Metodo 5 Essenze

Metodo 5 Essenze Il Metodo delle 5 Essenze è un approccio
di stampo olistico-sistemico che si rivolge al benessere animale e umano.

Credo fortemente che siamo fatti di energia e che siamo continuamente in connessione con tutto ciò che ci circonda. Risulta impossibile per me scindere un lavoro più pratico, di conoscenza etologica, da un lavoro più profondo che va' a scavare nei blocchi energetici e negli schemi che si sono cristallizzati nel tempo in un individuo e di conseguenza anche nel sistema. Lavoro con umani e animali in un ottica olistica e sistemica, ogni percorso o trattamento è totalmente personalizzato.

La nostra Doc ci spiega la differenza tra Matatabi, Erba gatta e Valerina 🐱
01/09/2026

La nostra Doc ci spiega la differenza tra Matatabi, Erba gatta e Valerina 🐱

**MATATABI: PERCHÉ IL GATTO SEMBRA “SBALLARE” QUANDO LO ANNUSA?**

Lo annusa, si strofina, si rotola, lo mordicchia. A volte corre, gioca e sembra improvvisamente euforico.

No, il Matatabi non è una “droga per gatti”: dietro questa reazione c’è un meccanismo biologico interessante.

Il **Matatabi**, o Silver Vine (*Actinidia polygama*), contiene diverse sostanze volatili, tra cui il **nepetalactolo**. Quando il gatto lo percepisce attraverso l’olfatto, può attivarsi anche il suo **sistema oppioide endogeno**, che utilizza sostanze prodotte naturalmente dall’organismo, come le **β-endorfine**.

In alcuni studi sperimentali, l’esposizione al nepetalactolo ha aumentato le β-endorfine; inoltre, bloccando i recettori μ-oppioidi, la tipica risposta di sfregamento si riduceva.

In parole semplici, il gatto non è “drogato”: **sta attivando un proprio circuito naturale di gratificazione**. Per questo può strofinarsi con il muso, rotolare, leccare la pianta e cercare nuovamente il contatto.

# # # Perché si spalma il Matatabi addosso?

Strofinandosi, il gatto trasferisce alcune molecole sul pelo, soprattutto su testa e muso. Il nepetalactolo ha mostrato anche un’azione repellente contro alcune zanzare, tra cui *Aedes albopictus*, la zanzara tigre.

Questo comportamento potrebbe quindi avere un antico significato biologico: una forma di **self-anointing**, cioè l’applicazione sul corpo di sostanze naturali potenzialmente protettive.

Naturalmente, **il Matatabi non può sostituire gli antiparassitari**.

# # # Funziona su tutti i gatti?

No. In uno studio condotto su 100 gatti, quasi **l’80% rispondeva al Silver Vine**. Molti soggetti indifferenti alla classica erba gatta reagivano invece al Matatabi.

Probabilmente entrano in gioco differenze individuali, anche a livello dei **recettori olfattivi**. Il vostro gatto potrebbe quindi ignorare completamente il catnip e reagire intensamente a un bastoncino di Matatabi.

# # # A cosa può servire?

Soprattutto come forma di **arricchimento ambientale**. Può favorire esplorazione, gioco, interazione con l’ambiente, attività spontanea e gratificazione olfattiva.

Può essere utile per gatti che vivono in casa, soggetti poco interessati al gioco o gatti anziani, perché non richiede necessariamente un grande sforzo fisico. Si può usare anche per rendere più interessanti tiragraffi, cucce e giochi.

Non è però automaticamente un calmante: alcuni gatti si rilassano, mentre altri diventano più attivi ed eccitati. Durante la prima esposizione, soprattutto nelle case con più gatti, osservate quindi attentamente la risposta individuale.

# # # E l’appetito?

Il Matatabi **non è un vero stimolante dell’appetito**. Può aumentare temporaneamente motivazione, esplorazione e attività, ma un gatto che non mangia per nausea, dolore o malattia deve essere valutato dal veterinario.

# # # Come usarlo in sicurezza?

Offritelo inizialmente per pochi minuti e osservate sempre il comportamento del gatto. In assenza di indicazioni specifiche del veterinario, è prudente limitarne l’uso a una o due volte alla settimana, riponendolo poi fuori dalla sua portata.

Scegliete prodotti destinati ai gatti, integri e privi di additivi. Controllate che bastoncini e giochi non presentino schegge o parti ingeribili. Non lasciate il gatto senza supervisione mentre lo mordicchia. Nelle case con più gatti, valutate esposizioni separate per evitare competizione o conflitti.

