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Le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e usciranno più avanti in un modo peggiore.Sigmund Freud
04/04/2023

Le emozioni inespresse non moriranno mai. Sono sepolte vive e usciranno più avanti in un modo peggiore.

Sigmund Freud

È più facile convincere una persona intelligente oppure una id**ta?Dipende da quanto è vero ciò che dici per convincerlo...
01/04/2023

È più facile convincere una persona intelligente oppure una id**ta?
Dipende da quanto è vero ciò che dici per convincerlo.
L'id**ta lo persuadi con la bugia, l'intelligente con la verità.
L'id**ta fugge dalla verità, se questa è scomoda.
L'id**ta vuole ascoltare ciò che piace, l'intelligente ciò che è vero, anche se quella verità fa male.
Ergo, l'intelligente ricerca la verità, mentre l'id**ta rincorre la felicità, seppur illusoria, fugace o irraggiungibile.
L'amministratore

"L'uomo intelligente risolve i problemi, quello saggio li evita, l'uomo stupido li crea. E se il mondo è pieno di proble...
22/03/2023

"L'uomo intelligente risolve i problemi, quello saggio li evita, l'uomo stupido li crea. E se il mondo è pieno di problemi un motivo deve pur esserci."

Albert Einstein.

"Gli italiani fanno la guerra come fosse una partita di calcio e vanno alle partite di calcio come se fossero in guerra"...
19/03/2023

"Gli italiani fanno la guerra come fosse una partita di calcio e vanno alle partite di calcio come se fossero in guerra"
Winston Churchill

Verità o illusoria felicità?E’ più facile convincere una persona intelligente oppure uno stupido e id**ta sociale?Dipend...
19/03/2023

Verità o illusoria felicità?

E’ più facile convincere una persona intelligente oppure uno stupido e id**ta sociale?

Dipende da quanto è vero ciò che dici per convincerlo.
L'id**ta lo persuadi con la bugia.
L'intelligente con la verità.
L'id**ta fugge dalla verità, se questa è scomoda.
L'id**ta vuole ascoltare ciò che piace, l'intelligente ciò che è vero, anche se quella verità fa male.
Ergo, l'intelligente ricerca la verità, mentre l'id**ta rincorre la felicità, seppur illusoria, fugace o irraggiungibile.
L'amministratore

Dipinto: La verità che esce dal pozzo”, Jean-Léon Gérôme, 1896.

Buffet, case popolari e intelligenza collettivaOgni volta che si introduce una opportunità o un'iniziativa economica e f...
11/03/2023

Buffet, case popolari e intelligenza collettiva

Ogni volta che si introduce una opportunità o un'iniziativa economica e finanziaria di interesse pubblico o privato i risultati sono spesso contrastanti, nel senso che i furbi fanno a gara per speculare e approfittare.
Pensiamo al Reddito di cittadinanza, agli ammortizzatori sociali, ai vari bonus e concorsi pubblici, ma anche alle varie iniziative private e commerciali.
L’atteggiamento delle persone è estremamente competitivo e prevaricante: tendono all’accaparramento di quei beni, servizi, opportunità o posizioni con una smisurata e incontrollata voracità.

Perché il copione a cui assistiamo è sempre lo stesso? Perché le persone tendono ad approfittare e competere?

Tra le tante cause vale la pena esaminare una (che spesso viene sottostimata) e cioè la natura dell’uomo.
Antropologicamente l'istinto umano sembra essere più vorace quando le risorse o le opportunità sono percepite come scarse, ridotte o contingentate. In altre parole, gli esseri umani hanno paura di non farcela, di non entrare in possesso di ciò che è percepito necessario.
Pensiamo ai padri o madri di famiglia, ai lavoratori o ai cittadini in generale che, non disponendo di accesso immediato e disinvolto alle risorse economiche e di sussistenza, hanno un approccio istintivamente prevaricante sugli altri.
Se quelle risorse, ritenute necessarie (e limitate) fossero invece percepite come abbondanti e universali, il comportamento e la reazione delle persone sarebbero meno furtivi e meno competitivi.

