Barracuda Store Caltagirone

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01/06/2026
31/05/2026

Il sarago da riva con canna fissa non regala niente.

È una pesca che ti obbliga a stare attento, a capire il mare, a presentare l’esca nel modo giusto e a non sbagliare ferrata. Quando il sarago entra sotto riva, tra scogli e schiuma, serve mano, sensibilità e tanta pazienza. Ma quando arriva la tocca vera, quella secca, decisa, lì capisci subito perché questa pesca fa innamorare.

Con la canna fissa tutto diventa più diretto, più vero. Niente fronzoli, solo tecnica, pasturazione fatta bene e l’emozione di un pesce furbo e combattivo che da riva sa sempre farsi rispettare.

Il sarago non è solo una cattura. È una soddisfazione che vale doppio, soprattutto quando lo prendi così, con semplicità e mestiere.

31/05/2026

Chiunque abbia un giardino lo avrà notato, almeno una volta, dei misteriosi buchi nel terreno ⬇ https://kodmi.it/1ecTM

31/05/2026

Il corpo sa trattare con la fame. Con la sete, no.

E questa, più di tante frasi belle, è la differenza che conta davvero.

Quando manca il cibo, il corpo prova a fare i conti con quello che ha già in casa. Pesca nelle riserve. Rallenta. Si arrangia. Non sta bene, certo. Ma può andare avanti per giorni, e in certi casi perfino per settimane, se almeno l’acqua non manca.

Quando invece manca l’acqua, la storia cambia faccia molto prima.
Tre giorni, più o meno.
Non sempre una clessidra perfetta, non sempre lo stesso numero per tutti. Però il segnale è quello: senza bere, il margine è stretto, strettissimo. E non perché il corpo sia “debole”. Perché l’acqua serve a tutto. Al sangue. Alla temperatura. Ai reni. Alla testa. Ai muscoli. Anche a stare semplicemente in piedi senza sentirsi svuotati.

La sete non arriva elegante.
Non bussa piano.
Ti secca la bocca, ti annebbia, ti prende la forza, ti lascia addosso una stanchezza pesante che non passa con una bella dormita. La fame, almeno all’inizio, si può discutere. La sete no. La sete comanda.

Per questo la famosa regola dei tre funziona così bene per capirci al volo: pochi minuti senza ossigeno, pochi giorni senza acqua, qualche settimana senza cibo. Non è una poesia. È un modo semplice per dire cosa viene giù per primo quando il corpo resta senza quello che gli serve.

Eppure l’essere umano, quando vuole, sa sorprendere anche lì dove sembra non esserci spazio per la sorpresa.
C’è chi ha resistito 133 giorni in mare, ma non certo “a secco”: si è tenuto in vita come poteva, con acqua raccolta, pioggia, pesci, fortuna e una voglia di non mollare che fa quasi impressione solo a pensarci.

E poi c’è il caso estremo del digiuno lunghissimo, 382 giorni senza cibo, ma con acqua e controllo medico. Anche lì, però, non c’è nessuna magia da copiare a casa. È un caso limite, non la normalità. È il corpo messo alla prova, sì, ma dentro condizioni eccezionali.

Nella vita vera, quella di tutti i giorni, il messaggio è molto più semplice di quanto sembri:
si può ti**re avanti senza mangiare molto più a lungo che senza bere.
E quando manca l’acqua, non hai tanto tempo per fare il forte.

Insomma.
La fame ti mette alla prova.
La sete ti presenta il conto.

29/05/2026

29/05/2026

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28/05/2026

28/05/2026

In Italia nessuno muore per uno squalo dal 1989. Trentasei anni fa.

Eppure lo temiamo. Al cinema, al mare, con un metro d'acqua alle ginocchia. Quella musica di Spielberg ce la portiamo dentro da cinquant'anni.

L'ultimo attacco mortale nelle acque italiane fu nel 1989, nel Golfo di Baratti, vicino Piombino. Si chiamava Luciano Costanzo, era un sub. Da allora: silenzio. Nessun morto. Zero.

Nel nostro mare vivono 47 specie di squali. Quarantasette. Quasi nessuna ti toccherebbe mai — e molte non le vedresti nemmeno se cercassi.

Ecco perché: tra il 1947 e oggi, la popolazione di squali nel Mediterraneo è crollata di oltre l'80%. Otto squali su dieci rispetto al dopoguerra. La causa non è la natura. Sono le reti da pesca, le catture accidentali, la caccia diretta. Decenni di pesca intensiva in un mare chiuso che non si rinnova come un oceano aperto.

Lo studio di Ferretti e colleghi, pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature, ha ricostruito le serie storiche delle catture specie per specie. Il risultato è lo stesso ovunque: declino, declino, declino. Per i grandi squali pelagici — quei pochi che ti farebbero paura davvero — i crolli superano spesso il 90%.

Siamo quindi arrivati a questo: uno degli animali più antichi del pianeta, rimasto quasi invariato da 450 milioni di anni, rischia di sparire dal Mediterraneo in una manciata di decenni. Non perché sia pericoloso. Perché noi lo siamo stati per lui.

Il predatore del Mediterraneo non ha le pinne. Ha la rete.

In breve:
Zero morti per squalo in Italia dal 1989: l'ultimo caso fu a Baratti (Piombino).
47 specie di squali vivono nel Mediterraneo, ma la loro popolazione è crollata di oltre l'80% dal dopoguerra.
La causa non sono gli attacchi: sono le reti da pesca, il bycatch e la caccia diretta.

Indirizzo

Via Fisicara, 40
Caltagirone
95041

Orario di apertura

Lunedì 16:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
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Venerdì 09:00 - 13:00
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Sabato 09:00 - 13:00
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