubMed][1])

Il concetto di *trigger stacking* descrive l'accumulo di molteplici fattori stressanti o attivanti senza un adeguato recupero, che può contribuire a comportamenti apparentemente imprevedibili. ([MDPI][2])

[1]: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42511062/?utm_source=chatgpt.com "Stress in Free-Roaming and Shelter-Housed Dogs: A Review of Neurobiological, Physiological and Behavioral Mechanisms Relevant to Welfare Assessment - PubMed"
[2]: https://www.mdpi.com/2306-7381/8/11/254?utm_source=chatgpt.com "Recognizing and Mitigating Canine Stress during Animal Assisted Interventions"













🐺

Dopo un’aggressione, facciamo cultura cinofila. Non caccia alle streghe.Ieri, all’interno dell’area cani dell' Agorà del...
27/08/2026

Dopo un’aggressione, facciamo cultura cinofila. Non caccia alle streghe.

Ieri, all’interno dell’area cani dell' Agorà dello Stretto, un Pitbull ha aggredito un Volpino, ferendo il cane e la sua proprietaria. È un episodio serio, che non va minimizzato e sul quale è giusto fare tutte le valutazioni necessarie. Ma proprio quando accadono episodi del genere credo sia importante riuscire ad andare oltre la reazione emotiva e utilizzare anche queste situazioni per fare un po’ di cultura cinofila. Perché, puntualmente, dopo un’aggressione che coinvolge un cane appartenente a una determinata tipologia, si riaccende il solito dibattito: quella razza è pericolosa, quei cani dovrebbero avere tutti la museruola, quella razza dovrebbe essere vietata.
E dall’altra parte, altrettanto semplicisticamente, c’è chi risponde che il proprio cane è buonissimo, che è stato socializzato tantissimo e che non ha mai fatto nulla di male.

Il problema è che il comportamento di un cane non può essere spiegato con uno slogan e, soprattutto, non possiamo pensare che conoscere la razza ci permetta di prevedere automaticamente il comportamento del singolo individuo.

Ogni cane è il risultato dell’interazione tra genetica, selezione, caratteristiche individuali, esperienze, apprendimento, stato emotivo, ambiente e contesto. E dentro tutto questo c’è anche una variabile fondamentale, della quale troppo spesso ci dimentichiamo: la competenza del proprietario.

Quando scegliamo di vivere con un cane, infatti, dovremmo assumerci la responsabilità di conoscerlo davvero. Non soltanto sapere quale alimento comprare o quali vaccini fare, ma imparare a leggere il suo comportamento, riconoscere i suoi segnali, comprendere cosa lo motiva, cosa lo gratifica, cosa lo preoccupa e quali situazioni possono metterlo in difficoltà.
Dovremmo imparare a capire quando il nostro cane è a proprio agio e quando invece sta iniziando ad accumulare tensione, quando un’interazione è equilibrata e quando sta diventando troppo, quando possiamo lasciargli spazio e quando dobbiamo intervenire.

Questa è prevenzione.

E la prevenzione, nella gestione di un cane, dovrebbe arrivare molto prima dell’emergenza. Per questo ritengo che educazione e addestramento siano strumenti importanti, ma dobbiamo anche smettere di considerarli semplicemente come un modo per insegnare al cane a sedersi, a stare fermo o a tornare quando lo chiamiamo. Un percorso educativo dovrebbe costruire competenze nel cane, ma anche competenze nel proprietario. Dovrebbe aiutare il binomio, cane-person,a a comunicare meglio, a gestire l’ambiente, a sviluppare capacità di autocontrollo e di adattamento e, soprattutto, a permettere all’umano di comprendere ciò che sta accadendo prima che una situazione diventi ingestibile.
E qui arriviamo a un altro grande equivoco: la socializzazione.

Socializzare un cane non significa farlo giocare con tutti i cani che incontra. Non significa portarlo all’area cani e lasciarlo interagire indiscriminatamente con chiunque. E soprattutto non significa costruire una sorta di assicurazione contro l’aggressività. Un cane correttamente socializzato non è necessariamente un cane che amerà tutti gli altri cani per tutta la vita. Può avere delle preferenze, può non gradire determinati soggetti, può non tollerare determinati approcci e può avere bisogno di distanza in alcune situazioni. Può attraversare momenti di maggiore vulnerabilità, può reagire diversamente in funzione del contesto e può trovarsi, in determinate circostanze, oltre la propria soglia di tolleranza.
La socializzazione non serve a insegnare al cane che deve andare d’accordo con chiunque. Serve piuttosto a permettergli di sviluppare competenze sociali e capacità di adattamento, attraverso esperienze adeguate, controllate e compatibili con le sue caratteristiche individuali. E questo è molto diverso dal pretendere che tutti i cani debbano necessariamente interagire tra loro.

