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14/10/2026
19/09/2026

♦️ 𝗕𝗥𝗨𝗡𝗢, 𝗡𝗢𝗡 𝗖’𝗘𝗥𝗔𝗡𝗢 𝗖𝗛𝗜𝗢𝗗𝗜: 𝗦𝗘𝗖𝗢𝗡𝗗𝗢 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗖𝗨𝗥𝗔 𝗠𝗢𝗥𝗧𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗗𝗜𝗦𝗜𝗗𝗥𝗔𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗖𝗢𝗟𝗣𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗔𝗟𝗢𝗥𝗘

Bruno era un cane molecolare, un Bloodhound di sette anni, addestrato per la ricerca e il soccorso. Aveva contribuito al ritrovamento di nove persone scomparse e la sua storia aveva commosso l’Italia.

Il 4 luglio 2025 venne trovato morto nel centro di addestramento di Talsano, nel Tarantino.

All’epoca il suo istruttore e proprietario, Arcangelo Caressa, raccontò che Bruno era stato ucciso dopo aver ingerito bocconi di wurstel farciti con chiodi. Parlò di una morte violenta e ipotizzò una vendetta legata alla sua attività. La notizia provocò un’ondata di indignazione e arrivò anche all’attenzione delle istituzioni.

Ora, però, l’inchiesta della Procura di Taranto ha completamente cambiato il quadro.

Secondo gli accertamenti autoptici citati negli atti, nell’apparato digerente di Bruno non sono stati trovati né chiodi né sostanze tossiche. Stomaco e intestino sarebbero risultati praticamente vuoti. Gli elementi raccolti dagli investigatori indicano inoltre che il cane potrebbe non aver mangiato né bevuto per almeno venti ore, forse anche più a lungo.

La ricostruzione della Procura è quindi che Bruno non sia morto dopo aver ingerito i bocconi con i chiodi, ma per cause compatibili con disidratazione e colpo di calore. L’istruttore è stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di simulazione di reato.

Caressa respinge le accuse e continua a sostenere che Bruno sia stato ucciso. La sua posizione dovrà quindi essere valutata nell’ambito del procedimento: un’indagine non equivale a una condanna.

Questa storia ci aveva fatto indignare per la presunta crudeltà subita da Bruno. Oggi ci impone una riflessione ancora più importante: quando si parla della morte di un animale, soprattutto di fronte a un caso capace di suscitare tanta emozione, sono le prove a dover parlare.

Bruno non può più farlo.

Per questo merita che venga accertato fino in fondo cosa è successo realmente quel 4 luglio.

La verità, qualunque essa sia, è il rispetto che dobbiamo a Bruno.


29/07/2026

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07/07/2026

𝗦𝗸𝗶𝗻𝗻𝗲𝗿, 𝗶 𝗿𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝘇𝗶 𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝘂𝗻𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗶𝗻𝗼𝗳𝗶𝗹𝗶𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗮 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗮 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲

La storia della scienza è una storia di conoscenze che si sommano, si integrano e a volte le nuove ricerche mettono in profonda discussione quello che pareva essere quasi inconfutabile. Ma il bello della scienza è proprio questo, sapere che le cose che sappiano oggi potrebbero essere messe in profonda discussione domani.

Allora, dovremmo interrogarci sulla validità degli studi di ieri, non per criticarli in termini di denigrazione, ma per comprendere che in ogni campo le cose vanno avanti grazie agli strumenti che un tempo non c’erano o alle nuove conquiste del sapere di oggi.
Se guardiamo la scienza così possiamo dire che ogni scoperta apre una strada, ma nessuna di esse dovrebbe diventare una destinazione definitiva.

Quando B. F. Skinner descrisse il condizionamento operante offrì alla psicologia uno strumento straordinario per quei tempi, tentò di comprendere come le conseguenze delle nostre azioni influenzino l'apprendimento. Fu una scoperta destinata a lasciare un segno profondo anche nella cinofilia.

Per molti anni l'attenzione si concentrò soprattutto sulle conseguenze del comportamento: rinforzi, estinzioni e punizioni diventarono e a volte lo sono ancora oggi, il linguaggio con cui leggere il cane nei centri cinofili e di conseguenza progettare il lavoro educativo.

In quegli stessi anni, però, la ricerca continuava il proprio cammino.

Pensate, nel 1961 Keller e Marian Breland, allievi diretti di Skinner, pubblicarono The Misbehavior of Organisms. Lo fecero dopo migliaia di addestramenti su tantissime specie di animali e osservarono che il comportamento non seguiva sempre le regole previste dall'apprendimento operante del loro Maestro. Osservarono come la storia evolutiva della specie continuava a farsi sentire. Il cane, come ogni altro animale, portava con sé qualcosa che andava oltre le sole conseguenze delle proprie azioni.

