Fido Sapiens

Fido Sapiens Educazione Cinofila

28/06/2026

In questo video si vedono due cani nello stesso contesto, ma con modalità diverse di viverlo.
Uno è a terra, impegnato a masticare una risorsa. L'altro, legato mentre il suo umano scarica la spesa, appare più attivato. Quando raggiunge la panchina, però, i due riescono a condividere lo spazio senza conflitti, rispettando distanze, segnali e tempi reciproci.
La calma non è un tratto del carattere o una fortuna. È il risultato di esperienze che hanno permesso al cane di sviluppare competenze: leggere il contesto, gestire le emozioni, comunicare e fare scelte.

La vera libertà è vivere secondo le proprie scelte, non secondo le aspettative degli altri.
20/06/2026

La vera libertà è vivere secondo le proprie scelte, non secondo le aspettative degli altri.

25/05/2026

I cani liberi guidano il gregge con calma ed equilibrio,mentre quelli tenuti legati spesso trasformano la frustrazione in competizione e tensione.
Allora il problema non è la libertà… ma una vita fatta di restrizioni, frustrazioni e poche possibilità di esprimersi.

18/05/2026

Due cani.
Un sentiero.
Uno spazio da gestire.
Bull incontra un giovane Pointer Inglese e inizia subito il dialogo canino: balzi, linee, controllo dello spazio e attenzione massima.
Il suo obiettivo non è lo scontro.
Vuole semplicemente allontanare il giovane cane dal passaggio del gruppo umano finché non capisce chi sia davvero.
Poi gli umani intervengono, interrompono le linee dei cani e cambiano completamente la situazione.
Perché i cani comunicano continuamente… anche quando noi leggiamo tutto come dominanza, gerarchia, capobranco o aggressività.
Spesso dietro quei movimenti c’è semplicemente comunicazione, gestione dello spazio, intenzioni e lettura reciproca.
E vedere questi momenti dal loro punto di vista è sempre qualcosa di straordinario. 🐾

13/04/2026
18/03/2026

𝗟’𝗮𝗱𝗼𝗹𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲.
𝗜𝗹 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗶𝗹 𝗰𝗲𝗿𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲.

Fino a poche settimane fa il tuo cucciolo ti sembrava sicuro, curioso, pronto ad avvicinarsi a tutto e tutti: persone, oggetti, rumori, altri cani.

Poi, quasi all’improvviso, qualcosa in lui si trasforma, a volte diventa prepotente, altre sembra intimorito, altre volte ancora sembra quasi fuori controllo.

Un bidone della spazzatura che ha visto cento volte diventa un drago che, oltre alla spazzatura, potrebbe mangiarsi i cani ed è da attaccare come farebbe Don Chisciotte con i mulini a vento.

Una persona che passa un po’ troppo veloce o con un cappello viene osservata con sospetto, chi corre nel parco può diventare qualcuno da fermare, non tutti i cani sono simpatici, e le biciclette a volte sono da bloccare con urgenza.

Molti familiari pensano che il cane stia diventando problematico.
In consulenza mi si dice che “È diventato pauroso.” Oppure che “Sta diventando un cane aggressivo.”

In realtà, molto spesso, il cane sta semplicemente crescendo.
Ben arrivata adolescenza, l’età della rivoluzione cognitiva.
Avete presente la nostra, o quella dei nostri figli?
Ecco, si presenta anche nel nostro cucciolo quando sta diventando adulto.

Il cane tra 7 e i 14 mesi (dipende dalla razza e dalla taglia) di vita attraversa quella che in etologia viene chiamata 𝙨𝙚𝙘𝙤𝙣𝙙𝙖 𝙛𝙖𝙨𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙥𝙖𝙪𝙧𝙖. Non è necessariamente un comportamento “problematico”, non è per forza la nascita o la presenza di un problema comportamentale e non è neppure qualcosa che “abbiamo sbagliato” noi familiari umani nell’educarlo.

È una fase naturale dello suo sviluppo (Scott & Fuller, 1965; Overall, 2013), che in questo articolo provo a descrivervi.

In questo periodo nel corpo del nostro cane e nel suo cervello stanno accadendo molte cose, e tutte insieme.
Iniziamo con il dire che quando si parla di adolescenza si pensa subito al testosterone, l’ormone della sessualità, ma in realtà il quadro è molto più complesso e in questo articolo proviamo a farlo un pochino più comprensibile.

Nel cane durante l’adolescenza, oltre al testosterone, cambiano anche altri sistemi ormonali e neurobiologici: aumenta, ad esempio, la sensibilità ai glucocorticoidi, gli ormoni coinvolti nella risposta allo stress, e nel contempo si riorganizzano e formano i circuiti legati alla dopamina e alla serotonina, che regolano motivazione, attenzione e controllo degli impulsi (Casey et al., 2014; Romeo, 2013).

E tutto questo avviene mentre, allo stesso tempo, il cervello del nostro cane sta ancora completando il suo sviluppo fisiologico. Le strutture più antiche, come l’amigdala, l’area del cervello che rileva rapidamente ciò che potrebbe essere una minaccia, sono già molto attive. Mentre le aree più “recenti”, come la corteccia prefrontale, quella che consente di valutare meglio le situazioni e di modulare le reazioni emotive, stanno invece ancora maturando e spesso non sono così efficaci (Casey, Jones & Hare, 2008).