Interrompete l’uso in caso di agitazione intensa, aggressività, vocalizzazioni insolite, ansimazione, vomito, diarrea, difficoltà respiratoria, perdita di equilibrio o altri comportamenti anomali. Se i sintomi persistono o il gatto ingerisce una quantità significativa di prodotto, contattate il veterinario.

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MATATABI, ERBA GATTA E VALERIANA SONO LA STESSA COSA?

No.

**Erba gatta – *Nepeta cataria***
Il composto più conosciuto è il **nepetalattone**. Circa due gatti su tre mostrano la tipica risposta fatta di sfregamenti, rotolamenti e gioco.

**Matatabi – *Actinidia polygama***
Contiene diversi iridoidi, tra cui il **nepetalactolo**, e sembra attirare una percentuale ancora maggiore di gatti.

**Valeriana – *Valeriana officinalis***
La radice contiene sostanze volatili attrattive, tra cui l’**actinidina**. Nel gatto, il suo odore non va confuso con l’effetto sedativo noto nella fitoterapia umana: alcuni gatti diventano invece più attivi.

Tre piante diverse, molecole diverse e risposte individuali diverse.

Tutte ricordano quanto il comportamento del gatto sia guidato dall’olfatto e quanto siano sofisticati i rapporti tra **olfatto, cervello, comportamento ed evoluzione**.

Il Matatabi non è semplicemente “un bastoncino che fa impazzire i gatti”, ma un piccolo esempio della complessità della biologia felina.

Dott.ssa Cristiana Maghenzani
Medico Veterinario

Il confine tra amore e sacrificioLe relazioni occupano una parte enorme della nostra vita e del nostro equilibrio, attra...
21/08/2026

Il confine tra amore e sacrificio

Le relazioni occupano una parte enorme della nostra vita e del nostro equilibrio, attraverso gli altri sperimentiamo appartenenza, vicinanza, riconoscimento, sicurezza, ma anche assenza, delusione, incomprensione e solitudine.

Dentro una relazione non incontriamo soltanto l'altro, ma portiamo anche ciò che siamo, la nostra storia, quello che abbiamo imparato sulla vicinanza e sulla distanza, quanto pensiamo sia possibile chiedere, quanto siamo abituati a ricevere e quanto siamo disposti ad adattarci pur di mantenere un legame.

La relazione però non rimane viva semplicemente perché continuiamo a chiamarla relazione, ha bisogno di presenza, reciprocità, interesse, tempo e realtà condivisa.
Eppure possiamo rimanere per anni dentro rapporti che hanno perso molte di queste cose, non necessariamente rapporti conflittuali o distruttivi, a volte semplicemente ci abituiamo che le cose “vanno così”.
Ci abituiamo a mettere in discussione quello che sentiamo, a domandarci se stiamo pretendendo troppo, se abbiamo interpretato male, se avremmo potuto essere più comprensivi, più pazienti, meno sensibili.
E se dall'altra parte troviamo qualcuno particolarmente bravo a restituirci continuamente il dubbio, possiamo anche finire per non fidarci più della nostra percezione.
Magari qualcosa ci ferisce, ma alla fine siamo noi a sentirci in colpa per averlo fatto presente.
La classica risposta “esagerato”, quando qualcuno oltrepassa un nostro limite e ci ritroviamo a spiegare perché quel limite dovrebbe essere rispettato. Chiediamo qualcosa di perfettamente legittimo e, dopo una conversazione, siamo noi a domandarci se abbiamo chiesto troppo.

A forza di comprendere le ragioni degli altri possiamo diventiamo bravissimi a tradire le nostre.
Comprendere qualcuno, però, non significa dover accettare qualsiasi cosa, riconoscere le difficoltà degli altri non rende meno importanti le nostre.
Eppure è facile vedere che il senso di colpa riesce a tenerci dentro molte relazioni molto più dell'amore.
Non serve stabilire chi sia il buono e chi il cattivo, questa è solo una trappola della mente, e non serve nemmeno cancellare tutto ciò che di bello c'è stato per riconoscere che qualcosa, oggi, non ci fa più bene.
Questa è una delle cose che ci blocca più a lungo dentro alcune relazioni, pensare di avere il diritto di allontanarci soltanto quando possiamo dimostrare che l'altro abbia fatto qualcosa di abbastanza grave, allora forse tiriamo fuori un po' di coraggio.