Anche l’area cani, quindi, merita una riflessione. Non dovrebbe essere considerata automaticamente come il luogo nel quale ogni cane deve andare per “socializzare”. È un ambiente particolare, nel quale possono concentrarsi molti soggetti, diverse modalità comunicative, risorse, movimento, eccitazione e situazioni che non tutti i cani sono in grado di gestire serenamente.
Alcuni cani possono trovarsi benissimo, altri no.
E la responsabilità del proprietario consiste anche nel saper riconoscere questa differenza, senza costringere il proprio cane a partecipare a situazioni che non è in grado di affrontare.

C’è poi un altro aspetto del quale credo sia importante parlare con onestà. Non tutte le conseguenze di un errore di gestione sono uguali. Un comportamento aggressivo può essere messo in atto da un cane di qualsiasi razza e dimensione, ma è evidente che la potenza fisica, la taglia, la capacità di provocare lesioni e determinate caratteristiche selettive possono modificare enormemente la gravità delle conseguenze. Per questo motivo, chi sceglie di vivere con un cane particolarmente potente, atletico o selezionato per determinate caratteristiche di lavoro ha anche una responsabilità maggiore in termini di consapevolezza, gestione e prevenzione. Non perché quel cane sia automaticamente aggressivo o pericoloso, ma perché quando il margine di errore può avere conseguenze più importanti, il livello di competenza richiesto al proprietario dovrebbe essere proporzionato.

Questo, però, non significa che il proprietario di un cane di piccola taglia sia esonerato dalle proprie responsabilità. Un cane piccolo non è automaticamente innocuo e il fatto che possa provocare danni fisici meno gravi non significa che non debba essere educato, gestito e compreso. Anche il proprietario di un Volpino, di un Chihuahua o di qualsiasi altro cane deve conoscere il linguaggio canino, rispettare le distanze, saper leggere le situazioni e comprendere che il proprio cane non può essere lasciato libero di fare qualunque cosa soltanto perché “tanto è piccolo”.

La vera cultura cinofila dovrebbe insegnarci proprio questo: non esistono soltanto cani da gestire, esistono persone che devono imparare a gestire i propri cani. Dopo un episodio come quello di ieri, quindi, possiamo scegliere di passare le prossime settimane a discutere di quanto sia cattiva una determinata razza oppure possiamo chiederci cosa possiamo fare, concretamente, per ridurre il rischio che episodi simili si ripetano. Possiamo cominciare dalla formazione dei proprietari, dalla scelta consapevole del cane, da percorsi educativi adeguati, dalla conoscenza del linguaggio e del comportamento canino, dalla corretta gestione delle interazioni e dalla capacità di riconoscere i segnali che ci dicono che qualcosa non sta andando bene. Perché la prevenzione non comincia quando il cane morde. Comincia molto prima, quando qualcuno decide di prendere un cane e sceglie di imparare a conoscerlo.

E forse dovremmo smettere di considerare la scuola cinofila come il posto dove si porta il cane per insegnargli semplicemente qualche comando. Una buona scuola dovrebbe essere anche il luogo in cui il proprietario impara a leggere il proprio cane, a comprenderne i bisogni, le motivazioni, le emozioni e i limiti, imparando a costruire una relazione fondata sulla comunicazione e sulla collaborazione. Perché non abbiamo bisogno di proprietari che sappiano soltanto dire “il mio cane è buonissimo”. Abbiamo bisogno di proprietari che sappiano dire: “Conosco il mio cane abbastanza da sapere quando sta bene, quando è in difficoltà, quando devo intervenire e quando è il momento di allontanarmi.” Questa, per me, è cultura cinofila. E se vogliamo davvero parlare di prevenzione delle aggressioni, è da qui che dovremmo partire, non dalla demonizzazione delle razze, ma dalla responsabilità, dalla consapevolezza e dalla competenza di chi vive con un cane.

Una risposta voglio darla anche a chi, dopo ogni episodio di aggressione, sostiene che tutti i cani, indistintamente, dovrebbero essere obbligati a portare la museruola.

No.

La museruola può essere uno strumento di sicurezza estremamente importante, quando utilizzata correttamente e quando la situazione lo richiede. Ma non può diventare la risposta automatica alla paura.

Una museruola non insegna al cane a comunicare.
Non modifica la sua emotività.
Non risolve un problema comportamentale.
Non sostituisce la competenza del proprietario.
E soprattutto, non rende automaticamente sicura una situazione che non sappiamo gestire.

