GASC - Centro cinofilo

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Il Direttore Tecnico del Centro Cinofilo G.A.S.C. è Riccardo Colaianni:

Campione e vice campione del mondo di addestramento IDC (International Dobermann Club)
6 volte campione sociale AIAD di addestramento
Docente di corsi CSEN ed ENCI per educatori ed addestratori cinofili

Complimenti a Giuseppe Capitanio per l'ottimo risultato ottenuto al Campionato Nati e Allevati in Italia!
03/05/2026

Complimenti a Giuseppe Capitanio per l'ottimo risultato ottenuto al Campionato Nati e Allevati in Italia!

LO STRESS NEL CANEIl concetto di stress nel cane viene spesso interpretato erroneamente come un sinonimo di sofferenza, ...
28/04/2026

LO STRESS NEL CANE

Il concetto di stress nel cane viene spesso interpretato erroneamente come un sinonimo di sofferenza, ma dal punto di vista etologico rappresenta una reazione biologica neutra e necessaria. Si tratta di una risposta adattativa dell'organismo che, permette all'animale di mobilitare le proprie risorse per fronteggiare una variazione ambientale.
La distinzione tra eustress e distress non risiede nella natura fisiologica della risposta, che è pressoché identica, ma nella qualità dell'esperienza e nella capacità di recupero omeostatico del soggetto.

​L'eustress si definisce come uno stress funzionale e benefico. Si manifesta quando il cane è esposto a stimoli che, sebbene richiedano un impegno fisico o cognitivo, rimangono entro la sua capacità di gestione. In questo stato, l'attivazione ormonale è finalizzata al raggiungimento di un obiettivo o alla risoluzione di un problema, generando un feedback positivo che rinforza l'autoefficacia del cane. Etologicamente, l'eustress è un motore per la plasticità neuronale e l'apprendimento: un individuo che sperimenta regolarmente stress moderati e gestibili sviluppa una maggiore resilienza, diventando più capace di affrontare le sfide future.

​Il distress, al contrario, rappresenta la deriva patologica di questo meccanismo. Si verifica quando l'esposizione allo stressor è troppo intensa, ma soprattutto quando diventa cronica o imprevedibile. In queste condizioni, l'organismo non è più in grado di ripristinare il proprio equilibrio interno (allostasi).

L'esposizione troppo prolungata allo stress smette di essere una risorsa energetica e diventa un fattore di influenza negativo per il sistema immunitario e le aree cerebrali deputate alla regolazione emotiva.

​La differenza fondamentale tra i due stati risiede dunque nel controllo e nella durata.

Mentre l'eustress è un picco di attivazione che si esaurisce con il superamento di una sfida o il termine di un'attività, il distress tende a stabilizzarsi come una condizione di fondo. Un cane in stato di distress perde la capacità di discriminare gli stimoli, manifestando una soglia di reattività molto bassa che lo porta a rispondere in modo sproporzionato anche a sollecitazioni minime.
Dal punto di vista del benessere, la salute del cane non dipende dall'eliminazione degli stressor, ma dalla garanzia che questi rimangano confinati nella sfera dell'eustress, consentendo sempre una fase di scarico e riposo che permetta al sistema neuroendocrino di tornare ai livelli basali.





FONTI

Tiira, K., & Lohi, H. (2015). Early Life Experiences and Genetic Background Affect Dog Fearfulness.

​Csoltova, E., Martineau, M., Boissy, A., & Gilbert, C. (2017). Behavioral and physiological outcomes of oxytocin and cortisol administration in dogs.

28/04/2026
IMITAZIONE NEI CANI: IMPARARE OSSERVANDOL'imitazione come strategia naturale dei cani per apprendere nuove abilità senza...
01/03/2026

IMITAZIONE NEI CANI: IMPARARE OSSERVANDO
L'imitazione come strategia naturale dei cani per apprendere nuove abilità senza esporsi a rischi.

Osservare un compagno o un umano compiere un’azione permette ai cani di interiorizzare comportamenti e sequenze, integrando percezione, memoria e contesto sociale.

COME FUNZIONA L’IMITAZIONE
I cani non si limitano a copiare gesti: percepiscono l’intento dietro le azioni. L’efficacia dell’imitazione aumenta se il modello è familiare o socialmente significativo e se il comportamento osservato porta a un risultato positivo.

