Tambra ASD

Tambra ASD Percorsi completi per il benessere: prevenzione, riabilitazione e programmi di educazione pensati per migliorare la qualità di vita del tuo cane.

TAMBRA ASD è un’Associazione Sportiva Dilettantistica che nasce nel 2011 con l’intento di promuovere cultura cinofila secondo un approccio Cognitivo-Relazionale. La passione per i cani e per il lavoro svolto con loro ha favorito gli incontri che dal 2011 hanno permesso l’evolversi della nostra associazione che si caratterizza per innovazione grazie agli scambi intellettuali tra i professionisti e

forte interesse per le nuove scoperete neuroscientifiche. Noi di TAMBRA ci occupiamo di cinofilia in tutti i suoi aspetti. Organizziamo corsi di educazione cinofila che coinvolgono i cani con le loro
famiglie, corsi di attività cinofile sportive con un’attenzione particolare alle attività di ricerca olfattiva in chiave educativa, ludico-ricreativa e riabilitativa, forniamo consulenze private per cani e gatti con problemi comportamentali e seguiamo i
percorsi riabilitativi successivi. Mettiamo al centro di ogni progetto la relazione cane-conviventi umani e all’interno di questa cerchiamo di indirizzare i percorsi di crescita dei cani di famiglia. Curiamo le esperienze dentro e fuori casa, cercando di seguire le famiglie in ogni ambito della vita in cui è coinvolto il cane al fine di rendere il più serena possibile questa convivenza al punto da poter godere tutti della relazione con il cane e farne un punto di forza di tutto il sistema. I percorsi educativi e riabilitativi sono sempre progettati a misura del cane, della sua
famiglia e del contesto di vita nel quale sono inseriti. Dopo una prima consulenza che permette di raccogliere più informazioni possibili rispetto al cane, alla sua famiglia e al contesto di vita, progettiamo il percorso più adatto al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Operiamo sia su Brescia e provincia. SITO www.asdtambra.it

Un'intera giornata per entrare nell'affascinante mistero della domesticazione del cane.In esclusiva per i corsisti ed ex...
04/09/2026

Un'intera giornata per entrare nell'affascinante mistero della domesticazione del cane.
In esclusiva per i corsisti ed ex-corsisti Tambra del Corso Istruttori EsCAC, avremo il piacere di ospitare l'etologo Dott. Roberto Bonanni per una giornata di approfondimento dedicata alla domesticazione del cane e alla sua influenza sul comportamento.
Conoscere la storia evolutiva del cane significa comprendere meglio ciò che oggi osserviamo nei suoi comportamenti, nelle sue competenze sociali e nel modo in cui costruisce relazioni con gli esseri umani e con i propri simili.
Una giornata per andare alle origini di una storia millenaria e provare a rispondere a domande che ancora oggi rendono la domesticazione un tema affascinante e complesso.
L'AFFASCINANTE MISTERO DELLA DOMESTICAZIONE
e la sua influenza sul comportamento del cane
📅 1 novembre 2026
🕤 9:30 – 18:30
💻 Seminario online
🎓 A cura del Dott. Roberto Bonanni, etologo
Un nuovo appuntamento di approfondimento che Tambra dedica a chi ha scelto — o sta scegliendo — di formarsi come EsCAC.
Perché comprendere da dove viene il cane ci aiuta a comprendere meglio chi è oggi.
Roberto Bonanni

Perché alcuni cani diventano ingestibili proprio la sera?Poldo è un Jack Russell di 10 mesi. La famiglia ci contatta per...
04/09/2026

Perché alcuni cani diventano ingestibili proprio la sera?

Poldo è un Jack Russell di 10 mesi. La famiglia ci contatta per un'importante irrequietezza serale.

Corre per casa, mordicchia mani e gambe dei familiari, ruba oggetti per poi scappare e può arrivare a ringhiare quando cercano di recuperarli.

Eppure, durante il resto della giornata, Poldo non sembra avere particolari difficoltà.

Ha una vita ricca di esperienze. La famiglia, informandosi sulla razza, ha cercato fin dall'adozione di soddisfare il suo bisogno di attività: molte uscite, incontri con persone e cani, giochi e un centro cinofilo nel quale partecipa ad attività sociali e sportive.

Tutto sembra andare per il meglio.

Finché arriva la sera.

