Azienda agricola "La Castagna"

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Azienda agricola "La Castagna" addestramento e pensione cani

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26/10/2026

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20/10/2026

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26/09/2026

LA LEGGENDA DI BACICCIA, L’ASINO CHE ASPETTAVA CHI TORNAVA
Sulle alture della Liguria, dove i castagni crescono tra i muretti a secco e il mare compare all’improvviso fra due montagne, si racconta ancora la storia di Caterina e Baciccia.
Caterina viveva con suo marito in una casa poco sopra il paese.
Avevano due figlie.
Una si era sposata e abitava ancora abbastanza vicino, ma ormai aveva una famiglia e una casa tutta sua.
L’altra era andata più lontano per lavoro.
Entrambe tornavano spesso.
E ogni volta succedeva la stessa cosa.
Prima ancora che Caterina riuscisse ad arrivare al cancello, Baciccia era già lì.
Baciccia era l’asino di casa: scuro, grandi orecchie, occhi attenti e il carattere di chi era convinto che ogni visita fosse stata organizzata apposta per lui.
Le figlie scendevano dall’auto.
«Baciccia!»
Carezze.
Abbracci.
Una mela tirata fuori dalla borsa.
Una domenica Caterina guardò suo marito.
«Comincio ad avere un dubbio.»
«Quale?»
«Non so più se vengono a trovare noi o l’asino.»
Lui guardò fuori dalla finestra.
Una figlia gli accarezzava il muso.
L’altra gli dava una mela.
«L’asino.»
Caterina gli tirò contro lo strofinaccio.
Da quel giorno diventò una battuta di famiglia.
Ogni volta che una delle ragazze tornava:
«Sei venuta per tua madre o per Baciccia?»
Tutti ridevano.
Ma Caterina, ogni tanto, se lo chiedeva davvero.
Non perché dubitasse dell’amore delle figlie.
Era un’altra cosa.
Per tanti anni era stata indispensabile.
Aveva preparato colazioni all’alba, curato febbri, aspettato rientri troppo tardi, ascoltato problemi enormi e asciugato lacrime che nessuno ricordava più.
Poi, quasi senza accorgersene, le sue bambine erano diventate donne.
Una aveva costruito la propria famiglia.
L’altra la propria strada.
Era ciò che Caterina aveva sempre desiderato per loro.
Eppure il cuore ha strane abitudini.
Può essere orgoglioso e malinconico nello stesso momento.
Un pomeriggio Caterina salì con Baciccia lungo una vecchia mulattiera.
Passarono tra castagni, fasce abbandonate e muri di pietra coperti di muschio.
Più in alto, tra due colline, apparve il mare.
Caterina si sedette.
Baciccia cominciò a brucare.
«Sai qual è il problema?» gli disse.
L’asino mosse un orecchio.
«Passi metà della vita a insegnare ai tuoi figli ad andare via.»
Baciccia continuò a mangiare.
«E quando finalmente imparano, vorresti che tornassero.»
Quella sera Caterina raccontò la cosa a suo marito.
Lui rimase in silenzio per un momento.
Poi disse:
«Forse la stai guardando dalla parte sbagliata.»
«Perché?»
«Quando erano bambine tornavano perché avevano bisogno di te.»
Caterina lo guardò.
«Adesso tornano anche se non ne hanno bisogno.»
Lei non disse nulla.
Lui sorrise.
«Forse vale di più.»
Qualche settimana dopo tornò la figlia che lavorava lontano.
Appena l’auto si fermò, Baciccia partì verso il cancello.
Lei scese ridendo, gli mise le braccia attorno al collo e gli diede la mela che aveva portato apposta.
Caterina, dalla porta, incrociò le braccia.
«Lo sapevo.»
La figlia si voltò.
«Cosa?»
«Sei venuta per lui.»
La ragazza rise.
Poi lasciò Baciccia e andò verso sua madre.
La abbracciò.
Non come fanno i bambini.
Come fanno gli adulti quando cominciano a capire che alcune cose, un giorno, potrebbero non esserci più.
Caterina le disse piano:
«La mela era per Baciccia. E per me cosa hai portato?»
La figlia la strinse un po’ più forte.
«Me.»
Caterina non rispose.
Le bastò.
Da allora smise quasi del tutto di chiedersi per chi tornassero le sue figlie.
Aveva capito qualcosa che Baciccia, forse, sapeva da sempre.
I figli devono partire.
Devono scegliere strade che i genitori non conoscono.
Devono costruirsi una vita nella quale madre e padre non siano più il centro.
Ma quando l’amore ha lasciato radici profonde, succede qualcosa di meraviglioso.
Non tornano perché devono.
Tornano perché vogliono.
E da allora, sulle montagne della Liguria, si dice che quando un asino corre al cancello prima ancora che la padrona riesca ad arrivarci, qualcuno stia tornando a casa con il cuore prima ancora che con i passi.
Perché certe case non servono a trattenere chi amiamo.
Servono a ricordargli che esiste ancora un posto dove il rumore della sua macchina viene riconosciuto da lontano.
E dove qualcuno sta già sorridendo prima ancora che il cancello si apra.
Baciccia aspetta la mela.
Caterina aspetta il rumore dell’auto.

Indirizzo

Via Fado S. N. C. Mele
Genova
16010

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