Tutto questo, magari in modo diverso, lo portiamo dietro anche nella relazione con gli animali, perché cambia chi abbiamo davanti, ma noi continuiamo a entrare nei legami con la nostra storia e con ciò che abbiamo imparato sull'amore.
Se siamo abituati a mettere continuamente in dubbio i nostri bisogni, a sentirci in colpa quando diciamo di no, a pensare che amare significhi esserci sempre o dare fino all’esaurimento, darci valore solo se siamo utili, è facile che una parte di questo modo di funzionare compaia anche con gli animali.
Possiamo sentirci in colpa quando lasciamo il cane a casa per fare qualcosa per noi, quando abbiamo bisogno di riposare, quando mettiamo regole e limiti, quando non riusciamo ad aiutarlo se c’è un problema di salute. Possiamo chiederci continuamente se stiamo facendo abbastanza, se avremmo potuto fare di più, se una sua difficoltà dipenda da qualcosa che abbiamo sbagliato.
Questo non significa dimenticare che un animale dipende concretamente dalle nostre scelte e che abbiamo nei suoi confronti responsabilità che non esistono nello stesso modo in una relazione tra adulti, significa riconoscere che responsabilità e senso di colpa sono due cose diverse.
La responsabilità ci porta a guardare ciò di cui l'altro ha realmente bisogno e ciò che possiamo fare nei limiti del possibile, il senso di colpa, invece, può portarci a pensare che qualunque cosa facciamo non sia mai abbastanza.

Abbiamo legato così profondamente l’idea dell’amore al sacrificio che rinunciare a qualcosa di noi è diventato un modo per dimostrare quanto amiamo, finendo per misurare la profondità di un legame attraverso ciò che siamo disposti a mettere da parte di noi stessi?

Stefania Serreli
Metodo 5 Essenze

La nostra Doc parla di Cortisone...
09/08/2026

La nostra Doc parla di Cortisone...

CORTISONE: SPEGNE L’INFIAMMAZIONE. MA COSA SUCCEDE AL RESTO DELL’ORGANISMO?

Il cortisone è uno dei farmaci più efficaci che abbiamo a disposizione.

In alcune patologie è necessario, in altre può essere addirittura salvavita.

Il problema nasce quando viene utilizzato per lunghi periodi, soprattutto in un animale già anziano, debilitato, sarcopenico o cachettico.

Perché il cortisone non agisce solo sull’infiammazione.

Agisce sul metabolismo delle proteine, degli zuccheri e dei grassi, sull’equilibrio idrico, sul fegato, sul rene e sull’intero assetto endocrino dell'organismo.

PARTIAMO DAL MUSCOLO

Uno degli effetti più importanti dei glucocorticoidi è il loro effetto catabolico sulle proteine.

Significa, in termini semplici, che l'organismo viene spinto a utilizzare anche le proprie proteine come materiale metabolico.

Il muscolo diventa quindi una fonte di aminoacidi.

Proteina muscolare → aminoacidi → fegato → produzione di glucosio.

Contemporaneamente può diminuire la sintesi di nuove proteine.

Il risultato, soprattutto quando l'esposizione è prolungata, può essere:

perdita di massa muscolare;
debolezza;
riduzione del tono muscolare;
addome pendulo;
ridotta capacità di movimento;
peggior recupero dopo malattie, interventi chirurgici o periodi di immobilità.

L'atrofia muscolare è infatti uno dei segni riconosciuti dell'esposizione cronica ai glucocorticoidi e dell'iperadrenocorticismo.

E qui arriviamo al paziente cachettico.

Un animale cachettico sta già perdendo massa magra a causa della malattia e dell'alterazione del metabolismo.

Se aggiungiamo un farmaco con un'importante azione catabolica, dobbiamo essere consapevoli che possiamo accentuare ulteriormente la perdita muscolare.

In questi soggetti il numero sulla bilancia dice poco.

Un cane può anche mantenere il proprio peso mentre perde muscolo e contemporaneamente accumula grasso o liquidi.

Per questo dobbiamo osservare il Muscle Condition Score, non soltanto il peso corporeo.

E L'ACQUA?

Anche qui bisogna fare chiarezza.

Dire semplicemente che "il cortisone fa trattenere acqua" è incompleto.

Alcuni corticosteroidi possiedono anche attività mineralcorticoide e possono favorire ritenzione di sodio e liquidi. L'entità dipende dalla molecola: prednisone e prednisolone conservano una certa attività mineralcorticoide, mentre il desametasone ne ha praticamente pochissima.

