Attilio Miconi

Attilio Miconi Qui si cerca di parlare di cani con serenità. https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=DKhPdWd12Qo #!

Presidente Onorario FICSS
Esperto Cinofilo
Area Comportamentale (EsCAC) Certificato
Formatore dei Formatori

Pagina dedicata alla comprensione del mondo del cane attraverso osservazione, etologia e relazione.

09/08/2026

La realtà di oggi ci mette di fronte a una verità innegabile: il cane non vive in una bolla. Non è un ingranaggio a sé stante, ma parte integrante di un organismo vivente più grande e complesso: la famiglia multispecie.
​Trattare un comportamento senza considerare il sistema relazionale in cui si sviluppa significa fermarsi alla superficie. Il comportamento del cane non è mai un dato casuale: è voce, è specchio, è l'espressione diretta di un'esperienza individuale e relazionale sommate insieme. Quando un elemento del nucleo familiare si muove, l'intero sistema reagisce e trova un nuovo equilibrio.
​Per questo la semplice tecnica non basta serve uno sguardo sistemico, consapevole e multidisciplinare, capace di leggere le trame profonde delle relazioni di appartenenza.

FAMIGLIE MULTISPECIE: RELAZIONI DI APPARTENENZA
è una formazione avanzata per professionisti cinofili, un percorso formativo d'eccellenza che unisce lo sguardo cinofilo e quello psicologico, guidato da Attilio Miconi e Sarah Miconi.
​Un’esperienza pensata non solo per arricchire il bagaglio tecnico, ma per lavorare sul professionista stesso: etica, stabilità, regolazione e gestione del carico emotivo.

​🗓 STRUTTURA IN 4 WEEKEND INTENSIVI:
• 19–20 settembre 2026 Il cane in relazione
• 31 ottobre – 1 novembre 2026 Il sistema familiare
• 28–29 novembre 2026 Il ruolo del professionista
• 23–24 gennaio 2027 Il tenere tutto insieme

(Frequenza obbligatoria all'intero percorso - non divisibile in singoli moduli)

🎯​ Rivolto a : Educatori cinofili, Istruttori, Medici Veterinari esperti in comportamento e professionisti che desiderano evolvere la propria visione e stare nel cambiamento, imparando a guardare l'insieme, non il singolo dettaglio.

🎓 30 Crediti Formativi FICSS PRO (Percorso di interesse professionale nella cinofilia specialistica).

Per info [email protected]

𝗦𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗰𝗮𝗻𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲 𝘀𝗲𝗶 𝘁𝘂Oggi, durante una passeggiata in monta...
07/08/2026

𝗦𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗰𝗮𝗻𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲 𝘀𝗲𝗶 𝘁𝘂

Oggi, durante una passeggiata in montagna, parlando con il familiare di un cane molto simpatico, ho sentito ancora una volta una frase che in cinofilia circola da anni: «I cani sono tutti buoni. È sempre colpa dei proprietari che non sanno gestirli o educarli.»

Immagino di intuire da dove nasce questo pensiero. Spesso è un modo per difendere il cane da chi lo descrive come cattivo, ingestibile, o semplicemente “sbagliato”.

Ma per difendere il cane abbiamo davvero bisogno di trovare un altro colpevole?
Io credo di no e in questo breve articolo tento di spiegarmi.

Quando viviamo insieme a qualcuno ci influenziamo continuamente. Vale tra esseri umani e vale, con caratteristiche proprie ma simili, anche nella relazione tra noi e il nostro cane.

La ricerca ci dice, per esempio, che la presenza di qualcuno che percepiamo come sicuro e sufficientemente tranquillo può aiutarci ad affrontare meglio uno stress.
Questo fenomeno viene chiamato 𝙨𝙤𝙘𝙞𝙖𝙡 𝙗𝙪𝙛𝙛𝙚𝙧𝙞𝙣𝙜.

Ma può accadere anche il contrario: l’agitazione, la paura o la tensione dell’altro possono entrare nella nostra esperienza e aumentare la nostra attivazione. È ciò che viene studiato come 𝙨𝙩𝙧𝙚𝙨𝙨 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙖𝙜𝙞𝙤𝙣.

