28/08/2026
𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗡𝗘, 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗢 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗟𝗜𝗔𝗥𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗨𝗠𝗔𝗡𝗢: 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗘 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗦𝗔𝗣𝗣𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗗𝗜 𝗟𝗨𝗜?
Ho scritto un libro e un manuale nei quali definisco il cane che vive con noi come familiare non umano; alcuni preferiscono definirlo compagno di vita, altri lo considerano parte degli abitanti della nostra casa. Ma tutti gli parliamo, prima di uscire senza di lui gli raccontiamo dove stiamo andando e, qualche volta, gli spieghiamo persino perché torneremo più tardi del solito.
Poi, però, quando ci imbattiamo sui social e sentiamo descrivere ciò che il cane sente o ricorda, ricompaiono ancora affermazioni estremamente obsolete e scorrette, pensate e formulate quando la cinofilia era raccontata da alcuni professionisti del secolo scorso:
«Il cane non conosce le parole, riconosce soltanto dei suoni.»
«Non ha la percezione del tempo.»
«Impara associando esperienze positive o negative attraverso premi e punizioni.»
Queste affermazioni, naturalmente, contengono una piccola parte di verità, ma oggi appaiono troppo povere per descrivere ciò che la ricerca ci sta mostrando negli ultimi vent’anni.
Uno studio di Rial e colleghi, ad esempio, ha osservato che cosa accade quando un cane assiste a un litigio tra due suoi familiari umani. Dopo il conflitto, quasi tutti i cani che avevano assistito alla scena rivolgevano un maggior numero di comportamenti affiliativi verso la persona che lo aveva subìto. Addirittura, quando la discussione diventava più intensa, aumentavano anche i segnali di stress e, verso chi aveva assunto il ruolo più aggressivo, comparivano comportamenti interpretabili come tentativi di ridurre la tensione attraverso strategie di pacificazione.
Questo non significa che il nostro cane stabilisca chi abbia ragione o torto durante un litigio in casa o a chi tocchi lavare i piatti per una settimana come punizione. Significa che il nostro cane riconosce che è accaduto qualcosa nel dialogo che i suoi familiari umani stanno portando avanti.
Interpreta il tono della voce, le espressioni, le posture, i movimenti e la diversa condizione emotiva delle persone coinvolte. Altri studi hanno mostrato che sa integrare ciò che vede sul nostro volto con ciò che ascolta nella nostra voce e utilizzare queste informazioni per orientare le proprie scelte.
𝙀 𝙞𝙡 𝙨𝙞𝙜𝙣𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖𝙩𝙤 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙥𝙖𝙧𝙤𝙡𝙚 𝙡𝙤 𝙧𝙞𝙘𝙤𝙣𝙤𝙨𝙘𝙚?
Il cane non possiede il linguaggio umano e non trascorre la notte a riflettere sulla differenza tra “essere” e “apparire”. Ma dire che ascolti soltanto dei suoni è ormai scientificamente insostenibile e la letteratura ha ampiamente dimostrato che quelle conclusioni non erano corrette. Non ha alcun senso continuare a pensare che sia necessario impartirgli comandi in tedesco perché questa lingua sarebbe più incisiva.
Il cervello del cane distingue il contenuto di alcune parole dall’intonazione con cui vengono pronunciate. Inoltre, ascoltando il nome di un oggetto conosciuto, i cani sembrano capaci di attivarne una rappresentazione mentale; questo accade anche quando non viene chiesto loro di eseguire alcun comando. Alcuni cani particolarmente dotati riescono persino ad apprendere nuovi nomi di cose o persone semplicemente ascoltando conversazioni rivolte ad altri.
Anche sostenere che il cane non abbia percezione del tempo richiede una netta rivalutazione.
Certo, non legge l’orologio e non controlla il calendario per ricordarsi che è martedì e bisogna guardare quella serie televisiva. Ma distingue durate differenti del tempo che trascorre, costruisce aspettative e conserva memoria delle esperienze. Alcuni esperimenti hanno evidenziato forme di memoria episodica-like: i cani ricordavano azioni umane osservate in momenti passati.
Infine, il cane apprende attraverso il condizionamento e le conseguenze delle proprie azioni, esattamente come apprendiamo anche noi esseri umani. I premi e le punizioni possono certamente influenzare il comportamento futuro del nostro cane. Ma questo non esaurisce i suoi processi di apprendimento.
Il cane impara osservando altri individui, ricordando eventi vissuti, imitando azioni, ma soprattutto utilizzando informazioni emotive e costruendo aspettative e rappresentazioni su ciò che potrebbe accadere.
Non è un distributore automatico nel quale inseriamo un bocconcino per ottenere il comportamento desiderato. E non è nemmeno un piccolo essere umano travestito da cane, al quale non riconosciamo le caratteristiche proprie della sua specie.
Il cane è un individuo appartenente a un’altra specie, con proprie modalità di percepire, comprendere e abitare il mondo. Un essere vivente che sente, osserva, ricorda, anticipa e attribuisce significato alle esperienze secondo la propria storia, le proprie emozioni e le peculiarità della propria specie.
Se scegliamo di chiamarlo familiare, dobbiamo allora accettare anche ciò che questa parola comporta e significa in termini di rispetto dell’individuo.
Il cane non vive semplicemente nella nostra casa. Vive dentro le nostre relazioni, partecipa alle dinamiche familiari che costruiamo e può essere coinvolto da ciò che accade tra tutti noi che abitiamo accanto a lui, anche quando nessuno di noi umani si rivolge direttamente a lui.
La domanda che dobbiamo porci oggi, non è più soltanto quanto il cane sappia comprendere di noi umani. Ma quanto noi tutti che viviamo con il cane siamo ancora disposti a comprendere di lui.
Attilio Miconi
𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲
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