La prevenzione non consiste semplicemente nel mettere qualcosa sul muso del cane.

Consiste nel conoscere il proprio animale abbastanza da sapere quando può essere lasciato libero, quando è necessario aumentare la distanza, quando interrompere un'interazione, quando evitare determinati contesti e, se necessario, quando utilizzare anche la museruola come ulteriore misura di sicurezza.

E c'è un'altra cosa che dovremmo ricordare.

La museruola non dovrebbe essere una punizione.

Un cane può essere educato gradualmente a indossarla, associandola a esperienze positive, fino a viverla con normalità. In questo modo diventa uno strumento di gestione e non una fonte aggiuntiva di stress.

Pensare che «dopo quello che è successo, allora tutti i cani devono avere la museruola» significa cercare una soluzione semplice a un problema che semplice non è.

Perché se davvero vogliamo prevenire le aggressioni, dobbiamo fare qualcosa di molto più difficile: insegnare alle persone a conoscere i cani.

La museruola può impedire a un cane di mordere.

La cultura cinofila può aiutare a evitare che si arrivi a quel punto.

E quando le due cose sono necessarie, non sono alternative.

Sono strumenti diversi che fanno parte di una gestione responsabile.

🐾 **26 AGOSTO — GIORNATA MONDIALE DEL CANE** 🐾Oggi celebriamo il cane.Ma non voglio celebrare soltanto il cane che vive ...
26/08/2026

🐾 **26 AGOSTO — GIORNATA MONDIALE DEL CANE** 🐾

Oggi celebriamo il cane.
Ma non voglio celebrare soltanto il cane che vive sul nostro divano, che ci aspetta dietro la porta, che ci accompagna nelle passeggiate e che, con una pazienza infinita, **ci sopporta ogni giorno**. ❤️

Voglio celebrare tutti i cani.

Quelli di famiglia, che diventano parte della nostra vita e che spesso ci insegnano molto più di quanto noi insegniamo a loro.

Quelli che lavorano al nostro fianco:
🐕‍🦺 i cani guida che restituiscono autonomia e libertà;
🦮 i cani da assistenza e da allerta medica, capaci di riconoscere segnali che noi non sappiamo nemmeno percepire;
🐾 i cani impiegati nella ricerca di persone, esplosivi e sostanze stupefacenti;
🚨 i cani delle Forze dell'Ordine e quelli impiegati nei servizi di sicurezza;
🐑 i cani da conduzione e da guardiania, che lavorano ogni giorno accanto agli animali e agli allevatori;
🏔️ i cani da soccorso, che entrano dove noi spesso non possiamo arrivare.

E poi ci sono loro:
🏆 i cani sportivi

Quelli che corrono, saltano, cercano, mordono, riportano, lavorano e competono insieme al proprio conduttore.
Quelli che, attraverso disciplina, sacrificio e relazione, trasformano una coppia uomo-cane in una squadra.

E sì, celebriamo anche le medaglie, i trofei, i risultati.

Ma ricordiamoci che il cane non è mai soltanto il risultato che porta a casa.

E poi ci sono i cani che oggi hanno meno motivi per festeggiare.

I cani di nessuno.

Quelli nati per strada.
Quelli abbandonati.
Quelli dimenticati nei canili.
Quelli che aspettano per anni qualcuno che finalmente li scelga.
Quelli maltrattati.
Quelli usati e poi scartati quando non servono più.
Quelli che hanno imparato a non fidarsi dell'uomo perché proprio dall'uomo sono stati traditi.

Sono loro, oggi, quelli a cui vorrei dedicare il pensiero più grande.

Perché il cane ci ha dato tutto: compagnia, lavoro, protezione, collaborazione, capacità straordinarie, ma soprattutto fiducia.

E quella fiducia, troppo spesso, noi non l'abbiamo meritata.

La Giornata Mondiale del Cane non dovrebbe essere soltanto una celebrazione del nostro migliore amico.

Dovrebbe essere anche un'occasione per ricordarci della responsabilità che abbiamo nei suoi confronti.

Perché amare i cani non significa soltanto amare il proprio cane, significa rispettare il cane come individuo, comprenderne la natura, tutelarne il benessere e riconoscere il valore di ogni soggetto, indipendentemente dalla razza, dal pedigree, dal lavoro che svolge, dalle medaglie che ha vinto o dal fatto che qualcuno lo abbia scelto.

Oggi quindi un pensiero va a tutti loro.

A quelli che dormono sul nostro letto.
A quelli che lavorano mentre noi dormiamo.
A quelli che salgono su un podio.
A quelli che salvano vite.
A quelli che proteggono greggi.
A quelli che accompagnano persone.
A quelli che aspettano.

