25/08/2026
Quando facciamo sport, se ci pensate, accade qualcosa di paradossale: corriamo chilometri per poi tornare, ogni volta, al punto di partenza. Solleviamo pesi sempre più pesanti per poi rimetterli, puntualmente, nel medesimo posto da cui li abbiamo presi. Giochiamo sfiancanti partite, dando il nostro massimo, per poi, una volta finite, ricominciarle sempre dallo zero a zero, come se nulla fosse successo.
Secondo l’opinione comune, si fa sport per arrivare da qualche parte: per superare un certo traguardo, raggiungere un certo obiettivo o sconfiggere un certo avversario.
Tuttavia, la realtà smentisce quotidianamente questa visione. Perché, di solito, anche dopo aver corso quella distanza che desideravamo percorrere, sollevato quel peso a cui aspiravamo e vinta quella partita che volevamo portare a casa, poi ripartiamo comunque, ancora e ancora, verso nuove distanze, pesi o partite.
In un certo senso, sembra quasi che, sul campo o in palestra, i risultati non siano poi così importanti. O meglio, lo sono, ma non nel modo in cui siamo soliti intenderli: anziché essere fini, sono mezzi. Ma mezzi per cosa?
Una risposta a questa domanda l’ho trovata, insospettabilmente, leggendo un libro che con lo sport non ha nulla a che vedere: "La colazione dei campioni", di Kurt Vonnegut.
A un certo punto, uno dei protagonisti immagina di poter esaudire tre desideri del proprio pappagallo. Come primo desiderio, gli apre lo sportello della gabbia. Il pappagallo ne esce e vola sul davanzale della finestra. Come secondo desiderio, gli apre anche la finestra di casa. A quel punto, però, il pappagallo, allarmato dall’apertura verso l’esterno, invece di volare via torna nella gabbia. Così, come terzo desiderio, il protagonista richiude lo sportello e gli dice: «Questo è l’uso più intelligente di tre desideri che mi risulta sia stato mai fatto. Ti sei assicurato di avere ancora qualcosa che vale la pena desiderare: uscire dalla gabbia.»
Lo stesso discorso, secondo me, vale per lo sport. Il bello non è soltanto superare i propri limiti, ma superarli sapendo che ce ne saranno sempre altri ad attenderci. Che ci sarà sempre, cioè, una distanza ancora più lunga da percorrere, un peso ancora più pesante da sollevare e una partita ancora più difficile da vincere.
Avere dei limiti da sfidare, infatti, vuol dire avere motivi per agire e sogni in cui credere. Più che la prospettiva del successo, quindi, a farci andare avanti è l’opportunità di poter far succedere ancora qualcosa di nuovo. E questo, se ci fate caso, è esattamente quello che facciamo nello sport: anche dopo aver colto un successo, non ci fermiamo ma ci rimettiamo subito in gioco.
La verità è che il giorno in cui non avremo più nulla da inseguire sarà molto più triste di tutti quelli in cui non ci sentivamo ancora arrivati.
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Il Saggio dello sport