Per questa ragione, durante l’adolescenza può capitare che la parte del cervello del nostro cane che percepisce il pericolo sia già sviluppata e veloce nelle risposte, mentre quella che dovrebbe valutare con calma come agire e con quale intensità sta ancora imparando a lavorare bene.
In altre parole, il nostro cane sta imparando a diventare più consapevole del mondo che lo circonda.

In natura questo passaggio ha un valore enorme. Un giovane canide che inizia a muoversi con maggiore autonomia, allontanandosi dai genitori, deve sviluppare una nuova capacità: 𝙫𝙖𝙡𝙪𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙞 𝙧𝙞𝙨𝙘𝙝𝙞 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙖𝙢𝙗𝙞𝙚𝙣𝙩𝙚 per non mettersi nei guai.

Non può più comportarsi ed essere il cucciolo che si avvicinava a tutto con leggerezza perché c’erano gli adulti che lo proteggevano in caso di necessità. Il nostro cane sta diventando adulto e deve imparare a fermarsi un attimo prima di agire, osservare meglio, capire cosa ha davanti e imparare, con l’esperienza, quali sono i pericoli e a quali più di altri deve prestare attenzione.

Per questa ragione, in questa fase, il cane può sembrare più prudente, più diffidente, a volte persino più reattivo.
È il cervello che fa i primi tentativi di dirgli: “Aspetta un momento. Guarda meglio.” E a volte non lo fa ancora tanto bene.

Ed è qui che entra in gioco il ruolo del familiare umano.
In questo momento della sua vita, forzare il cane ad affrontare ciò che lo preoccupa, minimizzare le sue emozioni o punire con vemenza la sua reazione esagerata rischia solo di trasformare una fase naturale dello sviluppo in una vera difficoltà quando sarà un soggetto adulto: lo chiamo il patto “𝙩𝙧𝙖𝙙𝙞𝙩𝙤”.

In questa fase delicata può capitare che il familiare umano, preoccupato o frustrato da comportamenti che sembrano comparsi improvvisamente, ricorra a punizioni, minacce o a una gestione molto rigida del cane. Purtroppo, questo tipo di intervento raramente aiuta il cane a comprendere meglio ciò che sta accadendo, ma va a lavorare proprio sulla paura che alla fine diventa rabbia e si finisce in un circolo vizioso.

Diversi studi mostrano infatti che l’uso frequente di punizioni o metodi coercitivi può aumentare lo stress del cane e favorire risposte di paura o aggressività, soprattutto nei soggetti più sensibili (Herron, Shofer & Reisner, 2009; Ziv, 2017). In un cervello che sta ancora maturando, questo tipo di esperienze può lasciare tracce durature nel modo in cui il cane imparerà a reagire alle situazioni difficili anche in età adulta.

Durante la fase delicata dell’adolescenza al nostro cane è molto più utile stargli accanto mentre scopre il mondo con occhi nuovi, modulando noi le situazioni, per insegnargli come affrontarle e gestirle in modo non reattivo.
È necessario che il familiare umano sappia lasciare al cane il tempo di osservare e al contempo sostenere la sua curiosità. E offrirgli la possibilità di fare esperienze graduali e supervisionate.
Insomma, essere un punto di riferimento stabile nel suo periodo critico.

Con il tempo, quasi sempre, questa attenzione che sappiamo modulare e coordinare (qui se facciamo fatica è utile farci sostenere da un professionista competente) in un periodo delicato come l’adolescenza si trasforma in qualcosa di prezioso nell’età adulta.
Avremo al nostro fianco un cane più maturo, più sicuro, più capace di comprendere e interpretare senza reattività ciò che gli accade intorno.

Perché crescere, anche per un cane, proprio come per noi umani, significa passare dall’entusiasmo un po’ ingenuo del cucciolo alla consapevolezza dell’adulto.
Questo passaggio è necessariamente delicato e faticoso, per lui e per i familiari umani. Ma quando comprendiamo cosa sta accadendo, quella fatica cambia forma.
Diventa parte del percorso.

E sapere che è solo una fase, una fase che tutti, umani e cani, attraversano, rende il cammino un po’ più leggero.

𝗕𝗲𝗻𝘃𝗲𝗻𝘂𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗱𝗼𝗹𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗲.

Attilio Miconi

𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗲
Casey, B. J., Jones, R. M., & Hare, T. A. (2008).
The adolescent brain. Annals of the New York Academy of Sciences.
Casey, R., Loftus, B., Bolster, C., Richards, G., & Blackwell, E. (2014).
Human directed aggression in domestic dogs. Applied Animal Behaviour Science.
Herron, M. E., Shofer, F. S., & Reisner, I. R. (2009).
Survey of the use and outcome of confrontational and non-confrontational training methods in client-owned dogs. Applied Animal Behaviour Science.
Overall, K. (2013).
Manual of Clinical Behavioral Medicine for Dogs and Cats.
Romeo, R. D. (2013).
The teenage brain: The stress response and the adolescent brain. Current Directions in Psychological Science.
Scott, J. P., & Fuller, J. L. (1965).
Genetics and the Social Behavior of the Dog.
Ziv, G. (2017).
The effects of using aversive training methods in dogs. Journal of Veterinary Behavior.

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