08/03/2021
Cuccia, riposi ed espressioni comunicative.
Jean Pierre non si sposta facilmente. È paralizzato sul posteriore da 10 anni. In passeggiata si muove su un carrellino e in casa glielo tolgo così che possa riposare sdraiandosi dove vuole.
Preferisce le cucce nove volte su dieci. Da lì si sposta, se vuole, ma trascinando le zampette posteriori per terra. Insomma per lui non è facile.
Per cui laddove non arriva il suo corpo, ci arriva con sguardi e soprattutto vocalizzi, che usa in un modo variegato e unico. In tanti anni di lavoro con i cani non ho mai incontrato nessun cane così espressivo.
Brontola, si lamenta, si esprime con mugolii di godimento rilassato quando dorme e lo accarezzi, oppure manifesta il suo disappunto con versi che non saprei descrivere ma sono abbastanza buffi.
Non può spostarsi, non riesce facilmente ad andare altrove col suo osso, ragion per cui è più economico e facile per lui arrivare con la voce dove col corpo non può.
Questo è uno degli elementi che NON hanno preso in considerazione coloro che un paio di anni fa, quando ho postato una foto in cui ringhiava mentre era alle prese col suo osso, si sono accaniti dicendo che è sbagliato che un cane ringhi quando ha un osso, sempre, comunque e in ogni caso.
È persino intervenuto Marc Bekoff (etologo e ricercatore di fama mondiale) per difendere la posizione di Jean Pierre e dei cani che ringhiano. Eliminare il ringhio infatti dalle dinamiche espressive di un cane, non è solo amputare la sua comunicazione, ma può diventare pericoloso.
In questa foto Jean riposa in cucina su uno dei suoi cuscinoni. Queste zone per i nostri cani devono essere un porto sicuro. Tenete lontani schiamazzi, coccole forzate, bambini maldestri. A questi ultimi insegnate a chiamare il cane perché si alzi e vada dai ragazzini a giocare o farsi accarezzare. È un modo per assicurarsi la sua voglia di partecipare. Associate alla cuccia qualsiasi cosa bella, come anche un richiamo per il pasto o la passeggiata.