08/09/2026
In campo cane perfetto, fuori dal campo…😱
Fate una bellissima lezione, con il vostro cane vicino, connesso, che non tira, presta attenzione e ne siete giustamente orgogliosi e contenti, e io con voi…. poi finisce la lezione, si apre il cancello e taac, la magia finisce: il cane tira come un matto, abbaia a tutti quelli che passano, vuole inseguire un gatto e voi non sapete più cosa fare.
A cosa è dovuto questo cambiamento improvviso?
Per me che vedo la scena dall’esterno, la risposta è evidente: la prima a scollegarsi, una volta finita la lezione, è proprio la persona.
Un po’ come quando a scuola suonava la campanella dell’ultima ora: cervello in modalità “non c’è campo”, zaino in spalla e via di corsa verso l’uscita.
Fuori dal campo facciamo esattamente la stessa cosa: ci scolleghiamo, andiamo in tilt. Vi torna? Perché esserne consapevoli è il primo passo per invertire la rotta.
Questo switch emotivo umano è quello che dà il via al cortocircuito del cane: perché se manca la nostra “presenza”, le abilità apprese in campo restano confinate dentro quel recinto..
Ma cosa significa veramente “essere presenti e connessi” con il nostro cane? Per me significa essere fisicamente e mentalmente insieme, sintonizzati sulla sua frequenza emotiva e comunicativa, mantenendo, al tempo stesso, la consapevolezza dell'ambiente circostante. Non è facile, ma è un’abilità fondamentale che dovremmo allenare con costanza perché trasforma profondamente la relazione e rende la vita con il nostro cane nel mondo reale decisamente più agevole. Ecco perché quando sono fuori con i miei cani non rispondo al telefono e non mando messaggi, anche questa è un’abitudine a cui è difficile rinunciare, dipendenti come siamo da quel coso, ma dimenticarcene per un po’ fa bene a tutti.
Ora vediamo cosa succede al cane
Da un punto di vista cognitivo, i cani sono profondamente legati al contesto: significa che non applicano automaticamente una regola appresa in un luogo a tutto il resto del mondo. L’esempio più classico è quando volete farmi vedere che il vostro cane si siede a comando e lui sembra non capire neanche cosa gli state chiedendo, seguito immancabilmente da uno sconsolato “Ma a casa lo fa” :-( . Non ho alcun dubbio che lo faccia, ma non riuscirci in campo non è un errore né vostro né suo, conferma solo quello che sto per dirvi.
Per i cani, che sono creature estremamente sensibili, le variabili sono infinite: l’ambiente, l’orario, la presenza di altre persone o di animali, la temperatura, anche la nostra postura, il nostro stato d’animo sono significativi, perciò è importante generalizzare il comportamento appreso, replicandolo in ambienti e condizioni diverse. Ovviamente questo non significa catapultare il cane dal campo o dal giardino di casa alla fiera del paese, ma procedere per piccoli passi aggiungendo uno “strato” alla volta, é come se steste dipingendo una parete, e prima di dare una nuova mano di vernice dovete aspettare che la precedente si asciughi.
Si tratta di mettere in pratica nella vita reale le tecniche che imparate al campo, che per essere efficaci devono diventare automatismi, in modo che nel momento in cui servono, ci vengano assolutamente naturali: noi sappiamo cosa fare e il cane risponde di conseguenza. Non è dare ordini o eseguire comandi, è proprio quella competenza che dà sicurezza nel navigare il mondo insieme.