Quando le attività finiscono e sarebbe il momento di riposare, Poldo si attiva.

La prima spiegazione sembrerebbe quasi inevitabile:

“È un Jack Russell. Ha ancora troppe energie. Deve sfogarsi.”

E così si aggiunge un'altra passeggiata, un gioco, qualche esercizio. Qualcosa che possa finalmente stancarlo.

Ma siamo sicuri che un cane molto agitato sia necessariamente un cane che ha ancora energia da consumare?

A volte potrebbe essere vero esattamente il contrario.

Una giornata ricca di esperienze richiede al sistema nervoso un continuo lavoro di adattamento.

Rumori, incontri, passeggiate, persone, cani, attività, richieste, eccitazione e piccole frustrazioni.

Tutto deve essere elaborato.

Possiamo essere molto attenti a offrire al cane esperienze, attività e occasioni per soddisfare i suoi bisogni e molto meno attenti a un'altra competenza altrettanto importante:

riuscire a passare dall'attivazione alla quiete.

Per alcuni cani l'inattività, il rilassamento e persino l'addormentamento possono essere momenti difficili da attraversare.

Un cane può quindi essere stanco e, contemporaneamente, troppo attivato per riuscire a riposare.

È qualcosa che conosciamo anche noi: essere esausti non significa necessariamente riuscire a rilassarsi.

E allora, davanti a un cane che ogni sera sembra “impazzire”, invece di chiederci soltanto cosa possiamo fargli fare per stancarlo, proviamo a farci altre domande.

Quanto ha dormito durante il giorno? E con quale qualità?

Quante esperienze ha attraversato?

Quanto sono state intense?

Ha avuto tempo per recuperare tra un'attività e l'altra?

Ha imparato anche a non fare?

Perché aggiungere continuamente attività a un sistema nervoso già sovraccarico può produrre un paradosso:

nel tentativo di stancare il cane, continuiamo ad attivarlo.

Questo non significa che tutti i cani agitati la sera abbiano semplicemente bisogno di dormire di più.

Significa smettere di interpretare automaticamente l'agitazione come energia in eccesso.

Forse Poldo non aveva bisogno di una vita ancora più ricca.

Aveva bisogno che qualcuno lo aiutasse a costruire anche l'altra metà della sua giornata: quella fatta di pause, recupero, progressiva riduzione dell'attivazione e riposo.

Perché una buona regolazione consiste nel sapersi attivare quando il mondo lo richiede e nel riuscire a tornare a rilassarsi quando non serve più esserlo.

Cuccioli aspirapolvere: quando raccogliere tutto da terra diventa un problema?In giovane età alcuni cani sembrano delle ...
02/09/2026

Cuccioli aspirapolvere: quando raccogliere tutto da terra diventa un problema?

In giovane età alcuni cani sembrano delle vere aspirapolvere: raccolgono da terra qualsiasi cosa trovino, commestibile oppure no.

Nel cucciolo dobbiamo riconoscere una certa naturalità a questo comportamento.

La bocca è uno degli strumenti attraverso cui esplora e conosce il mondo. A questo si aggiunge il bisogno di mordere e masticare, particolarmente importante durante la dentizione.

Naturale, però, non significa privo di rischi.

Un oggetto può essere ingerito accidentalmente o volontariamente, può essere tossico oppure provocare lesioni. È quindi comprensibile che la famiglia intervenga.

Ed è proprio qui che le cose diventano interessanti dal punto di vista educativo.

Perché un comportamento nato come esplorazione può evolvere in modi molto diversi anche in funzione di ciò che accade ogni volta che il cucciolo prende qualcosa.

Immaginiamo una sequenza molto comune.

Il cucciolo raccoglie un oggetto. Il proprietario se ne accorge, si preoccupa e si avvicina rapidamente per toglierglielo.

Il cucciolo scappa, se è libero, oppure cerca di sottrarsi.

La persona lo rincorre, insiste e, quando finalmente riesce a raggiungerlo, cerca di aprirgli la bocca per recuperare ciò che ha preso.

Ripetuta nel tempo — e con alcuni cani possono bastare pochissime esperienze — questa sequenza può assumere significati molto diversi.

Per alcuni raccogliere qualcosa diventa un ottimo modo per attivare l'interazione con la famiglia.

Per altri, l'avvicinarsi di una persona mentre possiedono qualcosa comincia a predire la perdita di una risorsa.