E soprattutto a quelli che non hanno ancora trovato qualcuno disposto a non tradirli una seconda volta.

🐾 Buona Giornata Mondiale del Cane.
A tutti i cani. Nessuno escluso.

Buon lunedì a tutti! Oggi nella nostra rubrica di biologia del comportamento parleremo della motivazione ossia ciò che s...
24/08/2026

Buon lunedì a tutti! Oggi nella nostra rubrica di biologia del comportamento parleremo della motivazione ossia ciò che spinge, orienta e mantiene un comportamento del cane verso un determinato obiettivo.

🎯 LA MOTIVAZIONE DEL CANE: COS'È DAVVERO, DA DOVE VIENE E PERCHÉ NON POSSIAMO IGNORARLA

Nel lavoro con i cani si parla continuamente di motivazione.
«Questo cane non è motivato.»
«Dobbiamo trovare la sua motivazione.»
«Ha poca motivazione per il cibo.»
«Con questo cane la pallina non funziona.»
Ma cosa significa davvero, dal punto di vista biologico e comportamentale, dire che un cane è motivato?
La risposta è molto più complessa — e molto più affascinante — di quanto suggerisca il linguaggio comune.
Perché la motivazione non è un interruttore acceso o spento. Non è semplicemente quanto un cane desidera un bocconcino, una pallina o un gioco.
È ciò che orienta il comportamento verso determinati obiettivi, ed è il risultato dinamico dell'interazione tra biologia, stato fisiologico, emozioni, esperienze, apprendimento e ambiente.
E soprattutto:
Un cane non è semplicemente “motivato” o “non motivato”. È motivato verso qualcosa, in un determinato momento e in un determinato contesto.

🧬 LE ORIGINI: UNA DISTINZIONE VECCHIA DI UN SECOLO, ANCORA OGGI FONDAMENTALE

Il concetto scientifico di comportamento motivato ha radici profonde nella storia dell'etologia.
Già nel 1918 lo zoologo Wallace Craig propose una distinzione destinata a diventare fondamentale: molti comportamenti orientati verso un obiettivo possono essere descritti attraverso due grandi fasi.
La prima è la fase appetitiva.
È la fase della ricerca.
Il comportamento è flessibile, variabile e adattabile alle circostanze. L'animale esplora, prova strategie diverse, persiste, modifica il proprio comportamento per raggiungere qualcosa.
Pensiamo a un cane che cerca un odore nascosto.
Può cambiare direzione, tornare indietro, rallentare, accelerare, controllare una zona e poi un'altra.
L'obiettivo è lo stesso, ma la strada per raggiungerlo può cambiare continuamente.
La seconda è la fase consumatoria.
È la fase in cui l'obiettivo viene raggiunto attraverso comportamenti generalmente più specifici e relativamente stereotipati.
Mangiare, afferrare, mordere, consumare una risorsa.
Questa distinzione continua a essere utile perché ci ricorda una cosa fondamentale:
La ricompensa non è l'unico elemento che sostiene la motivazione. Anche la ricerca, l'anticipazione e il processo attraverso cui il cane si avvicina all'obiettivo hanno un valore biologico e comportamentale.

🧠 MOTIVAZIONE, DOPAMINA E ANTICIPAZIONE
Le neuroscienze hanno permesso di comprendere meglio i sistemi coinvolti nella ricerca delle risorse e nell'orientamento verso gli obiettivi.
Il sistema dopaminergico, in particolare, è fortemente coinvolto nei processi di anticipazione, apprendimento, attribuzione di valore e spinta ad agire per ottenere qualcosa.
Ma attenzione a una semplificazione molto diffusa.
La dopamina non è semplicemente la «molecola del piacere».
E non possiamo nemmeno ridurre tutto a:
dopamina = motivazione.
Ricerca, aspettativa, apprendimento, desiderio, piacere e consumo della ricompensa non sono esattamente la stessa cosa e coinvolgono sistemi neurobiologici parzialmente differenti, anche se strettamente interconnessi.
Questo ci aiuta però a comprendere perché, per molti cani, ottenere una risorsa non è l'unica parte interessante dell'esperienza.
A volte è proprio il processo di cercarla, inseguirla, individuarla o conquistarla a essere estremamente coinvolgente.
Ed è uno dei motivi per cui, nel lavoro con i cani, consegnare semplicemente una ricompensa non produce necessariamente lo stesso coinvolgimento di un'attività che permette al cane di agire per ottenerla.
Un concetto, questo, che chi frequenta il nostro campo conosce bene, visto il nostro modo di costruire il premio.