VANTAGGI COGNITIVI E SOCIALI
Osservare altri individui permette ai cani di acquisire abilità pratiche e strategie sociali. Questo favorisce la regolazione emotiva, riduce l’arousal e minimizza conflitti all’interno del gruppo.

L’APPRENDIMENTO NEI CUCCIOLI
I cuccioli traggono grandi benefici dall’osservazione. Guardare un adulto ottenere un premio o interagire con l’ambiente permette loro di memorizzare sequenze di azioni e riprodurle correttamente, affinando anche la comunicazione sociale senza generare tensioni.

L’IMITAZIONE COME STRUMENTO ADATTIVO
Imitare non significa solo replicare: è un meccanismo flessibile che supporta l’apprendimento e rafforza le relazioni sociali. Permette ai cani di muoversi con sicurezza e di interagire efficacemente con l’ambiente e con altri individui.







Fonti
– Albert Bandura, Social Learning Theory (1977)

09/02/2026

Un cinghiale per amico.

CANI IN GIARDINO: IL COSTO EMOTIVO DELL'ISOLAMENTOMolti proprietari credono che un cane possa vivere bene stando esclusi...
02/02/2026

CANI IN GIARDINO: IL COSTO EMOTIVO DELL'ISOLAMENTO

Molti proprietari credono che un cane possa vivere bene stando esclusivamente in giardino, con cibo, acqua e un riparo. Tuttavia, numerosi studi dimostrano che questa modalità di vita è profondamente limitante e non soddisfa i bisogni etologici e cognitivi del cane.
Il cane è una specie sociale: si è evoluto per vivere in gruppi stabili, dove l’interazione continua con il branco umano o altri cani è fondamentale per regolare emozioni, orientarsi nell’ambiente e sviluppare capacità cognitive. Privarlo di contatti sociali, stimoli sensoriali e opportunità di esplorazione porta a una riduzione del benessere psicologico.
La mancanza di esperienze e di arricchimento ambientale genera stress cronico. I cani isolati o confinati in spazi limitati, anche se ampi, mostrano livelli più elevati di cortisolo, l’ormone dello stress, e una maggiore reattività emotiva.
Questo può tradursi in comportamenti indesiderati come abbaio eccessivo, scavare compulsivo, aggressività e ansia. Studi dimostrano che offrire passeggiate e interazioni regolari riduce questi segnali di stress e migliora l’equilibrio del cane.
Il giardino può rappresentare un supporto utile per alcuni momenti ma non può sostituire la vita sociale, l’esperienza diretta con il mondo esterno e la stimolazione cognitiva necessarie all'equilibrio. Garantire uscite frequenti, offrire l'opportunitá di esperienze nuove e stimoli diversi
aumenta controllo emotivo, sicurezza capacità di adattamento.



Fonti:
Bradshaw, J. W. S., et al. (2012). Dog behavior: Evolution and adaptation.
McGreevy, P., & Harman, A. (2015). Enrichment and welfare in domestic dogs.
Beerda, B., et al. (1999). Chronic stress in dogs subjected to social and spatial restriction: cortisol and behavior.

LA CITTÀ E IL SOVRACCARICO SENSORIALEIl cane è il risultato di una domesticazione che non ha cancellato l’architettura p...
31/01/2026