Anche nei cani troviamo qualcosa di simile.

Alcuni studi hanno osservato una relazione tra i livelli di cortisolo dei cani e quelli dei loro familiari umani. Altri hanno rilevato una sorta di co-modulazione fisiologica durante le interazioni tra cane e persona.

Nel 2024 Parr-Cortes e colleghi hanno mostrato qualcosa di particolarmente interessante. Immaginate, persino l’odore prodotto da una persona stressata può modificare il modo in cui un cane affronta una situazione incerta.

Questo ci dovrebbe far comprendere una cosa importante: la semplice vicinanza non significa automaticamente sentirsi più sicuri.

Conta chi abbiamo accanto, cosa sta vivendo, come ci relazioniamo e quanto quella relazione riesca, in quel momento, ad aiutare noi e/o il cane a ritrovare equilibrio.

Ma c’è un’altra parte della storia che in cinofilia raccontiamo molto meno. 𝙉𝙤𝙣 𝙚𝙨𝙞𝙨𝙩𝙤𝙣𝙤 𝙨𝙤𝙡𝙩𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙘𝙖𝙣𝙞 𝙢𝙚𝙨𝙨𝙞 𝙞𝙣 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙞𝙘𝙤𝙡𝙩𝙖̀ 𝙙𝙖𝙞 𝙡𝙤𝙧𝙤 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙡𝙞𝙖𝙧𝙞 𝙪𝙢𝙖𝙣𝙞.

𝗘𝘀𝗶𝘀𝘁𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝘃𝗶𝘃𝗼𝗻𝗼.

Un cane può avere paura di moltissime cose, reagire agli altri cani, non riuscire a rimanere solo, faticare a recuperare dopo essersi agitato, essere molto sensibile agli stimoli o manifestare comportamenti aggressivi. E tutto questo non nasce semplicemente, come si vuol far credere, da un errore educativo e incapacità del familiare umano.

Il comportamento è il risultato dell’incontro tra genetica, sviluppo, esperienze, ambiente, stato emotivo e caratteristiche individuali.

Questo significa che una persona può amare immensamente il proprio cane e nello stesso tempo essere stanca di uscire di casa sempre in allerta, di evitare alcuni luoghi, di aver smesso di invitare persone, di organizzare le proprie giornate intorno alle difficoltà del cane.

Può sentirsi frustrata, preoccupata, spaventata o qualche volta persino arrabbiata.

E comunque continuare ad amare profondamente il cane che vive in famiglia.

𝗔𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼.

Gli studi sul cosiddetto caregiver burden, cioè il carico emotivo di chi si prende cura di qualcuno con difficoltà importanti, stanno iniziando a mostrare quanto anche la convivenza con un animale problematico possa incidere sulla qualità della vita della famiglia.

Ed è questo che mi interessa condividere con voi in questo articolo, sia che siate familiari di un cane o professionisti.

A volte il familiare umano mette a dura prova il cane. Altre volte è il cane a mettere a dura prova il familiare umano.
Molto più spesso di quanto immaginiamo, stanno facendo fatica entrambi.

Probabilmente dovremmo smettere di cercare ogni volta qualcuno da accusare e iniziare a domandarci: che cosa sta accadendo a questo cane, a questa persona e alla relazione che stanno costruendo insieme?

Perché una famiglia multispecie non ha bisogno di un colpevole. Ha bisogno di essere compresa.

Attilio Miconi

𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼
Sundman A-S. et al. (2019), Long-term stress levels are synchronized in dogs and their owners, Scientific Reports.
Koskela A. et al. (2024), Behavioral and emotional co-modulation during dog–owner interaction measured by heart rate variability and activity, Scientific Reports.
Parr-Cortes Z. et al. (2024), The odour of an unfamiliar stressed or relaxed person affects dogs’ responses to a cognitive bias test, Scientific Reports.
Mahmoodi M. et al. (2024), Deciphering the genetic basis of behavioral traits in dogs, The Veterinary Journal.
Riggio G. et al. (2026), Attachment patterns toward the caregiver modulate canine physiological indicators of acute and chronic stress, Scientific Reports.