⚡ MOTIVAZIONE, EMOZIONE E ATTIVAZIONE NON SONO LA STESSA COSA

Questo è un punto fondamentale.
Spesso osserviamo un cane che corre, salta, abbaia, tira o si muove freneticamente e diciamo:
«Guarda quanto è motivato!»
Ma un cane molto attivato non è necessariamente un cane molto motivato verso il compito che gli stiamo proponendo.
Potrebbe essere eccitato, frustrato, ansioso, in allerta, sovraeccitato oppure realmente interessato a ottenere qualcosa.
Sono cose diverse.
Semplificando:
La motivazione ci dice verso cosa tende il comportamento.
L'emozione contribuisce a determinare il valore affettivo dell'esperienza.
L'attivazione indica quanto il sistema è, per così dire, “acceso”.
Un cane che lavora in modo silenzioso, concentrato e persistente può essere estremamente motivato.
Un cane che corre come una pentola a pressione, vocalizza e salta, invece, potrebbe semplicemente essere in uno stato di elevata attivazione.
Confondere le due cose può portarci a interpretare male ciò che sta accadendo.

🐺 L'EVOLUZIONE: LA SEQUENZA PREDATORIA COME UNA DELLE GRANDI ARCHITETTURE COMPORTAMENTALI

Se vogliamo comprendere molte delle attività per cui il cane è stato selezionato dall'uomo, la sequenza predatoria rappresenta una delle architetture comportamentali più importanti.
Ma è fondamentale chiarire una cosa:
La sequenza predatoria non è l'origine di tutte le motivazioni canine.
Il cane possiede numerosi sistemi motivazionali legati, tra le altre cose, alla socialità, all'esplorazione, alla riproduzione, alla ricerca di risorse, alla sicurezza e all'evitamento del pericolo.
La predazione è però particolarmente interessante perché la selezione artificiale ha modificato profondamente alcuni elementi della sequenza comportamentale ancestrale, amplificandone alcuni e riducendone altri.
La sequenza viene spesso descritta, in modo semplificato, attraverso passaggi come:
orientamento → adocchiamento → appostamento → inseguimento → afferramento → morso → dissezione/dilaniamento → consumo
Ed è proprio qui che possiamo capire quanto sia straordinaria la diversità dei cani.
La selezione umana non ha inventato dal nulla comportamenti completamente nuovi: ha preso sistemi comportamentali già presenti nel repertorio ancestrale e li ha selezionati, modificati, combinati e, in alcuni casi, fortemente inibiti.

🐕 DALLA MOTIVAZIONE ALLA FUNZIONE: PERCHÉ ESISTONO CANI COSÌ DIVERSI TRA LORO?

Qui dobbiamo fare una distinzione importante.
“Cane da caccia”, “cane da guardia”, “cane da difesa” o “cane da compagnia” non sono tipi di motivazione.
Sono funzioni per le quali determinate popolazioni canine sono state selezionate.
E questa selezione ha modificato la probabilità che alcuni sistemi motivazionali e alcuni comportamenti vengano espressi.
In altre parole:
Non esiste una “motivazione da Pastore Tedesco” o una “motivazione da Border Collie”. Esistono sistemi motivazionali comuni alla specie, la cui espressione è stata selezionata in modo diverso nelle diverse popolazioni canine.
Ed è proprio questo che rende interessante parlare di gruppi funzionali.

🦌 I CANI DA CACCIA: LA MOTIVAZIONE PREDATORIA DIVENTA FUNZIONE SPECIALIZZATA

Nel gruppo dei cani da caccia troviamo una varietà enorme.
Segugi, cani da ferma, spaniel, retriever, terrier e molti altri non svolgono affatto lo stesso lavoro.
E proprio questa diversità dimostra quanto la selezione possa frammentare e specializzare una sequenza comportamentale.

🐕‍🦺 Segugi
Nei segugi sono state selezionate in modo particolare capacità di ricerca, orientamento e inseguimento della traccia, spesso con un ruolo centrale dell'olfatto.
Per un cane di questo tipo, seguire una traccia può essere enormemente gratificante in sé.
Non è necessariamente il premio finale a costituire il punto più importante dell'attività.

🐦 Cani da ferma
Pointer, Setter e altre razze da ferma mostrano una specializzazione ancora diversa.
L'orientamento verso la selvaggina, la localizzazione e il comportamento di ferma sono stati fortemente selezionati, mentre alcune fasi successive della sequenza predatoria sono state inibite o modificate.
Il cane non deve semplicemente “prendere la preda”.
Deve localizzarla e segnalarla al cacciatore.