Il cane può allora iniziare a scappare, ingoiare più velocemente, irrigidirsi, ringhiare o difendere ciò che ha trovato.

A quel punto siamo passati da un cucciolo che esplora il mondo con la bocca a una storia relazionale che si sta costruendo intorno agli oggetti.

Ed è un passaggio importante.

Perché qualche volta siamo talmente concentrati sull'impedire un comportamento da non accorgerci di ciò che il cane sta imparando attraverso il nostro tentativo di fermarlo.

Naturalmente questo non significa lasciare che il cucciolo ingerisca qualsiasi cosa: la sicurezza viene prima di tutto.

Significa imparare a intervenire cercando contemporaneamente di proteggere il cane e la relazione all'interno della quale sta costruendo significati intorno al possesso, allo scambio e alla rinuncia.

Molti comportamenti del cucciolo cambieranno spontaneamente crescendo.

Ciò che avrà imparato dalle nostre reazioni, invece, potrebbe accompagnarlo molto più a lungo.

In foto, un cucciolo di Lagotto che esprime al meglio delle sue possibilità l'antica arte del grufolare. 😄

“Deve abituarsi.” Ma siamo sicuri che si abituerà?Lucky era un cucciolo che si spaventava facilmente.Persone sconosciute...
31/08/2026

“Deve abituarsi.” Ma siamo sicuri che si abituerà?
Lucky era un cucciolo che si spaventava facilmente.
Persone sconosciute, ambienti nuovi, contesti urbani: molte esperienze sembravano metterlo in difficoltà.
La famiglia si rivolse a un centro cinofilo e la spiegazione fu semplice: doveva socializzare di più, fare più esperienze e, piano piano, si sarebbe abituato.
“Per abituarsi deve fare più esperienze” è probabilmente una delle frasi più pronunciate quando un cane mostra paura o disagio.
Ha paura dei rumori? Deve sentirli più spesso.
Ha paura delle persone? Deve incontrarne di più.
Ha paura della città? Bisogna portarcelo.
Reagisce alle biciclette? Deve abituarsi a vederle.
Il ragionamento sembra logico: se un'esperienza viene ripetuta abbastanza volte, prima o poi il cane capirà che non succede nulla e smetterà di reagire.
E qualche volta accade davvero.
Si chiama abituazione.
Quando uno stimolo viene incontrato ripetutamente senza conseguenze significative, la risposta dell'organismo può progressivamente diminuire.
È un processo estremamente utile: il cervello non può continuare a dedicare attenzione ed energia a tutto ciò che accade intorno. Deve imparare cosa può essere lasciato sullo sfondo.
Il rumore delle automobili.
Le persone che passano.
Una porta che si chiude.
I rumori del condominio.
Stimoli ripetutamente sperimentati come innocui e prevedibili possono progressivamente perdere importanza.
Ma c'è un problema:
la ripetizione non produce necessariamente abituazione.
Può accadere esattamente il contrario, così come è accaduto a Lucky.
Si chiama sensibilizzazione.
Invece di reagire sempre meno, Lucky ha cominciato a reagire sempre di più.
L'esperienza si è ripetuta molte volte ma non si è abituato. È diventato più sensibile.
Perché?
Perché il cervello non registra semplicemente quante volte qualcosa accade.
Registra soprattutto che significato ha avuto quell'esperienza per quell'individuo.
Se ogni esposizione avviene mentre il cane è già fortemente attivato, se lo stimolo è troppo intenso, imprevedibile o incontrollabile, se non esistono sufficienti possibilità di recupero e il cane si percepisce solo nell'affrontare ciò che lo spaventa, ogni nuova esperienza può rafforzare quella precedente.
Il sistema nervoso ha imparato qualcosa:
“Quando compare questo stimolo devo prepararmi.”
E così la soglia si abbassa.
L'attenzione aumenta.
L'anticipazione arriva prima.
La risposta diventa più rapida e intensa.
I cani come Lucky non sono necessariamente cani che non hanno fatto abbastanza esperienze.
A volte sono cani che hanno fatto moltissime esperienze e hanno imparato molto bene che certi stimoli meritano sempre più attenzione.
Ed è qui che cambia il nostro modo di lavorare, prima di tutto dal tipo di domande che ci poniamo osservando il caso:
“Che cosa sta imparando il suo sistema nervoso ogni volta che vive quell'esperienza?”
Perché l'esperienza, da sola, non cura necessariamente la paura.
Può ridurla.
Ma può anche consolidarla.
Non è quindi soltanto la quantità delle esperienze a determinare il cambiamento.
È il significato che quelle esperienze assumono per il cane.
E quel significato non nasce dalla semplice esposizione. Si costruisce attraverso ciò che il cane prova mentre quell'esperienza la sta vivendo.