Per rendere l'idea, e semplificare al massimo il concetto, bisogna immaginare di trovarsi ad un buffet.
Se il banchetto è percepito esiguo, e non sufficiente per l'intera platea di partecipanti, anche le persone più civili e più oneste, avranno, molto probabilmente, un istinto primordiale, che li spingerà verso un accaparramento più rapido e furbesco delle pietanze e l'approccio, in generale, sarà tendenzialmente più opportunistico.
Nelle comunità, quando le risorse primarie sono scarse, la competizione e la prevaricazione aumentano, anche con metodi e strumenti fraudolenti.

Quando le risorse sono, invece, abbondanti si assiste ad un effetto collaterale inverso: essendo troppe, non vengono percepite come preziose e si rischia, in questi casi, uno spreco o una dispersione.
Si pensi, per esempio, agli sprechi idrici, ambientali, alimentari o della politica in generale.
Ma qui dobbiamo distinguere due casi:

Il primo riguarda lo spreco di risorse a disposizione di privilegiati, come quelle, ad esempio, della politica o delle classi più abbienti.
Queste risorse sembrano apparire come un diritto acquisito e sacrosanto per cui la percezione è quella di averle meritate: moralmente, la sottrazione di risorse ai più deboli, è giustificata dalla convinzione e dalla pretesa di averne un diritto legittimo.
Se riflettiamo è pur sempre una sorta di prevaricazione furbesca e opportunistica, almeno sul piano morale, ma in alcuni casi anche sul piano legale.

Il secondo caso, invece, riguarda gli sprechi di massa, quelli popolari per intenderci. Questi sono apparentemente attribuibili, in termini di responsabilità, ai diretti interessati, ma in sostanza sono l’effetto di una cattiva gestione istituzionale delle risorse.
Pensiamo alla gestione e raccolta dei rifiuti, specie in territori del sud Italia, oppure all’uso e gestione della cosa pubblica: si pensi ai parchi o edifici pubblici, bistrattati e usurpati dagli utenti.

Un esempio molto esaustivo potrebbe essere quello rappresentato dall'edilizia economica e popolare, ovvero le abitazioni assegnate a persone più indigenti.
Se osservate queste abitazioni noterete che dopo alcuni anni versano quasi sempre in condizioni fatiscenti e inqualificabili, uno spettacolo indecoroso e raccapricciante.

La colpa (di questo scempio) è tecnicamente delle istituzioni e del modo in cui vengono concepite, organizzate e gestite le risorse finanziarie.
Nel caso di edilizia popolare dobbiamo fare un distinguo tra assegnazione, che è legittima (ci mancherebbe), e affidamento.
Il problema dello spreco di risorse riguarda, appunto, l’affidamento, ovvero quelle attività di gestione e autotutela delle aree comuni da parte degli assegnatari.
La pretesa della gestione efficace ed efficiente, in capo agli assegnatari, è ipocrita e surreale.
Mi vengono in mente gli alloggi popolari della periferia di Napoli come le Vele della 167 di Secondigliano, piuttosto che le case popolari di Caivano, Ponticelli, ma anche quartieri periferici di Milano, Roma e di tante altre città d’Italia.
Costruire abitazioni di edilizia economica e popolare è cosa saggia e onorevole per un paese civile, ci mancherebbe, ma il risultato è drammaticamente sotto gli occhi di tutti: un dispendio di energie e risorse finanziarie che non produce alcun miglioramento e sviluppo delle comunità.
Matematicamente e finanziariamente parlando, così concepite, quelle abitazioni sono uno spreco di risorse: non nella loro onorevole missione, ma nella misura in cui si trasformano in vere e proprie incubatrici di degrado e sottocultura.
Semplificando il ragionamento e fugando ogni dubbio sulla bontà dell’edilizia economica e popolare, precisiamo che la costruzione di alloggi popolari è sacrosanta e non è uno spreco di risorse, ma lo è se il risultato finale è quello del degrado e del mancato miglioramento delle condizioni di vita e sociali degli assegnatari.
Se manca il risultato sperato, allora quelle risorse utilizzate sono sprecate, nel senso che andrebbero utilizzate con maggiore efficienza, oculatezza e lungimiranza.
E la pretesa di alcuni pseudo-esperti, spesso, è quella di puntare su un possibile auto-miglioramento di queste comunità coinvolte.
Infatti, ogni qualvolta che si osservano questi fenomeni di degrado e abbandono c’è il saccente (ideologizzato) di turno che si raccapezza nel ricercare colpe, responsabilità e soluzioni da far ricadere su chi è più visibilmente coinvolto (gli assegnatari di alloggi), senza tenere conto dei retroscena e dei veri motivi di tale condizione.