🦆 Retriever
Nel Retriever la componente di presa e trasporto è stata mantenuta e trasformata in una funzione cooperativa.
Il cane deve cercare, raggiungere, afferrare e riportare.
La capacità di mantenere un oggetto in bocca senza distruggerlo è quindi molto più importante della semplice intensità del morso.

🦊 Terrier e cani selezionati per il controllo dei nocivi
In molte linee di Terrier sono state selezionate fortemente la ricerca, l'inseguimento, l'afferramento e la manipolazione della preda di piccole dimensioni.
Questo aiuta a capire perché un Terrier possa essere estremamente persistente nel seguire un movimento o nel cercare un animale anche quando per noi quell'attività non ha alcuna utilità.

🐑 I CANI DA CONDUZIONE: QUANDO LA PREDAZIONE VIENE “TAGLIATA”
Uno degli esempi più affascinanti è rappresentato dai cani da conduzione.
Nel Border Collie, per esempio, sono stati selezionati fortemente orientamento, fissazione dello sguardo, appostamento e inseguimento, mentre le fasi finali della sequenza predatoria sono state fortemente inibite.
Il cane osserva il gregge, ne controlla il movimento e lo modifica attraverso la propria presenza.
È come se la selezione avesse trasformato una parte della sequenza predatoria in uno strumento di cooperazione con l'uomo.
E questo è un concetto fondamentale:
La selezione non ha semplicemente aumentato o diminuito la “predazione”. Ha modificato quali componenti della sequenza diventano più facilmente attivabili e quali vengono inibite.

🛡️ I CANI DA GUARDIA: CONTROLLO DELLO SPAZIO, VIGILANZA E DIFESA

Passiamo ora a un'altra funzione completamente diversa.
Nei cani selezionati per la guardia e la protezione del territorio o delle risorse, assumono particolare importanza comportamenti legati alla vigilanza, all'orientamento verso gli stimoli, al controllo dello spazio e alla risposta a potenziali intrusi o minacce.
Pensiamo, per esempio, ai cani tradizionalmente selezionati per la custodia delle greggi.
Il loro compito non è necessariamente inseguire e catturare un predatore.
Al contrario, può essere fondamentale:
rilevarne la presenza;
mantenere la distanza;
segnalare;
controllare il territorio;
dissuadere;
intervenire quando necessario.
Questi cani possono quindi possedere una forte motivazione verso il controllo e la sicurezza dello spazio, ma questo non significa automaticamente che siano aggressivi.
Un buon cane da guardiania non è quello che attacca tutto ciò che si muove.
È quello capace di discriminare gli stimoli e modulare la propria risposta in funzione del contesto.

⚔️ I CANI DA DIFESA: QUANDO LA COOPERAZIONE CON L'UOMO DIVENTA CENTRALE

I cani selezionati per attività di difesa e protezione in collaborazione con l'uomo rappresentano un'altra combinazione interessante.
Qui entrano in gioco diversi sistemi contemporaneamente:
motivazione sociale e affiliativa;
ricerca della cooperazione;
orientamento verso il conduttore;
predazione;
inseguimento;
presa;
vigilanza;
capacità di recuperare rapidamente da situazioni di stress;
controllo dell'impulso.
Pensiamo al lavoro di alcune linee di Pastore Tedesco, Malinois, Rottweiler e altre razze selezionate storicamente per compiti di utilità e protezione.
Non basta avere un cane che “morde forte”.
Per un lavoro funzionale servono motivazione, equilibrio, capacità di apprendimento, controllo e cooperazione.
Anche qui, quindi, parlare genericamente di “aggressività” è estremamente riduttivo.
Il comportamento di un cane da lavoro nasce dall'interazione di diversi sistemi motivazionali e dalla loro modulazione attraverso l'apprendimento.

🏠 I CANI DA COMPAGNIA: DAVVERO “NON HANNO MOTIVAZIONI”?

E arriviamo a una delle convinzioni più curiose.
Il cane da compagnia viene spesso considerato come il cane a cui è stato tolto ogni “lavoro”.
Ma questo non significa affatto che sia privo di sistemi motivazionali.
Al contrario.
Anche nei cani selezionati principalmente per la compagnia troviamo:
motivazione sociale;
esplorazione;
gioco;
ricerca alimentare;
predazione, in misura variabile;
comportamento affiliativo;
ricerca di sicurezza;
territorialità;
riproduzione;
protezione delle risorse.
La differenza è che, nel corso della selezione, la pressione selettiva verso una particolare funzione lavorativa può essere stata molto più debole.
E questo può produrre una maggiore variabilità comportamentale.
Un cane da compagnia può quindi essere estremamente interessato al contatto umano, un altro all'esplorazione, un altro ancora al gioco con gli oggetti.
Non significa che sia “meno cane”.
Significa che la sua storia selettiva ha dato maggiore spazio ad altre caratteristiche.