LA CITTÀ E IL SOVRACCARICO SENSORIALE

Il cane è il risultato di una domesticazione che non ha cancellato l’architettura percettiva del lupo. I suoi sistemi sensoriali restano tarati su un ambiente in cui ogni variazione aveva valore informativo e conseguenze funzionali. Ciò che è cambiato è il contesto, non il modo in cui gli stimoli vengono letti.
Per il cane, ogni evento acustico fornisce indicazioni su distanza, direzione, intensità e presenza. Nel contesto naturale, una variazione sonora attiva una sequenza di valutazione e risposta. Nel contesto umano, lo stesso sistema continua a operare, ma senza una relazione chiara tra segnale ed esito, costringendo l’animale a un continuo lavoro interpretativo.
L’olfatto costituisce la struttura primaria attraverso cui il cane organizza lo spazio. L’ambiente è una trama di tracce che definiscono presenze, passaggi e relazioni. L’atto dell’annusare non è solo esplorazione ma un processo di conoscenza e di orientamento. Quando questa lettura viene interrotta o accelerata, per esempio strattonando il guinzaglio, il cane perde uno strumento fondamentale di comprensione del contesto.
Il sistema visivo del cane non è ottimizzato per analizzare dettagli statici, ma per intercettare cambiamenti nell’ambiente. Movimento, comparsa o scomparsa di uno stimolo, variazioni improvvise di direzione, velocità o posizione diventano immediatamente informativi. Un oggetto fermo, anche se grande o visibile, può risultare poco rilevante. Lo stesso oggetto che si muove o cambia diventa immediatamente informativo. È un adattamento funzionale: nel contesto naturale, ciò che cambiava poteva essere preda, predatore, o un elemento che richiedeva un aggiustamento immediato. La forma in sé contava meno del fatto che qualcosa stesse accadendo. Per questo un cane può ignorare un oggetto anche nuovo se è immobile, ma reagire intensamente a una foglia che vola, a una sagoma che appare all’improvviso, a un umano che cambia postura. In origine, il cambiamento segnalava una necessità di reazione immediata.
Anche il corpo partecipa alla percezione. Tono muscolare, posture e micro-variazioni costituiscono un sistema sensoriale integrato che rileva l’ambiente prima ancora di una risposta consapevole. Il cane non separa percezione e azione: elabora attraverso il corpo e risponde attraverso il corpo.
Per un cane che non conosce la città o che ha vissuto esperienze stressanti, l’ambiente urbano può essere troppo stimolante. Per questo la scelta di luoghi e il ritmo delle uscite è parte della gestione: è meglio privilegiare percorsi prevedibili, in luoghi tranquilli che prevedano tutte le pause di esplorazione olfattiva che il cane vuole fare. Quando compare uno stimolo attivante, la risposta efficace non è rimproverarlo o cercare di calmarlo, ma allontanarsi con calma, rallentare, concedere spazio e tempo per tornare a un equilibrio. Ridurre il carico percettivo, garantire tempi di lettura sufficienti e costruire esperienze con esiti prevedibili permette al sistema di autoregolarsi.
La differenza tra un cane già adattato e uno che non lo è sta nell’esperienza: il primo ha già imparato a riconoscere gli stimoli della città, il secondo deve ancora costruire quella conoscenza. La reattività non deve essere considerato un difetto, ma una fase del processo di apprendimento, che richiede contesti e tempi adeguati.






Fonti
Bradshaw, J. W. S. (2011). Dog Sense: How the New Science of Dog Behavior Can Make You a Better Friend to Your Pet.

Serpell, J. (1995). The Domestic Dog: Its Evolution, Behaviour and Interactions with People.

Mills, D. S. (2013). Canine Behaviour: Insights and Answers.

IL PREZZO DELLA RELAZIONE “PERFETTA”Quando un buon comportamento nasconde lo stressCi sono cani che sembrano perfetti. R...
21/01/2026

IL PREZZO DELLA RELAZIONE “PERFETTA”
Quando un buon comportamento nasconde lo stress