In particolari pazienti questa ritenzione può essere clinicamente rilevante e, ad esempio, aggravare una tendenza alla formazione di ascite.

Ma contemporaneamente, soprattutto nel cane, il cortisone può determinare la situazione apparentemente opposta:

beve molto e urina molto.

Polidipsia e poliuria sono infatti tra gli effetti più comuni dei glucocorticoidi.

Questo perché l'eccesso di cortisolo altera anche la capacità del rene di concentrare correttamente le urine e interferisce con i meccanismi legati all'ADH.

Quindi possiamo avere contemporaneamente alterazione della distribuzione dei liquidi, modificazione dell'equilibrio sodio-acqua e aumento della produzione di urina.

Non è semplicemente "ritenzione idrica".

È una modificazione complessa dell'omeostasi dei liquidi.

E IL RENE?

Il cortisone non deve essere descritto semplicisticamente come un farmaco "nefrotossico".

Non funziona così.

Ma l'esposizione glucocorticoide modifica profondamente anche la fisiologia renale.

Può aumentare inizialmente la filtrazione glomerulare, modificare l'emodinamica renale e ridurre la capacità di concentrare le urine. Nell'ipercortisolismo cronico del cane sono inoltre documentate proteinuria, albuminuria e alterazioni glomerulari, e molti soggetti sviluppano anche ipertensione sistemica.

Questo diventa particolarmente importante quando abbiamo davanti un animale:

anziano,
proteinurico,
iperteso,
disidratato,
con malattia renale preesistente
o già fortemente catabolico.

C'è poi un particolare che spesso viene dimenticato.

Se il cortisone determina una marcata perdita muscolare, anche la produzione di creatinina può diminuire.

Quindi un valore di creatinina apparentemente rassicurante deve sempre essere interpretato tenendo conto della quantità di massa muscolare presente.

Nel paziente sarcopenico il solo valore della creatinina può raccontarci una storia incompleta.

E IL FEGATO?

Il fegato è uno degli organi sui quali l'azione metabolica dei glucocorticoidi diventa particolarmente evidente.

Nel cane il cortisone può favorire un'importante accumulo di glicogeno all'interno degli epatociti, con:

epatomegalia;
epatopatia vacuolare;
aumento degli enzimi epatici;
aumento anche molto evidente della fosfatasi alcalina.

Nel cane esiste addirittura una isoforma della fosfatasi alcalina inducibile dai corticosteroidi.

Questo significa però una cosa importante:

ALP alta durante terapia cortisonica non significa automaticamente insufficienza epatica.

Il dato deve essere interpretato nel contesto clinico.

Nel gatto la risposta è diversa: il fegato felino è molto meno sensibile all'induzione della ALP da glucocorticoidi rispetto a quello del cane.

I glucocorticoidi inoltre stimolano la gluconeogenesi e contrastano l'azione periferica dell'insulina.

Questo può determinare iperglicemia e insulino-resistenza e, nei soggetti predisposti, contribuire allo sviluppo o allo scompenso di un diabete mellito. Questo aspetto è particolarmente importante nel gatto.

QUINDI IL CORTISONE NON VA USATO?

No.

Questa sarebbe una conclusione sbagliata.

Il cortisone è un farmaco prezioso e in numerose patologie non soltanto è indicato, ma può essere indispensabile.

La domanda corretta è un'altra:

perché lo stiamo utilizzando, a quale dose e per quanto tempo?

Una terapia di pochi giorni in un animale sano non ha lo stesso significato di mesi di terapia in un cane di 14 anni, cachettico, sarcopenico, epatopatico o nefropatico.

Il problema non è il farmaco in sé.

Il problema è trasformare una terapia che dovrebbe avere un'indicazione, un obiettivo e un monitoraggio in una prescrizione cronica mantenuta semplicemente perché "con il cortisone sta meglio".

Perché mentre il sintomo può apparire controllato, sotto la superficie il metabolismo continua a cambiare.

COSA CONTROLLEREI IN UNA TERAPIA PROLUNGATA?

Non soltanto ALT, ALP, urea e creatinina.

Valuterei periodicamente:

peso + Body Condition Score + Muscle Condition Score,
funzionalità epatica,
glicemia,
elettroliti,
creatinina e possibilmente SDMA,
esame delle urine e peso specifico urinario,
rapporto proteine/creatinina urinario quando indicato,
pressione arteriosa.

E soprattutto rivaluterei periodicamente la domanda più importante:

serve ancora quella dose di cortisone?