🧬 LA RAZZA PREDICE, MA NON DETERMINA

Qui arriviamo a un punto che per chi lavora con i cani è fondamentale.
Dire che una razza è stata selezionata per una determinata funzione non significa che ogni individuo di quella razza esprimerà quella funzione allo stesso modo.
La razza ci fornisce una probabilità.
Non una profezia.
All'interno della stessa razza possiamo trovare differenze enormi dovute a:
genetica individuale;
linee di selezione;
sviluppo;
esperienze precoci;
apprendimento;
ambiente;
storia individuale.
Ecco perché conoscere la razza è importante.
Ma conoscere il cane che abbiamo davanti è indispensabile.

⚖️ QUANDO LE MOTIVAZIONI ENTRANO IN CONFLITTO

Il cane non possiede un unico “serbatoio di motivazione”.
In ogni momento diversi sistemi possono essere contemporaneamente attivi.
Un cane può:
voler raggiungere il proprietario
ma contemporaneamente
voler evitare un altro cane.
Può:
voler mangiare il bocconcino
ma contemporaneamente
voler aumentare la distanza da una persona sconosciuta.
Può:
voler inseguire qualcosa
ma contemporaneamente
voler rimanere vicino al proprio gruppo sociale.
Il comportamento che vediamo è il risultato, semplificando molto, di una continua interazione tra sistemi motivazionali, emozioni, stato fisiologico, esperienza e ambiente.
Per questo la domanda:
«Qual è la motivazione di questo cane?»
è spesso troppo semplice.
Dovremmo chiederci:
«Quali sistemi motivazionali sono attivi in questo momento? Quale sta prevalendo? E perché?»

🔄 LA MOTIVAZIONE CAMBIA CON IL CONTESTO
Non esiste un cane motivato in assoluto.
La motivazione è dinamica.
Il valore di una risorsa può cambiare in base a:
stato interno;
fame o sazietà;
fatica;
emozioni;
esperienze precedenti;
ambiente;
presenza di distrazioni;
difficoltà del compito;
storia di apprendimento;
alternative disponibili in quel momento.
Lo stesso bocconcino che in cucina sembra avere un valore enorme potrebbe diventare quasi irrilevante in un ambiente nuovo, rumoroso o emotivamente impegnativo.
Non significa necessariamente che il cane abbia “perso la motivazione”.
Potrebbe semplicemente essere cambiato il valore relativo delle diverse alternative.
Magari, in quel momento, esplorare l'ambiente vale più del cibo.
Oppure mantenere le distanze da qualcosa che lo preoccupa vale più di qualsiasi premio.

🎲 VARIETÀ O PREVEDIBILITÀ?
Uno studio di Riemer e colleghi, pubblicato nel 2018 su Scientific Reports, ha mostrato un dato interessante: non tutti i cani rispondono allo stesso modo alla varietà delle ricompense.
Alcuni sembrano preferire una maggiore variabilità.
Altri mostrano una preferenza per la prevedibilità.
Altri ancora non mostrano una preferenza netta.
Anche davanti a qualcosa di apparentemente semplice come una ricompensa alimentare, quindi, non esiste una formula universale.
Non esiste la ricompensa migliore in assoluto. Esiste quella che, per quel cane, in quel momento e in quel contesto, possiede il valore maggiore.

🛠️ COME POSSIAMO LAVORARE SULLA MOTIVAZIONE?
1️⃣ Non limitatevi a consegnare la ricompensa: create occasioni per ottenerla
Per molti cani può essere più coinvolgente agire per ottenere qualcosa piuttosto che riceverla passivamente.
Possiamo trasformare una parte della ricompensa in:
ricerca;
fiuto;
problem solving;
inseguimento controllato;
gioco;
esplorazione.
L'obiettivo, però, non è semplicemente accendere il cane.
È permettergli di utilizzare comportamenti che hanno valore per lui.

2️⃣ Osservate se il cane ha la possibilità di raggiungere un esito soddisfacente
In alcuni cani e in alcuni contesti, interrompere ripetutamente un comportamento fortemente motivato può contribuire ad aumentare frustrazione o persistenza nella ricerca dell'obiettivo.
Per questo può essere utile progettare attività in cui il cane non si limiti ad attivarsi, ma abbia anche la possibilità di raggiungere un risultato.
Un'attività olfattiva può concludersi con il ritrovamento.
Un gioco può iniziare con l'inseguimento e terminare con la conquista dell'oggetto.
Un'attività di masticazione può avere una reale funzione consumatoria.
Non perché ogni sequenza debba necessariamente essere completata fino all'ultimo passaggio, ma perché un'attività efficace dovrebbe avere senso anche dal punto di vista del cane.

