08/09/2026
COSA CI ACCOMUNA E COSA CI DIVIDE?
Gli approcci in cinofilia sono numerosi.
Differiscono per principi, modelli teorici, strumenti e tecniche. E il confronto tra prospettive diverse potrebbe rappresentare una straordinaria occasione di crescita.
Sui social, invece, molto spesso accade il contrario.
Le differenze diventano appartenenze da difendere, i toni si irrigidiscono e il confronto diventa quasi impossibile.
Ma forse, prima di discutere di ciò che ci divide, dovremmo chiederci:
che cosa dovrebbe necessariamente accomunarci?
A mio giudizio esiste un principio sul quale non dovrebbe esserci alcuna mediazione.
Ogni cane ha diritto a nascere, crescere e vivere in condizioni rispettose del proprio benessere fisico, emotivo e sociale.
E ha diritto a essere educato, addestrato o riabilitato senza che gli venga intenzionalmente inflitta sofferenza fisica o psicologica come strumento per ottenere un comportamento.
Questo significa anche affrontare una questione certamente più complessa:
che cosa determina sofferenza in un cane?
Dobbiamo avere il coraggio di parlarne, studiarla, definirla attraverso le conoscenze disponibili e riconoscerla anche quando compare all'interno di pratiche che appartengono alla nostra tradizione professionale.
Perché prima vengono i principi.
Poi possiamo discutere delle tecniche.
Se non condividiamo questo confine, il confronto sul come raggiungere un determinato risultato perde significato.
Perché rischiamo di accettare implicitamente un principio molto pericoloso:
che il fine giustifichi i mezzi.
E questo tema riguarda anche la sicurezza.
Negli ultimi mesi si discute molto di aggressioni, cani pericolosi, guinzagli, museruole, libertà e responsabilità dei proprietari.
Sono questioni importanti.
Ma rischiamo di concentrarci sull'ultimo tratto della storia dimenticandoci tutto ciò che viene prima.
Non possiamo parlare seriamente di sicurezza senza parlare anche di benessere.
Trascurare i bisogni etologici, sociali e affettivi di un cane, sottoporlo ripetutamente a paura, dolore o conflitto, ignorarne i segnali di disagio non significa soltanto comprometterne il benessere.
Può significare anche aumentare le condizioni nelle quali un comportamento aggressivo diventa più probabile.
Prendersi cura del benessere psicofisico dei cani è quindi anche un atto di prevenzione.
Poi potremo confrontarci sulla lunghezza del guinzaglio.
Su quando utilizzare una museruola.
Su dove sia possibile lasciare libero un cane.
Sulle tecniche e sugli strumenti.
E potremo anche non essere d'accordo.
Ma prima dovremmo riuscire a stabilire insieme il confine oltre il quale nessun risultato dovrebbe autorizzarci ad andare.
Perché forse una cinofilia matura non è quella nella quale tutti utilizzano lo stesso metodo.
È quella nella quale, pur utilizzando metodi diversi, sappiamo riconoscere insieme ciò che non siamo più disposti a fare a un cane per ottenere ciò che vogliamo da lui.
Federica Manunta