19/08/2026
Mi chiamo Luca, ho 44 anni.
Per 18 anni ho lavorato in un canile comunale. La gente pensa che sia un posto triste solo per gli animali. La verità è che quelle gabbie raccontano più degli animali stessi. Raccontano gli esseri umani che li hanno abbandonati. lo ero quello che apriva il cancello alle 7 del mattino. Il primo rumore era sempre lo stesso: decine di code che sbattevano contro il ferro appena sentivano passi umani. Una fame d'amore che non si vede da nessun'altra parte. L'arrivo più comune era quello del: "non posso più tenerlo". La scusa cambiava, gli occhi no. C'era sempre vergogna, colpa o indifferenza. Le 3 facce dell'abbandono.
Una volta una donna mi ha portato un cane di 10 anni. Lo teneva come un sacco della spesa. Ha detto:
“non ho più tempo per lui”. Il cane la guardava come se ancora non credesse fosse li per lasciarlo. Quando ho chiuso la gabbia, lui ha appoggiato la testa sulla mia mano e ha pianto. Sì, pianto. Un suono basso, rotto. Non lo dimenticherò mai.
Un giorno abbiamo trovato un cucciolo legato al cancello. Aveva una coperta, una ciotola e un biglietto:
“perdonami”. La gente giudica, ma io quel biglietto me lo sono letto 10 volte. C'era dentro tutta la disperazione di chi ama ma non ce la fa. Ma la storia che mi ha spezzato più di tutte è arrivata una mattina d'inverno.
Un signore anziano è venuto con un cane cieco. Lo teneva con una cura che riconosci subito. Mi ha detto:
“lo porto qui perché tra una settimana entrerò in una casa di riposo. Non voglio che qualcuno lo butti in strada quando non ci sarò più”. Poi si è inginocchiato, gli ha accarezzato la testa e gli ha sussurrato:
“io torno presto, amore mio. Aspettami”. Sapevamo entrambi che non sarebbe mai più tornato. Il cane si è seduto davanti al cancello per giorni, come se potesse sentirlo arrivare da lontano. Nel canile impari che gli animali non mentono. Se sono feriti, lo vedi. Se hanno paura, tremano. Se ti vogliono bene, non lo nascondono. Gli umani invece... gli umani scompai