3️⃣ Individuate ciò che ha valore per quel cane
Prima di aumentare la qualità del premio, chiediamoci se il premio è davvero ciò che il cane sta cercando.
Forse vuole annusare.
Forse vuole muoversi.
Forse vuole giocare.
Forse vuole raggiungere una persona.
Forse vuole allontanarsi da qualcosa.
Prima di chiederci:
«Come faccio a motivarlo?»
dovremmo chiederci:
«Che cosa sta già motivando questo cane?»
Spesso la risposta è proprio davanti ai nostri occhi.

4️⃣ Non combattete sempre contro la motivazione: impariamo a usarla
Se un cane è fortemente motivato dall'olfazione, possiamo utilizzare attività di ricerca.
Se ama il movimento, possiamo integrare attività motorie appropriate.
Se trova grande valore nell'interazione sociale, possiamo utilizzare anche quella.
Se ama portare oggetti, il riporto può diventare una risorsa.
Il punto non è obbligare tutti i cani a lavorare allo stesso modo.
Il punto è costruire un'attività che tenga conto della loro individualità.

💭 IN SINTESI
La motivazione non è un interruttore acceso o spento.
Non è semplicemente «quanto un cane ama il cibo».
E non coincide automaticamente con l'eccitazione o con un comportamento particolarmente rumoroso e intenso.
È un processo dinamico.
Può cambiare da un momento all'altro.
Può entrare in conflitto con altre motivazioni.
Può essere influenzata dalla genetica, dalla razza, dalla storia individuale, dalle emozioni, dall'ambiente e dall'apprendimento.
E soprattutto, non esiste una sola motivazione canina.
Esistono numerosi sistemi motivazionali, evolutivamente antichi, che nel cane domestico si sono intrecciati e modificati attraverso la domesticazione e la selezione.
La predazione è uno di questi.
Ma accanto ad essa troviamo la ricerca di cibo, l'esplorazione, la socialità, l'affiliazione, il gioco, la riproduzione, la cura parentale, la protezione, la territorialità, la difesa delle risorse, la ricerca della sicurezza, l'evitamento e i processi legati al mantenimento dell'equilibrio fisiologico.
E questi sistemi non lavorano in compartimenti stagni.
Si influenzano, si sovrappongono, competono.
La selezione per differenti funzioni — caccia, conduzione, guardia, difesa, utilità, compagnia — ha poi modificato il modo in cui questi sistemi vengono espressi nei diversi gruppi e nelle diverse razze.
Ed è proprio questa straordinaria varietà che rende il cane quello che è.
Un Border Collie, un Segugio, un Pastore Maremmano, un Pastore Tedesco, un Retriever e un cane selezionato principalmente per la compagnia condividono la stessa specie e molti sistemi motivazionali di base.
Ma la selezione ha dato a ciascuno di loro priorità, soglie di attivazione, capacità e predisposizioni comportamentali differenti.
Ecco perché conoscere la razza è importante.
Ma conoscere l'individuo è indispensabile.
Perché la vera domanda non è:
«Qual è la motivazione di questa razza?»
E nemmeno:
«Qual è il premio che piace a questo cane?»
La domanda più interessante è:
«Cosa sta cercando di ottenere? Cosa sta cercando di evitare? Quali sistemi motivazionali sono attivi? Quale sta prevalendo? E perché, proprio in questo momento, quel comportamento ha per lui un valore maggiore rispetto alle alternative?»
Perché capire la motivazione di un cane non significa semplicemente trovare il premio giusto.
Significa imparare a leggere il comportamento per quello che è:
l'espressione di un individuo che, momento dopo momento, cerca di interagire con il mondo sulla base di ciò che per lui, in quel preciso istante, ha valore.
Ed è proprio da lì che dovrebbe iniziare ogni vero lavoro insieme a un cane.
Non dal tentativo di ottenere semplicemente obbedienza.
Ma dalla comprensione di che cosa muove quel cane.
Perché quando comprendiamo ciò che lo motiva, possiamo smettere di chiederci soltanto:
«Come faccio a farti fare quello che voglio?»
e iniziare a costruire qualcosa di molto più interessante:
una collaborazione nella quale ciò che il cane è naturalmente portato a fare può diventare, attraverso l'apprendimento, anche il motore di ciò che gli chiediamo di fare.
Ed è forse proprio questa la differenza tra addestrare un cane e imparare a lavorare con lui. 🐺🧠🎯

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