06/09/2026
DOMENICA DI CURA — IL LEVRIERO, UN’ANTICA STORIA D’AMORE
Molto prima di diventare i levrieri che conosciamo oggi, questi cani correvano già accanto all’uomo.
Le loro figure compaiono nell’arte dell’Antico Egitto, più di 4.000 anni fa: corpi sottili, zampe lunghissime, toraci profondi e quel muso affilato che ancora oggi riconosciamo. Erano compagni di caccia, capaci di inseguire a vista gazzelle e altri animali nel deserto.
Li ritroviamo poi nella Grecia e nella Roma antiche, raffigurati accanto a nobili e cacciatori. Il loro corpo era stato plasmato per una cosa precisa: vedere la preda, inseguirla e raggiungerla.
Ma forse la cosa più straordinaria è un’altra.
Dopo migliaia di anni, il levriero conserva ancora quella stessa eleganza antica. La stessa anatomia. Lo stesso sguardo.
Come se il tempo, con loro, avesse avuto una delicatezza particolare.
Eppure oggi molti di questi cani conoscono una storia completamente diversa: sfruttati per la corsa o la caccia, abbandonati quando non servono più, costretti a sopravvivere proprio da quegli esseri umani che per millenni hanno corso al loro fianco.
Per questo la cura è anche memoria.
Prendersi cura di un levriero significa ricordarsi da dove viene, ma soprattutto scegliere di cambiare dove andrà.
Questa domenica, guardiamoli con la stessa meraviglia con cui l’uomo li ha guardati per migliaia di anni.
E scegliamo di essere, finalmente, la parte buona della loro storia.
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