“Fuori è bravissimo. È a casa che diventa terribile.”In passeggiata va bene. Incontra persone e cani senza particolari p...
28/08/2026

“Fuori è bravissimo. È a casa che diventa terribile.”

In passeggiata va bene. Incontra persone e cani senza particolari problemi. Frequenta un centro cinofilo, partecipa a mobility, passeggiate di gruppo, socializzazioni e piscina.

Spesso viene coinvolto nelle attività proprio perché è molto competente con gli altri cani.

Poi torna a casa e le cose cambiano.

In alcuni momenti si agita e non riesce a fermarsi, soprattutto quando sa che è arrivata l'ora di qualcosa che desidera.

L'uscita. Il cibo. Un'attività.

L'attesa diventa progressivamente più difficile da sostenere. Salta addosso, a volte pizzica, ruba oggetti, scappa e, se qualcuno cerca di recuperarli, può difenderli arrivando a ringhiare e mordere.

La famiglia ha scoperto il modo più rapido per riportare la tranquillità: dargli ciò che stava aspettando.

Si esce. Arriva il cibo. E tutto torna tranquillo.

“Se fuori è così bravo, perché a casa fa così?”

La risposta più comune è:

“Perché a casa gli permettete troppo.”

“Con voi sa di poter fare quello che vuole.”

Ma esiste un'altra possibilità da indagare:

la frustrazione.

La frustrazione nasce nella distanza tra ciò che desideriamo o ci aspettiamo e la possibilità di ottenerlo.

Il cane sa che si sta per uscire. Sa che il cibo sta arrivando. Costruisce un'aspettativa.

Ma ciò che desidera non è ancora disponibile.

È proprio nello spazio tra “lo voglio” e “posso averlo” che alcuni cani vanno in difficoltà.

La frustrazione è un complesso emotivo nel quale la rabbia può diventare molto intensa: quando qualcosa ostacola il raggiungimento di una meta, la rabbia prepara l'individuo ad agire contro quell'ostacolo.

Aumenta l'attivazione, diminuisce la capacità di aspettare e possono comparire impulsività, salti, afferramenti, furti e difesa degli oggetti.

Potremmo allora insegnare al cane che deve aspettare.

Ma c'è una differenza fondamentale:

saper rimanere fermo non significa saper tollerare la frustrazione.

Un cane può imparare perfettamente un esercizio di autocontrollo continuando a vivere, dentro, una fortissima attivazione.

Gestire la frustrazione significa riuscire ad attraversare la distanza tra desiderio e realizzazione senza perdere il proprio equilibrio. È una competenza che si costruisce nello sviluppo, attraverso le esperienze emotive e relazionali.

C'è poi un altro elemento importante.

Quando, davanti all'escalation, la famiglia anticipa l'uscita o offre il cibo, non prova sollievo soltanto il cane. Lo prova anche la famiglia.

E così può consolidarsi una sequenza:

anticipazione → frustrazione → rabbia e impulsività → ottenimento → sollievo.

Non basta allora dire che è un cane “viziato” o che “ha imparato che mordendo ottiene ciò che vuole”.

Dobbiamo chiederci perché l'attesa produca una disregolazione così intensa e quali strumenti possieda quel cane per attraversarla.

Il fatto che fuori sia bravissimo ci dice qualcosa di fondamentale: le competenze comportamentali e quelle di regolazione emotiva non sono la stessa cosa.

Un percorso riabilitativo non dovrebbe limitarsi a insegnargli ad aspettare.

Dovrebbe aiutarlo a tollerare la frustrazione senza essere travolto dalla rabbia.

Perché il problema non comincia quando il cane morde.

Comincia molto prima, nello spazio emotivo tra ciò che desidera e ciò che, in quel momento, può ottenere.

