13/07/2026
Essere un figurante, o meglio, "aiutante" per tradurre letteralmente, significa che il mio compito è appunto quello di aiutare il cane ad esprimere nel modo migliore possibile le sue doti.
E per farlo anche io devo esprimere nel miglior modo possibile le mie.
Mettermi a n**o in tutto, spogliarmi di pensieri e preoccupazioni, e pensare solo al cane.
Perché lui è un essere sincero in grado di leggerti perfettamente: lo sa se sei lì, o no. Lo sa se stai fingendo o se stai facendo sul serio.
Essere un figurante richiede personalità; ed io ci metto la mia di personalità, non quella che serve per fare le visualizzazioni sui social, i video di acrobazie, pipponi infiniti di teoria, fisici instagrammabili ecc.... Metto esclusivamente la mia: coi miei pregi e i miei difetti.
Solo così posso fare esprimere bene il cane: perché se penso a come devo o dovrei essere, o a come dovrei comportarmi, significherebbe non pensare al cane.
Essere un figurante mi ha obbligato ad accettare i miei difetti e i miei limiti, perché è vedendoli chiaramente sotto naso, che posso forzarli e spostarli sempre un po' più in là.
Non sono un figurante social, con muscoli scolpiti, scatti felini e acrobazie leggendarie, ma a me piace così.
Io sono il figurante che sta in campo con 43°C, con la pioggia, con la neve, con la grandine.
Sono il figurante che sta in campo con le costole rotte, coi tendini lesionati, con l'appendicite.. c***o.
Sono il figurante che è stato in campo il giorno del mio matrimonio.
Sono il figurante che è sempre entrato in campo con passione, nonostante tutto.
E a me piace così:
piace esattamente così, con tutti quei difetti che mi rendono “vero” in ciò che faccio.