14/05/2026
𝗥𝗼𝗰𝗮 𝗩𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗲𝘀𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗺𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗺𝗶𝗹𝗹𝗲𝗻𝗮𝗿𝗶𝗮
L'articolo di Enrica Simonetti pubblicato oggi sulla Gazzetta mi ha colpito molto, perché racconta Roca Vecchia non come semplice cartolina estiva, ma come un luogo in cui acqua, archeologia, mito e memoria si tengono insieme. Un tratto di costa fragile e potentissimo, dove il mare non è solo bellezza, ma archivio vivente di passaggi, approdi, civiltà.
Come potevo non parlarne, avendo un figlio a cui abbiamo dato il nome di Enea? Ricordo le sue prime domande su T***a, sulla fuga, sul viaggio, sugli approdi. Non potevo che raccontargli anche delle ipotesi legate all’arrivo di Enea sulle coste orientali d’Italia, lungo quell’Adriatico pugliese che da Roca Vecchia a Porto Badisco conserva suggestioni profonde, fino al cosiddetto “porto di Enea”.
Enrica Simonetti, nel suo articolo, invita proprio a guardare Roca con occhi diversi: non solo come meta di bagni e fotografie, ma come luogo abitato dalla storia. Cita il mare smeraldo, le grotte, le rocce, le tracce archeologiche, le incisioni, la presenza messapica, i segni di un passato che affiora ancora tra pietra e acqua. Roca Vecchia, tra San Foca e Torre dell’Orso, non è soltanto uno dei luoghi più belli del Salento: è una soglia del Mediterraneo.
E intorno a Roca tutto sembra dialogare con questa memoria. San Foca, con il suo porto e la sua costa aperta. Torre dell’Orso, con le sue falesie e i suoi faraglioni. Sant’Andrea, con gli archi scavati dal mare. Otranto, porta d’Oriente, città di incontri, invasioni, partenze e ritorni. Porto Badisco, legato anch’esso al mito di Enea e alla Grotta dei Cervi, uno dei luoghi più straordinari della preistoria europea. Più a sud, Santa Cesarea Terme, Castro, Tricase Porto, fino a Santa Maria di Leuca, dove l’Adriatico e lo Ionio si incontrano come due grandi respiri del Mediterraneo.
Il fascino di questa storia ha accompagnato anche mio figlio Enea, fino a portarlo a vivere parte dell’estate proprio in quel tratto di mare dove mito e storia sembrano sovrapporsi. Lì non c’è solo turismo. C’è una memoria antichissima. C’è l’età del Bronzo, ci sono i Messapi, ci sono i naviganti, i pastori, i pescatori, i popoli arrivati dal mare.
Il punto, come suggerisce bene l’articolo di Enrica Simonetti, è che spesso attraversiamo questi luoghi senza conoscerli davvero. Li consumiamo, li fotografiamo, li affolliamo, ma dimentichiamo che sotto i nostri passi c’è una storia millenaria. Roca Vecchia non chiede solo di essere ammirata. Chiede rispetto, cura, protezione.
Perché quel tratto di costa non è soltanto mare bellissimo. È un libro aperto sulla nostra memoria mediterranea. E ogni volta che lo riduciamo a consumo, incuria o turismo selvaggio, perdiamo un pezzo della nostra storia.Acqua e archeologia, siamo a Roca Vecchia - Gazzetta del Mezzogiorno https://share.google/0KsmekXfWuiF8wwSC