06/08/2026

Buone vacanze a tutti.

Ai miei allievi, a quelli incontrati tanti anni fa e a quelli che stanno percorrendo con me un pezzo di strada oggi. A chi ha condiviso giornate di formazione, domande, dubbi, emozioni, risate e anche un po’ di fatica.

Ma anche a tutti voi che leggete ciò che scrivo, che partecipate con un pensiero, un commento o semplicemente fermandovi per qualche minuto su questa pagina.

Vi auguro, con sincerità, giorni sereni nei quali rallentare, respirare e ritrovare il tempo per stare davvero con chi amate. Tempo da vivere insieme ai vostri compagni familiari non umani, rispettando i loro ritmi, i loro desideri e il loro modo di abitare il mondo accanto a voi. Anch’io proverò a fare lo stesso.

Vi auguro anche qualche momento lontano dal bisogno di mostrare, raccontare e dimostrare. Momenti da vivere, custodire e portare dentro.

Ci rivedremo a settembre con tante novità: corsi di professionalizzazione, percorsi di formazione, il nuovo Corso Educatori Cinofili e altri progetti che stanno prendendo forma.

E dal 2027 tenetevi pronti, perché ho ancora una grande voglia di formare professionisti capaci di svolgere questo lavoro con competenza, responsabilità e umanità.
Ma anche di continuare a incontrare le famiglie multispecie, con il desiderio che da sempre accompagna il mio lavoro: migliorare la qualità della loro vita accanto al cane di famiglia.

Lo farò con le energie di un trentenne, l’esperienza di un sessantenne e quasi quarant’anni trascorsi tra cani, persone, relazioni e formazione. Ma soprattutto avrò accanto colleghi più giovani ma con curriculum prestigiosi, perché l’esperienza acquista valore quando incontra nuove energie e competenze, nuovi sguardi e il desiderio di continuare a imparare gli ugni dall'altro.

Accanto a me ci sarà sempre di più Sarah Miconi: psicologa, psicoterapeuta in formazione all’ultimo anno e referente di progetti nei quali il cavallo e il cane diventano protagonisti dell’incontro con l’essere umano.

Sarah rappresenta una parte importante del mio futuro professionale. Un futuro che, per lei, è già il suo presente.

Buone vacanze a tutti voi e ai vostri familiari umani e non umani.

Ci vediamo a settembre.
Adesso mi riposo e ricarico le batterie.

A presto. Con affetto
Attilio

Ciao Maestrone
06/08/2026

Ciao Maestrone

𝗡𝗢𝗦𝗘 𝗜𝗡 𝗣𝗥𝗢𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦 𝟮𝟬𝟮𝟳𝗧𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗱𝗶. 𝗨𝗻 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼. 𝗨𝗻’𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗲𝘀𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗮𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝗹’𝗵𝗮 𝘃𝗶𝘀𝘀𝘂𝘁...
05/08/2026

𝗡𝗢𝗦𝗘 𝗜𝗡 𝗣𝗥𝗢𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦 𝟮𝟬𝟮𝟳

𝗧𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗱𝗶. 𝗨𝗻 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼. 𝗨𝗻’𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗲𝘀𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗮𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝗹’𝗵𝗮 𝘃𝗶𝘀𝘀𝘂𝘁𝗮.

Nel 2027 Nose in Progress attraverserà l’Italia con tre nuove edizioni:
𝘾𝙖𝙢𝙥𝙖𝙣𝙞𝙖 – 𝙉𝙖𝙥𝙤𝙡𝙞/𝙎𝙖𝙡𝙚𝙧𝙣𝙤
Partenza marzo 2027
𝙑𝙚𝙣𝙚𝙩𝙤 – 𝙋𝙖𝙙𝙤𝙫𝙖
Partenza marzo 2027
𝙋𝙞𝙚𝙢𝙤𝙣𝙩𝙚
Con l’ultimo modulo nello storico Rifugio Barbara Lowrie, luogo profondamente legato alla mia storia professionale e alla formazione nella ricerca.