Ci sono cani che sembrano perfetti. Rispondono prontamente a tutti i comandi, non si allontanano, ubbidiscono sempre e non mettono mai in crisi la relazione. Quando li vediamo, pensiamo siano cani impeccabili, che non daranno mai problemi.
Bernard Beerda, etologo olandese, noto per gli studi sullo stress nei cani e sulle risposte fisiologiche agli stimoli ambientali, la pensa diversamente. I suoi lavori sui cani troppo remissivi (che lui definisce “adattati”) ci spiegano che a un comportamento calmo e ubbidiente non equivale automaticamente uno stato di autentico benessere e di reale tranquillità.
Beerda sostiene che un cane può mantenere un comportamento corretto anche mentre accumula stress senza mai manifestarlo in modo evidente. Questo accade quando impara che non può sottrarsi alle richieste umane e la relazione si basa su un controllo continuo e su un’educazione molto rigida.
Avviene quello che lui definisce come“compressione etologica”: una riduzione forzata del repertorio comportamentale, frutto di una forte pressione ambientale o relazionale.
Nel cane, significa questo: alcune risposte specie-specifiche (allontanarsi, interrompere, prendere distanza, modulare l’interazione) non sono più praticabili; il cane continua a mantenere comportamenti “corretti” dal punto di vista umano ma a scapito della possibilità di una reale autoregolazione.
Il cane "adattato" non interrompe, non disimpegna, non propone alternative. Non sceglie. In termini etologici, riduce l’attivazione e la variabilità comportamentale per evitare conseguenze negative.
In passeggiata, cammina al passo dell’umano, non rallenta, non annusa, non sceglie dove fermarsi. Se il proprietario si arresta, il cane resta calmo, in attesa, pronto a ripartire quando l’umano lo decide. Non prende nessuna iniziativa, perché esprimere qualcosa non è sicuro.
Per aiutare un cane del genere, è necessario ridurre il carico: lasciare che alcune richieste restino inevase, permettergli di scegliere, di allontanarsi, di rallentare, senza che questo venga interpretato come disobbedienza.
Il cane non nasce con queste peculiarità. Il processo inizia quando prova a sottrarsi, ma l’umano lo riporta immediatamente nel recinto delle regole stringenti. Lo richiama, lo corregge, ipervigila e lo “rimette in riga” di continuo. L'animale impara che sottrarsi ai comandi non è mai consentito e la calma che manifesta è frutto dell’inibizione, non dell’equilibrio.
Esegue, e nel farlo il suo sistema nervoso si adatta al carico: aumenta la vigilanza, resta “pronto a”, mentre il tono emotivo continua ad alzarsi senza che questo riverberi sul comportamento manifesto.
L’adattamento silenzioso è pericoloso perché è invisibile. Quando il margine si esaurisce, questo equilibrio cede in modo improvviso, ma non certo casuale. È l’ultima risorsa di un sistema che non ha più spazio. Il cane che non sa dire “basta” non è equilibrato: ha semplicemente imparato a non avere voce, a trattenersi fino al punto di rottura.
Il crollo può manifestarsi come esplosione emotiva o come chiusura: l’animale appare improvvisamente distante, evitante, irritabile e nervoso.
Quando la tensione interna arriva al limite, le uniche risposte possibili sono di totale chiusura o di esplosione. In questo ultimo caso il morso può arrivare senza nessun preavviso e, agli occhi di chi non ha saputo leggere la relazione, anche senza alcun motivo.






Beerda, B., Schilder, M.B.H., van Hooff, J.A.R.A.M., de Vries, H.W. & Mol, J.A. (2000). Behavioural and hormonal indicators of enduring environmental stress in dogs. Animal Welfare.

Bhadury, P. & Bhattacharjee, A. (2024). Unraveling canine behavior: insights into communication stress signals and social interactions. International Journal of Research and Innovation in Applied Science.

RSIS International
Gandenberger, J., Ledreux, A., Taeckens, A., Murphy, K., Forkin, J., Gilmore, A. & Morris, K.N. (2024). The presence of a pet dog is associated with a more balanced response to a social stressor.

Barcelos, A.M., Kargas, N., Assheton, P., Maltby, J., Hall, S. & Mills, D.S. (2023). Dog owner mental health is associated with dog behavioural problems, dog care and dog-facilitated social interaction: a prospective cohort study. Scientific Reports.

IL CONFINE: Il GIOCO COME PALESTRA DEI LIMITINei cani, il gioco è un linguaggio sociale, non un semplice sfogo di energi...
19/01/2026

