13/08/2026
L'Akita Americano che si vede nella storia è stato un cane del canile che avevo visto precedentemente in famiglia. Famiglia di persone disagiate, col cervello fritto, che lo avevano definito aggressivo, incontrollato e più volte hanno chiesto di sopprimerlo.
Arrivato in Canile, con la dovuta gradualità, ho capito che era un cane eccezionale, socievole, intelligente e con una voglia di fare e condividere, aspetti che non sempre sono presenti in queste razze.
Era nata una sintonia fortissima tra noi: ci eravamo capiti...ci appartenevamo l'uno all'altro, era come se fosse il mio, ed io il suo riferimento più ambito.
Adorava andare in auto, era una delle attività preferite. Un cane così grande in una piccola auto: sembrava l'elefante nella scatola di biscotti. Ma lui era felicissimo.
Come dovrebbe accadere nelle relazioni sane e nelle dinamiche dei canili, questa esclusiva non doveva in alcun modo ostacolare l'adozione (avendo Cookie non potevo prenderlo), e così anche per lui mi sono impegnata nel cercare un'adozione.
Desideravo saperlo in una famiglia, amato, valorizzato per ciò che era e non dentro un box.
Arrivarono due ragazzi meravigliosi, facemmo tutto l'inserimento a casa, dovevano passare le ferie estive e poi sarebbe andato finalmente in adozione.
Ci ha lasciato pochi giorni prima. Trovato in box privo di vita.
È stata una ferita talmente profonda che ancora non è chiusa. E non credo si chiuderà.
Quel testone enorme, molto poi grande del mio viso, si chiamava BLU.
Ecco perché oggi il mio piccolino biondo ha preso quel nome.
BLU 💙
Silvia Lippa