Nose in Progress è un percorso di professionalizzazione dedicato all’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗼𝗹𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲 e alle sue implicazioni nella relazione con la famiglia multispecie.

Tre livelli, tre moduli e sette giornate durante le quali teoria, osservazione ed esperienza pratica si intrecciano per imparare a riconoscere le strategie di perlustrazione ed esplorazione olfattiva del cane, costruire attività di ricerca e discriminazione, progettare esperienze cooperative e adattare ogni proposta alle attitudini, alle vocazioni e alle sensibilità del singolo individuo.

Negli anni, però, il valore più importante di Nose in Progress è emerso soprattutto dopo la conclusione del corso.
È emerso nei racconti degli allievi che hanno portato quelle competenze dentro il proprio lavoro quotidiano. Professionisti che hanno imparato a costruire attività olfattive realmente personalizzate, a leggere con maggiore precisione ciò che accade nella scena, a sostenere cani con difficoltà nella cooperazione o nel distacco dalla figura umana e a trasformare una proposta ludico-performativa in un’esperienza ludico-relazionale.

I riscontri più belli sono arrivati quando mi hanno raccontato che il lavoro di naso aveva aperto nuove possibilità con cani timorosi, insicuri, poco motivati alla collaborazione o eccessivamente dipendenti dal proprio familiare umano. Quando la ricerca era diventata uno spazio nel quale il cane poteva esprimere competenze, acquisire sicurezza, prendere iniziativa e incontrare l’umano dentro un’intenzione condivisa.

È questa la formazione in cui credo: una formazione che rimane nelle mani, nello sguardo e nel modo di lavorare dei professionisti. Una formazione che produce conseguenze concrete nella relazione con i cani e con le loro famiglie.

Il percorso è rivolto a 𝗲𝗱𝘂𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗰𝗶𝗻𝗼𝗳𝗶𝗹𝗶 𝗲 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗰𝗶 𝘃𝗲𝘁𝗲𝗿𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶, con un massimo di 𝟮𝟬 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝟴/𝟭𝟬 𝗰𝗮𝗻𝗶, per garantire qualità, attenzione e un’esperienza pratica approfondita.

𝗡𝗼𝘀𝗲 𝗶𝗻 𝗣𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀 𝗲̀ 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝘂𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝗙𝗜𝗖𝗦𝗦 𝗣𝗥𝗢 – 𝗔𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗟𝗲𝗴𝗴𝗲 𝟰/𝟮𝟬𝟭𝟯 – 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗶𝗻𝗼𝗳𝗶𝗹𝗶𝗮 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮.

Nel 2027 ripartiremo da tre territori diversi, portando avanti la stessa visione: conoscere il naso del cane significa entrare nel suo modo di percepire il mondo e costruire, insieme a lui, nuove possibilità di relazione.

𝗧𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗱𝗶. 𝗨𝗻 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼.
𝗖𝗮𝗺𝗽𝗮𝗻𝗶𝗮, 𝗩𝗲𝗻𝗲𝘁𝗼 𝗲 𝗣𝗶𝗲𝗺𝗼𝗻𝘁𝗲.
𝗡𝗼𝘀𝗲 𝗶𝗻 𝗣𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀 𝟮𝟬𝟮𝟳

Di Attilio Miconi

Info wapp: 335 717 1055

𝗔𝗿𝗴𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝘂𝘁𝗼 𝗨𝗹𝗶𝘀𝘀𝗲?C’è una scena dell’Odissea che, leggendola, mi ha sempre emozionato.È quella di U...
30/07/2026

𝗔𝗿𝗴𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝘂𝘁𝗼 𝗨𝗹𝗶𝘀𝘀𝗲?

C’è una scena dell’Odissea che, leggendola, mi ha sempre emozionato.

È quella di Ulisse quando torna a Itaca dopo vent’anni. È invecchiato e travestito da mendicante per passare inosservato. Gli umani non lo riconoscono, ma Argo sì, non ha dubbi che sia il suo familiare umano.

Il vecchio cane, ormai stanco e vicino alla fine della sua vita, lo vede, abbassa le orecchie e scondinzola festosamente. Ulisse trattiene una lacrima e Argo, poco dopo, finalmente si può lasciare andare e muore sereno dopo aver rivisto il suo familiare umano.