Quando è indispensabile, si usa.

Quando può essere ridotto, si cerca la minima dose efficace.

Quando esiste una strategia che consente di diminuire l'esposizione cronica ai glucocorticoidi, vale la pena prenderla in considerazione.

Controllare il sintomo ma preservare muscolo, metabolismo, fegato, rene e qualità di vita dell'animale lo è altrettanto.

Dott. Cristiana Maghenzani - Medico Veterinario
Nutrizione Clinica – Medicina di Regolazione – Low Dose Medicine – Fitoterapia – Micoterapia – Bioenergetica



— questo è un post che consiglio di leggere fino in fondo, soprattutto a chi ha un cane o un gatto in terapia cortisonica cronica.

Domani alle 20,00 il nostro appuntamento gratuito con i Dialoghi ✨️
29/07/2026

Domani alle 20,00 il nostro appuntamento gratuito con i Dialoghi ✨️

Il tema del mese dell’incontro gratuito dei Dialoghi Olistici : Non tutto ciò che prude è allergia!

Prurito, otiti ricorrenti, dermatiti, enteriti: sono sempre vere allergie quelle che vediamo nei nostri cani, gatti e cavalli, o si tratta spesso di qualcos’altro, troppo facilmente etichettato come tale?

È una domanda che riguarda moltissime famiglie multispecie, ed è più complessa di quanto sembri. Dietro un sintomo che si ripete c’è quasi sempre un sistema immunitario che ha perso la capacità di discriminare tra ciò che è pericoloso e ciò che non lo è, spesso a causa di un terreno intossicato, infiammato, sovraccarico. E dietro il terreno, c’è ancora altro: l’alimentazione, l’ambiente, i farmaci accumulati nel tempo, ma anche la sfera emotiva e relazionale dell’animale, il suo contesto di vita, il legame con chi gli sta accanto.

Durante il nostro Dialogo Olistico parleremo di:

la differenza tra una vera reazione allergica e uno stato di squilibrio generale dell’organismo;
perché sopprimere il sintomo senza agire sul terreno porta quasi sempre a recidiva e cronicizzazione;
la componente emotiva e comportamentale, che nell’animale può manifestarsi attraverso la pelle o l’intestino;
il tempo della guarigione, che non è mai lineare, e la “crisi di guarigione” come fase delicata da comprendere e non temere;
alcuni strumenti dell’approccio olistico — fitoterapia, micoterapia, biorisonanza, fotobiomodulazione — come alleati in un percorso che guarda all’individuo nella sua interezza.
Un incontro pensato per chi convive ogni giorno con un animale che “non riesce a smettere” di cerca risposte che vadano oltre il sintomo, verso ciò che davvero lo ha generato.



Vi aspettiamo il 30 luglio alle 20,00 ✨️

Link all’incontro GRATUITO:

https://us06web.zoom.us/j/86419028989?pwd=TR3esGQauSPrUxgcblvybGKa3DQ0N3.1

Il tema del mese dell’incontro gratuito dei Dialoghi Olistici : Non tutto ciò che prude è allergia!Prurito, otiti ricorr...
24/07/2026

Il tema del mese dell’incontro gratuito dei Dialoghi Olistici : Non tutto ciò che prude è allergia!

Prurito, otiti ricorrenti, dermatiti, enteriti: sono sempre vere allergie quelle che vediamo nei nostri cani, gatti e cavalli, o si tratta spesso di qualcos’altro, troppo facilmente etichettato come tale?

È una domanda che riguarda moltissime famiglie multispecie, ed è più complessa di quanto sembri. Dietro un sintomo che si ripete c’è quasi sempre un sistema immunitario che ha perso la capacità di discriminare tra ciò che è pericoloso e ciò che non lo è, spesso a causa di un terreno intossicato, infiammato, sovraccarico. E dietro il terreno, c’è ancora altro: l’alimentazione, l’ambiente, i farmaci accumulati nel tempo, ma anche la sfera emotiva e relazionale dell’animale, il suo contesto di vita, il legame con chi gli sta accanto.

Durante il nostro Dialogo Olistico parleremo di:

la differenza tra una vera reazione allergica e uno stato di squilibrio generale dell’organismo;
perché sopprimere il sintomo senza agire sul terreno porta quasi sempre a recidiva e cronicizzazione;
la componente emotiva e comportamentale, che nell’animale può manifestarsi attraverso la pelle o l’intestino;
il tempo della guarigione, che non è mai lineare, e la “crisi di guarigione” come fase delicata da comprendere e non temere;
alcuni strumenti dell’approccio olistico — fitoterapia, micoterapia, biorisonanza, fotobiomodulazione — come alleati in un percorso che guarda all’individuo nella sua interezza.
Un incontro pensato per chi convive ogni giorno con un animale che “non riesce a smettere” di cerca risposte che vadano oltre il sintomo, verso ciò che davvero lo ha generato.



