Libera Accademia Interdisciplinare Cinofila Italiana

Libera Accademia Interdisciplinare Cinofila Italiana LAICI promuove una cinofilia secondo un modello interdisciplinare Istruzione

I post da Baci Perugina fanno male ai cani e alla cinofilia.Sì, perché se da una parte c'è chi riduce il cane a un sogge...
18/06/2026

I post da Baci Perugina fanno male ai cani e alla cinofilia.

Sì, perché se da una parte c'è chi riduce il cane a un soggetto da controllare, correggere e sottomettere, dall'altra c'è chi riduce la relazione a una raccolta di frasi romantiche buone per una cartolina.

In entrambi i casi si perde di vista il cane reale.

La relazione non è un accessorio. Non è una parola da utilizzare per rendere più piacevole un post sui social. Non è un'emozione generica fatta di amore incondizionato, coccole e sguardi profondi.

La relazione è un bisogno biologico fondamentale. È il contesto dentro il quale si sviluppano sicurezza, apprendimento, regolazione emotiva e capacità di affrontare il mondo. È il luogo in cui si costruisce la fiducia, ma anche quello in cui possono nascere paura, dipendenza, conflitto e sofferenza.

Quando parliamo di relazione in modo superficiale, attraverso degli slogan, rischiamo di svuotarla di significato. Rischiamo di far credere che basti "amare tanto" un cane per comprenderlo, rispettarlo e aiutarlo. Ma non è così.

Una relazione richiede osservazione, ascolto, responsabilità, capacità di mettersi in discussione e, soprattutto, conoscenza. Richiede la disponibilità a confrontarsi con la complessità dell'altro, non a proiettargli addosso i nostri bisogni affettivi.

La cinofilia ha bisogno di meno slogan e più profondità.

Perché tra il cane da dominare e il cane da idealizzare esiste il cane (vero): un individuo con bisogni, emozioni, limiti e vulnerabilità che meritano di essere compresi, non raccontati attraverso frasi ad effetto.

E forse il rispetto per la relazione comincia proprio qui: smettendo di usarla come una parola romantica e iniziando a considerarla per ciò che è davvero. Una necessità biologica, non una decorazione narrativa.
Federica Manunta

Non è vero che i bravi professionisti non hanno dubbi o paure.Ne parlavo proprio lo scorso weekend a lezione con i futur...
17/06/2026

Non è vero che i bravi professionisti non hanno dubbi o paure.

Ne parlavo proprio lo scorso weekend a lezione con i futuri istruttori EsCAC.

L'idea che la competenza coincida con la certezza assoluta è una delle illusioni più diffuse e più dannose. Come se essere professionisti significasse non avere più dubbi, non provare più timore, sapere sempre esattamente cosa fare.

Non è così.

Le situazioni complesse restano complesse anche per chi ha molta esperienza. Alcuni casi continuano a interrogare, a mettere alla prova, a richiedere riflessione e prudenza.

La differenza non sta nell'assenza di dubbi o nel percepire facile ciò che non lo è.

La differenza sta nella capacità di restare dentro la complessità senza esserne travolti.

Di continuare a osservare, pensare e scegliere anche quando non esistono risposte semplici.

Di tollerare l'incertezza mantenendo lucidità.

Di non lasciare che siano la paura, l'ansia da prestazione o il bisogno di apparire competenti a guidare le decisioni.

I professionisti più pericolosi non sono quelli che dubitano, ma quelli che non dubitano mai.

Perché la competenza non nasce dall'illusione di sapere tutto.

Nasce dalla capacità di continuare a imparare, a mettersi in discussione e a restare curiosi anche dopo molti anni di esperienza.

Se pensate che si diventi bravi quando si sa tutto e si è sempre sicuri, forse è perché qualcuno vi ha lasciato credere che la professionalità coincida con l'infallibilità.

Ma l'infallibilità non appartiene ai professionisti.

Appartiene ai miti....e i miti si occupano di rock'n roll e muoiono giovani

Dott.ssa Federica Manunta

Da cosa siamo guidati quando scegliamo il cane che decideremo di adottare?Molto spesso dal suo aspetto.Da uno sguardo.Da...
15/06/2026

Da cosa siamo guidati quando scegliamo il cane che decideremo di adottare?
Molto spesso dal suo aspetto.
Da uno sguardo.
Da un modo di muoversi.
Da quel cucciolo che ci è venuto incontro per primo.
Da quello che sembrava diverso dagli altri.
Da una sensazione difficile da spiegare e che spesso riassumiamo con un semplice: "Lui mi ha scelto."
È sempre emozionante ascoltare i proprietari raccontare il loro primo incontro con il proprio cane, e spesso loro stessi si commuovono nel raccontarlo.
Il momento in cui si sono visti per la prima volta.
Come si sono scelti.
Cosa hanno provato.
Come hanno vissuto i primi giorni insieme.
Sono racconti pieni di aspettative, desideri, intuizioni e significati che spesso vengono attribuiti a posteriori a quell'incontro.
Eppure, proprio in quelle storie apparentemente semplici, si trovano spesso le radici della relazione.