Ora, prima che qualcuno dica che Omero aveva già scoperto l’etologia cognitiva qualche millennio prima di noi, è bene chiarire una cosa: Argo è un personaggio letterario e quella scena non dimostra che un cane possa riconoscere una persona dopo vent’anni.

Però quelle pagine mi hanno ispirato a pormi una domanda bellissima che condivido con voi: quanto a lungo un cane può ricordarsi di qualcuno o di qualcosa che ha fatto parte della sua vita?

I cani hanno una memoria a lungo termine e la ricerca ci racconta qualcosa di molto più interessante della vecchia idea, spesso ancora presente, del cane che vive esclusivamente nel presente.

I cani conservano ricordi anche dopo moltissimo tempo, riconoscono individui familiari anche dopo anni e possono mantenere informazioni relative a esperienze vissute insieme a loro. Alcuni esperimenti hanno mostrato persino capacità definite 𝘦𝘱𝘪𝘴𝘰𝘥𝘪𝘤-𝘭𝘪𝘬𝘦, cioè caratteristiche che ricordano, con le dovute cautele, alcuni aspetti della nostra memoria episodica.

Per rendere concreto quello che sto descrivendo posso aiutarmi con l’esempio di un’esperienza che sicuramente molti di noi hanno fatto. A chi non è capitato di tornare in vacanza in un luogo dove eravamo già stati, magari dopo alcuni anni? Arriviamo davanti alla stessa casa e il nostro cane sembra sapere benissimo dove siamo. Riconosce gli spazi, ritrova le passeggiate e sembra anticipare alcune direzioni, addirittura va a vedere se c’è la ciotola dell’acqua nello stesso posto che avevamo utilizzato in passato. Se siamo in montagna, può accadere che imbocchi con grande sicurezza proprio quel sentiero percorso insieme anni prima, magari mentre noi stiamo ancora cercando di ricordare se dovevamo girare a destra o a sinistra.

In questi casi non possiamo sapere se stia davvero “ricordando quella vacanza” come potremmo fare noi, ma possiamo osservare qualcosa di altrettanto interessante: quell’esperienza ha lasciato nel cane una traccia capace di essere utilizzata anche a distanza di molto tempo. Odori, configurazione dei luoghi, percorsi e punti di riferimento possono concorrere al riconoscimento di un ambiente già conosciuto.

E con le persone accade qualcosa di ancora più complesso.

Per un cane noi siamo un insieme enorme di informazioni: il nostro odore, la voce, il volto, il modo di muoverci, di avvicinarci, di toccarlo. E poi ci sono le esperienze vissute insieme, le emozioni, le aspettative, le abitudini. In altre parole, diventiamo familiari.

Ed è qui che Argo continua a piacermi e ad emozionarmi tantissimo.

Non sappiamo se i nostri cani ci riconoscerebbero dopo vent’anni di nostra assenza e non sappiamo nemmeno come possano soggettivamente immaginare un ricordo così lontano. Ciò che però oggi possiamo affermare è che il cane conserva tracce delle proprie esperienze vissute e che persone, luoghi e ricordi possono acquisire nella sua vita un significato particolare e duraturo nel tempo.

Forse allora la domanda “il mio cane si ricorderà di me?” è persino un po’ riduttiva. Perché quando condividiamo la nostra vita con qualcuno, umano o cane che sia, accade qualcosa di unico e irripetibile: entriamo gli uni nella storia degli altri.

Omero questa cosa l’aveva intuita quasi tremila anni fa. E per raccontarla gli è bastato descrivere Ulisse e Argo, un cane che muove la coda per salutare un suo familiare assente da anni.

Attilio Miconi

𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲
Fugazza C., Pogány Á., Miklósi Á. (2020), Memory of actions performed after two years in dogs (Canis familiaris), Animal Cognition, 23, 263–269.
Adachi I., Kuwahata H., Fujita K. (2007), Dogs recall their owner’s face upon hearing the owner’s voice, Animal Cognition, 10, 17–21.
Berns G.S., Brooks A.M., Spivak M. (2015), Scent of the familiar: An fMRI study of canine brain responses to familiar and unfamiliar human and dog odors, Behavioural Processes, 110, 37–46.

