13/07/2026
SUL SERIO PENSATE CHE I CANI DEGLI EDUCATORI SIANO PERFETTI????
Dopo la perdita di Zeus, ero davvero in crisi.
Certo, avrei voluto dare la possibilità di uscire dal box, ad un altro pit di canile, ma non volevo un cucciolo.
Ho sempre preferito adottare adulti, sapendo quanto sia difficile per loro trovare una famiglia.
Ma Ares è arrivato in stallo da me per caso, o forse per destino.
Dovevo solo trovargli casa, ma le richieste che arrivavano, erano assolutamente inadeguate, per i miei standard!
Nel frattempo, Africa, la mia cagnona di allora, aveva ritrovato un pò di vita con lui, lei che era estremamente accuditiva e paziente.
Una delle poche che riusciva a gestire Ares: un cucciolo con una complessità enorme.
A soli 4 mesi, davanti ad interazioni troppo intense, l'unica via d'uscita era uno scarico predatorio disfunzionale. Molto disfunzionale: azzannava al collo, e scuoteva. Più di una volta siamo dovuti intervenire fisicamente per evitare il peggio.
A questo si aggiungeva un’ansia profonda: si scagliava contro le auto, abbaiava alle persone. Era un cane che viveva in una perenne, disfunzionale allerta.
A quel punto ho capito che non potevo darlo a chiunque, aveva bisogno di me.
Abbiamo iniziato un lavoro immenso, basato sulla modulazione delle emozioni e sull’interazione gestita.
Niente scorciatoie, niente coercizione.
Grazie al supporto del mio ex docente, abbiamo lavorato sulla museruola come strumento di sicurezza e sulla capacità di Ares di autoregolarsi.
Oggi Nanino mio ha 8 anni. Non è un cane "risolto" in senso assoluto, perché ha ancora delle criticità che fanno parte del suo bagaglio genetico, ma è un cane sereno. Possiamo passeggiare nei campi non libero, ma con la lunghina da 10 metri, cammina tranquillo per strada, e si gode le passeggiate anche in compagnia di qualche amico (pochi e selezionati, come per tutti i ttb).
E questo è il punto: educare non significa piegare il cane al nostro volere.
Non si tratta di pretendere che faccia ciò che vogliamo a ogni costo.
Rispettare un cane significa comprenderlo nella sua interezza, accettare i suoi limiti e aiutarlo a trovare un punto di incontro tra il suo sentire e il mondo che lo circonda.
I cani degli educatori non sono perfetti. Siamo noi, come guide, a dover essere capaci di osservare da dove siamo partiti e di adattare il nostro passo al loro. Perché la meta non è la perfezione, ma una vita vissuta insieme, con serenità e rispetto.