Controllo e sicurezza non sono la stessa cosa.I proprietari insicuri li riconosci quasi subito. Entrano in consulenza co...
26/08/2026

Controllo e sicurezza non sono la stessa cosa.
I proprietari insicuri li riconosci quasi subito. Entrano in consulenza con il guinzaglio molto corto.
Lo sguardo è costantemente rivolto al cane, ogni movimento viene anticipato e ogni comportamento monitorato.
Quando inizi a fare loro delle domande accade qualcosa di interessante.
Diventa difficile fare contemporaneamente tre cose: osservare l'ambiente, controllare il cane e relazionarsi col professionista.
Così, senza accorgersene, iniziano a rinunciare a una di queste, probabilmente quella meno urgente.
Ed è proprio lì che la consulenza comincia, perché quel controllo è l'informazione che anche il proprietario, in quel momento, non si sente al sicuro.
La domanda è:
"Da cosa sta cercando di proteggersi?"
Ha paura che il cane possa fare del male a qualcuno?
Ha paura del giudizio degli altri, che io lo possa considerarlo incapace?
Oppure ha semplicemente imparato che col cane ci si comporta così?
La risposta, molto spesso, arriva osservando anche il cane.
Se è un cane abituato a quel controllo può essere semplicemente un'abitudine appresa, ad esempio in qualche corso di addestramento.
Se il cane ha poca esperienza del mondo, vedremo un animale in difficoltà, agitato e disorientato e quel controllo non farà che intensificare il suo stato emotivo.
Se invece vive in uno stato di costante allarme, osserveremo diffidenza, minaccia, evitamento o comportamenti aggressivi.
In questi casi il controllo del proprietario e quello del cane finiscono per alimentarsi reciprocamente. Uno controlla l'altro e l'altro conferma che il controllo è necessario.
Si crea così un circolo vizioso nel quale entrambi vivono con il sistema di allarme costantemente attivo.
Per questo motivo il nostro lavoro non consiste nel chiedere al proprietario di lasciare il guinzaglio più lungo. Consiste nel comprendere che cosa tiene quel guinzaglio così corto.
Perché il controllo nasce quasi sempre dal tentativo di gestire una paura.
Ed è proprio questa paura che dobbiamo imparare a comprendere.
La paura del cane, ma anche della sua famiglia.
Perché la riabilitazione non riguarda mai un solo sistema nervoso.
Riguarda la relazione tra due sistemi nervosi che cercano, insieme, di non perdere l’equilibrio.

La fiducia non è una scelta. È una funzione del cervello.Una famiglia ci contatta perché il proprio cane ha iniziato a r...
24/08/2026

La fiducia non è una scelta. È una funzione del cervello.
Una famiglia ci contatta perché il proprio cane ha iniziato a ringhiare e mordere quando qualcuno cerca di toccarlo.
Ripercorrendo la loro storia emerge che tutto era iniziato dopo alcuni episodi apparentemente banali: una zampa pestata accidentalmente, qualche contatto improvviso che aveva spaventato il cane, alcune situazioni vissute con dolore e paura.
Da quel momento aveva iniziato a difendersi, soprattutto quando il contatto arrivava senza preavviso.
La famiglia si era rivolta a un addestratore.
L'interpretazione era stata chiara: il cane mancava di rispetto ai suoi proprietari.
La soluzione proposta consisteva nel dimostrargli che gli esseri umani erano più forti di lui.
Ma la situazione peggiorò.
Fino al punto che anche il semplice agganciare o sganciare il guinzaglio diventò motivo di conflitto.
Quando li ho incontrati non ho visto un cane dominante.
Ho visto qualcosa di molto diverso.
Ho visto due sistemi nervosi che non si fidavano più l'uno dell'altro.
Entrambi , cane e proprietario, vivevano il contatto come una possibile minaccia. Entrambi erano pronti a difendersi.
Molti pensano che la fiducia sia una decisione, che un cane debba imparare a fidarsi del proprio proprietario.
Le neuroscienze raccontano una storia diversa.
La fiducia non nasce da un atto di volontà, nasce quando il sistema nervoso, attraverso esperienze ripetute, conclude che quella relazione rappresenta un luogo sufficientemente sicuro.
Per questo motivo la fiducia non si costruisce chiedendo al cane di obbedire.
Si costruisce ogni volta che il proprietario riesce a leggere il suo stato emotivo e a rispondere in modo sufficientemente adeguato ai suoi bisogni. Ma anche quando è capace di ascoltare sé stesso. di riconoscere il momento in cui la paura sta prendendo il sopravvento. Di fermarsi. Di non insistere. Di rinunciare, per un momento, all'obiettivo per proteggere la relazione.
Ogni esperienza di questo tipo lascia una traccia nel cervello.
Poco alla volta il cane costruisce una nuova previsione.
"Quando mi sento in difficoltà, questa persona non solo non mi farà del male, ma può aiutarmi a ritrovare il mio equilibrio."
Ed è proprio questa previsione che chiamiamo fiducia. È aspettativa di sicurezza.
Il nostro compito non è convincerlo che il mondo sia sicuro.
Il mondo non lo è sempre.
Il nostro compito è costruire una relazione sufficientemente sicura da permettergli di affrontare anche ciò che gli fa paura senza sentirsi solo.
L'evoluzione ha scritto così la storia dei mammiferi. Prima impariamo a regolarci attraverso qualcuno e solo dopo impariamo a farlo da soli.
La fiducia non è il punto di partenza della relazione.
È il risultato di migliaia di esperienze nelle quali qualcuno ci ha aiutato a ritrovare l'equilibrio.
Il cane non si fida di chi gli chiede di essere coraggioso.
Si fida di chi, quando ha paura, gli resta accanto finché il coraggio può tornare.