E inoltre, per chi non lo sapesse, già nel 1959 lo psicologo Russell M. Church osservò un fenomeno destinato a cambiare il modo di guardare al rinforzo. Un ratto poteva ottenere del cibo premendo una leva. Quando però i ricercatori fecero in modo che la stessa leva provocasse anche una lieve scossa elettrica a un altro ratto posto nella gabbia accanto, molti animali ridussero drasticamente il comportamento o rinunciarono del tutto al cibo pur di non causare sofferenza al compagno.

Il rinforzo era rimasto lo stesso. Era cambiato il significato dell'azione.

Sessant'anni più tardi, le neuroscienze hanno confermato e approfondito quella scoperta. Gli studi del gruppo di Christian Keysers nel 2020 hanno dimostrato che questa scelta è sostenuta da specifici circuiti cerebrali coinvolti nell'elaborazione della sofferenza dell'altro. Il comportamento, quindi, non dipende soltanto dalle conseguenze delle proprie azioni, ma anche dai processi emotivi e sociali che accompagnano l'esperienza.

Da allora l'etologia, le neuroscienze, la psicologia dello sviluppo e lo studio dell'attaccamento hanno ampliato ulteriormente il nostro sguardo.
Oggi sappiamo che il comportamento nasce dall'incontro tra biologia, emozioni, esperienza, ambiente e relazioni. L'apprendimento continua ad avere un ruolo importante, ma trova il proprio significato all'interno di un quadro molto più ricco e complesso.

Anche il modo di accompagnare una famiglia multispecie è cambiato.
Le punizioni, per lungo tempo considerate uno degli strumenti disponibili per modificare il comportamento, oggi vengono osservate con molta maggiore cautela. Non soltanto per la loro efficacia, ma per gli effetti che possono produrre sul piano emotivo, sulla fiducia e sulla qualità della relazione. La ricerca degli ultimi decenni mostra come percorsi fondati sulla sicurezza, sulla cooperazione e sulla comprensione del cane offrano risultati più stabili e rispettosi del suo benessere.

La crescita della cinofilia non consiste nell'abbandonare Skinner, o stare in dibattiti ideologici. A mio parere la cinofilia dovrebbe saper collocare il contributo del comportamentismo dentro una conoscenza che nel frattempo è diventata molto più ampia.
Il cane continua e continuerà ad apprendere anche per associazione, come moltissimi altri animali, compresi noi.
Ma noi, se ci consideriamo davvero dei professionisti, oggi dobbiamo guardare molto più in profondità, quando ci occupiamo di cinofilia, nella direzione che nella relazione nelle famiglie multispecie trova il suo significato più autentico.

Attilio Miconi

𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲
Skinner, B. F. (1953). Science and Human Behavior.
Breland, K., & Breland, M. (1961). The Misbehavior of Organisms. American Psychologist, 16(11), 681–684.
Church, R. M. (1959). Emotional Reactions of Rats to the Pain of Others. Journal of Comparative and Physiological Psychology, 52(2), 132–134.
Hernandez-Lallement, J., van Wingerden, M., Marx, C., Srejic, M., & Keysers, C. (2020). Harm to Others Acts as a Negative Reinforcer in Rats. Current Biology.
Panksepp, J. (1998). Affective Neuroscience.

08/06/2026

Presentazione del Mantrailing Sportivo a cura di Daniela Maria Sga...

20/03/2026

𝗔𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗮𝗿𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗖𝗮𝗻𝗲: 𝗟𝗮 𝗩𝗲𝗿𝗮 𝗟𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗦𝘂𝗽𝗲𝗿𝗶𝗼𝗿𝗶𝘁𝗮̀

Per riequilibrare la nostra relazione con il cane dovremmo metterci alla pari con lui.

È stupefacente quanto lui sappia di noi e quanto poco noi conosciamo di lui.

Con questa pagina tento di dare il mio contributo per colmare questa distanza.

Spesso non ci rendiamo conto di cosa è capace un cane sin da quando lo adottiamo.

Pensate: a due mesi di vita viene sottratto dalla madre e dai fratelli, lo portiamo con un'automobile, che non ha mai visto, verso casa nostra come fosse scontato. Poi, una volta arrivati a destinazione, prende con noi un ascensore, entra in una casa con pavimenti in marmo, tappeti, parquet. In poche ore: lavatrici che partono, phon che si accendono, televisori e musica a tutte le ore. Poi, in poche notti, si abitua a dormire accanto a noi. Per alcuni di loro il posto giusto diventa un kennel per ore.

Tutto scontato, vero?

Pensiamoci quando a tre mesi ci lamentiamo delle p**ì in casa. Noi umani stiamo con i pannolini 2/3 anni e a volte a 4/5 anni la facciamo ancora nel letto!

Quando guardiamo il cane che vive con noi dovremmo pensare a quanta passione e quante capacità ha per riuscirci... e forse sono ben superiori alle nostre sciocchezze di pensare di essere noi gli animali superiori.

Attilio Miconi

29/01/2026

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