Vi aspettiamo il 30 luglio alle 20,00 ✨️

Link all’incontro GRATUITO:

https://us06web.zoom.us/j/86419028989?pwd=TR3esGQauSPrUxgcblvybGKa3DQ0N3.1

07/07/2026

La Doc ci spiega il carcinoma uroteliale o carcinoma a cellule di transizione nel cane

Nuovo video sul nostro canale. Il prurito non è sempre allergia? Due chiacchiere sulle Allergie!
02/07/2026

Nuovo video sul nostro canale.
Il prurito non è sempre allergia? Due chiacchiere sulle Allergie!

Enjoy the videos and music you love, upload original content, and share it all with friends, family, and the world on YouTube.

02/07/2026
Le vostre recensioni 🥰
30/06/2026

Le vostre recensioni 🥰

Tra paura e scelta...Viviamo in una cultura che ci insegna a reagire immediatamente, a fare, a correggere, a eliminare i...
30/06/2026

Tra paura e scelta...

Viviamo in una cultura che ci insegna a reagire immediatamente, a fare, a correggere, a eliminare il problema. Raramente ci insegna a restare anche nell'incertezza, ad abitare il dubbio, a osservare noi stessi prima di scegliere.
Così, quando qualcosa irrompe nella nostra vita, una diagnosi, un cambiamento improvviso, una difficoltà, la prima risposta è quasi sempre la stessa: fare.

Cerchiamo la cura migliore, lo specialista migliore, l'esame successivo. Raccogliamo un sacco di informazioni, confrontiamo opinioni, rincorriamo soluzioni, proviamo questa o quella medicina…
Fare ci fa sentire meno impotenti? Ci restituisce l'idea di avere il controllo? Sì, ma non consideriamo che il fare non coincide con la comprensione.

E se invece ci concedessimo un momento? Ritrovare la calma prima di prendere una decisione? Ascoltare come ci sentiamo? Ascoltare l’altro, il suo volere, nel caso in cui dobbiamo prendere delle decisioni per qualcun altro?
Quando questo "altro" poi è l'animale che vive con noi, tutto diventa ancora più complesso. Ci sentiamo responsabili della sua vita e del suo benessere, ed è una responsabilità enorme, che può portarci a scegliere mossi soprattutto dalla paura.

Siamo così concentrati sul decidere per lui che a volte dimentichiamo di ascoltarlo. Eppure ogni animale continua a esprimere il proprio stato, i propri bisogni, i propri limiti, persino il proprio desiderio di vivere una determinata esperienza piuttosto che un'altra.
Rispettare il suo volere non significa attribuirgli pensieri umani o rinunciare a curarlo, significa riconoscere che anche lui è parte di quella decisione e che, prima di scegliere, abbiamo il dovere di osservare, ascoltare e chiederci se ciò che stiamo facendo risponde davvero ai suoi bisogni o solo ai nostri.

Fermarsi e ascoltare non significa smettere di cercare risposte, ma creare lo spazio per comprenderle davvero.
Possiamo, prima di tutto, cercare di capire davvero ciò che ci è stato detto.
Molto spesso una diagnosi diventa una sentenza e la accettiamo senza più fermarci a chiederci se sia stata approfondita a sufficienza, se possa essere utile un secondo parere, o se stiamo davvero prendendo in considerazione tutte le possibilità.

E poi, per rivolgere lo sguardo anche verso di noi, possiamo chiederci:
Perché questa diagnosi mi spaventa così tanto? Che cosa temo davvero? Che emozioni sto provando? Riesco a ritrovare la calma prima di decidere come procedere?
Sto scegliendo perché sento davvero che è la strada più giusta o perché la paura mi chiede di fare qualcosa, qualsiasi cosa, pur di non restare in questo spazio di incertezza?

Non sempre abbiamo risposte, ma le domande che ci poniamo cambiano la qualità delle nostre decisioni.
Il modo in cui attraversiamo una situazione influenza profondamente anche il modo in cui la vivremo, e questo, è uno degli aspetti che consideriamo meno.

Stefania Serreli
Metodo 5 Essenze

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Cagliari

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