Un cane calmo è davvero un cane che sta bene?In cinofilia tendiamo spesso a considerare la calma come il principale obie...
19/08/2026

Un cane calmo è davvero un cane che sta bene?
In cinofilia tendiamo spesso a considerare la calma come il principale obiettivo educativo.
Esistono veri e propri esercizi costruiti intorno a questo concetto:
• l'aspetta tranquillo;
• la calma sulla copertina;
• gli esercizi di autocontrollo.
Tutti hanno un elemento in comune: l'attenzione è rivolta al comportamento.
Un cane tranquillo, che resta fermo. Che non reagisce quando il proprietario si allontana.
Che non scende dall'auto con lo sportello aperto.
Ma siamo sicuri che la calma coincida sempre con uno stato di benessere?
Le neuroscienze ci invitano a fare una distinzione fondamentale.
La calma è qualcosa che osserviamo.
La regolazione è uno stato del sistema nervoso.
Non sono la stessa cosa o per lo meno, non sempre coincidono
Un cane regolato è un cane che riesce a mantenere il proprio equilibrio mentre il suo arousal aumenta e diminuisce durante la giornata.
Può emozionarsi.
Spaventarsi.
Entusiasmarsi.
Senza esserne sopraffatto. Senza perdere la capacità di pensare, comunicare e adattarsi alla situazione.
Un cane può quindi correre, giocare, esplorare e mostrarsi molto attivo, pur rimanendo perfettamente regolato.
Al contrario, un cane apparentemente calmo potrebbe non esserlo affatto.
Potrebbe aver imparato quale comportamento è richiesto.
Potrebbe essere bloccato dalla paura.
Essersi arreso.
Oppure trovarsi in uno stato di ipoattivazione.
In questi casi il silenzio è una strategia di sopravvivenza.
Ecco perché osservare soltanto il comportamento può portarci fuori strada.
Due cani possono apparire ugualmente tranquilli.
Uno perché si sente al sicuro.
L'altro perché il suo sistema nervoso non riesce più a trovare una via d'uscita.
L'obiettivo dell'educazione e della riabilitazione non dovrebbe quindi essere quello di costruire cani sempre calmi, d’altronde chi lo è?
Dovrebbe essere molto più ambizioso.
Aiutare il cane a sviluppare un sistema nervoso capace di attraversare le emozioni senza esserne travolto.
Perché la salute emotiva non consiste nel provare poche emozioni, o soltanto quelle piacevoli con una intensità sempre media.
Consiste nel riuscire a viverle senza perdere il proprio equilibrio.
E questo equilibrio, nei mammiferi, non nasce dal controllo.
Nasce nella relazione.