E la soluzione? Direbbe qualcuno. Quale potrebbe essere la soluzione rispetto alla scarsità di risorse e rispetto agli sprechi dei privilegiati e degli indigenti?

La soluzione potrebbe risiedere, in entrambi i casi (risorse limitate e sprechi), nello studio dei comportamenti sociologici e antropologici dell'uomo.
Si potrebbero creare piani di sviluppo, miglioramento e distribuzione della ricchezza tenendo conto, appunto, dei fattori sociologici e antropologici, evitando di fare affidamento al buon senso dei ricchi o dei poveri.
Il buon senso è teoricamente idoneo solo in comunità solide, solidali e mature, (economicamente e socialmente) o quando il controllo delle istituzioni è costante e puntuale, cioè quando l’intervento corregge immediatamente i comportamenti scorretti e opportunistici.

Le istituzioni, rispetto alla scarsità o abbondanza di risorse, dovrebbero lavorare e investire
su modelli d’intelligenza collettiva o di gruppo.
Un esempio di intelligenza collettiva è dato dalle comunità che autoproducono energia, oppure comunità che hanno un’idea di futuro condiviso.
Ovviamente spetta alle istituzioni governative favorire questi processi di crescita e miglioramento collettivo, calibrando adeguatamente le risorse e controllando i processi e gli eventuali abusi.

Se, nella ricerca di soluzioni, gli organi pubblici competenti posizionano sempre il buon senso al primo posto della scala valoriale - sottovalutando, invece, quegli istinti primordiali e immanenti dell'uomo su cui, invece, bisogna tanto lavorare, come egoismo, prevaricazione, sopravvivenza e individualismo - la strada per l’intelligenza collettiva si farà sempre più lunga e tortuosa.

L'amministratore.

La Colonna (stinta) di TraianoTra i tanti imperatori romani, invasori e usurpatori di popoli, vale la pena ricordarne un...
08/03/2023

La Colonna (stinta) di Traiano

Tra i tanti imperatori romani, invasori e usurpatori di popoli, vale la pena ricordarne uno in particolare: Traiano, l'Optimus princeps.
Nel secondo secolo d.c. vince una sanguinosa guerra contro i daci (tribù dell'attuale Romania), massacrandoli e portando a casa, come bottino, cinquantamila schiavi e centinaia di tonnellate tra oro e argento.

Con tutta quella ricchezza, a Roma, si finanzia un progetto di edilizia pubblica.
E di quelle costruzioni ci resta solo la Colonna Traiana.
Nessuno, di tutti quegli edifici, è servito ai posteri, se non per scopi didattici e archeologici.

Tanta ferocia per il solo obiettivo di supremazia, potere, ricchezza e materialità.

Sulla colonna, alta circa 39 metri, sono riportate 155 scene della guerra contro i barbari.
La colonna fu uno strumento di propaganda ingegneristica e militare dell'imperatore Traiano.

Dieci anni dopo la conquista della Dacia, come se non bastasse, l'imperatore si spinse nell'odierno Iraq contro i persiani.
Vinse ancora, ma con l'effetto collaterale delle insurrezioni e rivolte in quei territori.
Nel 117 d.c. - vecchio e malandato - Traiano tenta di eguagliare Alessandro Magno, ma non ci riesce: il territorio è troppo ostile.
Di ritorno a Roma muore e Adriano, il suo successore, ritirerà le truppe dall'oriente, ridimensionando l'impero.

Ancora oggi regna sovrana questa stupida e triste cultura di prevaricazione fine a se stessa.
Dopo duemila anni nulla è cambiato: la lotta alla supremazia e le campagne di occupazione hanno solo cambiato nome e tipi di armi: le invasioni imperialistiche in Iraq, Siria, Afghanistan, Libia ed altri territori del globo sono diventate missioni umanitarie e di democrazia e dalle spade e frecce si è passati a bombe e fucili.
E tra duemila anni?

