30/09/2026
Per tutti i nostri amici che ce lo stanno chiedendo....non poteva essere spiegato in maniera migliore.
In questi periodo, molti proprietari che acquistavano regolarmente pesce e prodotti ittici dai negozi di carne cruda per cani e gatti, i cosiddetti "negozi barf", stanno incontrando difficoltà nel reperirlo nel negozio di fiducia, e i negozianti stessi stanno dicendo che non ne tornerà disponibile a breve. Perché?
La risposta è puramente normativa, e cerco di spiegarla in modo semplice.
L'attuale normativa che regola la produzione di alimenti greggi (crudi) per cani e gatti sono il reg. CE 1069/09 e il reg. UE 142/11. Fin dalla pubblicazione, il reg. CE 1069/09 (art. 35, lett. a, punto iii), ha dato la possibilità alle aziende di produrre carne cruda ad uso per food, ma non il pesce crudo. Il motivo non è specificato, probabilmente si tratta di un errore di formulazione della normativa, scritta circa ormai 20 anni fa e pubblicata ormai 17 anni fa.
Per questo motivo, all'inizio del 2024, il Ministero della Salute italiano ha valutato che i rischi della carne e del pesce crudo fossero equiparabili: se le aziende avessero rispettato i parametri igienici per la carne, potevano produrre anche pesce crudo per cani e gatti. Il ministero, con nota 04/01/2024-DGISAN-MDS-P, ha dato ai produttori la possibilità di produrre pesce crudo per cani e gatti legalmente.
Alla fine del 2024, tuttavia, è arrivata un'ispezione dell'Unione Europea in alcuni stabilimenti per food: alla domanda degli ispettori sul perché le aziende producessero pesce crudo, la risposta da parte degli operatori è stata che era legale, in virtù della nota del ministero italiano.
L'ente europeo ha valutato, tuttavia, che questa nota (qui sorge il problema) avrebbe dato un vantaggio concorrenziale ai produttori italiani rispetto agli altri produttori europei. La nota ministeriale non rispettava pertanto le regole europee sulla concorrenza.
La soluzione avrebbe potuto essere, a mio personale avviso, semplice: permettere anche ai produttori degli altri paesi di produrre pesce crudo, così da rispettare la concorrenza. E invece è stato scelto un altro approccio, quello di chiedere al Ministero italiano di ritirare il precedente decreto.
Questo è stato fatto nell'Ottobre 2024, con Nota Ministeriale n. 42786-30/10/2024-DGISAN-
MDS-P., lasciando alle aziende la possibilità di smaltire il prodotto congelato già preparato nei mesi precedenti. In seguito le scorte sono man mano terminate e anche i controlli sono diventati più stringenti, ed è diventato sempre più difficile trovare pesce crudo per cani e gatti nei negozi BARF.
Al momento la legge non lascia alternative: il pesce è destinato ai cani e ai gatti, per essere venduto, deve essere cotto come da indicazioni del regolamento UE 142/11. Il pesce crudo eventualmente prodotto adesso sarà invece sottoposto a sequestro, con il risultato che i produttori, semplicemente, non lo produrranno più.
Personalmente ho parlato, oltre che con le aziende, con diversi veterinari che si occupano dei controlli ufficiali e anche con dirigenti regionali e del Ministero stesso. Siamo tutti d'accordo sul fatto che sia una normativa insensata: se i parametri igienici vengono rispettati per la carne cruda, e va bene, perché non va bene anche per il pesce?
I colleghi che si occupano dei controlli ufficiali, tuttavia, hanno il ruolo di fare rispettare la normativa e, anche se personalmente non sono d'accordo, quello devono fare. Il pesce crudo nei negozi, di conseguenza, al momento non c'è e, da quanto vediamo, non sembra tornerà a breve.
Variare la produzione al pesce cotto per le aziende è difficile: un'azienda che lavora solo alimenti crudi ha ambienti strutturati per questo tipo di produzione, ad esempio con la temperatura condizionata: iniziare a produrre alimenti cotti richiede un aggiornamento sia degli ambienti che dell'atto di riconoscimento, interventi che possono essere costosi; per questo diversi produttori non vogliono, o non hanno la possibilità, di produrre pesce cotto in un azienda in cui la maggior parte dei prodotti lavorati sono crudi.
Questa situazione rappresenta una perdita per tutti:
-Per i proprietari, che trovavano il pesce a prezzo ridotto perché magari in forma di macinato fine contenente lische, che al supermercato non c'è;
-Per i produttori, per cui i prodotti ittici rappresentavano una parte delle vendite aziendali;
-Per i fornitori, che potevano fornire le parti meno nobili dei pesci, come teste e lische, a prezzi più alti rispetto a quelli pagati per la trasformazione in farina; tra l'altro il pesce fresco arrivava al cane e al gatto più ricco di nutrienti, senza la trasformazione.
Al momento, però l'unica soluzione alternativa è acquistare il pesce ad uso umano, più costoso; non siamo riusciti, per ora, a trovare una soluzione migliore che rispetti le normative attualmente in vigore.
Per il momento, salvo scorte ancora presenti nei negozi, i proprietari devono affidarsi alla filiera degli alimenti ad uso umano, nella speranza che questo nodo normativo venga sciolto al più presto, anche se, almeno a me, non sembra di intravedere la fine di questo problema.