Non basta parlare di arousal. Dovremmo iniziare a parlare anche di finestra di tolleranza.In cinofilia sentiamo parlare ...
14/08/2026

Non basta parlare di arousal. Dovremmo iniziare a parlare anche di finestra di tolleranza.
In cinofilia sentiamo parlare continuamente di arousal.
Cane in alto arousal.
Cane in basso arousal.
Come se il problema fosse semplicemente il livello di attivazione.
Le neuroscienze, però, ci insegnano qualcosa di più.
Daniel Siegel ha introdotto il concetto di finestra di tolleranza: quello spazio entro il quale il sistema nervoso riesce a regolare efficacemente le proprie emozioni, nell’uomo come nel cane.
All'interno di questa finestra è normale che l'attivazione aumenti e diminuisca.
Si emozionano.
Si spaventano.
Si rilassano.
Sono oscillazioni fisiologiche.
Il problema nasce quando il sistema nervoso esce da questa finestra perchè compare la disregolazione emotiva.
La domanda che ci dovremmo porre è:
"Quanto è ampia la sua finestra di tolleranza?"
Perché due cani possono avere lo stesso livello di arousal, ma uno continua a esplorare, pensare e comunicare; l'altro perde progressivamente la capacità di regolarsi.
La differenza sta nella capacità del sistema nervoso di tollerarlo.
Questa capacità si costruisce durante lo sviluppo, quando sono ancora cuccioli.
La madre prima, e i conviventi umani poi, aiutano il cucciolo, attraverso migliaia di esperienze quotidiane, ad ampliare progressivamente la propria finestra di tolleranza e a imparare come ritrovare l'equilibrio dopo un'attivazione grazie alla qualità deli scambi affettivi.
Molti dei cani che arrivano in consulenza etichettati come "disobbedienti" non hanno un problema di obbedienza.
Hanno un sistema nervoso che fatica a rimanere entro i confini della propria finestra di tolleranza.
In alcuni casi un supporto biologico può essere necessario.
Ma, da solo, non è sufficiente.
Senza un percorso riabilitativo capace di riattivare un dialogo relazionale che restituisca al cane sicurezza, prevedibilità e regolazione emotiva, nessun trattamento potrà produrre un cambiamento stabile.
Perché l'evoluzione ha scritto così la storia dei mammiferi:
nei momenti di vulnerabilità non ritroviamo l'equilibrio da soli. Lo costruiamo nella relazione.

Tre cani, due professionisti e nessun confine da difendere.Oggi ho visto questi tre cani insieme a un’altra istruttrice....
13/08/2026

Tre cani, due professionisti e nessun confine da difendere.

Oggi ho visto questi tre cani insieme a un’altra istruttrice.

Abbiamo osservato.
Ci siamo confrontate.
A volte abbiamo visto la stessa cosa.
Altre volte abbiamo notato aspetti differenti.
Ci siamo fatte domande e abbiamo messo insieme ciò che ciascuno riusciva a cogliere.

Sembra una cosa semplice.

In realtà, lavorare davvero in équipe richiede una condizione tutt’altro che scontata: non avere bisogno di difendere continuamente il proprio ruolo.

Quando siamo preoccupati di dimostrare di essere competenti, di avere ragione, di non essere messi in discussione o che qualcuno possa invadere il nostro spazio professionale, l’altro smette di essere una risorsa e diventa una minaccia.

E allora compaiono i confini.

“Questo compete a me.”
“Questo non è il tuo ambito.”
“Il cane l’ho seguito io.”

Ma mentre noi siamo impegnati a difendere i nostri territori professionali, rischiamo di perdere di vista la ragione per cui ci siamo incontrati:

comprendere quel cane.

Lavorare in équipe non significa necessariamente pensarla allo stesso modo.

Significa poter portare letture differenti senza che la differenza diventi una minaccia.

Significa poter dire “io vedo questo” ed essere sinceramente interessati quando qualcuno risponde “io, invece, sto vedendo anche quest’altro”.

Perché nessuno sguardo, da solo, esaurisce la complessità di un individuo.

E forse il valore più grande dell’équipe è proprio questo:

quando non abbiamo più bisogno di difendere i nostri confini, possiamo finalmente utilizzare le differenze per vedere qualcosa che, da soli, non avremmo visto.

Oggi erano tre cani.

Ma gli sguardi attraverso cui provare a comprenderli erano più di uno.

E questa non è una perdita di competenza.

È competenza che si moltiplica.
Federica Manunta
Valeria Casula

Indirizzo

Via Belvedere 8
Brescia
25013

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 19:00
Domenica 09:00 - 17:00

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