L'amministratore

Al concerto della vitaSe vai ad un concerto e non conosci i testi delle canzoni, specie se in lingua inglese, finirai pe...
08/03/2023

Al concerto della vita

Se vai ad un concerto e non conosci i testi delle canzoni, specie se in lingua inglese, finirai per ballare da matto senza cantare. Una vera frustrazione mascherata da un finto entusiasmo.
L'imbarazzo lo leggi su molti volti degli spettatori subito dopo i ritornelli, poiché solo quelli, magari, ricordano.
Quando finiscono i ritornelli vedi questi movimenti mimici di labbra da attore di beautiful. Uno spettacolo comico più interessante dello spettacolo stesso.

Ai concerti ci devi andare preparato, se vuoi veramente divertirti, altrimenti, se ci vai impreparato, ti consiglio di viverlo con curiosità e non con ipocrisia: sarà molto più profittevole e divertente.

Ai concerti si divertono anche quelli del coro.
Osservali e noterai che loro si divertono da matti.

Anche in chiesa capita la stessa cosa; quando non conosci le preghiere fai una figura barbina e muovi le labbra emanando un leggero suono che sembra un fruscio.
Anche in chiesa, se vai preparato la messa è meno noiosa e più inclusiva.

Morale della favola: ad ogni occasione, la gratificazione arriva dalla conoscenza e dalla capacità di partecipazione.
Non serve scalare la vetta dei contesti socio-economici e culturali se poi arrivi impreparato.

Se vuoi divertirti nella vita, qualsiasi cosa tu faccia o qualsiasi contesto tu frequenti, devi conoscere i testi e la musica che li governano.

L' amministratore.

07/03/2023

Il film della propria vita

Molte persone vivono la propria vita immaginandosi di stare in un film o in una fiction, ma dimenticano che il finale, nei film e nelle fiction, sono sempre scontati e programmati, poiché ciò che conta è la morale.

Quindi, sottovalutano che le scelte intraprese e le esperienze vissute potrebbero indurre anche ad esiti imprevedibili, non precostituiti.

Nella vita reale non sempre prevale la morale o la giustizia.
L'amministratore.

06/03/2023

La peste combattuta dai pidocchi

Uno Stato è composto da aggregazioni di persone (famiglie) che, per vivere e sopravvivere, lavorano, organizzandosi sottoforma di enti o imprese (pubbliche e private).
All'interno di enti o imprese troviamo i lavoratori.

Lo Stato, quindi, è composto da: persone, famiglie, imprese e lavoratori.
Chi non può lavorare resta a casa.
Costoro sono: le casalinghe o casalinghi, gli invalidi al lavoro e i pensionati, che già hanno lavorato e contribuito alla crescita e al benessere del paese.

Poi ci sono gli sfortunati, che non riescono a trovare lavoro e si chiamano "disoccupati".

Infine, vi sono i furbi, e sono una minoranza, che se ne stanno comodi sulle spalle degli altri e si chiamano "parassiti".
Lo Stato ha il compito di combattere questi ultimi, ma le leggi per combatterli le fanno anche i furbi o i parassiti.

Infiltrati, ormai endemici ed eterni nel tessuto sociale e politico del nostro paese.
Una volta, i furbi parassiti e infiltrati, erano trasparenti, fantasmi anonimi.

Oggi impettiti, superbi, hanno abbassato la maschera della vergogna, mostrando il loro volto, consapevoli e sicuri che la società è ormai assuefatta e rassegnata.

Convinti, paradossalmente, di essere organici e indispensabili al paese. Mentono sapendo di mentire, ma con l'illusione che quella menzogna è la loro verità. Non hanno pudore, ma neanche timore, rispetto all'indimostrabile giudizio karmico.

Una condizione anestetizzante per i cittadini che, assuefatti e drogati dalla martellante e fuorviante retorica dell'ideologismo di destra e di sinistra, accettano, impassibili, ogni abuso e sopruso.
Sperticandosi, in prossimità delle elezioni, per l'uno o per l'altro schieramento.

Questi furbi e parassiti, salvando la pace di molti, si adagiano nei gangli del potere politico, nell'economia e nella finanza del nostro paese. Ed è anche per questo che, purtroppo, gli atavici problemi non vengono mai risolti, anzi si aggravano sempre più.

Da questa considerazione ogni cittadino deve riflettere e
comprendere che la malattia non si cura servendosi dell'artefice di chi l'ha provocata.

Sperare che questi furbi, infiltrati nelle istituzioni, osteggino il parassitismo immobilista del nostro paese è come chiedere ad un pidocchio di combattere la peste.

L'amministratore.

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