Quando una famiglia arriva in consultazione perché qualcosa si è incrinato, uno dei primi aspetti che mi interessa esplorare è proprio questo: come è iniziato tutto?
Perché le aspettative con cui accogliamo un cane, le ragioni che ci hanno portato a sceglierlo e le fantasie che abbiamo costruito attorno a lui continuano spesso ad abitare la relazione anche molti anni dopo.
Talvolta gli inciampi nascono proprio lì.
Nel divario tra il cane che immaginavamo e il cane reale.
Tra il progetto che avevamo per lui e quello che lui porta con sé.
Ripercorrere il primo incontro non significa quindi fare un tuffo nella nostalgia.
Significa tornare alle origini di una relazione per comprenderne meglio l'evoluzione.
Perché ogni storia condivisa inizia molto prima che emergano le difficoltà.
E spesso contiene già gli indizi per comprenderle.
Dott.ssa Federica Manunta

Perché è così difficile accettare che il proprio cane abbia dei limiti?Che esistano situazioni che non sa affrontare.Esp...
11/06/2026

Perché è così difficile accettare che il proprio cane abbia dei limiti?

Che esistano situazioni che non sa affrontare.

Esperienze che lo spaventano.

Contesti nei quali si sente vulnerabile.

Forse perché accettare i limiti dell'altro ci costringe a confrontarci con la nostra frustrazione.

Con il fatto che non tutto può essere risolto.

Che non tutto dipende dal nostro impegno.

Che amare qualcuno non significa necessariamente riuscire a cambiarlo.

E così accade che alcune famiglie, animate dalle migliori intenzioni, finiscano per trasformare il superamento della difficoltà in un obiettivo da raggiungere a ogni costo.

Si spinge.

Si insiste.

Si prova ancora...e ancora.

Come se la vulnerabilità fosse un errore da correggere.

Ma ciò che spesso osserviamo nei percorsi riabilitativi è qualcosa di apparentemente paradossale.

Più il cane percepisce che la sua difficoltà deve essere superata, più sembra restarne intrappolato.

Come se fosse costretto a misurarsi continuamente con ciò che non riesce a fare.

Come se la sua identità finisse per coincidere con il problema.

Poi, a volte, accade qualcosa.

La famiglia smette di inseguire il cambiamento.

Smette di pretendere.

Smette di misurare ogni passo in avanti o indietro.

E in quello spazio nuovo, fatto di minori aspettative e maggiore accettazione, il cane inizia a respirare.

A mostrarsi.

A sperimentare.

A volte perfino a sorprendere.

Non ne conosco esattamente le ragioni ma spesso penso che ciò accade quando la famiglia umana del cane rinuncia all'idea che il suo valore dipenda dal superamento della sua vulnerabilità e soprattutto quando si smette di definire gli individui attraverso i loro limiti.

Dott.ssa Federica Manunta

Le emozioni indicano dove stiamo cercando di andare, non chi siamo"Quando parliamo di emozioni siamo spesso portati a co...
09/06/2026

Le emozioni indicano dove stiamo cercando di andare, non chi siamo"

Quando parliamo di emozioni siamo spesso portati a considerarle come stati soggettivi: paura, rabbia, gioia, tristezza.
Ma le emozioni nascono per organizzare il comportamento e secondariamente per essere osservate
Ogni emozione prepara il corpo e la mente a perseguire una determinata direzione.
La paura orienta alla protezione.
La rabbia alla difesa o alla rimozione di un ostacolo.
La gioia alla condivisione e all'esplorazione.
L'affetto alla vicinanza e alla cura.
Le emozioni modificano l'attenzione, mobilitano energie, orientano le scelte e preparano l'organismo ad affrontare situazioni rilevanti per la sopravvivenza e l'adattamento.
Per questo comprendere davvero un'emozione non significa semplicemente riconoscerla.
Significa comprenderne l'intenzione.
Chiedersi:
Dove sta cercando di andare questo individuo?
Di cosa ha bisogno?
Quale problema sta cercando di risolvere?
Queste domande sono fondamentali quando ci occupiamo di cani.
Perché dietro ogni comportamento c'è sempre un'emozione che indirizza un individuo
Ed è proprio lì che possiamo iniziare a comprendere davvero il soggetto che abbiamo di fronte.
Una relazione regolativa, terapeutica e trasformativa non nasce dal riconoscere che un cane prova paura o rabbia.
Nasce dal comprendere cosa quella paura o quella rabbia stanno cercando di ottenere.
Federica Manunta