29/07/2026
Quanti denti ha il tuo cane?Qualcosa di leggero per iniziare le nostre vacanze estive ;-)Lo guardi dormire sul divano, t...
27/07/2026

Quanti denti ha il tuo cane?
Qualcosa di leggero per iniziare le nostre vacanze estive ;-)

Lo guardi dormire sul divano, ti accorgi quando ti chiede di uscire, lo osservi mentre ti convince che non mangia da almeno tre settimane nonostante abbia cenato da dieci minuti, lo conosci così bene da sapere che sta per chiederti qualcosa ancora prima che si alzi dalla cuccia.

Ma se ti chiedessi quanti denti ha?

Se stai provando a contarli mentre sbadiglia, o ad aprirgli la bocca per farlo, sappi che probabilmente non riuscirai a tenere il conto. :-)

Te lo spoilero io, ma non dirlo a tutti i tuoi familiari. Il cane adulto ha normalmente 42 denti, 20 sopra e 22 sotto.

Adesso chiedilo ai tuoi familiari, amici e conviventi che non hanno letto il post.

Fammi sapere nei commenti cosa ti rispondono.

,,,,

27/07/2026

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲: 𝗱𝗮 𝗮𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗼 𝗱𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲?

C’è una contraddizione nella relazione con il cane che mi fa riflettere e, al contempo, non mi fa trovare una spiegazione razionale e ragionevole.

Tutti noi che viviamo con un cane lo definiamo un compagno di vita, anche un membro della nostra famiglia. Lo amiamo fino a dirgli che è meglio di tante persone, ci preoccupiamo per lui quando non sta bene, condividiamo gli spazi comuni, le abitudini e pezzi importanti della nostra vita.

Ma quando le sue intenzioni divergono, anche se di poco, dalle nostre aspettative, a volte il linguaggio dell’umano cambia radicalmente quando parla di lui: non devi lasciargliela vinta, deve capire chi comanda, devi farti rispettare.

Qui nasce una domanda che vorrei condividere anche con tutti voi che leggete questo breve articolo: come può un essere vivente, nello stesso tempo, essere un compagno da amare e un competitor da dominare?

Vivere insieme al nostro cane significa coordinare continuamente le nostre intenzioni con le sue. A volte queste convergono: vogliamo andare nella stessa direzione, si fa fare tutto quello che ci viene in mente e così tutto sembra semplice. Altre volte, però, le nostre intenzioni divergono dalle sue: noi vorremmo proseguire in una direzione, lui fermarsi ad annusare; noi decidiamo di richiamarlo, ma lui preferisce restare dov’è.

Quando accadono questi momenti dovremmo vedere un individuo, il cane, con un’intenzione diversa dalla nostra, eppure a noi umani viene raccontato, o pensiamo, che ci stia sfidando. Il cane è lo stesso, cambia ciò che accade in noi, nei nostri modelli di stare in relazione con gli altri e nel significato che attribuiamo a un essere vivente che non risponde immediatamente alle nostre richieste.

Porre limiti, avere regole, assumersi responsabilità fa parte della vita insieme al cane, sono io il primo a non metterlo in discussione. Ma un limite può nascere dalla relazione profonda che costruisco con un cane, oppure dal bisogno di dimostrare chi ha l’ultima parola, forse quella che ci è stata negata in diversi momenti della vita e il cane sembra essere diventato la nostra rivincita, qualcuno da dominare, forse perché qualcuno ha dominato noi in certi momenti: educazione genitoriale e frustrazioni o sfruttamento lavorativo.

Ma il cane in tutto questo non c’entra niente e allora, quando sentiamo il bisogno di “non dargliela vinta”, potremmo domandarci:

cosa accade in me quando il cane vuole qualcosa di diverso da ciò che voglio io?

Perché appartenersi non significa volere sempre le stesse cose. Significa poter attraversare anche una divergenza senza trasformare chi amiamo in qualcuno da sconfiggere.

Attilio Miconi

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40100

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