IL CONFINE: Il GIOCO COME PALESTRA DEI LIMITI

Nei cani, il gioco è un linguaggio sociale, non un semplice sfogo di energia. Marc Bekoff, etologo e biologo comportamentale, ha studiato a lungo come negli animali il gioco serva a stabilire intenzioni e limiti senza ricorrere all’aggressione.
Attraverso i segnali di cut off, in soldoni il "no " che un cane manifesta all'altro, comprendono pause improvvise, rallentamenti, allontanamento, cambi di postura, disimpegno. Se vengono ignorati, il gioco perde la funzione di regolazione sociale e può degenerare in conflitto.
Lindsay R. Mehrkam, ricercatrice in comportamento animale, ha studiato come il contesto e l’esperienza plasmino il gioco sociale nei cani. Un cane che ha avuto opportunità di gioco con conspecifici fin da cucciolo sviluppa una maggiore sensibilità ai segnali e una migliore capacità di regolare il livello di attivazione. Giocare da piccoli è una importante palestra cognitiva.
È nel gioco precoce che il cane apprende sia a riconoscere gli indicatori di stop che a gestire l’eccitazione senza perdere il controllo.
Quando questa pratica manca, il cane può continuare a giocare oltre il limite perché non riconosce gli avvisi dell'altro e non ha avuto l' opportunitá di tracciare una mappa interna dei confini.
Il cane che si allontana o interrompe l’interazione sta dicendo “ho raggiunto il mio limite”; rispettarlo, da parte del compagno di gioco, significa evitare escalation e mantenere la relazione sicura.
Il cane che non accetta il ritiro dell’altro e insiste nel voler giocare sta spingendosi oltre il confine; è un segnale di scarsa regolazione dell’eccitazione o di mancata comprensione del “basta”.
Il cane che cambia ritmo, accelera o rallenta l’intensità sta modulando il livello di attivazione: indica disponibilità a continuare ma a condizioni diverse.
Questi tre elementi sono il cuore del gioco sociale, perché permettono al cane di negoziare i limiti senza arrivare al conflitto.
Il gioco non è un’attività isolata: è un laboratorio di competenze comunicative e intelligenza sociale, in cui il cane affina la capacità di dire “basta” e di ascoltare il “basta” dell’altro.




Bekoff, M. (2001) The Emotional Lives of Animals
Mehrkam, L. R. (2017) Play in Dogs: Social and Solitary Influences

PREDAZIONE E AGGRESSIVITÁDue sistemi diversi che spesso vengono confusi.Nel cane, predazione e aggressività sono due sis...
17/01/2026

PREDAZIONE E AGGRESSIVITÁ
Due sistemi diversi che spesso vengono confusi.

Nel cane, predazione e aggressività sono due sistemi emotivi distinti, guidati da motivazioni e strutture comportamentali diverse. A volte possono sembrare simili — soprattutto quando emergono velocemente e con intensità — ma sul piano etologico rispondono a logiche opposte. Comprenderle permette di leggere il cane con più precisione e costruire interventi adeguati al contesto, senza sovrapporre stati emotivi che non appartengono allo stesso circuito.

La predazione è una sequenza motoria affiliata al sistema di caccia: orientamento, fissazione, inseguimento, affondo, presa, scuotimento. È un comportamento lineare, con un obiettivo definito: raggiungere e catturare la preda. Non nasce da rabbia, paura o difesa, ma da un’attivazione focalizzata e silenziosa. Un cane che insegue una lepre sta seguendo un programma interno preciso, non sta “aggredendo per ostilità”: la sua attenzione è ristretta, l’arousal modulato, la traiettoria pulita. Anche quando la sequenza si manifesta verso oggetti, biciclette o auto, la struttura resta predatoria, non aggressiva.

L’aggressività, invece, è legata a stati emotivi difensivi o competitivi: paura, minaccia percepita, disputa per risorse, protezione del corpo o dello spazio. Il cane mostra segnali chiari di attivazione sociale: posture rigide, vocalizzazioni, piloerezione, congelamento, esibizione dei denti. È un comportamento altamente comunicativo, modulato dalla relazione e dal contesto. L’obiettivo non è “afferrarti”, ma modificare la distanza sociale: tenerti lontano, controllare l’accesso, difendere qualcosa, interrompere una pressione. A differenza della predazione, qui il cane "parla "— e chi ascolta può ridurre il conflitto.

Confondere i due sistemi porta spesso a errori educativi: trattare come “aggressivo” un cane in modalità predatoria rischia di reprimere un comportamento naturale senza fornire alternative; leggere come predatoria una risposta difensiva rischia di ignorare bisogni emotivi urgenti. Osservare la qualità del movimento, la presenza o assenza di segnali sociali e il tipo di attivazione permette di capire quale sistema è realmente in azione.
Riconoscere questi due sistemi per quello che sono permette di leggere il cane senza fraintendimenti, scegliendo interventi molto diversi, finalizzandoli al risultato che vogliamo ottenere.






Fonti

Panksepp, 1998

Palagi et al., 2019

Indirizzo

Strada Di Ripolo
Campagnano Di Roma
00063

Orario di apertura

Mercoledì 09:00 - 13:00
Sabato 09:00 - 13:00
Domenica 09:00 - 13:00

Telefono

+393387465719

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