Perché siamo contrari alle liste delle razze pericolose?Perché spostano l'attenzione dal problema reale.I cani che posso...
05/06/2026

Perché siamo contrari alle liste delle razze pericolose?
Perché spostano l'attenzione dal problema reale.
I cani che possono diventare pericolosi sono spesso cani vulnerabili, fragili, in difficoltà. Cani che hanno imparato a difendersi dalla vita attraverso comportamenti impulsivi, aggressivi o incontrollati.
Attribuire questa sofferenza alla razza significa commettere un errore grave.
Significa confondere il disagio con il carattere.
Significa colpevolizzare il cane invece di comprendere cosa gli è accaduto.
Tutti gli individui provano paura, rabbia e frustrazione.
La differenza non sta nelle emozioni che provano, ma nella capacità di regolarle.
E questa capacità non dipende dalla razza.
Dipende dalla storia di vita, dalle esperienze precoci, dalle relazioni, dall'ambiente nel quale il soggetto è cresciuto.
Per questo siamo contrari anche ai test standardizzati.
Perché i cani non sono macchine da classificare.
Non sono una razza.
Non sono un punteggio.
Non sono una prova superata o fallita.
Sono individui!!!
E gli individui si comprendono osservandoli nella loro storia, nelle loro relazioni e nelle loro vulnerabilità.
Una lista di razze e un test comportamentale possono dare l'illusione di aver affrontato il problema.
Ma il rischio è che tranquillizzino le istituzioni senza migliorare realmente la vita dei cani e delle famiglie.
La sicurezza non nasce dal controllo.
Nasce dalla conoscenza.
E la conoscenza del singolo non può essere sostituita da una categoria.

Molti professionisti definiscono apprendimento sociale una situazione piuttosto frequente.Un cane è in difficoltà.Non ri...
03/06/2026

Molti professionisti definiscono apprendimento sociale una situazione piuttosto frequente.
Un cane è in difficoltà.
Non riesce a superare un ostacolo, a entrare in un ambiente, a raggiungere un obiettivo.
A quel punto viene introdotto un secondo cane, più sicuro e disponibile all'azione.
Spesso si colloca un premio oltre l'ostacolo e si lascia che il primo cane (quello in difficoltà) osservi il secondo mentre lo supera e ottiene la ricompensa.
Quando il cane inizialmente bloccato decide infine di agire, la conclusione è spesso immediata:
"Ha imparato osservando l'altro."
Ma siamo sicuri che sia sempre ciò che sta accadendo?
Osservando alcune situazioni viene da chiedersi se, almeno in parte, non stiamo attivando qualcos'altro.
Il cane lasciato a guardare vede un altro individuo raggiungere una risorsa che desidera, che in precedenza era stata offerta a lui.
Può sperimentare frustrazione.
Può sperimentare rabbia.
Può sperimentare una forma di competizione per l'accesso a quella risorsa.
E potrebbe essere proprio questa attivazione emotiva, più che l'imitazione dell'altro, a spingerlo infine all'azione.
In questi casi il comportamento che emerge non sarebbe il risultato di un processo di imitazione o apprendimento osservativo basato anche sull’aspetto della conoscenza e dell’affetto reciproco, ma di un conflitto motivazionale.
La domanda allora diventa:
quando osserviamo un cane che supera finalmente una difficoltà dopo aver visto un altro riuscirci, stiamo davvero assistendo a un fenomeno di apprendimento sociale?
Oppure stiamo osservando gli effetti di una pressione agonistica che, almeno nell'immediato, riesce a prevalere sulla paura?
E se fosse così, quali conseguenze potrebbe avere questo processo quando i due cani condividono la stessa famiglia o una relazione già significativa?
Forse, prima di chiamare qualcosa "apprendimento sociale", dovremmo interrogarci più a fondo su quali sistemi motivazionali stiamo realmente attivando.
Federica Manunta

Coralità, qualità e riconoscimenti Restano 4 posti 😊
02/06/2026

Coralità, qualità e riconoscimenti
Restano 4 posti 😊

ci sono percorsi che nascono dall'incontro di competenze diverse, unite da una visione comune.
Il Corso Istruttori EsCAC è questo.
Da dieci anni crediamo che la complessità del lavoro con il cane e con la famiglia non possa essere affrontata da un unico punto di vista. Per questo abbiamo costruito una squadra composta da istruttori cinofili, medici veterinari esperti in comportamento, psicologi, psicoterapeuti,
Non per sommare nomi.
Ma per offrire ai discenti la possibilità di confrontarsi con prospettive differenti, imparare un linguaggio condiviso e sviluppare una comprensione più profonda del cane, della relazione e dei percorsi di cambiamento.
A questo si aggiungono una formazione interamente in presenza, la clinica riabilitativa integrata e i riconoscimenti: Proposta formativa per il conseguimento del titolo EsCAC. Il corso è riconosciuto da FICSS PRO. Conforme alla norma UNI 11790:2020, qualificato per l'ottenimento della certificazione professionale con INTERTEK,
È questa coralità che rende il corso ciò che è oggi.

📌 Restano solo 4 posti disponibili per la X edizione.

Se desideri entrare a far parte di questo percorso, puoi contattarci per ricevere il programma completo e tutte le informazioni.
www.asdtambra.it

Credo che uno degli errori più grandi commessi negli ultimi anni in cinofilia sia stato sovrapporre il concetto di buona...
29/05/2026

Credo che uno degli errori più grandi commessi negli ultimi anni in cinofilia sia stato sovrapporre il concetto di buona relazione a quello di mediazione .

Come se una buona relazione con il cane fosse necessariamente una relazione nella quale il cane orienta continuamente il proprio comportamento verso di noi, cercandoci, consultandoci, aspettandoci e quando lo fa inevitabilmente rivolge il suo sguardo verso di noi.

Ma le due cose non coincidono.

Uno sguardo rivolto al proprio Convivente Umano può avere significati molto diversi.

Può essere condivisione.
Può essere ricerca di conforto.
Può essere invito al gioco.

Ma può anche essere attesa di un permesso, ricerca di indicazioni, controllo, perfino sfida, per citare solo alcuni degli infiniti significati che uno sguardo può assumere.

Per questo è rischioso attribuirgli automaticamente il significato di buona relazione.

Nei casi più estremi, quando un cane non può prendere decisioni o muoversi liberamente per il tipo di educazione ricevuta e per il timore delle conseguenze, quello sguardo costantemente rivolto al proprietario assume più il significato di una dipendenza che di una relazione.

La relazione, infatti, non coincide con il bisogno costante dell'altro.

Anzi.

Forse una delle espressioni più mature della relazione, anche con i cani, è proprio la possibilità di allontanarsene temporaneamente senza perderla.

Di esplorare senza smarrirsi.

Di scegliere senza dover continuamente chiedere.

Perché sentirsi legati a qualcuno non significa rinunciare a se stessi.
dott.ssa Federica Manunta

Oggi, parlando con una persona che si sta rivolgendo ad altri professionisti per l’educazione della sua cucciola di tre ...
28/05/2026

Oggi, parlando con una persona che si sta rivolgendo ad altri professionisti per l’educazione della sua cucciola di tre mesi, mi sono sentita dire una frase che mi ha fatto riflettere molto:

“Ho capito che devo comprendere il cane, rispondere ai suoi bisogni… però credo di aver bisogno di qualcosa di più concreto e meno olistico.”

La persona in questione è presente, attenta, coinvolta.
Non cerca scorciatoie.
Non vuole “dominare” il cane.
Non è alla ricerca di metodi rapidi o coercitivi.

Sta semplicemente cercando aiuto.

La cucciola gioca con intensità, usa molto la bocca, inizia a lasciare segni.
E quella famiglia sente il bisogno di essere accompagnata concretamente dentro questa difficoltà.

Questa conversazione mi ha portata a una domanda, forse un po’ provocatoria:

al netto di chi ricerca volutamente controllo, addestramento rigido o punizione…
quante famiglie vengono spinte verso una cinofilia più addestrativa e coercitiva proprio perché la cinofilia che si definisce “relazionale” non riesce a rispondere davvero ai loro bisogni?

Perché comprendere il cane è fondamentale.
Ma se la comprensione non riesce a tradursi in sostegno reale, orientamento e strumenti leggibili per la famiglia, il rischio è che quella famiglia si senta sola.

E quando ci si sente soli, spaventati o inefficaci, si finisce spesso per cercare qualcuno che prometta controllo.

Forse dovremmo iniziare a interrogarci anche su questo.

Indirizzo

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Brescia
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Martedì 00:00 - 23:59
Mercoledì 00:00 - 23:59
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